Io non sono un bamboccione

ottobre 5, 2007

//vistidalontano.blogosfere.it

Ho 24 anni.
Sono laureato. E non è che sono deficiente soltanto perché ho scelto di fare un test per 250 posti (su 2000 presenti) valido per una facoltà solo perché volevo buttare 3 anni, come luogo comune insegna su scienze della comunicazione. Perché ci sono università e università, facoltà e facoltà.
Durante il triennio universitario lavoravo la sera e non solo; qualsiasi cosa potessi fare l’ho fatta, a qualsiasi ora.
Ho appena cominciato la laurea magistrale, la cosa si fa ancora più seria. Qui i posti disponibili erano 110. Passato anche questo, forse davvero non sono così pirla. E lavoro anche ora, perché non sono mai stato un mammone e non voglio pesare sulle spalle di nessuno.
La macchina usata, sudata, del ’99 che ne ha sempre una (ora devo pure rifare la frizione porc…!), il biglietto del treno, il biglietto per la metropolitana, il pasto fuori casa, la benzina, uscire, spendere poco e praticamente solo il weekend, gli imprevisti, ecc… Con nemmeno 500 euro al mese. Ma scusate, dove cazzo volete che vada ad abitare? L’idea di una tenda al parco di Monza mi è già venuta, ma devo escogitare un modo per non morire assiderato tra dicembre e gennaio. Per il resto il campeggio mi piace.
Da queste party (la ipsilon è voluta, sì), un affitto a meno di 500 euro (e sono pochi, credetemi) non lo trovi; ah, se lo trovi sei stato truffato. E poi le spese condominiali, le bollette, il cibo, l’assicurazione e…l’imprevisto. Ma il bamboccione mammone giuggiolone sono io, cazzo. Va bene, parliamo dei mammoni come problema sociale, ma prima verifichiamo che cazzo stiamo dicendo, caro il mio povero TPS. Che l’attuale Governo non sapesse comunicare né tantomeno esprimersi l’avevamo capito, ma delle uscite infelici ne abbiamo abbastanza piene le palle; esigo rispetto, soprattutto verso chi non è andato in una scuola privata, non frequenta lo Iulm e l’unico problema che ha è come chiedere i soldi al papà per comprarsi la striscia di coca che si farà la sera con gli amici. Sono stufo di vedere uno spento Sircana qualunque dietro Prodi o chi per lui ripetere con la bocca, in silenzio, quello che dovrebbe dire Prodi ai giornalisti, verificando che uno, non dica troppe minchiate e due, che non si addormenti mentre gesticola.

 

//gallery.panorama.it/

Che tutele hanno i precari? Porca vacca, mi piacerebbe moltissimo potermi permettere e fare una mia vita, essere indipendente, scapparmene di casa, per vari motivi…ma fa**ulo, non posso farlo; cosa credete, che mi faccia piacere rimanere ancora alle dipendenze della mamma? E ho ancora 24 anni.
Parliamo, caro TPS, anche del fatto che non si fanno più figli, che quando si fa il primo le donne hanno più di 30 anni e i problemi legati alle malformazioni sono in aumento, così come le primipare attempateusando termine old style e benevolo – per definire quelle che hanno i figli sopra i 40 anni. TPS chiediti perché!!! Brutto vecchio con un piede nella fossa! Sì, ti chiamo come tu chiami me. E qui concordo con Veltroni.

 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i grandi incentivi a cui si riferisce TPS:

Il governo ha introdotto in Finanziaria la possibilità per i giovani, in un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, di usufruire di detrazioni fiscali sugli affitti, sempre che la casa non sia l’abitazione principale dei genitori. La nuova detrazione varia dai 495,8 euro in tre anni se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non i 30.987,41 euro, ai 991,6 euro (sempre in tre anni) se il reddito non supera i 15.493,71 euro.

Ehi, ma è grandioso! In 3 anni avrò la detrazione, nota bene, sull’affitto, di ben 495,8 euro o 991,6 euro se sono ai limiti della povertà (badate che si ragiona sempre in lordo); sei un genio TPS, meno male che ci hai pensato tu! Ho un affitto di 600 euro mensili e tu mi detrai facciamo…l’80% di una mensilità in 3 anni! Ma non ti vergogni? Ti preferivo quando parlavi di tasse.

