Agevolazioni e contributi per l’acquisto di un pc con contratto a progetto

luglio 29, 2008

E’ da svariati mesi che dal pannello di controllo di questo blog noto una cosa interessante: uno dei post più letti e ricercati sui motori è quello riguardante le notizie sull’aggiornamento dei contributi per l’acquisto di un pc da parte di possessori di un contratto a progetto.

Essendo il post del novembre scorso, ho deciso di ridare una spolveratina all’argomento. Nel frattempo infatti sono cambiati governi, ministri, ecc… In realtà poi poco è cambiato; evidentemente Tremonti non si è ancora accorto che i cittadini più deboli potrebbero trarre un piccolo vantaggio acquistando un computer.

Premessa: il sito di riferimento per avere notizie in merito alle agevolazioni ed ai contributi sull’acquisto di personal computer per i lavoratori con contratto a progetto rimane questo.
Qui invece trovate le categorie dei beneficiari che possono usufruire dell’iniziativa, cioé:

  • residenti in Italia ed iscritti all’Anagrafe tributaria

  • titolari, all’atto dell’acquisto del PC, di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)
  • titolari di un contratto di lavoro a progetto (ai sensi dell’articolo 62 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, attuativo della legge delega 14 febbraio 2003, n. 30)
  • titolari di assegni per la collaborazione ad attività di ricerca (di cui al comma 6 dell’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni)
  • ai fini dell’iniziativa, si considerano validi anche i contratti scaduti tra il 1° gennaio 2007 e il sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto 8/6/2007 (come modificato dal Decreto 5 ottobre 2007)
  • persone che non hanno già usufruito delle precedenti iniziative “VolaconInternet” (progetto PC ai giovani) e “Un c@ppuccino per un PC”, promosse dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • Il limite di età dei 25 anni non esiste più, quindi basta sostanzialmente essere un lavoratore co.co.co. o a progetto. Il contributo di 200 Euro è valido per tutti coloro che soddisfano i suddetti requisiti; avete tempo fino al 31 dicembre 2008.

    Qui trovate invece la lista di gran parte dei rivenditori che aderiscono all’iniziativa. Per esperienza personale vi dico che molti negozi, pur aderendo, non sono presenti in lista; non è quindi escluso che il vostro negozio di computer preferito che si trova proprio sotto casa, nonostante non pubblicizzi l’iniziativa, aderisca. Chiedete al titolare o chi per lui insomma.

    Questo perché ho usufruito dell’iniziativa nel dicembre 2007 e qualche giretto nei negozi l’ho fatto; è valido sia per l’acquisto di un pc che di un notebook (ma non per apparecchi come l’Asus Eee, furbacchioni, qui trovate le caratteristiche che deve soddisfare il prodotto che volete acquistare). E sì, i 200 euro ve li stornano subito al momento dell’acquisto, devono farlo, quindi non fatevi fregare. Se per esempio il prezzo del pc è di 1.000 Euro, all’atto dell’acquisto dovete pagarne 800.

    Infine, per inciso, se proprio volete farvi un regalo e spendere un po’ di soldi, evitate di comprarvi un dannato televisore a schermo piatto, ormai diventato lo status symbol del più barbone. Scherzi a parte, se potete permettervelo, avete un’ottima occasione per comprarvi un computer. Anzi, compratevi un Mac magari, detto con tono non troppo integralista, giusto perché anche l’occhio – ma non solo – vuole la sua parte.

    Scoprirete per esempio che il mondo è ben altro che quello che vi fanno vedere quotidianamente. E che su questa Terra ci sono tantissime persone e tantissimi luoghi, anche virtuali, che vale la pena di conoscere.
    Per essere più liberi oserei dire.

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    Televisiontocrazia

    giugno 20, 2007

    From nytimes.com

    [preparatevi, sarà un’analisi lunga, vi avviso se avrete la pazienza di leggere tutto]

    Notavo, dal blog di Tommaso Tessarolo che riprende un articolo del NY Times, non so ancora se fortunatamente o meno, che la televisione fa presa in stragrande maggioranza sulla parte più vecchia della popolazione. Il computer invece cresce esponenzialmente tra le nuove generazioni.

