Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep.3] Meglio soli e basta

luglio 22, 2007

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Sta andando tutto a puttane. Ma va bene così.

Forse è meglio, invece di pensare ai gay, che davvero facessero qualcosa di concreto e veramente sociale per difendere la famiglia (“e i suoi valori”, come è bello dire) e i cittadini, perché non bisogna pensare solo al dio denaro, ma anche a come fare per vivere quelle 3-4 ore che ti rimangono dopo una giornata di lavoro; a come è possibile andare avanti con quei pochi euro che hai nel portafoglio, avanzati da mutuo, affitto, benzina, assicurazione; a far sì che la gente possa pensare a un progetto a lunga scadenza.

L’Italia è ormai un paese allo sbando, in cui se sei laureato non ti assumono, e se ti assumono ti pagano come un part-time mentre ti sfruttano 8-10-12 ore al giorno. E poi via a casa, verso altre assunzioni cocopro. Prima che tutti scappino, emigrino o si ritorni agli anni ’70 in cui si aveva paura ad uscire di casa, forse è meglio che qualcuno pensi. Ma non a Mastella o a Berlusconi, nemmeno a Prodi.

Il nostro paese è un paese che va rivoluzionato dal basso, un po’ come si sta facendo coi contenuti della rete grazie ai blog per capirci. Per fare questo però non bisogna delegare nessun altro che noi stessi. Ricordate quando dicevo che la soluzione “siamo noi”? Le schede elettorali e i litigi tra i politici che non interessano nessuno se non le televisioni non ci servono più con questa classe politica.

Milano è una città diversa da tutte le altre metropoli italiane, perché mentre dalle altre parti si lavora, si lavora e si vive, a Milano si lavora, si lavora e si lavora. Punto. Anche mentre si dorme si sogna di lavorare, per questo la gente è stressata. E’ la vita che manca agli italiani, il ritorno ad una qualche soddisfazione interiore che è ormai scomparsa da tempo, sostituita da beni materiali che i media ci invitano a consumare. Un “1984” democratico. So che leggerete questa frase come un qualcosa di retorico, qualunquista e prevedibile, ma se pensate bene, le uniche soddisfazioni che ci sbattono in faccia, secondo loro, sono le machine, i telefonini e sticazzi.
Sinceramente la prospettiva di lavorare per 50 anni fino alle sette, otto di sera senza “sgarrare troppo”, non avere una pensione (che sto pagando a chi è andato ora prima del tempo) e non potersi permettere del tempo per vivere i propri affetti e le proprie libertà, mi distrugge. Sarà che sono abbastanza d’accordo con Kierkegaard e che sono un po’ sentimentale, ma non mi va che un branco di imbecilli decidano e controllino le sorti del mio futuro, che in realtà nemmeno io posso pianificare.

Ancora una volta ripeto che la soluzione siamo noi stessi:

«Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare» (S.A. Kierkegaard)

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Il google fratello

Mag 24, 2007
 by Blogaprogetto 

L’ad di Google, Eric Schmidt, ha dichiarato che in futuro punteranno a voler organizzare tutta la vita ai propri utenti raccogliendo più dati personali possibili. Magari arriveranno anche a suggerire con google map l’indirizzo del potenziale partner, quello più adatto a seconda delle sue preferenze digitali e delle mail che invia, archiviate nei sistemi di Mountain View.

Non credo sia una buona mossa dichiarare tutta questa violazione di privacy con cotanto orgoglio misto ad una leggerezza disarmante: Per Schmidt è di fondamentale importanza raccogliere quante più informazioni sugli utenti così che un giorno Google potrà “influire” direttamente sulla nostra vita, dicendo non solo cosa danno al cinema dietro casa, ma anche come passare un weekend libero, o addirittura indirizzare le nostre scelte professionali, grazie al fatto che conosce le nostre capacità e i nostri gusti. Una conseguenza logica, dice senza giri di parole l’ad, dell’ambizione del motore di ricerca di organizzare l’informazione globale.”

Io sapevo che la vita (in teoria) sarebbe bella anche perché non per forza tutto deve accadere logicamente o secondo canoni prestabiliti (e già qui abbiamo una bella falla aleatoria per i cervelloni di Mountain View); ma soprattutto, il vanto di voler organizzare l’informazione globale mi da alquanto da pensare. Classificare i miei gusti per andare al cinema è un conto (anche se credo di avere abbastanza intelletto per scegliere il film che voglio guardarmi), decidere che informazioni farmi trovare in prima pagina (su google) è un altro. Ora comincio a capire meglio e a ricredermi riguardo al “fascismo digitale” di cui parlava Marco Zamperini. Forse fascismo è un termine ancora un po’ forte (a meno che sia un fascismo evoluto, diverso, appunto “digitale”), ma “grande fratello” per ora è il sinonimo che più da l’idea di quello che Google vorrebbe diventare. Una Google politica che non ha vergogna di ammetterlo.

E’ da tempo infatti che Google sta tentando (e ci sta riuscendo) di acquisire i servizi e/o i portali più interessanti, o meglio, quelle piattaforme di aggregazione sul web più innovative e diffuse tra gli utenti. Sembra che il prossimo passo sia quindi quello di acquistare FeedBurner, leader nel panorama della syndication. Con i Feed Rss ed i bookmark infatti google avrebbe molte più possibilità di acquisire dati personali sui gusti degli utenti riguardo a contenuti ed informazioni, senza poi contare le brutte tracce lasciate dai cookies sui nostri pc, armi ottime per invadere la privacy di chiunque (vedi acquisizione DoubleClick).

Avete presente THX 1138, il film di George Lucas (conosciuto in italiano come “L’uomo che fuggì dal futuro”)? Ecco, il quadro che si auspica l’ad di google non sembrerebbe poi così distante.

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Qualità della vita? Siamo Ottavi..

gennaio 27, 2007

Secondo la rivista americana International Living ci troveremmo all’ottavo posto nella classifica sulla qualità della vita.

Mi fa sorridere che i risultati migliori li abbiano ottenuti i paesi europei (quelli del Nord Europa specialmente, c.v.d.). Questi i parametri:

Eleven months of the year, we consider the countries around the world where you could live cheaper, pay less tax, enjoy better weather, take advantage of opportunities in emerging markets…places where you could start a new life, start a business, start over…”

Ma non riesco a capire se il fatto che l’Italia sia ottava sia positivo o meno, anche perché vi sono altre classifiche. Tipo quella sulla corruzione. Insomma credo che a parità di risultati, siano stati solo alcuni fattori a farci balzare nella top 10. Tac, fregati.

Una notizia interessante insomma, che non vi cambierà la vita (a meno che andrete a vivere in Australia, e allora sì…!), ma che poteva far parlare e che probabilmente al tg non avete sentito. Erano troppo impegnati a ricordarci che, come scrive Mantellini,

Per l’occasione, studio aperto ci ricorderà come nell’anno orwelliano 1984, Craxi abbia salvato Silvio e gli italiani da un avvenire povero, senza sogn.

Toccate tutto agli italiani, ma non la tv delle favole…con il rischio poi che qualcuno al momento di pagare il conto vada in bagno