Poi verficia quest’altra cosa. In tutta Europa, le persone si laureano soltanto una volta, in 4 anni; E BASTA! Se poi vogliono andare avanti a fare dottorati, master, ecc…possono farlo, ma dopo i famigerati 4 anni sono a posto, hanno finito. Insomma, tra i 22 e i 24 anni in media sono già liberi di cercarsi un lavoro e vivere, visto che di vita ne abbiamo soltanto una. Noi italiani no invece, siamo sempre diversi, siamo stati creati per soffrire. Qui si pensava brillantemente che 3+2 facesse sempre 4. Ma ahinoi, non era così: ora se ti va di culo ti laurei in 3 anni giusti, se riesci a trovare un professore che non debba seguire altre 8 mila tesi e se riesci a districarsi nella disorganizzazione universitaria italiana. Altrimenti ti laurei in ritardo. Per fortuna io ho ritardato solo di 3 mesi, avendo finito gli esami ben prima, attendendo l’appello di laurea successivo e non dovendo pagare nessuna tassa in più. Ok, facciamo che in media uno si laurei in 4 anni (è così), dopo di che va a fare la laurea magistrale. Al diavolo, devo laurearmi 2 volte?! Ma per che cosa??? In questo dannato paese fai fatica ad avere un colloquio o ad essere pagato umanamente! Sì, però devi farti un altro percorso di studi, e poi metterci almeno 6-8 mesi (di principio) per la tesi, perché –dicono i professori– «è così e basta». Tutto questo per 10 minuti di spiegazione davanti ad una commissione che manco ti ascolta. Se va bene hai 26 anni e magari non hai mai avuto esperienze concrete di lavoro, se non fare uno stage non pagato di qualche mese dove hai imparato a fare delle bellissime fotocopie e a mandare i fax bene come nessun altro. Fantastico. Come questo pezzo femminista-delirante a tratti, di cui vifornisco solo un breve estratto:

Ora vediamo come andrà. Se le agevolazioni ci saranno poi, funzioneranno, qui da noi, più che per bisogno di autonomia per il richiamo degli ormoni. Per capirlo basta sentire i racconti dei giovani dell’hinterland milanese sul loro San Valentino. Si mettono a migliaia in auto e in coda (spesso coi panini) fuori dai motel intorno alla Tangenziale per fare sesso tranquilli, in una feriale notte degli innamorati, almeno per due ore. Ragazzi, così è tristissimo. Vediamo se ce la farà il ministro, se si potrà finalmente vivere «da grandi», liberi di fare quel che si vuole e pazienza se la casa non è lustra. È molto meglio quello, francamente, di una macchina o di un motel. 

E ci sono tantissimi altri aspetti e/o fattori che non ho considerato. Come ad esempio l’incompetenza e l’arroganza dimostrata ogni santo giorno di questa schifosa e vergognosa classe politica.

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“Date al papa ciò che è del papa”

giugno 25, 2007

da www.anarca-bolo.ch

Se è la UE a rendere noto all’Italia che l’epoca dei privilegi a tutti i costi dovrebbe finire, per il bene dello Stato e dei cittadini, è evidente ci sono tante cose che non vanno.

C’E’ CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l’accusa di anticlericalismo.

Sto ovviamente parlando di una di quelle cose che difficilmente sentirete al telegiornale.

Varato nel ’92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell’Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell’anno scorso.

In realtà, tutto ciò che è chiesa (addirittura anche tutte quelle Onlus che sono sorte come i funghi e che spesso si rivelano delle truffe da record) continua a non pagare l’Ici, accrescendo a dismisura le ricchezze clericali (e di conseguenza gli immobili). Per lo Stato la perdita annuale sarebbe di circa 400 milioni di euro, senza contare tutti gli anni arretrati.

da claudiocaprara.it

Come un condono perenne, questa è una delle tante offese ai cittadini. Le tasse aumentano perché gran parte dei lavoratori autonomi ne paga pochissime (evasione) e perché lo Stato ha un enorme debito e pochi soldi; chi ci rimette siamo Noi pezzenti, con buona pace di chi la domenica va in chiesa felice.
Sì, perché se tutti quanti pagassero le tasse in modo coretto ed equo, chiesa compresa, la pressione fiscale scenderebbe probabilmente sotto il 40%; ma come sappiamo è evidente che, a parte i noti privilegi, la mentalità comune italiana è quella dell'”aspetta che ti frego io che sono intelligente” (e pago meno tasse). Poi però ci lamentiamo della sanità, dei trasporti, della scuola…e delle mezze stagioni.

Questa volta però, con qualche anno di ritardo, la furbata made in Italy non è piaciuta a Bruxelles: il ministro dell’economia italiano invece ha subito rassicurato che andava tutto bene; per l’Italia infatti cose del genere sono ordinaria routine.

L’Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l’applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell’Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all’interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.

La cosa triste, come si legge in conclusione dell’articolo, è che nel 2007 in l’Italia, senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l’opinione pubblica (per lo meno qui su Internet) non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l’Ici almeno al 90%.
E’ qui che si fa la figuraccia; come un padre stufo di un figlio che nonostante i continui rimproveri va avanti imperterrito per la strada sbagliata (o di comodo), così lo schifoso ceto politico italiano (in questo caso di sinistra soprattutto) non ha ancora avuto il coraggio di difendere le proprie scelte, laiche ma soprattutto di sinistra.

Quindi chi vuole dia al papa e al clero ciò che è e interessa la chiesa: il denaro e il consenso. Però glielo dia volontariamente, senza obblighi, 8×1000 o privilegi politici.
Ora infine ditemi, in Italia, chi sono i veri comunisti.

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