    A mio modesto parere, guardando questo grafico si intuiscono molti aspetti della odierna società italiana. Secondo me se il sondaggio fosse fatto sulla popolazione italiana, i divari risulterebbero più accentuati.
    Se pensiamo infatti che il nostro paese è gerontocraticamente il più vecchio ed è appunto governato proprio da personaggi che fanno parte di quella fettona dai 51 anni in su, che voglia di levarsi dalle palle non hanno, che la crescita demografica rasenta lo zero, quando va bene, portando come conseguenza il dato di fatto che presto in Italia ci saranno più vecchi che giovani e se infine colleghiamo il tutto con la presa che ha la televisione sulle masse, l’importanza che ha sulla creazione, il controllo e il mantenimento di una certa opinione pubblica, condendo il tutto con i modelli generalisti (non solo televisivi) che passano e vogliono letteralmente essere trasmessi alla popolazione più giovane (del tipo “è giusto che il tuo contratto sia a progetto, è la modernità e l’evoluzione del lavoro che ci costringe a farlo”…così come ci fanno sembrare giuste tante altre cose), abbiamo un bel ritratto impressionista, quando invece il termine più corretto per lo stato odierno in cui si trovano i cittadini sarebbe “espressionista”.

    Quello che voglio dire è che il risultato è un organismo geneticamente modificato, plasmato dagli anni 50 in poi dal rigido modello cattolico-DC, sfociato poi, diciamo dagli anni ’80 perché sono buono, nel modello berlusconiano, una sorta di prosecuzione del modello di vita iper-consumistico americano e “dell’appari ad ogni costo altrimenti non esisti”, privo però di un’effettiva concorrenza o obiettività in ogni canale televisivo nazionale. La nostra quindi non è altro che una nazione fondata sulla televisione, non sul lavoro; la Costituzione andrebbe cambiata.

    Chi ora detiene il potere politico-economico-decisionale in Italia infatti ha dai 51 anni in su; se tutta questa bella gente non riesce a vivere ancora senza le stronzate che ti riversa la televisione un motivo ci sarà. Che voglia pensate abbiano questi anziani di cambiare le cose o di aprirsi alle innovazioni se la mentalità è quella del secolo precedente? Le testimonianze le abbiamo tutti i giorni, anche nel modo di fare politica, vecchio dentro.
    Le nuove generazioni invece preferiscono il computer; bisognerebbe sapere però perché i giovani italiani lo usano e in che modo; poi però vai a scoprire che siamo una delle ultime nazioni europee nell’usare Internet e capisci che se programmi come “Lucignolo” fanno così tanti ascolti, i giovani italiani non sono tanto classificabili o meglio, sono ancora più arretrati negli sviluppi riguardanti l’uso dei media. Ma soprattutto, come si forma la coscienza politica e sociale generale? Non ditemi sui libri, sulla storia e le proprie idee, perché in pochi casi è così. Frasi buttate li dai genitori, televisione, chiesa…contano di più; poi però arriva Internet che mescola le carte, perché smentisce, rilancia e liberalizza nel bene e nel male.

    In mezzo infine abbiamo quelli con gli enta e gli anta, gli equilibristi che vorrebbero partecipare con quelli dei piani alti ma non possono. Sono questi coloro che dovrebbero spostare gli equilibri stessi (della società) e dimostrare di esserci tirandosi dietro tutti gli altri. Ok, nessuno vi lascia spazio e vi da una possibilità, però…sicuri che bastino delle petizioni o delle proposte per farsi sentire? E’ davvero l’unica strada percorribile?

    Concludendo, non vi dico che per me Internet, la Rete e il mondo a portata di click sono la soluzione e l’unico correttivo giusto per le democrazie moderne. Certo è che non avvicinerei mai alla rete o ai blog nessun politico, perché la cosa potrebbe divenire pericolosa, anche se il lavoro dei moderatori di un blog di un personaggio politico diverrebbe arduo; preferirei lasciare le cariatidi governanti al digitale terrestre. Altrimenti la blogosfera rischierebbe di diventare un cesso riempito da tutti quei personaggi abituati alla tv che si sentirebbero in dovere di partecipare al blog del politico di turno, credendo davvero che qualcuno li prenda in considerazione. La rete blogosferica si trasformerebbe in un spam elettorale 2.0 e le blogstar starebbero li a chiedersi se non dovrebbero anche loro scendere in campo, o spostarsi sulla tv, una Net Tv magari, perché alla fine si colpisce di più con le immagini piuttosto che indurre la gente a leggere e riflettere.

