I registi della follia

Pesto alla genovese

Ieri sera mi è per sbaglio capitato, facendo zapping, di girare su La7: stavano trasmettendo “Il Seme della Follia”, film-documentario sul G8 di Genova del 2001.

Ho visto già diversi video ed altrettanti filmati sui fatti di Genova, ma ieri sera sono rimasto alquanto spiazzato da come è stato costruito questo resoconto. E’ diviso in tre parti: la distruzione della città da parte dei Black Bloc, lo scontro tra carabinieri e tute bianche sfociato nella morte di Carlo Giuliani e la carneficina della polizia nella scuola Diaz. Un brutale pestaggio, una gravissima sospensione della stato di diritto.

Lo definirei un melt in pot decisamente caotico, fatto da un montaggio video efficace per gli scopi degli autori (che se non sbaglio sono Roberto Burchielli e Mauro Parissone). Tradotto in parole povere, voglio dire che il metodo utilizzato per costruire il documentario è emblematico: non è presente nessuna voce narrante, ci sono immagini buttate li a caso, senza che seguano un particolare ordine cronologico; le uniche voci che ascoltiamo sono quelle di un certo tipo di telefonate di cittadini allarmati e/o impauriti e quelle dei poliziotti che nel frattempo menano e caricano.

Quello che rimane in testa insomma è un gran senso di confusione, non c’è un filo logico, viene fuori tutto a getto continuo, in modo quasi insensato. Spesso poi vengono alternate immagini filtrate, che sembrano rappresentare la notte e rendono il tempo e lo spazio particolarmente dilatati. Il reale succedersi degli episodi non viene mai rispettato, così come la vera trama dei fatti viene alquanto ignorata.

“Apologia dei No-Global”
Insomma il ragionamento che passa facilmente e che ormai, dopo le vergognose sentenze della scorsa settimana (sentenze che per esempio non menzionano i mandanti politici, i ministri presenti a Bolzaneto durante le torture e il ruolo di attuali ministri della Camera allora presenti in cabina di regia della questura, proprio mentre avvenivano le violenze), è diventato opinione comune, suggerisce che alla fine è, appunto, stato un gran bordello, causato da momenti in cui tutti sono stati presi dal panico. Ma così non è stato, ahinoi. Lo stesso Scajola ammise di aver dato l’ordine di sparare.

Cortei Autorizzati
Quel giorno a Genova, l’unica piazza agitata era quella dei black block; molti non sanno o si dimenticano che gli unici cortei autorizzati erano quelli delle cosiddette “tute bianche”, che ancora dovevano partire. In realtà, come si legge sul sito di La7, “i Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi”. Poi, inspiegabilmente, “il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani”.

Una morte non apprezabile
Qui apro una breve parentesi: Carlo Giuliani, secondo l’autopsia ed in base ai filmati che ne mostrano il sangue zampillante, morirà diversi minuti dopo il colpo di pistola, ma soprattutto venne investito due volte dal mezzo che era riuscito a ripartire e si allontanava dalla piazza mettendo in salvo i carabinieri. La prima volta in retromarcia, la seconda a marcia avanti. Quando, dopo circa mezz’ora, il personale medico di un’ambulanza arrivò in soccorso, Giuliani era già morto, senza aver ricevuto alcun soccorso dalle Forze dell’Ordine che immediatamente dopo la sua caduta a terra rioccuparono la piazza e lo circondarono (per la cronaca, l’autista dichiarò di non aver udito alcun colpo d’arma da fuoco e di non essersi accorto di essere passato sul corpo di Giuliani, credendo che i sobbalzi del mezzo fossero dovuti ad un “sacchetto delle immondizie”; in più, consulenti tecnici incaricati dal PM Silvio Franz affermarono che 18 quintali di Defender – con a bordo 3 persone – non avrebbero arrecato a Giuliani lesioni apprezzabili).

Meglio del cordone ombelicale
[…] “Chi finirà oltre il cordone dei carabinieri verrà massacrato di botte.” In realtà furono le forze dell’ordine a rompere il cordone dei manifestanti, peraltro nella zona autorizzata; nessuno si è “organizzato”, come è stato spiegato o scritto, anche perché nessun black block ha misteriosamente subito violenze. E allora perché il costante utilizzo di questo epiteto da affiancare un po’ a tutti, disobbedienti compresi? “Disobbedienti” non è una brutta parola, vuol dire ben altro. Il problema è che sono riusciti ad inculcarci nella testa delle particolari immagini associate: è un po’ come chiedere ad un italiano medio cosa sia la controinformazione.

Quel giorno solo i normali manifestanti, quelli delle tute bianche che invece nessuno indossava a Genova, erano dispersi, con le ossa rotte, la testa sanguinante e gli occhi acciecati dai lacrimogeni. Poi sì, qualcuno reagì, ma per difendersi. Quando lo sentite raccontare da qualcuno, ve ne farete una ragione.

