Made in Italy but not for Italy

novembre 28, 2007

In Italia ci si lamenta che la ricerca è ferma, non si va praticamente avanti. I cosiddetti cervelli scappano, felici di poter lavorare e venire valorizzati e soprattutto pagati altrove. Sì perché lo Stato italiano spende moltissimo nella formazione universitaria ma quando poi si arriva alla fine del percorso di studi, momento in cui tutto un paese può guadagnare del lavoro di una persona sola, ecco comparire l’incantesimo: lo Stato italiano infatti regala letteralmente tutti coloro che potrebbero contribuire ad un miglioramento complessivo della società a qualcun altro, gratuitamente. Insomma, non basta lo sperpero economico ci deve anche essere quello delle risorse umane vere e proprie.

I ricercatori italiani si dividono principalmente in 2 categorie: chi fa il proprio lavoro non solo per passione ma perché è masochista e non viene pagato o riceve giusto un rimborso spese e chi ha la “fortuna” di avere un contratto a tempo, con la caratteristica comune dello sfruttamento e della paga più bassa di un operaio neo-assunto (con tutto il rispetto dovuto, ovviamente). Loro hanno anche un blog e tra le tante cose, non chiedono poi così tanto. Mille euro al mese sono ancora poche, purtroppo, al giorno d’oggi…figuriamoci per un ricercatore precario.

E il bello è che non solo ci guadagnerebbero loro, i ricercatori, ma anche noi; è ovvio, perché se io posso permettermi di lavorare tranquillamente e sapendo che ho le spalle un po’ più coperte, lavoro meglio, senza troppi pensieri in testa. E se ricerco meglio, lo faccio anche e soprattutto per il mio paese.

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Affittopoli

aprile 14, 2007

Da GettyImages.com; la fonte si trova nel link del file stesso

Qualche giorno fa ho letto che dal 1999 al 2006 gli affitti di case sono saliti del 112%, specialmente nelle grandi città, su tutte Roma e Milano.

Le famiglie che vivono in affitto sono ancora 4 milioni e 180 mila (e il potere di acquisto è calato); mi piacerebbe sapere (da voi) come fa ad arrivare alla famosa “fine del mese” chi ha un lavoro precario e paga un affitto, specialmente in città, magari con esempi concreti. Oppure vorrei conoscere chi non ha la possibilità di richiedere o non vuole (…perché? almeno se succede qualsiasi cosa, la casa è tua!) un mutuo fino a quanto è disposto a pagare per vivere una vita in affitto.

Non sto dicendo che ognuno dovrebbe avere una casa sua in ogni caso, cioé se non lavora, ecc…e magari pretende che lo Stato debba dargli tutto; non sopporto infatti quando qualcuno pensa che lo Stato debba per forza di cose garantirgli un’abitazione. Anche a me piacerebbe averla…prima però devo lavorare, mettere via soldi, avere garanzie…. Non vado mica a chiederla come un kg di pane.

C’è però un limite a tutto. Forse questi aumenti spropositati sono anche dovuti al fatto che sono state fatte tante porcate coi mutui, grazie a tanti funzionari non troppo onesti delle banche stesse per esempio: in questi anni infatti tutti sono stimolati a comprare a rate ogni cosa. Anche qui si arriverà a un punto di non ritorno…forse?

La casa insomma è un altro piccolo problema frequentemente ignorato in this countryclub.