Una vita da mediani

Ieri sono stato per l’ennesima volta a Milano, in centro, a dare l’ennesimo esame della mia vita. Ho provato a uscire dal guscio in cui mi trovavo, guardando da fuori la vita di una normale quotidianità produttiva milanese.

Non è la prima volta che lo faccio, intendiamoci: ormai vedere Milano solo per certi motivi e di corsa, mi fa venire la nausea. Ho realizzato una volta di più che la vita “normale” di milioni di persone fa schifo. Essere liberi e vivere davvero la vita per me è tutta un’altra cosa.

Parti al mattino, presto, ti spari l’infinita coda in macchina tra clacsonate, uomini che leggono il giornale e donne che si truccano o prendi il treno di corsa, in piedi e stipato in vagoni sporchi, molto caldi (perché sui mezzi non c’è inverno o estate che tenga), puzzolenti e dove le persone sono compresse ascella contro ascella o alitata contro alitata. Poi c’è la metropolitana, con il plotone di persone che marciano dalla fermata della stazione del treno alla banchina da cui infilarsi nella metro.

Si aprono le porte del vagone e fuoriesce la morte, impersonificata sottoforma di molecole di non-ossigeno. Posto in piedi e spazi vitali belli compressi, per carità: respirare di questi tempi è un lusso, fortuna che sono alto e un filo d’aria al di sopra di quella biosfera di odori e sapori rivoltanti che si va a creare dopo 5 secondi di vagone chiuso riesco ancora a trovarlo. Passata una mezz’ora per poche fermate – visti i tempi biblici di risalita della gente e chiusura delle porte a mo’ di ghigliottina – dove sei già stato fortunato se non hai perso l’uso dell’udito, dato il rumore del mezzo, scendi, finalmente, spintonando e chiedendo permesso a priori, mettendo in conto di schiacciare piedi, rischiare scippaggi vari o occhiatacce – per non dire insulti – da parte di donne bruttine che fingono di aver sentito la tua mano morta poggiarsi sulle loro cellulitiche chiappone, che altro non han visto se non una sedia che non le contiene.

Se ti va bene non piove e non devi prendere altri mezzi, quindi ti aspettano una decina di minuti a piedi prima di arrivare alla meta. Dopo un’ora, un’odiosa ora e mezza per fare pochi km in linea d’aria, ci sei e sei già stressato, pezzato, stronzo e corroso da un contesto che tutto è fuorché user-friendly.

Poi l’ufficio e i suoi problemi, l’università o quello che vi pare. Passa una giornata che non te ne accorgi, come se fossimo collocati in un continuum spazio-tempo di un’altra dimensione. Se va bene esci che sono le 18.30, se va male non vai a casa più, roba che fai prima a dormire sulla fotocopiatrice, stando attento a non farla partire.

Successivamente ricomincia il viaggio della speranza, quello del ritorno; se capita come ieri, per fare una – e dico una, diamine – fermata, ci metti un quarto d’ora, perché il treno è strapieno e ha problemi, roba che non potresti resistere per più di un minuto senza mascherina dell’ossigeno. Ti verrebbe voglia di tirare il freno di emergenza e suicidare tutti quelli intorno a te sotto i binari, ma non lo fai…semplicemente perché non riesci a muoverti.

Riscendi e ti fai schifo da solo: la pezzata ha contagiato maglietta/camicia, maglioncino/giacca e se ti va male che non hai levato il giubbetto sono guai. Arrivi a casa circa alle 20, ma prima vorresti passare dalla sede dei Ghostbusters per farti disinfettare con una leccata da Slimer. Ma no, non c’è tempo.

Doccia, poi cena e sono le 21.30. Hai ancora 3 ore per vivere ma cazzo, accendi la tv e c’è Distretto di Polizia e se ti va un po’ meglio una prima serata con Carlo Conti o Pippo Baudo. Spegni la tv e vuoi uscire con gli amici, ma fai presto e occhio al portafoglio, che ormai una media costa quanto un pieno per il mio scooter di qualche anno fa.