I pm […] riferiscono di persone costrette a stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, colpiti con schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. Il P.M. Miniati parla dell’infermeria come un luogo di ulteriore vessazione[77].Secondo la requisitoria dei pubblici ministeri i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria aggiungendo che soltanto un criterio prudenziale impedisce di parlare di tortura, certo, alla tortura si è andati molto vicini.

Il Massaggio alla realtà
Esiste però un comunicato stampa (scritto da finquituttobene.org e sofarsogod.org) che prende decisamente le distanze da questo documentario: “diverse immagini e contenuti in “La Disobbedienza e Pulcinella” (di Samantha La Ferla) e sul G8, oltre che per il Genova Social Forum, il Comitato Verità e Giustizia e relativo dvd, sono state illegittimamente usate, inserite e mal composte in una sorta di documentario, un ibrido, dal titolo “ll seme della follia” trasmesso da La7 il 20/07/2007. Questo però è avvenuto senza alcuna comunicazione, prima durante o dopo, all’autore/produttore. Infatti l’indigesta visione è stata del tutto casuale e dolorosa”.

Un folle ordine pubblico
L’errore, voluto o meno, parte dal titolo: non si è trattata di follia. Hanno voluto che le cose andassero così, come non hanno voluto reprimere i black block, ma hanno preferito ammazzare di botte le tute bianche o manifestanti di ogni nazione che erano li con ben altri intenti. Scorrono immagini di persone a terra manganellate da 7,8,9 10 poliziotti contemporaneamente (contro una), con altri che saltano sulla schiena o tirano calci in faccia o nei reni senza pensare alle conseguenze di certe azioni.

Uno a zero per noi
Poi, accanto all’unico morto, il diffondersi voluto di notizie false su fantomatici poliziotti morti, secondo il ragionamento del pareggio di bilancio vittime (guardate questo video di un’intercettazione tra due forze dell’ordine, quelle che dovevano tutelarlo quel giorno). E ancora, musiche tragiche, continua confusione e mescolanza di cose scollegate, diverse l’una dall’altra.

Non ci sono più gli anarco-insurrezionalisti di una volta…

La destra italiana “liberale” ormai ha fatto passare le manifestazioni di Genova come follia di estremisti. Ma in realtà sappiamo tutti che Genova fu protesta di popolo, 100.000 persone con dalla loro buona parte del paese. Genova fu anche un inizio, un protesta del tutto innovativa per quegli anni pre 11 settembre, un inizio pericoloso che andava scientificamente annientato con la violenza fascista di una parte delle forze dell’ordine.

E questo ha fatto il filmato, ricostruendo il tutto in salsa caotica. Una cosa che colpisce in questo senso è l’ascoltare un numero decisamente elevato – poi ognuno la pensa come vuole, sia chiaro – di onesti e civilissimi cittadini (che non ci sono mai, ma solo quando serve ad alcuni…), che telefonano in continuazione premurandosi di indicare i tipacci sospetti e cattivi, che addirittura hanno “tatuaggi sulle braccia”. Eppure esistono, a quanto pare. Ma non sapevo che fossero così in tanti a fornire foto, video, immagini e testimonianze…

Sostanzialmente questo film-documentario è una palese sleccazzata ad una particolare parte delle forze dell’ordine, ma sin qui si sapeva.
Quindi niente conclusioni: questa volta le trarrete voi.

12 risposte a I registi della follia

  1. Paolo M. scrive:

    Sarò scemo, ma non vedo una buona ragione per le forze dell’ordine di attaccare manifestanti inermi alla cieca, specie quando sapranno benissimo che questo verrà riportato e farà il giro del mondo con conseguenze pesantissime (vedi il suicidio di Placanica).
    Davvero, non riesco a vedere perché qualcuno dovrebbe danneggiarsi con le sue stesse mani, ma probabilmente è come quando leggo da travaglio che “tutti i premier di altri paesi”, citando tra l’altro aznar e zapatero “subiscono i processi in cui sono imputati senza battere ciglio”, quando, invece, in spagna perlomeno la situazione è molto diverso, ed i magistrati devono rendere conto alle cortes di quel che fanno.
    Insomma, questo ragionamento come quello di travaglio se fosse vero sarebbe lampante e schiacciante.
    Peccato che non è vero.

  2. Sascia scrive:

    Conclusioni: non c’è speranza.

    L’altro giorno pensavo che in Italia, forse, abbiamo bisogno di abbattere un nuovo Duce per riprenderci da questa folle apatia generalizzata.

    Il Duce c’è. Ora manca il popolo che si ribella, prende lui e la sua banda, li mette in fila a quattro zampe con le chiappe al vento in mondovisione e poi li prende a calci nel sedere. Per toglier loro la dignità e quel sorriso di merda dalla faccia.

    Basta un calcetto, anche finto (sono un pacifista…). E così ci liberiamo della casta (seeee…come no!)

    Comunque quei poliziotti dovevano finire in galera…brutti vigliacchi. L’abuso di potere è una delle cose più schifose in assoluto, altro che prescrizione!!

