Il terremoto è lo specchio del paese (parte 1): il peggio galleggia ancora in superficie

aprile 15, 2009

Ho riflettuto molto prima di scrivere questo post. Un po’ perché non sono un geologo o un geofisico, ma soprattutto perché in certi momenti è difficile trovare le parole giuste. Momenti in cui ci sentiamo tutti coinvolti più o meno direttamente, toccati non solo da un’umana sofferenza per la morte di centinaia di persone, ma anche da un dolore indotto dalla forza delle immagini e, appunto, dalla quantità di retorica usata nelle parole. Un po’ come ho solennemente fatto in queste poche righe. Del resto sapete benissimo anche voi che non amo particolarmente il politically correct: insomma mi piace prendere una posizione, far sapere il mio punto di vista analizzando la situazione. Cercherò quindi di essere il meno “presidente della Repubblica” possibile.

Il terremoto italiano fa più male.
Partiamo con ordine, a terremoto avvenuto: secondo Alessandro Martelli, che insegna “costruzioni in zona sismica” all’università di Ferrara, dirige la sezione “prevenzione rischi naturali” all’Enea ed è presidente dell’Associazione nazionale di ingegneria sismica, “un terremoto di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11 mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15.000 e le 32.000 vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo”. Perché? “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale, e invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”. Perché?
È troppo facile – a disastro accaduto, teniamolo ben presente – affidarsi alle promesse, al ricostruiremo, sistemeremo, indagheremo. Proprio perché siamo il paese del futuro semplice condito dal forse, finiamo per permettere che muoiano persone innocenti. E dopo, solo dopo, forse…si farà qualcosa.

Costruire per gli altri e per il paese, non solo per sé stessi.
Lo sappiamo tutti: noi italiani non abbiamo coscienza sociale e non mostriamo interesse per il nostro paese, salvo poi lamentarci che tutto va male, come effettivamente va. Sì perché per milioni di persone, lavorare vorrebbe anche dire servire il proprio paese, i propri coetanei, la propria comunità, i propri figli e chi verrà domani; l’ho già spiegato molte volte: essere patrioti non vuol dire soltanto tifare Italia ai mondiali o dire di votare a destra.
Provate a pensare alle parole che vengono usate in questi contesti. Da noi si parla quasi sempre di disastri colposi o di “segreti”, che avrebbero le altre nazioni, per costruire in modo corretto. Ma la realtà è che il mondo negli ultimi decenni è andato avanti dappertutto, fuorché qui. I motivi sono mille o più, li conosciamo…ma continuiamo a non evitarli. Perché noi abbiamo la capacità di credere di andare avanti senza cambiare nulla, nel modo di pensare, agire e comportarsi nel sistema esterno che ci circonda.

È così quindi che quando guardiamo al Giappone, ma anche alla California, al Messico, alla Turchia, alla Nuova Zelanda, ecc…scopriamo che governi e amministrazioni locali investono in tecnologie moderne per costruire, non solo le case, ma anche gli edifici pubblici: basti pensare ai cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, “all’uso di acciai molto piu’ elastici del normale, alla fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture”, o addirittura ad altri apparecchi più sofisticati (cioé i dissipatori), simili agli ammortizzatori di un auto e disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.
Secondo Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all’università di Pavia ed è responsabile del settore rischio sismico all’European Centre for training and research in earthquake engineering, “non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica”; in effetti le prove si avrebbero in paesi ad elevato rischio sismico come Giappone e California, dove terremoti più potenti e di grado ancora più elevato di quello abruzzese provocano danni limitati. Se poi aggiungiamo le opinioni dei sismologi, secondo le quali questo terremoto non sarebbe stato nemmeno così grave (la stessa scala Richter che misura l’energia sprigionata da un terremoto infatti non lo ha classificato per pericoloso), forse bisognerebbe fermarsi un attimino e fare una pesante disamina che vada ben oltre lo sciacallaggio mediatico che continua imperterrito ad andare in onda e che vede come protagonisti tutti i politici, in primis Silvio Berlusconi. Loro infatti sono lì a sfilare sulla passerella formata dalle macerie, sforzandosi di piangere di fronte alle telecamere.

