Da grande voglio fare l’aperitivo

dicembre 31, 2008

In occasione dell’ultimo dell’anno ecco il post sulla GGD, in ritardo di soli 19 giorni. D’altro canto, quando uno vive l’esperienza di una Girl Geek Dinner ha bisogno di un po’ di tempo per riprendersi, riordinare le idee e ricordarsi tutti i nomi delle ragazze che ha conosciuto, mica da fare errori che gli costerebbero piccoli attentati sotto casa.

Il team GGD Milano

Drill, baby drill. I ringraziamenti vanno allo staff delle irriducibili, quelle che oltre a tutto lo sbattimento dell’organizzazione dell’evento, si sparano senza batter ciglio diverse ore in piedi, in giro e sedute per i tavoli, manco fossero 7 spose per 7 poveri fratelli maschi blogger invitati.

Il tempo delle mele è finito. Come volevasi dimostrare, sfiga vuole che quel giorno diluviasse ed il sottoscritto ci abbia messo circa 2 ore e mezza per fare 20-25km e trovare un posteggio. Come se non bastasse, entrare in scena quando tutti sono già seduti non aiuta, specialmente da bagnati fradici (ormai dalla BlogFest in poi è prassi)… Credetemi, non si dà una bella impressione; e stiamo parlando di strani organismi che, oltre a sanguinare per circa 5 giorni al mese senza morire, con un’occhiata hanno già deciso che tipo sei, quanta confidenza ti daranno (non leggete tra le righe) e se puoi risultare interessante.

Mission accomplished. Sostanzialmente, le possibilità che avevo di non destare troppa attenzione per ovvi motivi ad una buona parte delle presenti dell’altra metà del cielo, erano pari alle chance di un Vladimir Luxuria candidato a diventare il nuovo papa: drammaticamente basse.
Fortuna vuole che mi fermano al banchetto di ricevimento per darmi un simpatico zainetto e non appena supero il primo scoglio, trovo subito un tavolo di persone che già conosco. Senza esitare quindi mi siedo, cominciando finalmente a mangiare. Ovviamente non ero l’ultimo: sì perché – come ogni star che si rispetti – Enrico è arrivato dopo di me. Ma lui aveva l’ombrello…

Le Pagelle. La premessa è doverosa. Questa volta ho optato per una scelta di campo (cit.), quindi le pagelle saranno brevi, indolori ma un po’ irriverenti. Chiaramente non posso (perché non ricordo tutti i nomi, come sapete) inserire tutte le presenti, sia perché non le ho conosciute tutte (ho parlato soltanto con quelle che me l’hanno data – …la confidenza, maliziosi), sia perché non vorrei trovarmi i loro fidanzati sotto casa mia, lì soltanto per accompagnare la loro amata geek a scolpire nella carrozzeria della mia auto un insulto a piacimento.

La prossima volta, se volete comparire in queste fantomatiche pagelle, presentatevi stringendomi la mano o dandomi una pacca sulle spalle. Non sembra, ma io vi osservo tutte. E sono sempre più dell’opinione che siano aperitivi e cene a muovere il mondo del lavoro ed a spostare gli equilibri planetari; vi dico un segreto: secondo me gli accordi più importanti vengono sanciti davanti ad un buon bicchiere di vino.

Sara Rosso, voto 8. Intrattiene e stupisce simpaticamente chiunque, presenta la serata al microfono. Tutto questo le riesce, non solo grazie al particolare accento ed alla sua abilità organizzativa, ma anche per la capacità di reggere il vino. Se continua di questo passo, non potremo nominare il suo nickname invano.

Feba, voto 7. Sarà che c’è la destra al governo, ma con Feba si respira un’aria di sicurezza. Non parlo della sicurezza di fare centro, furbetti, ma la certezza che, dopo una serata così allegra, non si ricorderà nulla di quello che avete fatto o di cui avete parlato.

Auro, voto 6,5. Era già lì da un po’ di tempo ed è dovuta scappare via presto, ma non prima di farsi scattare un paio di foto compromettenti col sottoscritto e Suz. Pochi minuti utili quindi. Noi blogger (io, Enrico, Pietro Izzo, Andrea Beggi, Biccio, Stefigno, Napolux, ecc…) discepoli dell’eiaculazione precoce, non possiamo che apprezzare.

