Esportare la civiltà italiana

settembre 30, 2008

Più indegno, più vergognoso di un atto come quello che in molti avrete visto ieri dalle immagini di una telecamera a circuito chiuso c’è solo il servizio al Tg1 delle 20 che purtroppo ho guardato ieri sera.

Parlo dell’episodio in cui due giovani (un ragazzo e una ragazza) entrano in un supermercato del centro storico. Un magazziniere sospetta, probabilmente perché non sono vestiti con giacca, cravatta o tailleur, che abbiano rubato qualche cosa.

Li accusa, tra insulti di ogni genere. La giovane viene gettata a terra, tenuta sotto controllo da un altro dipendente, si becca un bel pugno in pieno viso, mentre il suo compagno viene pestato con violenza. Superfluo dire che i clienti non sono intervenuti, tra l’indifferenza piccolo borghese più ignorante che il provincialismo del Nord-Italia possa offrire.

Il fatto risale agli inizi di agosto ed è una delle più vivide testimonianze della graduale fascistizzazione mentale e fisica della misera società italiana. Le prime serie conseguenze si sono viste con l’uccisione a bastonate di un ragazzo con la sola colpa di esser nato “negro”. Sì perché alla storia del pacchetto di biscotti non ci crede nessuno, e anche se fosse…

In questo caso però mi preme sottolineare che per un sospetto di un magazziniere si ricorre alla giustizia fai da te. Daghel al terùn, daghel al neger; così agiscono i paladini padani. Fa specie che l’unico ad intervenire sia stato un ragazzo di colore, col fine di «disarmare» il giovane che nel frattempo aveva preso dallo scaffale una bottiglia, per difendersi e sì, provocare.

Se poi avete la malsana idea di mettervi a leggere i commenti a questo articolo, c’è da mettersi le mani nei capelli; si va dal “i soliti no-global che fanno i fighi coi soldi di papà” al “ha fatto bene, se c’ero anche io, lo avrei aiutato”. Dando per scontato che avessero effettivamente commesso un reato e dando una visione di destra o di sinistra; la capacità di attenersi ai fatti non è figlia di questo paese educato dalla tv commerciale.

Poi la sera capito sul triste tg1, con la giornalista che dopo aver raccontato frettolosamente l’accaduto, giustifica il tutto dicendo che la zona faceva schifo, incalzando la gente intervistata ad evidenziare il concetto: le vie intorno sono piene di extracomunitari, è ovvio che poi succedono queste cose, quindi deve farlo sapere al tg nazionale. Ma lei alle conseguenze mica ci pensa.

Ricordo anche che il Veneto è quella regione in cui qualche mese fa (maggio per l’esattezza), venne ucciso a botte un ragazzo da alcuni nazi-fascisti. Insomma è questa la civiltà del nord che vuole dare l’esempio a tutta Italia. Invece io ho vergogna.

Non sapevo che fomentare le risse rientrasse nella buona condotta dell’uomo civile. Del resto però la definizione di “persona civile” va confrontata ai valori condivisi dalla comunità in cui si vive; credevamo che potesse essere legata all’educazione, al rispetto. Se poi i valori della società cambiano velocemente, allora sì, anche questo comportamento può essere definito civile, perchè in accordo con le consuetudini dei più.

Immagino poi che tutti quelli che approvano il comportamento del negoziante converranno con me nel ritenere giusto ricevere una manica di botte per un parcheggio in seconda fila, prendere una sprangata se passano con il rosso o un calcio nei denti se buttano sigarette e cartacce perterra. Non ci sono differenze sostanziali: qualcuno ha infranto la legge e qualcun altro si è fatto giustizia.

D’altronde, bisogna ringraziare la totale assenza dello Stato, dedito a fare propaganda per i cazzi propri, più che a governare. Un bel grazie quindi a tutti coloro che hanno convinto un popolo di furboni che rubare dei biscotti è un reato terribile, mentre corrompere, truffare risparmiatori e falsificare i bilanci no, non son cose di cui vergognarsi.


Una vita da mediani

settembre 26, 2008

Ieri sono stato per l’ennesima volta a Milano, in centro, a dare l’ennesimo esame della mia vita. Ho provato a uscire dal guscio in cui mi trovavo, guardando da fuori la vita di una normale quotidianità produttiva milanese.

Non è la prima volta che lo faccio, intendiamoci: ormai vedere Milano solo per certi motivi e di corsa, mi fa venire la nausea. Ho realizzato una volta di più che la vita “normale” di milioni di persone fa schifo. Essere liberi e vivere davvero la vita per me è tutta un’altra cosa.