La rivoluzione culturale non è soltanto roba per intellettualoidi.
Quando si parla di rivoluzionare un paese o di rivoluzione culturale, so bene che viene da storcere il naso: in Italia è normale rabbrividire o impaurirsi di fronte al diverso e a ciò che non si conosce; quale esempio migliore della parola cultura, quindi? Il problema però deriva dal fatto che cambiare e migliorare sono due concetti insiti nella parola rivoluzione e in quel culturale ci starebbe tutta l’imbarazzante italianità da sopprimere. Si perché da queste parti servirebbe proprio una rivoluzione radicale e totalitaria nell’edilizia, ma anche una rivoluzione totale nella morale pubblica.
In Giappone nel terremoto del giugno dello scorso anno, classificato come 7.2 della scala Richter, ci sono stati solo 13 morti. Paragonato al sisma dell’Abruzzo, quello di Iwate-Miyagi dello scorso anno ha liberato 30 volte più energia: com’è possibile che un terremoto molto più debole in Italia provochi molte più vittime e molti più senzatetto? Per di più, nessuna delle vittime giapponesi a causa di crolli, nossignori, ma per una frana. Chissà se qualcuno tra i colpevoli costruttori italiani ha sentito anche una sola piccola scossettina nel di dietro. Così, per contrappasso. Ma ne dubito. Purtroppo in Italia si costruisce con la sabbia di mare o con materiali più scadenti per risparmiare e guadagnare più soldi…tanto, chi controlla? Chi fa rispettare le leggi vigenti in materia di edilizia? E poi, cosa volete che succeda. Le disgrazie succedono sempre agli altri, no?
Tornando al Giappone (ma l’esempio potrebbero essere anche tante altre nazioni), è necessario ricordare che lì è obbligatorio costruire palazzi, strutture pubbliche, ferrovie e via dicendo secondo rigidi criteri sismici che non si possono derogare. Niente deroghe, niente condoni, niente “dai, adesso (cioé dopo il crollo) sistemeremo”. Per di più i rigidi controlli esistono, così come le pene; in Italia invece i controlli sono scomparsi, sgretolati pezzo per pezzo al fine di favorire la corruzione endemica nel dna di questo paese sepolto persino da madre natura.

I controlli servono per controllare, ma chi controlla i controllori?
Se in Giappone e negli altri paesi i governi fanno progressivi e periodici controlli sulla stabilità e sulla sicurezza degli edifici (per inciso, noi non li eseguiamo nemmeno al momento della costruzione: praticamente non esistono ispezioni nei cantieri o severe verifiche, se non in casi straordinari o in pochi casi campione), nel Belpaese abbiamo esempi catastrofici: dallo stato penoso e trentennale della Salerno-Reggio Calabria a quello delle ferrovie, dalle infrastrutture alle scuole che crollano e così via. Gli esempi sono molteplici e spesso vengono raccontati e riportati come scandali vergognosi. Proprio perché se ne parla – e basta – sempre a disastro avvenuto.
Nel paese del Sol Levante, forse il miglior esempio a livello mondiale, non solo si costruisce “antisismico” ma, in periodo di crisi, i controlli sulla stabilità sono stati incrementati per offrire nuovi posti di lavoro. Che idea, eh? Certo, in Giappone i terremoti sono più frequenti, lo so, ma l’Italia è un paese con attività sismica elevata. Di conseguenza dobbiamo guardare ai migliori, non affidarci alla sorte.

Per essere sicuri infatti noi i geologi, e da un po’ di tempo anche gli architetti e gli ingegneri, li mandiamo a spasso. Anzi, nel migliore dei casi gli offriamo un posto in un call center o male che vada li spediamo all’estero, a proteggere e tutelare altri. Diciamo le cose come stanno: comuni, province e regioni diventano frequentemente parcheggi per nullafacenti o “figli di” nell’ottica di un mercato di voti sempre florido: il metodo testato e utilizzato dai nostri politici e dalla nostra società è il clientelismo, che sostituisce meritocrazia e giustizia sociale. A queste pratiche viene poi associata una pesante lottizzazione dei posti di lavoro, così da mantenere le posizioni di comando e far sì che lo sfacelo si protragga nei secoli dei secoli. Relegando ogni usanza civile e logica ad occupare il posto dell’eccezione che conferma la regola.

Le case degli italiani, gli edifici pubblici e la “Casa dello studente”: una situazione disastrosa.
Partiamo da una considerazione. Si parla tanto di leggi necessarie e di leggi antisismiche misteriose.
La verità è che abbiamo già diverse leggi antisismiche, alcune stilate sull’onda della deprecazione causata dalla morte dei 26 bambini nella scuola di San Giuliano. Ma, stranamente, proprio il governo Berlusconi con Scajola ha fatto di tutto per rimandarle e alla fine sono state spostate nel 2010. Perché nessuno ne parla?