Marilù, voto 6. Le riconosco meriti storici: senza di lei non avrei partecipato ad almeno una delle due GGD. Non è in serata straordinaria per vari motivi, ma grazie al bicchiere di vino partecipa. Devo però ammettere che con gli stessi risultati avrei potuto farmi invitare da Mara Carfagna, peraltro dandole almeno qualcosa di significativo da mettere in curriculum.

Dafne, voto 6,5. Come Auro, rimane poco tempo, giusto per dimostrare che non tutte possono portare certe camicie. Insomma, svolge il suo dovere senza farlo pesare a nessuno. È per definizione una sketchina IKEA.

Roberta Milano, voto 6,5. Tenace, sostiene dei discorsi persino con me, promettendo di convincere Axell a rifare il Lost Camp. Conoscendola, lo metterà così sotto pressione che per lui sarà già buono non accusare attacchi di panico pensando di rifiutare il gentile suggerimento.

La Fra, voto 7,5. È meglio del famigerato scudo stellare: intercetta tutti gli abbordaggi dei pochi maschi presenti in sala utilizzando anche la tattica “foto-faccioni”, rendendoli così inoffensivi. Non mi stupirei se presto i neo-con sfilassero indossando magliette con scritto “Save La Fra”.

Lyonora, voto 7. Siamo fortunati ad avere fotografe come lei ed Auro, per esempio. In questi tempi di austerity però è una sorta di bene di lusso: se il Governo raddoppiasse l’IVA su Lyonora, invece che a SKY, capiremmo tutti quanti senza fare troppe storie.

LaLui, voto 8. Per lei ormai le GGD sono un’inezia. Durante la serata dimostra di possedere energie inesauribili: grazie a lei presto risolveremo i cosiddetti problemi delle fonti alternative.

Aligar, voto 7. Con Alice nessuna foto si crea e nessuna foto si distrugge. A lei gli scatti vengono naturali. Generosa si dimostra un’ottima compagna di scorribande.

Susan, voto 8. Inesauribile. Resiste per tutta la serata, fino in fondo. Tiene testa addirittura a più di un uomo contemporaneamente. Una forza della natura. Se fosse un maschio riceverebbe lo spam “Downsize your penis”.

Helen Goldenmarks, voto 7. A giudicare da quanti uomini conosce e con cui parla, avrebbe modo per darci dentro come una pazza, ma è chiaramente svogliata (oltre che fidanzata). A differenza di certe fidanzate però, Elena si tira indietro senza ricorrere alla vecchia storiella del mal di testa. La sua simpatia, così come il suo potenziale, è notevole, ma sorge un dubbio: senza il bicchiere di vino in mano sarebbe la stessa?

Infine, sotto il motto “Bonus amicizia”, le pagelle ai maschietti:

Suzukimaruti, voto 7,5. Mostra tutto il suo charme con le donne discorrendo e maneggiando a piacimento ogni tipo di discorso, a seconda del’interlocutrice. Passa dal discorso su noti film di letteratura pornografica come “Screw my Wife” a parlare di fisica quantistica applicata ai social networks come se niente fosse, mostrando un po’ di superiore arroganza. Questi giovani capelloni che ascoltano la musica rock dovrebbero fare la guerra per capire quando è il momento di fare davvero le fighette.
Andrea Beggi, voto 8. Nel suo ruolo è il migliore al mondo. Chissà perché tutte chiedono consulenza ad Andrea, “dall’installare antivirus” a programmare uno script che impedisca la ricrescita dei peli superflui. Per descrivere la sua superiorità sulla concorrenza, è come se Monica Lewinsky fosse stata capace di parlare agli Stati Uniti con la bocca piena.
Biccio, voto 6,5. È inutile che, donne, continuate a provarci con lui, mettendomelo in crisi. È un uomo impegnato a prescindere, non uno dei california dream men. Anche Berlusconi tolto dal suo ruolo e messo alla presidenza del consiglio farebbe dei disastri.
Marco Montemagno, voto 7. Da quando arriva, al suo obiettivo femminile della serata propone una metafora ideale degli incontri amorosi che ogni uomo vorrebbe avere con la propria donna: prima un paio d’ore a fare faville con bicchiere e/o bottiglia in mano, poi nessuna rottura di scatole fino al momento di salutarsi. Non si sa come sia andata alla fine a Marco, ma tant’è.