Sei stanco, stanchissimo, e anche i tuoi amici lo sono, quindi alla fine non esci, perché sei già col pigiama dai pantaloni a forma di Aladdin e le ciabatte a testa di animale, che se ti suda il piede li dentro, Dio solo sa cosa succede quando le sfili.

Che fai, a questo punto? Se sei single, dopo aver scanalato su canale 5 e aver visto le veline di striscia, passi al pc, seguendo una parabola simile a questa: Repubblica, Gazzetta dello Sport, blog di Suzukimaruti, blog di Pietro Izzo, metti-il-blog-di-un-nome-che-vuoi e…Pornotube (o Red Tube, ecc…). Pacchetto di fazzoletti alla mano, strizzi il collo al serpente, che da troppo tempo non vede una tana in cui rifugiarsi.

Se invece hai una fidanzata o peggio, una moglie, le lanci uno sguardo tipo Hannibal the Cannibal e la spingi, letteralmente, con spallate e colpi da auto-scontro, verso il letto, sperando che abbia voglia di fare l’Amore; peccato che appena la sdrai sul letto, nel tempo che ci impieghi a cambiare lato e sederti, lei già russa emettendo diversi cambi di tonalità. Sconsolato, ripensi ai tempi in cui ogni sera potevi permetterti il lusso di fare sesso con una ragazza diversa dall’altra; poi però ti svegli e ti accorgi che era un sogno nel sogno.

Assonnato, ti giri dall’altra parte e guardi le ore: sono le 6.50, 10 fottutissimi e fastidiosissimi minuti prima che suoni la sveglia.
Ed è già un altro giorno. Un altro giorno da non vivere.

15 risposte a Una vita da mediani

  1. xlthlx scrive:

    …esagerato😀

  2. ugasoft scrive:

    bell’analisi.
    Io qualche banalità riesco a schivala, come i viaggi in autobu e/o metro, visto che mi muovo in bicicletta e… è tutta un’altra cosa!

    per il resto MI HAI DESCRITTO.

    poi se una di quelle sere corte vuoi berti una birra (rigorosamente in bottiglia by esselunga) e cazzeggiare modello “rutto libero”… fai un fischio!

  3. Alberto scrive:

    Su, dai: non fare così… c’è di peggio sai?
    O forse no.
    Domenica sera vuoi fare un salto a Casatenovo alla desta del Maiale?
    Una maialata tra amici, ogni tanto, non guasta😉

  4. gioxx scrive:

    Take it easy Ale, bisogna prenderla con filosofia in questi casi, a Milano si vive così e me ne sono accorto -appunto- vivendola, c’è di peggio (ma molto) nella vita😛

  5. Alberto scrive:

    ovviamente non era la desta del maiale ma la festa (si capiva eh?) e non è uno scherzo: c’è sul serio😛

  6. Raibaz scrive:

    Io vivo così da un po’ e una minima ci ho fatto il callo, ma in effetti è veramente irritante, condivido appieno, soprattutto perchè dopo 5 giorni come quelli che hai descritto tu il weekend non avanzano forze se non per dormire come un sasso, per cui non è che dici “almeno nel weekend faccio una vita decente”.

    Per come la vedo io, l’unica è cercare di abituarcisi un po’ vedendo di patirla meno, e contemporaneamente cercare di migliorarla un po’ – almeno – ottimizzando i tempi e ritagliandosi dello spazio per delle attività decenti, tipo suonare un po’ o uscire con gli amici🙂

  7. pietroizzo scrive:

    a Torino è un pochino diverso, ma in linea di massima va copsì…🙂
    Comunque mi hai fatto tornare in mente quando lavoravo in viale corsica a Milano, alla fine mi era persino venuto il fuoco di s antonio. Poi mi son licenziato…

  8. Suzukimaruti scrive:

    A Torino abbiamo 3 ore di tempo libero in più perché non c’è traffico. E in generale la qualità della vita è migliore. Lo dico dopo aver avuto casa in entrambe le città.
    Però è vero che la vita impiegatizia porta a questa lenta morte quotidiana, chiamata routine. È per questo che, al prezzo di una eventuale minore sicurezza economica, lavoro in proprio da praticamente sempre: per poter variare ed essere padrone delle mie giornate.

