links for 2008-10-02

  • "Una maggioranza schiacciante di democratici e repubblicani ha approvato il piano di salvataggio della finanza americana da 700 miliardi di dollari che aumenta il debito pubblico e nazionalizza le perdite delle banche e dei loro creditori, impedendo il temuto fallimento di molti istituti di credito e bloccandone le conseguenze possibili sui risparmiatori e le imprese. Il Senato l'ha approvata solo dopo avere introdotto significativi emendamenti compensativi: meno tasse per i contribuenti della classe media, più garanzie per i correntisti e più sostegno per i proprietari di case."
    Un bel post di Luca De Biase sulla situazione americana, che chiude anche con un bel proposito: "quello che abbiamo davanti non è necessariamente un periodo di impoverimento. Può essere un periodo storico più concentrato sull'intelligenza umana, invece che sulla disumana ragione della finanza. Ma dobbiamo ancora articolarne le conseguenze."

6 risposte a links for 2008-10-02

  1. Dora in USA scrive:

    Sono stata molto combattuta nel dare un giudizio definitivo di approvazione-sisapprovazione per questo bail-out. Da una parte non e’ giusto che i soldi del governo, che poi sono soldi nostri (si anche miei perche’ io le tasse le pago qui’ in America essendo legalmente residente qui’ e avendo un regolare lavoro) debbano andare a tirar fuori dalla merda (scusa l’espressione) queste grosse societa’ che ben sapevano il rischio che correvano quando hanno deciso di correrlo ma hanno voluto andar avanti lo stesso perche’ ingordi. Dall’altra parte pero’ non parargli il culo avrebbe significato crisi economica grave, recessione, aumento della disoccupazione, di conseguenza meno tasse pagate, e quindi impoverimento del paese e via dicendo e le conseguenze le avremmo pagate tutti non solo gli ingordi della malora. Spero soltanto che i politici abbiamo imparato una lezione da tutto cio’ e che non permettano piu’ a questi furbastri di Wall Street di fare quello che vogliono. Spero che la deregulation non sia piu’ una opzione anche se le prossime elezioni le dovessero vincere i Repubblicani (ne dubito). Che le regole ci siano, poche ma buone.

  2. sonounprecario scrive:

    Dora tu che sei in Usa potresti raccontarci la crisi, cosa succede lì, cosa sta cambiando nelle persone, cosa non fanno più, ecc…
    Secondo me verrebbero fuori tutte le differenze tra la nostra civiltà, italiana-europea, ecc.. e quella americana.
    Non so se la deregulation servirà ad aiutare le persone “normali”, se permetterà di evitare altri sfruttamenti, incredibili speculazioni e via dicendo. Però potrebbe già essere un qualcosa di grosso, anche se questo debito andrà comunque pagato. Insomma, la patria del liberismo, del capitalismo che vede lo stato nazionalizzare e intervenire.
    Chissà che risate si farebbe Marx.

  3. Dora in USA scrive:

    Alessandro,

    Di sicuro un po’ la crisi economica si fa sentire, pensa che la benzina da quando costava due dollari al gallone e circa due mesi fa’ aveva superato i 4 dollari, ora per fortuna e’ scesa di nuovo, proprio ieri l’ho vista per la prima volta a 3,39 e ho sentito alla radio che in alcuni posti e’ addirittura a 3 dollari. Alcune persone hanno perso la casa, e altri il lavoro, ma in tutto questo tieni presente che qui’ il ricambio di personale e’ altissimo, i dipendenti vanno e vengono, licenziare e’ facilissimo ed altrettanto facile e’ assumere, il lavoro si perde e si trova con la stessa facilita’ quindi perdere il lavoro non e’ una tragedia da suicidio come potrebbe essere in Italia, inoltre di solito a lavorare sono entrambi i coniugi quindi se uno dei due perde il lavoro e resta senza lavoro per qualche mese di solito l’altro provvede a supportare la famiglia, certo non si possono fare tutte le cose che si vorrebbe, non si puo’ comprare la nuova SUV e forse si deve rinuciare al viaggio o alla vacanza in europa ma non ci si suicida o ci si da a fuoco. Tieni presente inoltre che qui’ chi non lavora prende il sussidio di disoccupazione che e’ ben piu alto di quanto sarebbe uno stipendio medio in Italia. Piu’ che altro e’ un fatto psicologico, l’Americano che non lavora si sente inutile, non contribuisce al bene della societa’ non e’ capace e si deprime, perde la stima di se stesso.
    Per quanto riguarda la deregulation (mancanza di regole) era una proposta di Mc Cain che a questo punto per fortuna credo che non andra’ in porto comunque finiranno le elezioni.
    Quello che ti posso dire e’ che nonostante la crisi, qui’ le cose vanno molto ma molto meglio che in Italia e quello che non riesco a capire e’ che gli italiani si dovrebbero preoccupare molto di piu’ del fatto che l’italia sta andando a rotoli economicamente e politicamente e non di comprarsi l’i phone e il vestito alla moda e invece sembrano non accorgersi di niente e continuano a vivere nelle nuvole e a votare il nano.