Colgo infine l’occasione per fare gli Auguri di Buon Anno a tutti quanti specialmente alle geek e più in generale alle donne, a cui dedico questo post ironico.
Sperando e augurandomi che nel 2009 sarete voi a cambiare un po’ il mondo o semplicemente a renderlo un posto quantomeno migliore.

[ringrazio interistiorg.org come inesauribile fonte di ispirazione per le pagelle]

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Un Natale troppo vecchio per Noi

dicembre 26, 2008

Natale in the night

Mettiamola così: il 25 dicembre è già bello che andato ed ovviamente non sono riuscito a scrivere nulla per l’occasione e già questo è sintomatico.
Non è una novità che crescendo lo spirito natalizio e tutte quelle cose buoniste connesse ad esso tendano a sparire, o comunque a sopirsi in luoghi nascosti del corpo umano, come coperti da un silenzioso e soffice strato di neve invernale.

Diciamo che sto facendo un po’ di sano outing con Voi in merito a questa cosa. Ne parlavo due sere fa su FriendFeed, chiedendomi se fossi l’unico che non si accorge più dell’esistenza del Natale, perlomeno nella versione che conoscevo. Sì perché mi sono ritrovato al 24/12 senza saperlo, percependo intorno a me tutto quanto come ovattato ed offuscato. Senza capire la dimensione in cui sto vivendo.

Di solito si dice che la colpa è del tempo, del lavorare sino all’ultimo minuto, del fatto che diventando grandi e quindi adulti…ci si trasforma in qualcos’altro che per me non è ancora tanto definito o definibile. Come se il Natale e le Feste di colpo evolvano in negativo, vestendosi di un giorno uguale a tanti altri.

Che poi alla fine lo sappiamo tutti, questo non è un momento normale. Ognuno identifica il Natale simbolicamente e in qualche modo avrà un qualche elemento che lo richiamerà. Per dire, per me il Natale è il “salmone”; sì perché io vado matto per il salmone, e bene o male il salmone sulle tartine calde col burro lo si mangia solo a Natale. Scontato dire che quando si era piccoli, Natale voleva dire regali, vacanze e fare i bravi, al massimo.

Noi siamo blogger, voglio dire. Non è mica poco e non è mica facile. In un certo senso siamo i nuovi dandy dei poveri del terzo millennio, quelli un po’ poetici e sornioni, quelli che si fanno i viaggi con la mente per scrivere un post, immaginandoselo nei modi più pittoreschi possibili. E lo so che un po’ tutti ci avrete pensato: molte persone suggeriscono a tante altre spunti e riflessioni scrivendo, ma non dico niente di nuovo così. Però se vi dico che scrivendo, battendo sui tasti, trasmettiamo anche sentimenti, allora un brividino o una scossettina – se vi fermate un istante – la provate. Ed è lì che sta lo Spirito, il Natale; almeno è lì che dovrebbe essere, penso.

In un mondo giusto e in una una blogosfera migliore, ci vedo tutti quanti – dalla “A” di “A chiare Lettere” alla “Z” di “Zoro” – sentimentalmente sotto un albero fatto di calici, di iPhone, Eee pc o quello che vi pare, ad aprire i pacchetti con dentro tutti i post sotto l’albero, ognuno con un bigliettino personale. I maschietti con il cappellino luminoso e nerd di Babbo Natale, mentre le femminucce con su il cerchietto con le antennine, un po’ così. E ad ogni scartamento, un “Ooooo!” di sorpresa.

C’è una nota citazione di Erma Brombeck che dice “There’s nothing sadder in this world than to awake Christmas morning and not be a child”. Che sembra un po’ una delle cose più tristi di questo mondo, se ci pensate. Ma in realtà l’errore sta nel punto di vista da cui la guardate; perché “Christmas, children, is not a date. It is a state of mind” (Mary Ellen Chase). Così come l’essere bambini, conservando quell’animo un po’ fantasioso che tutti vorremmo ritrovare la notte e la mattina di Natale.

