Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] In qualche modo il frigo lo riempiremo

Secondo una stima fin troppo ottimistica dell’OCSE i nostri salari sarebbero tra i peggiori d’Europa, dietro Spagna e Grecia addirittura.

Siamo nel G8, ma i salari degli italiani sono al ventitreesimo posto tra i paesi più sviluppati: da quando è arrivato l’euro insomma, non solo è crollato il nostro potere d’acquisto e i prezzi si sono raddoppiati, ma anche gli stipendi non sono cresciuti, anzi. In compenso sono aumentate le tasse e la vita è diventata più precaria e ancora più difficile da costruire. La gente questo peso se lo sente sulle spalle, ma probabilmente non ha né voglia, né tempo, né speranza, né conoscenze o capacità critica per pensare di cambiare qualcosa o tentare di invertire la rotta, contagiando magari chi gli sta intorno.

Ed è in questi giorni che più mi ha colpito una cosa, una frase detta da un iraniano intervistato che fotografa maggiormente la situazione italiana; questa persona, parlando delle elezioni politiche che in Iran ci saranno tra due giorni, ha spiegato con una semplicità disarmante che gli iraniani non badano agli slogan o ai partiti (non avere la tv aiuta molto). Loro infatti fanno caso a quello che ha promesso il candidato in passato e che effettivamente ha fatto o non ha fatto; una cosa normalissima in tutti i paesi del mondo, direte voi.

L’ho paragonato poi alla im-ba-raz-zan-te situazione attuale italiana, in cui un candidato premer si ricandida per la quinta volta dopo aver governato disastrosamente 7 anni, unito da un’accozzaglia di condannati, fascisti, razzisti, che parla ancora di comunisti e comunismo. Però vuole cambiare l’Italia. Uno che 2 anni fa, nonostante i brogli al Ministero dell’Interno attuati dal suo governo, ha perso perché ha condotto il nostro paese verso un baratro senza fine, un personaggio che ha pensato e ancora pensa all’antica arte della propaganda piuttosto che aver vigilato sui prezzi dopo l’entrata in vigore dell’euro. Uno che dice che il programma degli avversari è identico al suo e poi lo straccia. Uno che cazzo, come diavolo fai a votarlo?

Dall’altra parte invece abbiamo la politica del “ma anche”, dell’entusiasmo un po’ fine a sé stesso ed all’ennesima campagna elettorale “trainséma” si dice qui da me, con la differenza sostanziale che c’è uno slogan sta volta, c’è un modello da copiare e bisogna andare d’accordo con tutti per forza di cose. Ci sono dei magnifici candidati dal basso che credono davvero di partecipare ad un qualcosa di grosso, che “farà ripartire il paese”, come si dice. Con le stesse frasi di 10 anni fa, le stesse promesse e dopotutto le stesse facce.

A meno di incredibili rivolgimenti o stravolgimenti, toccherà votare un’altra volta per il meno peggio. Questa volta probabilmente un po’ meno peggio di quella prima. Forse.

2 risposte a Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] In qualche modo il frigo lo riempiremo

  1. stefanoq scrive:

    Sul meno peggio non sono d’accordo. Il meno peggio è sempre l’anticamera al peggio. Giusto per fare un esempio basta guarda il meno peggio del Prodi II e il peggio del Veltrusconi…
    Io considero queste elezioni inesistenti. Piangerò per l’occasione mancata mentre mi prenderò una limonata in giardino nel fresco sole d’aprile…
    Non legittimo i porci a mangiare a mie spese. Lo faranno comunque ma non col mio consenso. Lottare fuori dalle urne, perchè dentro i seggi ormai il paese civile è bello che finito.

  2. sonounprecario scrive:

    Il problema è che chi non vota è chi si interroga sui perché ed i percome, sulle stronzate che dicono i politici, ecc… Quindi chi non andrà a votare è chi già non avrebbe mai votato Berlusconi.
    Questo per dire che io non voglio avere la responsabilità di ridare il paese a Berlusconi.

    Perché, diciamocelo chiaramente, nonostante tutto, la differenza tra il PD ed il PDL è abissale. Tra scegliere se diventare la nuova Argentina (economicamente) con un regime sudamericano-piduista o avere qualcuno (tipo “i comunisti”) a cui dare la colpa se le cose cambieranno poco o niente, scelgo la seconda, cioé Veltroni. Che comunque, e devo dargli atto, qualche cambiamento politico lo ha innescato.
    Poi vabbé generalizzare come fa Beppe Grillo, mettendo tutti sullo stesso piano, per me è sempre sbagliato: ha la stessa utilità di dire che i politici “sono tutti ladri”. E quindi? Cosa facciamo? Stiam li a guardare, incazzandoci.

    Ciò non toglie che per ora, per me, è ancora per il meno peggiore dei mali, questa volta – lo ripeto – un bel po’ meno peggiore, che voterò.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: