Giornalismi all’italiana

aprile 21, 2008

Il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, compie 100 anni e per questa occasione il 23 aprile inizieranno le celebrazioni al Quirinale col capo dello Stato.

Sfileranno anche molti esponenti politici, anche se non si sa bene cosa debba festeggiare il sindacato di uno degli ordini più clienterali, più parassiti e più servi che esistano: probabilmente ne è complice. Un sindacato dell’unico ordine dei giornalisti esistente nei paesi occidentali non si è mai infatti sognato di parlare di conflitto di interessi, di percezione della realtà alterata nell’unico paese in cui un losco figuro detiene televisioni, giornali ed opinione pubblica.

In compenso si parlerà di Birmania, Tibet e Cina, dicono. Anche se quasi nessun giornalista di quelli che contano ha osato alzare un dito contro le Olimpiadi o ha pensato, non dico di boicottarle, ma almeno di trattarle in altri modi. O di rifiutarsi di commentarle. In Italia quindi è come se l’informazione non avesse problemi, come se fosse libera e come se i giornalisti avessero accettato, dopo qualche anno, che i tempi sono cambiati, che esistono i blog, che esiste la Rete, che è nato il citizen journalism, che i contenuti ormai sono fatti anche dalle persone che vivono dentro i fatti. Ma non è così. Diamogli tempo, dategli tempo (ma quanto ancora?): nel frattempo il NY è già free da mesi.

Però dai, il Corriere ha aperto i commenti (…!) e Repubblica ha una rubrichina in cui ogni tanto dà il contentino e linka a caso un po’ di blogger. Eccoci qua quindi, i giornalisti hanno compreso le nuove dinamiche e si sono aperti ai cambiamenti.

Tra gli invitati al party ci sarà anche il Ministro del Lavoro Damiano che probabilmente ricorderà ancora una volta come la Legge 30 sia stata applicata in modo sbagliato, ma che non vada abolita; per questo, Natale, il presidente della Fnsi, spiega che si sono immaginati come loro interlocutore un precario: “bisogna coniugare l’importanza della memoria con la capacità di rispondere a chi oggi chiede al sindacato lavoro e tutela dei diritti”, dice. Già: i giornalisti dell’Ordine infatti fanno davvero centinaia di inchieste sui giovani, sui precari, sul loro stipendio e sulle loro aspettative per il futuro.

Forse è per questo che gli editori non spingono mai per parlare di certe cose o trattare alcuni argomenti. Perché ci sono già tantissimi giornalisti pronti a soddisfare le esigenze dei lettori italiani (parlando di soubrette e starlette varie magari) e tanti altri sempre fieri di tenere alta la bandiera dell’etica nell’informazione (i vari Vespa, Mentana, Farina, Fede, ecc…).

Ma il 25 aprile ci sarà anche il secondo V-Day. Da mesi infatti Grillo sta spammando l’evento con post, comunicati e video sul suo blog, nonostante dopo le elezioni abbia scritto qualche post alquanto strano; forse il ritorno del cosiddetto “testa d’asfalto” lo ha fatto sentire un po’ in colpa: in questo post ad esempio si legge “Voi siete Beppe Grillo. Ragionate con la vostra testa.”

È questo di cui parlo, è questo il delegare. È proprio perché ragiono con la mia testa che io sono io e non Beppe Grillo. E questo evidentemente al comico non è ancora chiaro o meglio, fa comodo; è lo stesso motivo per cui abbiamo permesso a certe persone di governarci. C’è uno simpatico che grida più forte e dice cose più o meno ovvie e di conseguenza ci sono tanti altri che annuiscono col testone, belando. E perdono la concezione del tempo e dello spazio, perché non siamo capaci di andarci piano, di avere pazienza e ragionarci su. O bianco o nero, il grigio non viene concepito. Giù il piedone sull’accelleratore, se i politici fanno tutti schifo e uno mi dice quello che voglio sentirmi dire, io lo seguo e non voglio sentire ragioni.

Insomma non si discute la lodevole iniziativa, mi fa un immenso piacere leggere Grillo quando tira fuori certi argomenti ambientali, politici, economici, ecc…, però il resto poi starebbe a Noi. Lo ripeto perché non si sa mai. E vi dico, ci ho messo un bel po’ anche io a capire che forse forse esageravo ed era meglio farsele da soli le idee, ringraziando chi ti forniva l’input.

Probabilmente un giro in piazza me lo farò, leggendo le varie proposte di iniziativa popolare, perché sono d’accordissimo ad abolire l’Ordine dei giornalisti, ma eviterei facili soluzioni quando si parla di finanziamenti ai giornali. Perché eliminando a priori ogni tipo di finanziamento ai giornali, pensateci bene, accadrebbe che sopravviverebbero soltanto i grandi giornali, quelli della confindustria, quelli dell’editore più potente, quelli che vivono di grande pubblicità (quelli della famiglia Mediaset ad esempio). Lo aveva già spiegato efficacemente Piero Ricca in un suo post.