In realtà però quando non siete più ansiosi di alzarvi dal letto prima delle 9 e aspettate che qualcuno venga a svegliarvi pigramente, vuol dire che siete maledettamente grandi e il Natale è qualcosa che non vi tocca più di tanto.
È giusto che i bambini lo percepiscano come qualcosa di magico. Certo, sarebbe bello viverlo in modo simile anche per Noi, ma – per quanto riguarda me – non so, sembra che io abbia disimparato come si faccia a partecipare al Natale. Sinceramente un po’ mi dispiace, ma devo ammettere che non sento molto, ecco.

Insomma a parte la solita storia del tempo di pensare a quello che dovrebbe essere il Natale, che non c’è, ci deve essere qualcos’altro che mi sfugge. Poi magari ci si mette anche la nebbia fitta che c’è fuori in questi giorni. E sì, anche questa cosa di farci gli Auguri via sms, via Facebook e via…dicendo, argomento di cui sto leggendo in vari blog. Siamo diventati strani noi o è il Natale che è vecchio?

Sarebbe bello avere più tempo per festeggiarlo, prepararlo e viverlo in sé, ma mi sono reso conto che non riesco più da un po’; anzi, probabilmente non l’ho mai fatto, perché quando ero bambino pensavo come un bambino, appunto.

C’è però una vocina dentro di me che mi suggerisce un consiglio prezioso, che mi ricorda che non tutto è perduto.
Sembra infatti che, volendo, sia possibile reimparare il Natale.
[L’importante è crederci]


links for 2008-12-21

dicembre 21, 2008
  • In questo fantastico pezzo di Giueppe Oddo si parla della vicenda Parmalat e di come a perdere siano sempre i più deboli, in questo caso i risparmiatori. Ma si fa luce anche su altri aspetti; sì perché al di là della condanna esemplare ma prevista di Tanzi, l'esito del processo è per l'accusa e per i risparmiatori una doccia fredda. Lo è per la Procura, che dopo la depenalizzazione del falso in bilancio (by Berlusconi) aveva scelto di imperniare l'impianto accusatorio sul reato di aggiotaggio. Per di più essa ha visto cadere in prescrizione, a causa della Cirielli (by Berlusconi), l'evento che a suo giudizio avrebbe potuto inchiodare i dirigenti di Bank of America: l'aumento di capitale di Parmalat Brasil del 1999. "Ma è una sconfitta anche per le migliaia di obbligazionisti truffati. In mancanza di un responsabile civile, non hanno più su chi rivalersi".
    Capito a cosa servono le leggine del padrone?

Cambio di stagione

dicembre 20, 2008

Ore “10 e 48. Fassino si soffia il naso.”

Francamente comincia a diventare offensivo per tutti commentare qualsiasi cosa inerente al partito democratico.

Che poi, mentre gente strana si trastullava tra un live-blogging ed un altro, nessuno ha fatto notare che alla grande tavola di Natale imbandita dal PD ci fosse gente come Latorre, persone che capeggiano giunte nella bufera di cui non farò i nomi e via dicendo.

A fare da contorno a tutto questo, ancora una volta, presenziava una dirigenza di incompetenti, falliti e perdenti, quella che ha condotto la sinistra all’attuale sfascio politico, sociale, generazionale, come cavolo volete chiamarlo.

Seguono le solite panzane dichiarate ai media, con D’Alema che soltanto ora…ripeto, soltanto ora, dice che “la novità” è che sono uniti.
E poi dite che non ci prendono in giro; fino a pochi minuti prima parlano dell’elettorato, scoprendo cose che noi – quelli che dovremmo essere l’elettorato – sappiamo e di cui discorriamo da eoni.

Certo, poi vai a spiegarlo tu ai salotti della blogosfera-bene che finché si sta qui a tirarci le pare non succede niente. Andate a dirlo voi a chi ha contatti con la dirigenza, coi media, eccetera eccetera, che fare l’opinion leader al penultimo gradino della piramide (dove l’ultimo è occupato da noi nulla-contanti), per farsi leggere commentare e abbonare ai feed, non serve a niente.

