Un Natale troppo vecchio per Noi

Natale in the night

Mettiamola così: il 25 dicembre è già bello che andato ed ovviamente non sono riuscito a scrivere nulla per l’occasione e già questo è sintomatico.
Non è una novità che crescendo lo spirito natalizio e tutte quelle cose buoniste connesse ad esso tendano a sparire, o comunque a sopirsi in luoghi nascosti del corpo umano, come coperti da un silenzioso e soffice strato di neve invernale.

Diciamo che sto facendo un po’ di sano outing con Voi in merito a questa cosa. Ne parlavo due sere fa su FriendFeed, chiedendomi se fossi l’unico che non si accorge più dell’esistenza del Natale, perlomeno nella versione che conoscevo. Sì perché mi sono ritrovato al 24/12 senza saperlo, percependo intorno a me tutto quanto come ovattato ed offuscato. Senza capire la dimensione in cui sto vivendo.

Di solito si dice che la colpa è del tempo, del lavorare sino all’ultimo minuto, del fatto che diventando grandi e quindi adulti…ci si trasforma in qualcos’altro che per me non è ancora tanto definito o definibile. Come se il Natale e le Feste di colpo evolvano in negativo, vestendosi di un giorno uguale a tanti altri.

Che poi alla fine lo sappiamo tutti, questo non è un momento normale. Ognuno identifica il Natale simbolicamente e in qualche modo avrà un qualche elemento che lo richiamerà. Per dire, per me il Natale è il “salmone”; sì perché io vado matto per il salmone, e bene o male il salmone sulle tartine calde col burro lo si mangia solo a Natale. Scontato dire che quando si era piccoli, Natale voleva dire regali, vacanze e fare i bravi, al massimo.

Noi siamo blogger, voglio dire. Non è mica poco e non è mica facile. In un certo senso siamo i nuovi dandy dei poveri del terzo millennio, quelli un po’ poetici e sornioni, quelli che si fanno i viaggi con la mente per scrivere un post, immaginandoselo nei modi più pittoreschi possibili. E lo so che un po’ tutti ci avrete pensato: molte persone suggeriscono a tante altre spunti e riflessioni scrivendo, ma non dico niente di nuovo così. Però se vi dico che scrivendo, battendo sui tasti, trasmettiamo anche sentimenti, allora un brividino o una scossettina – se vi fermate un istante – la provate. Ed è lì che sta lo Spirito, il Natale; almeno è lì che dovrebbe essere, penso.

In un mondo giusto e in una una blogosfera migliore, ci vedo tutti quanti – dalla “A” di “A chiare Lettere” alla “Z” di “Zoro” – sentimentalmente sotto un albero fatto di calici, di iPhone, Eee pc o quello che vi pare, ad aprire i pacchetti con dentro tutti i post sotto l’albero, ognuno con un bigliettino personale. I maschietti con il cappellino luminoso e nerd di Babbo Natale, mentre le femminucce con su il cerchietto con le antennine, un po’ così. E ad ogni scartamento, un “Ooooo!” di sorpresa.

C’è una nota citazione di Erma Brombeck che dice “There’s nothing sadder in this world than to awake Christmas morning and not be a child”. Che sembra un po’ una delle cose più tristi di questo mondo, se ci pensate. Ma in realtà l’errore sta nel punto di vista da cui la guardate; perché “Christmas, children, is not a date. It is a state of mind” (Mary Ellen Chase). Così come l’essere bambini, conservando quell’animo un po’ fantasioso che tutti vorremmo ritrovare la notte e la mattina di Natale.

In realtà però quando non siete più ansiosi di alzarvi dal letto prima delle 9 e aspettate che qualcuno venga a svegliarvi pigramente, vuol dire che siete maledettamente grandi e il Natale è qualcosa che non vi tocca più di tanto.
È giusto che i bambini lo percepiscano come qualcosa di magico. Certo, sarebbe bello viverlo in modo simile anche per Noi, ma – per quanto riguarda me – non so, sembra che io abbia disimparato come si faccia a partecipare al Natale. Sinceramente un po’ mi dispiace, ma devo ammettere che non sento molto, ecco.