  9. sonounprecario scrive:

    @Serena
    …Sicura?😛

    @Ugasoft
    Eheh, ok, lo terrò presente!😀

    @Alberto
    Lo so di quella festa! Tra l’altro mi sa che l’anno scorso (e forse anche quest’anno, ma non ne sono sicuro), le locandine le abbiamo stampate noi…se ho capito di quale festa si tratta. non vorrei però aver detto una cacata (ricordo di una certa “maialata”, non so se mi sbaglio)

    @Gioxx
    E’ vero, però osti, non so. Sarà che con la moto farei prima…😛

    @Raibaz
    Infatti, sabato e domenica si dorme fino a tarda mattina…sono dolori se per qualche motivo bisogna svegliarsi abbastanza presto. Per le attività parallele, le passioni o l’hobby il tempo in genere si trova, solo che a volte sei talmente stanco che non hai proprio le forze.

    @Pietro
    Udiu! Anche tu lavoravi a Milano? E che facevi?

    @Suz
    A Torino non c’è traffico? Davvero? Com’è possibile?
    Mi stai dicendo di venire a vivere a Torino?😛

  10. marilù scrive:

    ammazza quanto sei negativo.
    concordo sullo sbattimento di arrivare e andare via dalla città nelle ore di punta.
    Ma sul resto no.
    La questione è: dipende da quel che fai. Nella forma le mie giornate sono tutte uguali dal lunedì al venerdì. Ma basta riempirle di contenuti sempre diversi e la visuale cambia.
    Esco dall’ufficio da 3 anni e non c’è stato un giorno in cui non mi sia sentita arricchita,ed vero che il tempo per se stessi è poco, ma se nelle 8-10 ore di lavoro ti sei sentito soddisfatto, premiato, entusiasta di quello che stavi facendo, beh non lo hai fatto per l’azienda. Era tempo dedicato a te stesso e alle tue ambizioni.

  11. Robi scrive:

    Sai benissimo anche tu che non è sempre così, e non è tutta così, non per tutti. Però è bello essere abbastanza alti da stare qualche centimetro più su degli altri, non tanto per evitare le alitate e le ascellate, ma per avere un orizzonte più lungo oltre il quale guardare. Che è quello che si dovrebbe cercare di fare, andare oltre.

  12. Sascia scrive:

    Odio le città in generale…può essere piacevole starci per un po’ ma poi ho bisogno di tornare ad una dimensione umana.

  13. sonounprecario scrive:

    @Marilù
    Eh ho capito…se facessi un bel lavoro guadagnando bene, mi lamenterei meno. Ma comunque qui parlo proprio dell’alienazione collegata al lavoro, alla quotidianità, insomma alla vita di tutti i giorni.😛

    @Robi
    Diciamo che “l’andare oltre” è caratteristica minima principale per non appiattirsi il cervello; però pensa a dover fare questa vita per 40 anni…

    @Sascia
    Dipende sempre dalle tue esigenze, dal lavoro, da chi vive con te, ecc…
    Neanche io vorrei vivere in città, preferisco raggiungerla solo per lavorare, in caso.

  14. Robi scrive:

    Ti ripeto, questa non è tutta la vita, è solo una parte. Sono pronto a scommettere che nessuno la vive così. Ci risentiamo tra 40 anni per il risultato ?😉

  15. Lore! scrive:

    o.o
    mi è venuta l’angoscia a leggere il tuo post.

    Fortunatamente/sfortunatamente per gli orari che faccio, non posso usare i mezzi pubblici, ma solo la macchina, quindi mi risparmio tutta la trafila di caldo/freddo/ascelle/aliti.
    Peccato che però la macchina e la benzina e l’autostrada costino..

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