Free Bloggers, free journalism

maggio 8, 2007

E mentre noi ci impegnavamo a discutere su un possibile codice deontologico che regoli i blogger, la Camera dei Rappresentanti in USA istituirà il “Free Flow of Information Act of 2007”, che servirà a fornire anche ai blogger alcuni piccoli vantaggi di cui godono i giornalisti d’oltreoceano (riservatezza nelle fonti e non solo per esempio).

Ancora un passettino in più nell’acquisizione di importanza da parte del personal journalism e dell’informazione che viene dal basso, fatta dai cittadini. Insomma, come già sospettiamo, soprattutto negli USA, la presa di coscienza di come sta cambiando il modo di produrre contenuti è in continuo divenire, ma…qui in Italia? In che stato è la blogosfera? Che riscontri abbiamo? Che influenze ha sui media tradizionali? Poche e alquanto originali (in genere i blog vengono citati sui quotidiani on line per aspetti negativi, foto strane o…porno).

Sono sicuro che al contrario, se qui in Italia un’azienda del calibro di Apple avesse chiesto ai blogger di confessare la fonte da cui provengono le loro rivelazioni, sicuramente qualcuno avrebbe pensato a un decreto o a un qualcosa che tutelasse il segreto…delle aziende, una sorta di diritto a non-informare, a non dare pareri se non iscritto all’albo o col tesserino sempre in vista, di modo da star sicuri che l’informazione fornita ai cittadini non possa dare fastidio ai piani alti.

Annunci

Emi…cadde una Apple sulla testa.

aprile 2, 2007

//www.1000bit.net/ - La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Oggi su Repubblica leggo che Emi avrebbe raggiunto un accordo con Apple per poter vendere le canzoni sullo store di iTunes senza Drm (Digital Rights Management una sorta di SIAE trasformata in lucchetti digitali). Che tradotto vuole semplicemente dire che sarà in teoria possibile copiare ed ascoltare le canzoni acquistate (da iTunes) in qualsiasi lettore mp3.

A me pare invece una sorta di compromesso (…non so ma mi è venuta in mente la terribile immagine di Bill Gates che appare su uno schermo dietro a Jobs. Forse esagero…); nel 2005 infatti le posizioni erano queste. E a febbraio di quest’anno il caro Steeve (Jobs) aveva spedito la letterina a babbo natale major bacchettandoli sulla loro ingordigia economica. Le posizioni troppo open di Jobs erano un po’ troppo fastidiose, ma senza dubbio lungimiranti (già): in più siccome si chiamano major e non siae, non sono totalmente rimbecillite (dopo un po’ di tempo hanno capito che l’home video le ha salvate dal tracollo un bel po’ di anni fa per esempio) ed ogni tanto intuiscono che forse bisognerebbe compiere qualche passetto nel verso giusto: piccolo per le major, grande per noi, almeno in teoria.

Sì, perché dietro quegli 1.29 dollari invece di 0.9 (per un mp3, ebbene sì, moltiplicatelo X 12-15 canzoni di un cd vario per esempio) mascherati da una “qualità migliore” secondo me c’è semplicemente la scusa per fare più soldi. Insomma, ti do il contentino, ma dammi qualche soldino! Questo per dire che Jobs è avanti ma…è anche furbo, giustamente: “Vendere musica digitale senza Drm è un passo obbligato per l’industria musicale – ha dichiarato il Ceo di Apple Steve Jobs – e la Emi guida ancora una volta l’industria con un’innovazione che lascerà il segno. Il catalogo reso disponibile da oggi non solo è senza Drm. Ma anche di una qualità superiore. Penso che gli utenti di iTunes saranno contenti di pagare appena 30 centesimi in più per le loro canzoni. Ovviamente, sarà sempre possibile acquistare le stesse canzoni, ma di qualità inferiore, con i Drm. Vogliamo dare alla gente possibilità di scegliere. Questa è la libertà digitale”. No, la libertà digitale per me non è questa.

Apprezzo il piccolo sforzo e comunque sia…continuo ad avere fiducia nel lavoro..di Jobs (questo nuovo iRack è proprio una pacchia!).