Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.

3 risposte a Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

  1. Giovanna scrive:

    Invito a rileggere la “Psicologia delle folle”scritta da Gustave Le Bon nel 1895. Mussolini, Hitler e Berlusconi ne hanno fatto tesoro ed … eccoci quì! E adesso? Chi ci darà l’antidoto?

    Cari Italiani. Leggetelo. Capirete la differenza tra l’essere cittadini, oppure popolo!

    Io, sono e VOGLIO ESSERE CITTADINO!

  2. sonounprecario scrive:

    Vero, è un’ottima lettura…io per dovere di studio l’ho un po’ analizzata, non letta; anche se ci sarebbero decine di altre letture in merito che potrebbero aiutare a capire tante cose.

    Noi non siamo cittadini, come dici tu. Siamo sudditi consumatori, attivi soltanto per consumare, appunto.

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