La realtà italiana è infatti costituita da milioni di edifici a rischio. Circa 4 milioni di case sono state edificate prima del 1945; si tratta di abitazioni in cui il calcestruzzo è ormai alterato dal tempo e il cemento armato – ove presente – è spesso sbriciolato. Case che molti vogliono mantenere in eterno anche se soggette a rischio di crollo: sostanzialmente si tratta di mine sopra le teste dei loro proprietari. Se poi vogliamo arricchire la ricetta con l’avidità di costruttori senza scrupoli, il gioco è fatto.
Purtroppo però la situazione va peggiorando. Il governo Berlusconi ha infatti avviato attraverso diversi provvedimenti, varie scappatoie inerenti la Legge Merloni, una su tutte quella riguardante la sicurezza sui cantieri e nella costruzione di opere pubbliche. Senza contare i continui rimandi in materia antisismica, appunto. Sostanzialmente la costante cultura dell’essere fuorilegge, la protervia sulle depenalizzazioni, i condoni, la deroga dell’illecito e così via, hanno raggiunto livelli inquietanti. Certo, non che quelli prima di lui siano stati tanto migliori, ma tant’è.

Con questi presupposti, come possiamo anche solo pensare di voler costruire strutture pericolose per l’umanità intera come le centrali nucleari? Ricordate: il contesto sarebbe un paese come il nostro con costruttori come i nostri, senza controlli o controllori. Va bene, forse vado troppo oltre: torniamo ad un livello precedente, parliamo di edifici che dovrebbero essere bene di tutti e usati da studenti o giovani. Come, per esempio, la casa dello studente.
La casa dello studente nasce nel 1965 come edificio privato, poi adibito ad uffici e infine ceduta all’Università. Diventa così studentato e mensa, dunque edificio pubblico, ma senza mai averne avuto i requisiti. E infatti è venuta giù, sulle teste di decine di giovani; perché i più giovani vanno ad abitare in strutture più vecchie e di conseguenza più economiche. Eccolo qua il paese vecchio per vecchi. Ma la situazione è identica ovunque.
Inviterei per esempio i politici e gli opinionisti pontificatori a visitare e a constatare lo stato di fatiscenza delle maggiori Università italiane, il totale degrado dei già pochissimi palazzi universitari e l’abbandono a cui sono sottoposte le scuole, cioé i luoghi che – assieme agli ospedali – dovrebbero essere i più sicuri per antonomasia. Fare il confronto con la situazione di altri paesi è sinceramente troppo svilente: chiunque abbia visitato una città europea o altri paesi si sarà reso conto dell’abissale distanza siderale.
Pensiamo poi alle scuole, vittime di tagli indiscriminati dei vari Governi, di crolli che di solito avvengono nel terzo mondo, di totale mancanza di sicurezza e via discorrendo. Evidentemente il numero di giovani morti non è stato sufficiente. Gran parte delle scuole italiane è a rischio. Non hanno certificazioni di prevenzione antincendio, scale di sicurezza, danno segni di crollo. Ma il Ministro Gelmini approva senza fiatare l’ordine di tagli che viene da Tremonti. È questa la vera responsabilità e la vera coscienza dei nostri politici?

Come sarà fatta l’inchiesta sulla Casa dello Studente quando i suoi documenti sono probabilmente stati sotterrati dal crollo? Chi controllerà, visto che la regione Abruzzo afferma di non sapere nemmeno se questi documenti esistono? E infine, chi avrà il coraggio di denunciare lo scempio legato all’Ospedale crollato a l’Aquila, sconosciuto persino al catasto? Ma ci pensate? Un ospedale che crolla nel 2009.

