Vita in Atesia (o in un call center italiano qualsiasi)

febbraio 15, 2007

Ricevo e pubblico il vero racconto di un protagonista, che vive in prima persona la vicenda Atesia. Leggendo la sua denuncia, ho riconosciuto in più punti la situazione mia, dei mie colleghi del call center in cui lavoro, minacciati per un’assenza, trattati come bestie da 5 euro e qualcosa lordi l’ora senza diritti e senzala tutela di qualcuno, qualcosa.

Spero abbiate la pazienza di leggerla tutta perché la descrizione non fa una grinza: fa venire i brividi perché è completamente vera. Ci sarà mai un giorno in cui tutti gli operatori di call center italiani avranno il coraggio di scioperare? Tanto che cosa perdereste? Un lavoro di merda come questo si troverà sempre; ma se per 1-2-3-4 giorni le grandi aziende non garantissero il servizio clienti…? Dite che potrebbe cambiare la situazione?

“In Atesia il collaboratore ha un orario da rispettare. Un turno all’interno del quale può scegliere liberamente se lavorare o meno. Se volesse lavorare in altri orari dovrebbe richiedere l’autorizzazione dagli assistenti di sala (ats). Generalmente si lavora 6 giorni su 7. Non esistono festività che chiudono l’azienda. Atesia, ovvero gli operatori di call-center, è attiva 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno.
Non è riconosciuto alcun pagamento per ferie o malattia. L’unico elemento di retribuzione è il contatto utile. Con questo si intende ogni attività (generalmente una telefonata ricevuta od effettuata) chiusa positivamente. La definizione dell’utilità del contatto è quella decisa dall’azienda sulla base della durata della chiamata o delle risposte ricevute dal cliente. In sostanza è un lavoro a cottimo. Il cottimo però è condizionato perché non è il lavoratore che decide quante chiamate effettuare o ricevere ma è l’azienda che decide i volumi di lavoro. In teoria un lavoratore potrebbe prestare il suo tempo (elemento vincolante della quantificazione della retribuzione secondo la Costituzione) e non ricevere nulla in cambio. La realtà non si discosta molto da questa ipotesi. Spesso, per logiche aziendali oscure, i volumi di lavoro sono bassi e si guadagnano anche meno di 10 euro lordi al giorno.
Quello che succede di frequente è che a prescindere dal volume generale di lavoro, la distribuzione di esso non è equamente distribuita tra i lavoratori. Quello che avviene concretamente è che l’azienda ha la possibilità di dirottare un numero maggiore o minore di chiamate su un lavoratore anziché su un altro. Inoltre all’interno di un stessa commessa l’azienda può assegnare a suo piacimento una campagna migliore a chi preferisce. Ad esempio nelle outbound una telefonata per promuovere un servizio può essere pagata meno di quella per promuoverne un altro. Quindi due lavoratori che lavorano la stessa quantità di chiamate avranno guadagni differenti. E’ chiaro quindi il potere, che si spinge fino al ricatto, che l’azienda ha sui lavoratori per imporre determinati comportamenti.

Altro che collaborazione! Il ricatto e l’intimidazione ha negli assistenti di sala (ats) i suoi principali esecutori. Nel posto di lavoro l’attività viene coordinata dagli ats, in realtà spesso a loro volta precari (un po’ la logica del kapò). In teoria, secondo il contratto, dovrebbero fungere da riferimento per il collaboratore per le problematiche inerenti allo svolgimento del lavoro. In pratica quello che avviene è che la loro principale attività è quella di controllo. In modi a volte anche autoritari impongono l’attività e le sue modalità di svolgimento.