    PS: Paolo M., ti confermo che SEI scemo…oppure vivi su un altro pianeta! La polizia (come l’esercito, etc…) ha un numero talmente elevato di boriosi, ignoranti, fascisti e frustrati che fa paura: non ho mai fatto fatica ad immaginarmi la situazione alla Diaz e a Bolzaneto.

  3. […] altro, l’ennesimo post veramente curato e ben scritto di Sonounprecario che espone la sua opione sulla pessima regia del […]

  4. Paolo M. scrive:

    @Sascia: secondo te allora sono episodi isolati di “frustrati, boriosi, ignoranti e fascisti”.
    Mah, opinioni, però mi parleva che l’articolo sostenesse che fosse una cosa organizzata dall’alto.
    Ma forse sbaglio.

  5. sonounprecario scrive:

    @Paolo
    La ragione c’è eccome e la puoi ascoltare nelle varie intercettazioni: ci si carica insieme per menare le zecche, non si vede l’ora di menare le mani. Non è vero poi che viene riportato tutto precisamente; come abbiamo visto, ci sono voluti anni – e cambi di governo aggiungerei – per far saltare fuori le vergognose verità, mentre tutti gli altri paesi si scandalizzavano, parlando di diritti umani calpestati.
    Guardando le immagini si intuisce che in quei momenti i poliziotti non ci capivano più niente, menavano di gusto, parlando chiaro. Non sto dicendo che dovevano permettere che qualcuno sfasciasse la città, ma hanno misteriosamente sbagliato l’obiettivo. Perché?
    Non è una cosa direttamente una cosa organizzata dall’alto, non voglio pensarlo, quanto piuttosto, col susseguirsi degli eventi, sono arrivati ordini precisi che andavano in direzione della violenza e della repressione totale. Se leggi ad esempio degli abusi sulle donne in caserma, in infermeria e nella scuola…e se lo senti raccontare da qualcuno che l’ha vissuto in prima persona, lo capisci. E’ stata davvero una pagina gravissima di non-democrazia.

    @Sascia
    La chiave sta nel “manca il popolo”, come hai spiegato.
    Senza quello, non si fa nessuna “rivoluzione”…

  6. Sascia scrive:

    @Paolo M.
    Opinioni, già. Allora, ti prego, spiegami tu quelle teste rotte. Oddio, magari era pomodoro…magari è tutto un teatrino per distrarci dalle cose veramente importanti.

    …?!

    Una rivoluzione in questo paese non è possibile perchè sfocerebbe in una guerra civile. Sarebbe una follia. Eppure a volte penso che siamo un popolo così amorfo che forse davanti ad un colpo di mano nessuno muoverebbe un dito.

    Mhm…dove ho già visto questa cosa?

  7. sonounprecario scrive:

    Eh sì, appunto…servirebbe – come sempre – un leader, qualcuno che guida o da l’esempio, ecc… Ma siccome viviamo nel 2008, le rivoluzioni non possono più venire fatte come nel 1789.
    Almeno non nei paesi civili, ecco.

  8. Sascia scrive:

    …e QUESTO lo chiami un paese civile?

    Una parte, FORSE, lo è. Ma una parte non fa un paese.

    Ai politici va bene che siamo troppo presi dal sopravvivere o troppo “civili”. Solo 40 anni fa si sarebbero beccati un po’ di piombo nelle gambe. 200 anni fa si sarebbero trovati senza testa. In una parte dell’Italia, in verità, si fanno ancora entrambe le cose ma a rimetterci sono dei poveracci. Ed è quella parte dove si scarica la merda, in tutti i sensi, del restante paese “civile”.

  9. sonounprecario scrive:

    Ma infatti questo non è un paese civile, lo dico troppe volte forse
    Ai politici va bene lasciarci sudditi ma chiamarci cittadini, cosa che non siamo. La realtà è che si può solo peggiorare.

  10. exploradora scrive:

    Mmmm… Io c’ero, a Genova. Ho visto tanta, ma proprio tanta gente in gamba, tranquilla, allegra, pacifica. E ho visto elicotteri sorvolare la manifestazione a bassa quota, e lanciare gas a manifestanti inermi. Ho VISTO. E ovviamente ho subito i gas. Davvero non facevamo niente, a un certo punto, visto che il corteo era fermo, ci siamo seduti per terra con le mani in alto per far vedere che non eravamo armati. Niente da fare, giù a gas e più gas. Un macello. Adulti, giovani, ragazzi, bambini. Non oso immaginare come sarebbe stato alla Diaz.
    Ho visto fotografie di black-block parlando con poliziotti prima degli scontri. Non so voi, per me 2 + 2 = 4, c’è poco da fare.

  11. sonounprecario scrive:

    Mariela dev’essere stato terribile..cioé posso solo immaginare cosa voglia dire sentirsi sulla testa il peso dell’oppressione, perché quella è stata.
    Almeno non hai preso botte, spero.

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