Il papa condannerebbe questo blog

Ricordate il banner presente in molti blog raffigurante la scritta “il papa condanna questo blog”? Ecco, da qualche tempo a questa parte è scomparso, l’autore spiega il perché.

Il creatore del banner è stato denunciato e hanno quindi dovuto oscurargli il blog; no, in realtà, come spiega egli stesso in un post di aggiornamento, la cosa è molto più inquietante: qualcuno ha contattato la polizia e gli avrebbe detto “che avrebbe potuto procedere se la cosa non rientrava”. L’autore spiega poi che secondo lui sarebbe stata la Chiesa stessa a fare queste pressioni.

In Rete stranamente pochi noti ne hanno parlato; soltanto Punto Informatico ha fatto uscire un articolo in merito. Viene quindi da chiedersi quanto ci sia di vero in tutta questa storia, oltre all’effettiva sparizione del banner incriminato.

Insomma, non bastava l’esercito in strada per governare in stile regime sudamericano, ora anche la Curia comincia a navigare in Rete e a chiamare la polizia per fatti gravissimi come questo.

Oltre all’inesistenza della libertà d’espressione, oltre all’intolleranza dimostrata da coloro che si auto-nominano come moderati, se questo è davvero il livello di laicità dello Stato italiano e dei suoi organi, nel 2008, manca solo che in un curriculum vitae ci chiedano di specificare quale religione professiamo e siamo a posto.

3 risposte a Il papa condannerebbe questo blog

  1. Sabrina scrive:

    Tu dici “….manca solo che in un curriculum vitae ci chiedano di specificare quale religione professiamo e siamo a posto.”
    Non si tratta del CV ma ben peggio: nel giugno 2005 ho iniziato a lavorare in un ristorante a Occhiobello, vicino a Ferrara, logicamente a tempo determinato (fino a due settimane fa quando hanno ceduto il risto senza rinnovarmi il contratto…), nella lettera di assunzione c’è annessa quella bella “informativa dell’esistenza di un trattamento dati ai lavoratori in forza” che bisogna firmare in merito al trattamento dei dati personali. Da riga 23 si legge che “la sottoscritta acconsente espressamente che: i dati sensibili raccolti a norma di legge o necessari per lo svolgimento del rapporto di lavoro, successivamente all’8 maggio 1997, siano oggetto di trattamento; il datore di lavoro possa comunicare a terzi (centri elaborazione dati, enti di previdenza e assistenza, istituti di credito, ecc) i dati stessi qualora l’obbligo di comunicazione non sia previsto dalla legge.”
    Vorrei ricordare per quanti non lo sapessero che per dati sensibili si intende “quelli idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose o filosofiche, le opinioni politiche, l’adesione a partiti politici, sindacati, associazioni e organizzazioni a carattere religioso o filosofico, politico o sindacale, o idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.”
    Io logicamente ho sottoscritto il tutto: dovevo lavorare.

  2. Sono sdegnata, casi come questi sono pressoché quotidiani e ritengo che nessuno di noi sia immune, visto che nel nostro paese la pressione del Vaticano è ovunque. Conosco persone che per lavoro si fingono cattoliche.

  3. sonounprecario scrive:

    Quello che dite è grave, ma purtroppo in Italia è una delle tante cose che la gente non sente come “prioritarie”, o meglio, che i media non fanno percepire come prioritarie.
    Al contrario, ritengo invece che senza molte influenze e ingerenze del vaticano, la nostra società potrebbe risultare perlomeno “un filino” migliore

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