La Ricostruzione, tra Berlusconi, la politica ed Impregilo.
Sostanzialmente il messaggio del nostro presidente del consiglio alla nazione è che ci penserà lui alla ricostruzione. Certo, sicuramente ci penserà lui assieme ai suoi amici furbetti ed al suo piano casa a ricostruire tutto quanto. Per Berlusconi infatti il terremoto non è che una manna piovuta dal cielo. Lo so, è brutto dirlo, ma così è. E la verità è che continuiamo ad eleggere persone non adatte a gestire certe situazioni.
Siamo infatti arrivati al punto che i curricula di parlamentari e ministri sono orribili, peggiori rispetto a quelli di tanti detenuti di San Vittore. E chiaramente a nessun partito sfiora minimamente l’idea di ricorrere ad una logica epurazione, per il semplice motivo che chiunque abbia un qualche potere politico è coinvolto per la sua parte in ruberie e corruzione. Questa gentaglia va a braccetto verso il peggio, un peggio che sembra non avere mai fine e in cui ci sono dentro tutti, bene o male. Per questo possiamo gridare con orgoglio di avere una democrazia monca, in cui il concetto di sovranità è inesistente e in cui un’oligarchia di capipartito stabilisce i candidati da votare, infilandoci parenti, amici di, se non amanti, veline, dipendenti, avvocati, generali corrotti, mafiosi condannati. Eppure basterebbe che gli italiani fossero solo un po’ più informati, così che molte situazioni paranormali scomparirebbero.
Il fatto che le preferenze di lista non siano concesse al popolo sovrano da nessun partito è la prova lampante della totale mancanza di democrazia, terremotata anch’essa da una catastrofe che si chiama partitocrazia, gerontocrazia, conflitto generazionale o quello che vi pare. Ed è in questo bel contesto che si situa l’Impregilo.

Impregilo, quell’azienda cha ha causato incrementi di spesa esponenziali per i lavori della TAV, col risultato di danni ambientali enormi; la stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria che ha chiesto ed ottenuto un prolungamento di altri 3 anni per la consegna dei lavori; quelli che hanno vinto l’appalto per la costruzione dell’inutile ponte di Messina, promesso alla mafia e che verrà costruito in una zona sismica; coloro che probabilmente si occuperanno di realizzare le centrali nucleari sul suolo italiano. Impregilo, quell’organizzazione i cui vertici sono indagati per reati di ogni genere. E volete sapere chi ha costruito l’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila sgretolatosi come un castello di sabbia? Bravi, proprio loro.
Per farla breve, Impregilo è il braccio di cemento armato di ogni governo. È praticamente monopolista delle Grandi Opere, degli inceneritori, delle autostrade. I suoi ex amministratori delegati sono stati rinviati a giudizio a Napoli per lo scandalo dei rifiuti; purtroppo sono specializzati in ospedali: oltre a quello dell’Aquila hanno costruito anche gli ospedali di Poggibonsi, Lecco, Menaggio, Destra Secchia, Careggi, Modena, della Versilia e Cerignola. Il consiglio, se per caso vi trovaste nelle vicinanze di uno di questi edifici, è quello di toccarvi le palle.

I pericoli non derivano solo dai terremoti, aka “prevenire è peggio che curare”.
E se il Vesuvio si svegliasse? Quanti morti ci sarebbero? Il bello è che intorno al vulcano si continua a costruire in allegria. Si stima che la popolazione situata nella fascia più pericolosa, cioé quella che garantirebbe una simpatica morte immediata, magari con la certezza di una bella statua per i posteri, sia di poco inferiore al milione di abitanti. Nella zona gialla, quella in cui la morte sarebbe probabilmente rimandata di qualche minuto, gli abitanti sarebbero ben oltre il milione e mezzo. Cosa facciamo, aspettiamo che il vulcano si risvegli?
L’importante insomma è aspettare, muoversi dopo, il faremo e ci penseremo. In Italia non esiste il concetto di prevenzione o non si pensa quasi mai a prevedere i possibili rischi, preparandosi per ogni evenienza.
Il paese è in ginocchio e il terremoto non sta facendo altro che aggravare la situazione. Passatemi questa sarcastica superstizione: mi sembra di leggere un segnale mistico e continuo, come se tutte queste scosse ci volessero suggerire che non si può più andare avanti così. E se arriva persino la natura a dircelo, sono guai.

Vorrei infine concludere questo lungo post con una piccola nota positiva. Che ovviamente porta con sé un po’ di sana retorica televisiva. È proprio in occasione di simili disastri naturali che gli italiani si mostrano uniti, grazie ad un forte spirito di solidarietà; basterebbe poco per indirizzare e rilanciare queste forze nel verso giusto, ci vorrebbe davvero un piccolo sforzo per fare quel passo successivo che conduce alla maturazione di una civiltà.
Peccato però che poi, dopo qualche giorno, ci si scanni e ci si prenda a botte per una partita di calcio.
Con tanti saluti alla grande e terremotata fratellanza italiota.