  4. Dora in USA scrive:

    Ti consiglio di leggerti il blog di questo ragazzo italiano che vive e lavora in USA. A me piace molto perche’ ti racconta le cose di tutti i giorni, come il trasloco, il collegamento internet e puoi notare le differenze tra gli USA e l’italia proprio in queste cose quotidiane. Credimi sono differenze enormi proprio in queste cose quotidiane:

    http://www.alain.it

  5. sonounprecario scrive:

    A leggere i prezzi della benzina che ci sono li negli Usa mi vien da ridere, ma li sapevo già. Se avessimo noi quei prezzi, molti problemi non ci sarebbero…
    Devo ammettere – ma già sapevamo anche questo – che in America badano al sodo, e hanno una concezione di società e società del lavoro completamente diversa dalla nostra. Certo, sono anche supportati da una politica differente, sia con i dovuti pro che anche con dei notevoli contro.
    Però vedi, è arrivata la crisi, si è sfiorato da molto vicino il disastro e subito sono intervenuti, pensando alla collettività. Ora vedremo se sarà servito, ma un segnale forte c’è stato.
    Qui invece no, il problema resta “il lodo alfano” o “il dialogo”…e intanto la gggente…

  6. Dora in USA scrive:

    Alessandro, che dirti? Io qui’ mi trovo bene, ho vissuto in Italia la maggior parte della mia vita e mai e poi mai avrei pensato di andar via, sono venuta a vivere qui’ senza essermela cercata, ho conosciuto un americano in Italia, e quando la sua azienda lo ha ritrasferito in patria potevamo lasciarci o sposarci, abbiamo deciso di sposarci e mi sono trasferita in USA, del resto non e’ che ci fossero molte altre scelte, che faceva? lui il lavoro in Italia non lo avrebbe mai trovato anche essendo un qualificatissimo Ingegnere, e anche se lo avesse trovato sarebbe stato sottopagato e sfruttato all’Italiana. Sono venuta senza sapere cosa mi aspettasse. Ho trovato lavoro dopo 15 giorni di ricerca. Ho cambiato lavoro di mia spontanea volonta’ ed ero incinta di quasi 5 mesi, il fatto che fossi incinta non ha minimamente contato negativamente sulla mia assunzione, livello di discriminazione zero. Ho lavorato fino all’ultimo giorno di gravidanza e ne sono superstracontenta, il fatto di essere venuta a lavorare mi ha tenuta attiva e in forma, dopo due settimane dal parto avevo perso tutto il peso che avevo messo in gravidanza. Dopo cinque settimane ho ripreso a lavorare e la bimba e’ andata al nido, ora ha quasi 8 mesi e la mattina e’ felicissima di andare a giocare con gli altri bambini, io sono altrettanto contenta di venire al lavoro. In meno di un anno ho avuto due aumenti di stipendio, senza chiederli. Che dirti? In Italia ci torno volentieri, per le vacanze pero’, credo che se ci dovessi tornare a vivere mi deprimerei. Sto bene qui’ dove sto. Mi sento realizzata come mamma, come moglie e nel lavoro, ho una bella casa, una carriera, torno in Italia due volte all’anno, ho fatto nuove amicizie, parlo due lingue, mia figlie sta crescendo bilingue. Credo che l’Italia sia un paese per pensionati, che non dia nessun tipo di possibilita’ ai giovani e che oramai sia destinato ad andare a fondo. Mi dispiace perche’ resta sempre il mio paese ma io la vedo cosi’.
    E’ triste lo so, ma vista da fuori e’ questa l’impressione che si ha.

    Dora

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