È inutile perpetuare all’infinito un rumore di fondo che rimanda di link in link, finché torna al papone che irrimediabilmente cambia argomento, parlando di podcast, della canzone nuova di staminchia dj o di quello che vi pare.

Perché voi, sì voi che avete votato questo PD, che vi siete iscritti ai circoli on line del porcoddìaz, questo surrogato di vomito putreffato di umanità da cui evidentemente vi sentivate rappresentati, ve lo meritate tutto.

Lo sapevate benissimo e invece, guardate in che cavolo di situazione siamo finiti ora. Ma tanto, non abbiate fretta; anche grazie a voi, a noi, a chi vi pare, avremo giusto un 10, 15 anni ancora di Berlusconi per organizzarci.

A partire dalla prossima BlogFest, no?


C’è chi va e chi (ar)resta

dicembre 17, 2008

Quello che sta succedendo nel PD in questi giorni ha dell’incredibile. Sostanzialmente la polizia e la magistratura stanno facendo quello che la dirigenza avrebbe dovuto fare dagli albori: fare pulizia e spazzare tutti quei personaggi che invece di fare politica nel partito democratico dovrebbero stare in un monolocale con le sbarre. Molti pidini, anche quelli dei piani alti, staranno tremando in queste ore. Perché il partito è allo sbando da mesi e mesi, di nuovo ci sono solo le manette.

Ora un altro problema sarà quello di dover spiegare che cosa sta accadendo, prendere le distanze, magari non come fece Craxi coi socialisti. Perché vedete, un conto è allontanare subito da un partito i peggiori e poi dire che ci si era accorti chi erano e che per questo non fanno parte più del PD. Un altro conto invece è dover rispondere del terremoto che sta dando gli ultimi colpi al PD, a Veltroni, cioé il responsabile che dovrà risponderne – essendo il leader.

Fa poi morire dal ridere la non auto-critica fatta dal partito all’indomani delle primarie in Emilia e della ennesima sconfitta elettorale. Ogni tornata si perdono 10 punti circa, ma va tutto bene, la colpa è tutta di Di Pietro. Che invece guadagna, e molto. Il vero segnale che bisognerebbe interpretare è il calo costante dell’affluenza, il non voto, la non capacità di trasmettere senso di appartenenza, passione politica e speranze ad un elettorato che di solito – almeno a livello locale – premia la sinistra. Perché ci sono tantissime persone che vorrebbero un paese moderno e civile, ma questo i democratici non lo capiscono e continuano imperterrito a presentare personaggi ai limiti del grottesco.

Finché ci sarà questa dirigenza, come sappiamo, non si andrà da nessuna parte. E allora ben venga la magistratura, anche quella di destra che ora sta colpendo giutamente la sinistra. Sì perché se non ve ne siete accorti, lo scontro politica vs. magistratura si sta acuendo. E se oggi la giustizia sta cercando di distruggere i rimasugli di DC e PSI, sta compiendo una precisa scelta politica. Ok, è difficile spiegare perché a destra nessuno vada mai in carcere, invece a sinistra sì. Ma se volete davvero sapere il perché, ci pensa in modo pressoché scientifico Uriel (leggetevi il suo post, che vi farà bene) a dirvelo.

Fa pena guardare Veltroni durante questa costante agonia del partito in cui credeva tanto, ma in cui ha investito davvero male. Cioé cavolo dai, fai qualcosa, assumiti le tue responsabilità, è troppo comodo dire che “il partito non è tuo”. E di chi sarebbe, scusa? Arrabbiati, azzera tutto quanto, caccia via le brutte facce, manda un segnale deciso e preciso.

Tanto perderemo per i prossimi 10 anni, quindi di tempo per costruire qualcosa di serio ne avremmo. Altrimenti bisognerebbe, in tutta onestà, ammettere il totale fallimento dell’accozzaglia formata da DS e Margherita e mettersi da parte, magari dopo una bella sbroccata.
Questa sì, sarebbe una cosa davvero di sinistra.