Parti al mattino, presto, ti spari l’infinita coda in macchina tra clacsonate, uomini che leggono il giornale e donne che si truccano o prendi il treno di corsa, in piedi e stipato in vagoni sporchi, molto caldi (perché sui mezzi non c’è inverno o estate che tenga), puzzolenti e dove le persone sono compresse ascella contro ascella o alitata contro alitata. Poi c’è la metropolitana, con il plotone di persone che marciano dalla fermata della stazione del treno alla banchina da cui infilarsi nella metro.

Si aprono le porte del vagone e fuoriesce la morte, impersonificata sottoforma di molecole di non-ossigeno. Posto in piedi e spazi vitali belli compressi, per carità: respirare di questi tempi è un lusso, fortuna che sono alto e un filo d’aria al di sopra di quella biosfera di odori e sapori rivoltanti che si va a creare dopo 5 secondi di vagone chiuso riesco ancora a trovarlo. Passata una mezz’ora per poche fermate – visti i tempi biblici di risalita della gente e chiusura delle porte a mo’ di ghigliottina – dove sei già stato fortunato se non hai perso l’uso dell’udito, dato il rumore del mezzo, scendi, finalmente, spintonando e chiedendo permesso a priori, mettendo in conto di schiacciare piedi, rischiare scippaggi vari o occhiatacce – per non dire insulti – da parte di donne bruttine che fingono di aver sentito la tua mano morta poggiarsi sulle loro cellulitiche chiappone, che altro non han visto se non una sedia che non le contiene.

Se ti va bene non piove e non devi prendere altri mezzi, quindi ti aspettano una decina di minuti a piedi prima di arrivare alla meta. Dopo un’ora, un’odiosa ora e mezza per fare pochi km in linea d’aria, ci sei e sei già stressato, pezzato, stronzo e corroso da un contesto che tutto è fuorché user-friendly.

Poi l’ufficio e i suoi problemi, l’università o quello che vi pare. Passa una giornata che non te ne accorgi, come se fossimo collocati in un continuum spazio-tempo di un’altra dimensione. Se va bene esci che sono le 18.30, se va male non vai a casa più, roba che fai prima a dormire sulla fotocopiatrice, stando attento a non farla partire.

Successivamente ricomincia il viaggio della speranza, quello del ritorno; se capita come ieri, per fare una – e dico una, diamine – fermata, ci metti un quarto d’ora, perché il treno è strapieno e ha problemi, roba che non potresti resistere per più di un minuto senza mascherina dell’ossigeno. Ti verrebbe voglia di tirare il freno di emergenza e suicidare tutti quelli intorno a te sotto i binari, ma non lo fai…semplicemente perché non riesci a muoverti.

Riscendi e ti fai schifo da solo: la pezzata ha contagiato maglietta/camicia, maglioncino/giacca e se ti va male che non hai levato il giubbetto sono guai. Arrivi a casa circa alle 20, ma prima vorresti passare dalla sede dei Ghostbusters per farti disinfettare con una leccata da Slimer. Ma no, non c’è tempo.

Doccia, poi cena e sono le 21.30. Hai ancora 3 ore per vivere ma cazzo, accendi la tv e c’è Distretto di Polizia e se ti va un po’ meglio una prima serata con Carlo Conti o Pippo Baudo. Spegni la tv e vuoi uscire con gli amici, ma fai presto e occhio al portafoglio, che ormai una media costa quanto un pieno per il mio scooter di qualche anno fa.

Sei stanco, stanchissimo, e anche i tuoi amici lo sono, quindi alla fine non esci, perché sei già col pigiama dai pantaloni a forma di Aladdin e le ciabatte a testa di animale, che se ti suda il piede li dentro, Dio solo sa cosa succede quando le sfili.

Che fai, a questo punto? Se sei single, dopo aver scanalato su canale 5 e aver visto le veline di striscia, passi al pc, seguendo una parabola simile a questa: Repubblica, Gazzetta dello Sport, blog di Suzukimaruti, blog di Pietro Izzo, metti-il-blog-di-un-nome-che-vuoi e…Pornotube (o Red Tube, ecc…). Pacchetto di fazzoletti alla mano, strizzi il collo al serpente, che da troppo tempo non vede una tana in cui rifugiarsi.

Se invece hai una fidanzata o peggio, una moglie, le lanci uno sguardo tipo Hannibal the Cannibal e la spingi, letteralmente, con spallate e colpi da auto-scontro, verso il letto, sperando che abbia voglia di fare l’Amore; peccato che appena la sdrai sul letto, nel tempo che ci impieghi a cambiare lato e sederti, lei già russa emettendo diversi cambi di tonalità. Sconsolato, ripensi ai tempi in cui ogni sera potevi permetterti il lusso di fare sesso con una ragazza diversa dall’altra; poi però ti svegli e ti accorgi che era un sogno nel sogno.