I mali del giornalismo italiano infatti sono altri: non serve a niente azzerare partiti, giornali e giornalisti, «in nome della “democrazia diretta” e dell’informazione autoprodotta in Rete.» Non si può, servono delle mediazioni. Per esempio, dovremmo parlare della concentrazione del potere mediatico (in particolare televisivo – i giornali sono letti da poche persone) in poche mani, lo strapotere della pubblicità sui contenuti, la lottizzazione della Rai, l’assenza di un’ovvia incompatibilità fra cariche pubbliche e proprietà di media vari.

Perché senza incentivi distruggeremmo ogni tipo di realtà parallela che voglia risultare alternativa a quella esistente; spesso gli incentivi aiutano a spezzare certi monopoli. Ragionate con la vostra testa.

E poi, bisognerebbe anche parlare di questa benedetta “perdita dell’aura” da parte dei giornalisti in generale (concetto che ho tentato di spiegare nella mia tesi di laurea che forse un giorno pubblicherò per farmi irridere da tutti voi chiaramente), del fatto che i nostri invece non abbano poi molta voglia di leggere e tenersi aggiornati, non sappiano o non vogliano interpretare. E ancora, copiano e incollano alla bellemeglio e in molti casi invece si adattano ai gusti dati dal progressivo azzeramento mentale di milioni di cittadini italiani, trasformati in «sudditi non pensanti».

Quindi stiamo attenti quando ci travestiamo da folla.
Che poi possiamo davvero diventare pericolosi…

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aprile 20, 2008

Bongiorno, Signora Giustizia

aprile 18, 2008

Vi presento il futuro ministro della Giustizia. Siamo in buone, buonissime mani.


Dove sono finite le schede bianche e quelle nulle?

aprile 17, 2008

Non so se ve ne siete accorti, ma trovare i dati riguardanti le schede nulle o bianche (che sono sempre stati diffusi da tutti i quotidiani) su Internet risulta quasi impossibile (anche xlthlx me l’ha fatto notare più di una volta su twitter). Provateci.

Insomma, vengono omessi dei dati alquanto importanti e sul sito del Viminale non c’è ne traccia. La cosa risulta molto strana.

Nel 2006 le schede bianche erano misteriosamente scomparse e il famoso documentario “Uccidete la Democrazia” di Deaglio aveva fatto una precisa ricostruzione della sparizione, impersonificando l’omonima scheda col nome di Bianca. Sarebbe interessante scoprire se queste schede siano tornate o meno.

Su Internet quasi nessuno ne ha parlato: solo Piero Ricca, che stimo moltissimo, e quelli di “Articolo 21” hanno trattato l’argomento.

Diciamo che è più facile trovare i dati dei singoli comuni che quelli generali. Poi, per prenderla con ironia, fa pensare il fatto che Berlusconi non voglia ricontare le schede e che, come il Ministro Amato aveva affermato, i dati sulle schede bianche o nulle sarebbero dovuti arrivare subito, visto che dovevano essere contrassegnate immediatamente.

In attesa che Giulia Bongiorno diventi il nuovo ministro della Giustizia (quasi quasi era meglio Mastella…), ho spulciato un po’ di commenti in giro per la Rete e tra quelli al post di Piero Ricca ho trovato dei dati interessanti: esistono per esempio moltissimi seggi di comuni in cui nel 2006 non c’era stata nemmeno una scheda bianca (nel 2006 a S. Nicandro Garganico, provincia di Foggia, a fronte di quasi 10.000 votanti non c’era stata nessuna scheda bianca; da qui partiva il romanzo “Il Broglio” come spiegano su Articolo 21), che ora invece tornano a sfornare schede bianche e in alcuni casi arrivano quasi a raddoppiare il numero delle schede nulle. Quello del 2006 probabilmente rimarrà uno dei misteri tutti italiani, non si saprà mai cosa accadde al Ministero degli Interni.

Miracolosamente poi, arrivo ad un trafiletto sul sito dell’Ansa in cui vengono dati velocemente e sommariamente i dati sulle schede in questione, che non sembrano però corrispondere in pieno ai dati sull’affluenza e sugli aventi diritto. Mi da molto da pensare il fatto che al Senato su 43.133.946 di aventi diritto, 10.362.719 persone non si sono espresse (più del 20% degli aventi diritto quindi), mentre alla Camera su 47.126.326 di aventi diritto, 10.674.021 persone non hanno dato preferenza (sempre più del 20%).

Dato per scontato che magicamente, dopo il 2006, le schede bianche sono tornate a salire e la loro percentuale si attesta circa al 4%, vorrei sapere perché il Viminale e tutti i media non menzionano queste statistiche.

Da qui a parlare di brogli ce ne passa, anzi, non discuto la netta vittoria del pdl. Anche perché, per la prima volta in Italia abbiamo avuto la possibilità di seguire sul pc di casa lo scrutinio comune per comune, senza aspettare la notte come accadde nel 2006: bravo ad Amato quindi.

Però…nessuno vuole più fare chiarezza su queste benedette schede. Perché?


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aprile 16, 2008

Il padrone

aprile 16, 2008

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via Mauro Biani


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aprile 15, 2008