Piove, governo ladro

dicembre 16, 2008

Dopo il post su Milano, ne arriva un altro di pubblica utilità, figlio di riflessioni che sto facendo in queste due settimane di perenne pioggia.
E’ che sto usando spesso la macchina in questo periodo, e guidare soli aiuta a chiarirsi le idee, specialmente quando sei in coda sotto l’acqua con un po’ di bella musica.

Pensieri personali a parte ogni tanto c’è spazio anche per qualche ragionamento civile, nel senso che dopo la ventisettesima buca che mi fa saltare sul sedile, quelle che dal rumore causato ti fanno controllare se ci sono ancora tutte e 4 le ruote, qualche dubbio comincia a venirmi.
Insomma avete fatto caso che dopo solo una settimana di pioggia, le strade sono ridotte ad un colabrodo, con voragini che manco la topa di Cicciolina…? Secondo voi è normale, visti i continui ed infiniti lavori che ci sono ovunque?

Il problema è che molti finiscono fuori strada e fanno incidenti mortali per queste buche. La cosa non è bella. Oppure spacchi una sospensione, fai fuori una ruota e via dicendo. E i rimborsi dai Comuni sono pressoché impossibili da ottenere; si perché secondo la Cassazione, “nel caso di buche o altre difformità su strade all’interno del perimetro urbano, la Pubblica amministrazione ha sempre la possibilità di custodia”.

Chissà che materiali usano per fare queste strade, che sembrano quelle di un paese da terzo mondo. Per non parlare delle autostrade che paghiamo profumatamente: se vi è capitato di uscire dall’Italia guidando, vi sembrerà di essere in paradiso. Strade asfaltate, autostrade gratuite e via dicendo. Ma questo è un altro discorso. La verità è che ci sono tanti giochini nei comuni tra soldi, commesse gonfiate, appalti e via dicendo. Poi però vengono utilizzati materiali scadenti per farci una bella cresta, tanto…

Intanto il manto stradale è sempre meno curato, perché il bitume costa, le amministrazioni locali non hanno soldi e i lavori vengono costantemente rimandati. Caspita, un’altra conseguenza della scomparsa dell’Ici, poveri comuni(sti). Inoltre si scopre che in Italia, nel 2008, la produzione di asfalto ha toccato un record negativo: 32 milioni di tonnellate, poche per un paese come il nostro che si presenta con delle infrastrutture in uno stato indecente.
E voi direte “meglio, ne guadagna l’ambiente”. Ma non sempre è così purtroppo.

In realtà infatti il bitume naturale è molto diffuso sulla crosta terrestre: per esempio, in Canada (paese notoriamente tra i più severi per quanto concerne le norme anti-inquinamento), Shell tratta da anni le cosiddette tar-sands utilizzando tecnologie molto avanzate (es. solventi a basso impatto ambientale). Per dire l’impatto ambientale potrebbe risultare praticamente nullo se al bitume non venissero aggiunti troppi solventi.
Se però per risparmiare al bitume vengono addittivate molte altre sostanze, come avviene nel nostro paese, la frittata è fatta.

Sostanzialmente quindi le strade vengono rifatte con sempre meno frequenza, si distruggono, causano incidenti e peggiorano la sicurezza stradale. Va bene il bollo, il bollino blu, l’Euro 4, il filtro anti-particolato, eccetera eccetera, ma voi in cambio non dateci soltanto strade di guerra. Alla fin fine stiamo parlando di un costo notevole che incide sulla collettività, ma non è un argomento di cui si parla volentieri.

Ok, d’inverno è normale che il manto stradale si rovini più facilmente visto l’aumentare delle piogge, ma non mi diverto più a giocare a campo minato guidando sulle statali.
Che poi sulle mine buche, non viene nemmeno indicato il numerino per sapere tra quanti altri metri troverò un altro burrone che potrebbe catapultarmi in un’altra dimensione spazio-temporale.


Relight Mylano

dicembre 15, 2008

In tempi come questi ci sarebbe bisogno di un po’ di austerity. Del resto siamo in crisi economica, si parla di recessione e la gggente al tg – intervistata – dice che a Natale spenderà meno. E se lo dice la tv, alla fin fine uno ci può anche credere.
Va a finire che ci si aspetta qualche esempio anche dai comuni e dalle città, che mandino un segnale di responsabilità e maturità alle persone.

