Ecco perché si chiamano Micro (Soft)

maggio 15, 2007

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Finalmente giunge una bella minaccia lanciata direttamente da Microsoft contro i software open-source. Parola di Steve Ballmer, Ceo della Microsoft.

Risate a crepapelle. Insomma, probabilmente hanno capito che possono competere solo minacciando, dall’alto dei loro fantastilioni, in puro stile guerra fredda, con l’obiettivo di partecipare economicamente con le aziende (che sono sempre di più) che lavorano utilizzando Linux. Sì, perché molte grandi aziende per abbattere i costi ed elevare la qualità e l’efficienza delle proprie macchine si sono affidate e si affidano ogni giorno al pinguino. Basti citare nomi come Wal-Mart, Goldman Sachs e Google, for exemple.

Insomma, chi non vuole avere a che fare con le famose schermate blu e ha bisogno di sistemi affidabili e sicuri non cerca di certo microsoft. Anche perché, come ben sappiamo, il sistema che ci viene offerto, anche non a livello professionale, risulta poco personalizzabile e con Vista ha cominciato ad introdurre una serie di limitazioni notevoli.

A Microsoft infatti da fastidio che in tanti se ne accorgano e che sempre più società firmino contratti con il famoso pinguino (sì, arriva un pinguino e vi porge un contratto). Quindi utilizzano la tattica del più forte, del più ricco e dello spaccone a cui hai osato pestare i piedi; ed ora che ci sono i repubblicani, il gioco probabilmente è più facile.

Come scusa vengono tipicamente usati i brevetti; a me sembra però paradossale. E’ come se Steve Jobs chiedesse a Bill Gates di rispettare quelli di Apple, visto che (per chi non conosce la storia esiste un ottimo film in merito) il caro Gates non ha fatto altro che modificare il sistema di Jobs degli albori. Per fare un altro esempio stupido, è come se Henry Ford (vivo) chiedesse a tutti i produttori di macchine di non costruirle più perché lo hanno copiato; in effetti tutti (o quasi) fanno auto belle con 4 ruote. E così via, ci sono centinaia di esempi simili.

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“Pesci” editoriali

aprile 1, 2007

[…]Montezemolo ha sottolineato come “la sfida del futuro sarà tra componente umana e non umana, giornalisti contro software”, denunciando il fatto che i tanto temuti motori di ricerca sono in fondo “attori che pretendono senza dare” e assomigliano a delle “piante parassite che per crescere usano le strutture costruite da altri”[…].

Come al solito i nostri amici-eroi giornalisti hanno capito tutto, meno di prima.

Per questo hanno invitato Montezemolo, uno che con l’editoria moderna ci casca proprio a fagiuolo. Meglio vendere tutto ciò che sta intorno all’informazione (gadget, inserti, ecc…) che tornare a concentrarsi sul soggetto principale, l’informazione, quella vera, l’unica cosa che bisognerebbe vendere ai cittadini. Questo il processo preferito e più comodo della stampa italiana.

Non so se i giornalisti smetteranno prima o poi di odiare i blog e di vederli solo come un acerrimo nemico da combattere. Sarebbe bello che un po’ tutti cominciassero ad usarli come strumento di supporto (come già fanno in segreto, incrociandolo magari con altre fonti), magari per capire un po’ di più i gusti di questi lettori che stanno cambiando, che vogliono partecipare ai processi di creazione delle informazioni (abbiamo migliaia di esempi ogni giorno, e negli Usa se ne accorgono perché in queste cose sono lievemente avanti) e che (soprattutto i più giovani) non sono tanto abituati a concepire un’informazione a pagamento (ok, studio aperto non è informazione).

Come se Bill Gates ammettesse pubblicamente di usare Linux caricato su un iMac insomma.