Assonnato, ti giri dall’altra parte e guardi le ore: sono le 6.50, 10 fottutissimi e fastidiosissimi minuti prima che suoni la sveglia.
Ed è già un altro giorno. Un altro giorno da non vivere.


links for 2008-09-25

settembre 25, 2008

L’isola che non c’è

settembre 24, 2008

PROFILO DEL BLOGGER – Il blogger tipico è maschio, tra i 18 e i 34 anni, con un reddito annuo di più di 75.000 dollari (51.000 euro). In media rimane attivo per tre anni e, in un caso su due, si trova al suo secondo blog. Il 69% del campione intervistato ritiene di trattare argomenti personali mentre il 65% si identifica come blogger professionale (chi periodicamente o occasionalmente pubblica commenti o informazioni non ufficiali relative a società, prodotti, ecc).

E non esiste.


Sottoscrizione per l’acquisto di Alitalia 2.0

settembre 24, 2008

Non so voi, ma io partecipo e sottoscrivo volentieri la cordata per salvare Alitalia lanciata da Interistiorg, uno dei miei siti preferiti (per dire, anche se non siete tifosi interisti, leggetevi i bollettini e le pagelle, che vi pisciate dalle risate).

Quindi forza, fuori uno scudo. Perché una volta acquisita Alitalia, potrò decollare dal mio giardino ed atterrare, un chilometro più in là, nel parco della villa di Berlusconi, derapandogli sul naso col volume dello stereo a manetta e il braccio fuori dal finestrino.

Poi riparto e vado dove mi pare facendo benzina a spese vostre: col cavolo che mi sparo le code dei weekend, barboni. Che secondo me, se ogni blogger sottoscrivesse l’appello e facesse cacciare 5€ a tutti i suoi lettori, Alitalia ce la compreremmo davvero. C’è gente che ha migliaia di lettori e abbonati, se proprio vogliamo fare i pignoli.

Un’Alitalia più democratica, gestita dal basso. Così in basso da volare sulla Salerno-Reggio Calabria.
Poi sai che litigate la mattina per sedersi o appoggiare le cartelle; faremo più fatica con la mano morta, ma ne varrà la pena. Tanto chi cavolo ci fermerà più se non allacceremo le cinture?


Bloggers

settembre 23, 2008

Si sta come
d’autunno
sugli header
le foglie.

*

**


Democratici solo a parole

settembre 23, 2008

Le primarie dei giovani del PD non sono legali e non si sono svolte in un contesto di legalità.
La storia è questa: Giulia Innocenzi è la coordinatrice degli Studenti Coscioni per la Libertà di Ricerca.
È nota per aver istituito il servizio “SOS Pillola del Giorno Dopo”, che aiuta ad ottenere la ricetta chi se la vede rifiutare da qualche medico inadempiente le proprie funzioni.

Giulia si è candidata alle primarie per essere eletta come Segretaria dei giovani del PD, che probabilmente si terranno nel prossimo mese di ottobre.
Il condizionale è d’obbligo, in quanto non c’è nulla di chiaro o definito in merito ai termini di candidatura e/o partecipazione.

Lei ha quindi scritto una lettera a Walter Veltroni, “invitandolo a intervenire per ripristinare la legalità e dettare regole chiare e certe per partecipare alle primarie”; come volevasi dimostrare, Veltroni non ha risposto, così come non ha mai avuto alcun rapporto o contatto coi suoi elettori (ma questo è un altro discorso). Probabilmente si trova ancora in America e sta cercando, su consiglio di Michael Jackson, di cambiare colore della pelle, per diventare come Obama.

Poi però arrivano voci, da ben informati, secondo le quali le elezioni sarebbero fissate per il 17 e il 18 ottobre e che per parteciparvi si dovevano raccogliere, entro il 25 settembre (quindi in pochissimi giorni) 600 firme in 5 diverse regioni. Il sito del PD non menziona la vicenda, né tantomeno fornisce i moduli per l’iscrizione.

Giulia Innocenzi ha quindi spedito una seconda lettera a Veltroni, invitandolo a chiarire e rendere trasparenti le regole di partecipazione. Diciamo che uno va a pensare che le cose vengono fatte in questo modo per far sì che vengano eletti nomi già decisi a tavolino, di partito per così dire. E visti i risultati delle precedenti primarie di DS e PD, non ci sarebbe da stupirsi.

Questo partito non solo non fa opposizione, è inesistente e tradisce ogni giorno le attese dei propri elettori, evitando qualsiasi contatto con la realtà, ma a quanto pare non ambisce nemmeno a soddisfare le promesse minime di rinnovamento e rispetto delle regole su cui tanto ci avevano rotto le scatole in campagna elettorale.

Mettiamocelo in testa una volta per tutte: il PD, nello stato in cui è ora, non serve a niente. O meglio, serve a Berlusconi per continuare a governare senza problemi.


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