Questo ovviamente non è il caso del comune di Milano. Anche quest’anno la giunta di ciellina di centro-destra si è distinta per un’altra particolarità, oltre che per litigi, decisioni incomprensibili e polemiche demenziali.
Sì perché questa città è governata ormai da non so quanto da questa giunta e da non so quanto infatti, Milano è diventata solo ed esclusivamente un posto che le persone vedono come luogo triste in cui lavorare, non vivere.

Fin qui niente di nuovo, direte voi. “Se lavura, chi a Milan”. Già ma una riqualificazione dell’immagine di Milano non sarebbe poi così male (specialmente in vista del fantomatico Expò del 2015). E qui veniamo allo scempio; sì perché con la scusa del Natale, delle Feste e del consumismo fetish-farlocco, quello dei negozi iper-addobbati ma pur sempre vuoti (chiedere ad amici commessi per credere), la giunta in ottobre aveva deciso di quintuplicare i fondi per le luminarie natalizie.

Da 200 mila euro si è passati a ben 1 milione di euro. Ottocento mila euro in più rispetto all’anno scorso. Ora, non voglio fare populismo di bassa levatura, ma tenderei a far notare – ai milanesi soprattutto – che per tre settimane (un mese, se preferite), la città è diventata una taroccata totale, visto che nel giro di pochi metri e poche vie ci sono stili diversi, colori differenti; tutto un po’ a caso, un po’ qua e un po’ là.

L’importante è il messaggio cristiano, cioé quello secondo il quale la festa più importante dell’anno si avvicina, quindi siate allegri, siate buonisti che è Natale, e spendete più che potete: siamo pur sempre nell’era dell’ottimismo.

“Un pot pourri alla milanese di luci frammentate e disomogenee, senza un progetto unitario, un´idea comune”. Come se non bastasse i negozianti, in aggiunta ai soldi del Comune, nelle vie più note ed affollate spenderanno un milione e mezzo di euro per altri addobbi.
Problema estetico e di inquinamento luminoso a parte, pensandoci bene, con tutti questi soldi (bruciati per 4 sole settimane, tenetelo ben presente) si poteva per esempio:

  • comprare dei tram nuovi;
  • mettere panelli fotovoltaici sopra ad un scuola;
  • comprare macchinari per l’ospedale; aiutare economicamente molte famiglie o molti giovani milanesi;
  • costruire una pista ciclabile di 10 km;
  • restaurare palazzi;
  • sistemare un università;
  • mettere pannelli solari sopra una scuola;
  • pagare la benzina delle volanti per un anno;
  • mettere i doppi vetri negli edifici pubblici, installare lampadine a basso consumo;
  • eccetera, aggiungete voi.
  • Non ve ne frega niente dei soldi? Pensate all’ambiente almeno. Cioé io sto qui a fare la raccolta differenziata con impegno, pago profumatamente la pattumiera, la bolletta della luce e tutto il resto. Ho lampadine a basso consumo, spengo sempre le luci che non utilizzo, la tv, uso l’acqua con oculatezza. E voi invece? Brindate allo spreco. E invece di comprare qualche tram nuovo, visto che ogni volta che se ne prende uno si è stipati come le mosche su un cumulo di letame, con 800 mila euro (!), ne addobbate tre vecchi per trasformarli in fenomeni da baraccone.

    Già si vedono ovunque fili e lampadine pendere dagli alberi, con centraline abbarbicate ai tronchi, figli di un amplesso elettrico che, kitsch a parte, rende l’atmosfera natalizia davvero opprimente ed insopportabile. Col rischio che se un barbone si mette a fare la pipì su una centralina, salti in aria tutto quanto.

    Anche a Milano il Natale, quando arriva arriva. Ma è in questi casi che la metafora che suggerisce la città industriale, quella che a detta di tutti è la locomotiva economica dell’Italia, fa trasparire la finzione di un sistema che avrà ancora poca vita.
    E quando ce ne accorgeremo, sarà sempre troppo tardi per spegnere una luce che sta acciecando le nostre menti e riaccenderne tante che le tengano sveglie.