Tornando alla retribuzione essa viene cambiata dall’azienda in modo unilaterale, anche retroattivamente. Vi sono situazioni limite che sembra paradossale non possano essere sanzionate nonostante siano state oggetto di interrogazioni parlamentari. Ad esempio nella commessa Tim per un certo periodo, al lavoratore la telefonata di oltre 3 minuti viene pagata meno di quella che dura da 2 minuti e 40 fino a 3 minuti (ndr: aggiungo io, si parla di servizio inbound, cioé cliente chiama il 119, ha bisogno…ma l’operatore è costretto a fare in fretta per direttive allucinanti, ve lo assicuro). Oltre all’evidente danno per l’utente, dato che necessariamente su indicazione aziendale si tenderà a “tagliare” i tempi della chiamata, risulta palese l’incostituzionalità di un pagamento che avviene in aperto contrasto con la norma di proporzionalità tra tempo e retribuzione.
Nelle campagne inbound la chiamata fino a 20 secondi non è pagata. Stessa cosa se si superano 2.40 minuti, l’utile è sempre lo stesso, per cui succede spesso che vista anche la lantezza dei sistemi (ndr: aggiungo io, il sistema che si usa in Tim spesso non funziona, funziona male, funziona in parte o è talmente lento da dover interrompere l’attività, ecc…) la telefonata sia ben puù lunga (anche 10 e 20 minuti nei casi estremi). L’assurdità della situazione è che invece il committente comunque paga Atesia. Si lavora G R A T I S.
Oltre a tutto ciò la Legge 626 sulla sicurezza sul lavoro non viene asolutamente rispettata. Come operatori lavoriamo costantemente di fronte a monitor che non sono a norma di legge. L’igiene del posto di lavoro è spesso scadente. L’impianto di condizionamento non è sufficiente, d’inverno fa freddo e d’estate fa caldo. La struttura stessa è fatiscente e presenta spesso pavimenti dissestati e controsoffitti cadenti. In concomitanza con la brutta stagione piove all’interno della struttura compromettendo la praticabilità di alcune postazioni. L’inquinamento acustico dovuto alla mancanza di insonorizzazione non permette di svolgere le normali mansioni di lavoro, compromettendo la salute stessa di noi operatori; a qualcuno sarà capitato di chiamare il 119 e di averne prova, spesso infatti gli utenti che ci chiamano si lamentano perchè fanno fatica a sentirci. Gli strumenti tecnici forniti, necessari allo svolgimento corretto del lavoro (cuffietta di spugna e sopratutto beccuccio, un “prolungamento” del microfono che servirebbe ad amplificare la voce dell’operatore e isolare le centinaia di voci presenti in sala), sono inadeguati e difficilmente reperibili.
Per quanto riguarda la rappresentanza sindacale in Atesia, per i collaboratori, è costituita da Rsa. Quindi i sindacati nominano ed impongono le rappresentanze senza che i lavoratori possano votare i propri rappresentanti. La situazione è costante: lavoratori a cui sono negati continuamente diritti, anche quelli sindacali.
Atesia in questi anni è cresciuta esponenzialmente ma ha prodotto migliaia di lavoratori con guadagni infimi, nessuna garanzia, nessuna possibilità di assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Atesia scarica i costi del rischio d’impresa sui lavoratori, non assumendoli (c’è gente che lavora da 13 anni, prima con partita iva, poi cococo e ora cocoprò), e non stiamo parlando di una piccola impresa, ma del più grande call center d’Europa, tra i primi 10 al mondo, che fa parte di un gruppo il cui fatturato è di 750 milioni di euro nel 2006 e che grazie all’accordo tra amici (governo prodi, sindacati, azienda) vedrà condonarsi oltre 300 milioni di euro di contributi/ferie/malattie non versati in questi anni, riconoscendo ai lavoratori che accetteranno il contratto (4 ore a 550 euro lordi – e ti va già di lusso – su turni di 24h, cosa che rende impossibile cercare un altro lavoro, vista la turnazione, quindi l’inquadramento più basso, il minimo) gli ultimi 5 anni di contributi (non ferie malattie,maternità e tredicesime ovviamente), di cui la metà pagati dallo stato (denaro pubblico!!) e l’altra dall’azienda in 36 comode rate mensili.
Va aggiunto che se l’accordo verrà applicato (a tutte le aziende del gruppo così come previsto) i costi di gestione lieviteranno di 30 milioni di euro l’anno (dati forniti dll’azienda), quando sappiamo che gestiscono un giro annuo di 750 milioni e che il condono ne farà loro risparmiare 310.
Ovviamante questa verrà palesata come una grande vittoria sulla precarietà, quando invece altro non è che un condono tombale appunto…

Sì perchè chi accetterà il contratto dovrà prima firmare una liberatoria sul pregresso, e poi potrà essere assunto alle condizioni di cui prima.

Ovviamente i sindacati ci rassicurano che una volta assunti ci penseranno loro ad aprire una nuova contrattazione, cosa che non stanno facendo per quelli già assunti, i veri dipendenti insomma, cui l’azienda cambia le matrici arbitrariamente e illegalmente, licenziandoli poi o costringedoli alle dimissioni.
Oltre a questo va detto che E’ I L L E G A L E assumere tutti dipendenti part-time.
Non a caso l’ispettorato del lavoro nel verbale da ragione a noi lavoratori, e sconfessa quanti sostengono ancora che l’operatore di call center non sia subordinato a tutti gli effetti (anche di più perchè è più ricattabile, perchéin posizione di debolezza).”

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