Insomma a parte la solita storia del tempo di pensare a quello che dovrebbe essere il Natale, che non c’è, ci deve essere qualcos’altro che mi sfugge. Poi magari ci si mette anche la nebbia fitta che c’è fuori in questi giorni. E sì, anche questa cosa di farci gli Auguri via sms, via Facebook e via…dicendo, argomento di cui sto leggendo in vari blog. Siamo diventati strani noi o è il Natale che è vecchio?

Sarebbe bello avere più tempo per festeggiarlo, prepararlo e viverlo in sé, ma mi sono reso conto che non riesco più da un po’; anzi, probabilmente non l’ho mai fatto, perché quando ero bambino pensavo come un bambino, appunto.

C’è però una vocina dentro di me che mi suggerisce un consiglio prezioso, che mi ricorda che non tutto è perduto.
Sembra infatti che, volendo, sia possibile reimparare il Natale.
[L’importante è crederci]

7 risposte a Un Natale troppo vecchio per Noi

  1. dark68 scrive:

    Bravo…mi sembra corretto…reimparare…attimo per attimo, giorno per giorno.

    Serena notte.

  2. AlphaKappa scrive:

    io le tartine tostate col salmone e il caviale (il succedaneo da pochi euro) le mangio normalmente anche il resto dell’anno, a volte per cena insieme a un’insalata.😀

  3. rEdCiRcLe scrive:

    Non è così facile reimparare certe cose, ma ci si può provare. Nel mio caso mi sono accorto della (non troppo) lenta decadenza del Natale dall’inesorabile calo del desiderio di allestire un bel presepe.😉

  4. sonounprecario scrive:

    @Dark
    Grazie, speriamo davvero di farcela…sarebbe divertente, perlomeno😉

    @AlphaKappa
    Eheheh! Beh ogni tanto anche io mangio il salmone durante l’anno, però lo identifico simbolicamente col natale. Lo so, fa ridere ma è così!

    @RedCircle
    È vero, non è assolutamente facile. Secondo me è una specie di percorso a cui contribuiscono tanti fattori esterni e/o avvenimenti che ti accadono intorno, persone comprese.

  5. Francesco Protopapa scrive:

    Comincio fin da ora a farti i migliori auguri di buon anno.

  6. sonounprecario scrive:

    Grazie Francesco, tanti Auguri di Buon Anno anche a te!😉

  7. Ivan scrive:

    Io la mattina di Natale iniziavo verso le sei di mattina a chiamare i miei per sapere se fosse finalmente giunta l’ora di alzarsi. Attendevo con impazienza il momento in cui il rito del tragitto in salotto tutti insieme si adempisse in attesa della visione dello spettacolo dei pacchetti sotto l’albero.
    Il mio modo di tenere vivo il Natale è la SORPRESA, che contraddistingue il regalare e il regalato. Se una volta straordinaria era l’attesa di ricevere, da qualche anno è l’attesa delle reazioni ai doni che ho pensato e impacchettato. Insomma, non più l’impazienza di scoprire se i regali mi piaceranno come da piccolo, ma la speranza che i miei piaceranno ai destinatari. Non più il divertimento di aspettare Babbo Natale, ma quello di essere Babbo Natale!
    Qualche anno fa provai anch’io la sensazione da te descritta, che risolvetti con questo passaggio di ruolo, grazie al quale rivivo il Natale, quest’ultimo più che mai!
    Oggi è l’epifania, che come è noto, tutte le feste porta via: non sono più in tempo dunque per gli auguri di Natale, ma quelli per un anno che ti possa dare ciò che auspichi sì. Spero abbia passatto setrenamente le feste,
    buon anno
    siro!

    ni.

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