    La mia domanda è quindi: dove stiamo andando davvero? Qualcuno ci ha capito qualcosa?

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    Generazione Y

    maggio 5, 2007

    Ok ci provo, me la sento. Provo a rispondere al post del Dott. Mantellini riguardo ai giovani e alla famigliarità con le nuove tecnologie.

    Premessa: mi sono laureato poco tempo fa proprio con il professor Rossetti (relatore) con una tesi su blog e giornalisti; ieri avrei voluto presenziare alla conferenza, ma purtroppo per cause di forza maggiore (lutto) ho dovuto rivedere il programma della giornata e così non ho potuto né conoscere, né ringraziare Mantellini di persona per la piccola intervista che gli ho fatto (via mail) da inserire nella tesi stessa.

    Quando Mantellini parla di questionario sulle abitudini tecnologiche, gli credo davvero: ne ho prova tutti i giorni con amici che mi chiedono di risolvere problemi, per loro complicati, per me che col pc (e con l’informazione in rete) ho a che fare ogni giorno invece facili o ovvi. Questo aspetto può anche essere spiegato dal fatto che nella maggior parte dei casi, nessun genitore in famiglia ha mai pensato di insegnare ad usare un computer al proprio figlio; semmai il contrario…già, ma in che modo e per saper fare cosa? Nessuno insomma ha mai abituato la mia generazione ad usare internet in un certo modo o a fare altre cose solo ed esclusivamente con il computer. Credo dipenda dalla voglia, dagli interessi e dalla passione di ognuno verso la tecnologia e altre storie note.

    Per dirla in modo chiaro: per me il corso di informatica giuridica del professor Rossetti è stato il più interessante dell’intero percorso universitario che ho affrontato; per altri magari no, altri ancora l’hanno forse abbandonato a metà. Si è parlato di tante cose interessanti (p2p, diritti, licenze, open source e tanto altro…) ma nessuno ha menzionato per esempio Feed RSS o tag. Non è una colpa, ma credo che all’Università pochi spieghino o insegnino a cosa potrebbero servire i blog, i feed… Dipende sempre dalla voglia di scoprire e imparare che ha qualcuno.

    Questo per far capire che in primis sono i professori (non mi riferisco al prof. Rossetti che ha un ufficio fantastico pieno di Mac) ad essere “antiquati” nel modo di insegnare o stare al passo coi tempi. Basti pensare che nella stragrande maggioranza dei casi, tengono ancora lezioni con metodi ormai vecchi (forse). Un po’ per i mezzi forniti dall’Università (italiana), certo, un po’ perché preparare delle slide è forse troppo difficile…(magari in ppt); si preferiscono quindi usare ancora chili di carta in fotocopie, libroni, ecc…anche perché molti pubblicano libri che ripropongono nei propri corsi…come potrebbero avere un ritorno, sempre nell’ottica antica delle cose (non sto li ad introdure un discorso sulle licenze creative commons)?

    Insomma, se ieri fossi stato presente alla conferenza forse avrei alzato la mano in mezzo a quel vuoto disinteressato. Sì, ma io ho un blog e quindi mi interesso a feed, tag…e tutte le altre cose che conosco riguardo ai computer, ad Internet, ecc…le ho imparate da solo, sul campo, da 10 anni a questa parte, perché mi interessano e perché ritengo che domani siano fondamentali per rimanere svegli e non farsi fottere (leggi tra le righe “non me le ha insegnate nessuno”). Ok, mettiamola così: sono un auto-didatta (per dirlo in modo figoso). Molti invece ancora usano Internet solo per controllare la posta (ed è grave la cosa) a fatica; non comprendono che in questo modo possono anche avere un rapporto totalmente modificato e innovativo con i professori stessi, verso l’insegnamento stesso. Molti non sanno cos’è un blog, altri leggono i famosi “diari personali” senza sapere cos’è quell’iconcina arancio che compare ogni tanto nella barra degli indirizzi e altri ancora invece, forse come me, fanno un po’ “gli snob” e parlano di filosofia open-source, blog e rivoluzione che può cambiare le menti e ribaltare un sistema.

    Esagerando ovviamente.