Annunci

Mezzi di confusione di massa in un paese costituito da una massa confusa da mezzi-termini

agosto 24, 2008

Encefalogramma piatto

E rieccomi, al ritorno in Padania, dopo due tranquille settimane di vacanza: purtroppo bisogna pur ricominciare prima o poi.
Sono solo tre giorni che respiro aria di casa, ma già mi sono sufficienti: ho ritrovato un paese strano, rendendomi conto una volta in più di quanto sia diverso da ogni altra nazione civile e moderna.

Non mi sono perso molto: sembra infatti che Berlusconi abbia definitivamente liberato Napoli da rifiuti, camorra e extracomunitari vari. Sorrido al pensiero che qualcuno possa crederci.
Poi scopro l’esistenza di un concorso per dementi, che chiede di inviare le migliori vignette anti-Brunetta: basterebbe semplicemente inviare una sua foto e pronunciare il nome del ministro per vincere a mani basse.

Per ora mi fermo qua, anche se ci sarebbero decine di altri eventi di cui parlare. Che i personaggi di questo governo fossero vendicativi, non molto furbi e megalomani lo sapevamo, che i loro elettori fossero più stolti di loro anche, quindi tutto normale.

Vorrei quindi commentare un post di Luca De Biase, sempre piacevolissimo da leggere:

Immigrazione, sicurezza, fannulloni, morti bianche, assassini, corruzione, morti per incidenti stradali. Le storie giornalistiche più chiare vengono messe in discussione da frasi di qualcuno che provoca artatamente confusione.
Ogni pregiudizio viene abbattuto dai dati. Ma ogni dato viene abbattuto da un pregiudizio.
Le notizie che abbiamo sui fatti che accadono sono frutto di una quantità di condizioni: le fonti e i documenti che li attestano, la capacità di trovarli, la comprensione dei documenti da parte di chi li trova, il modo di raccontarli, il contenitore nel quale vengono raccontati, il modo in cui sono interpretati e collegati ad altri fatti… E molto altro. Non è facile lavorare sui dati e sui fatti. Ci vuole pazienza e dedizione. Lavorare con i pregiudizi invece è facile, supposto che si abbia una disponibilità di mezzi di comunicazione di massa sufficienti a costruire quei pregiudizi e a convincerne la popolazione.

Che l’elettore destrorso fosse poco scolarizzato, poco interessato alla politica se non alle elezioni politiche, gran degustatore di televisione e via dicendo, lo sapevamo; da qui è facile dedurre quindi che cavalcare le paure più recondite ed elementari, come se si avesse a che fare con dei bambini, è un gioco che questo governo continuerà ad attuare fino a fine legislatura.

Una cosa che però non arrivavo ancora a concepire era la necessità di governare con l’esercito in strada, stile regime sudamericano. E invece…

I casi che mostrano questo genere di fenomeno si moltiplicano e la confusione aumenta. Si induce paura per la sicurezza collegandola all’immigrazione, ma si osserva che in realtà in Italia si muore di più sul lavoro che per assassinio: i dati vengono contestati (vedi Repubblica). Si mette paura agli statali fannulloni e i dati di assenteismo crollano, ma l’interpretazione dei dati viene contestata. Il Financial Times osserva che gli italiani si preoccupano di più della sicurezza (anche se il loro è un paese tra i più sicuri d’Europa), e non della corruzione (anche se sono il paese più corrotto d’Europa (dopo la Grecia): Paferro lo nota e nasce una discussione tra le migliori degli ultimi tempi. Del resto, non c’è sentenza, processo, fatto giuridico che non venga contestato come se fosse non un fatto ma un’opinione…

Capito? I confusionari leghisti, i non coerenti elettori del popolo delle libertà, dei non-moderati intolleranti di tutto che fanno tutto il contrario di tutto, la cosiddetta “maggioranza degli italiani” (che poi non è, basta un ragionamento logico) si incazza a sentir parlare di sicurezza, poi però non sa che vive in un paese sicuro, ma pericoloso perché la corruzione è dilagante.

Niente cause o conseguenze pensate, solo luoghi comuni a posteriori: negri, extracomunitari, zingari, rom, terroni, statali, mezze stagioni, comunisti e chi più ne ha, più ne metta. E gli italiani sono contenti che qualcuno gli trovi qualche capro espiatorio con cui prendersela più facilmente, magari al bar con gli amici, tra un cocktail da 7 euro e l’altro.

La strategia della confusione è la tattica da sempre attuata dal Presidente del Consiglio e da tutti i suoi tirapiedi nelle più svariate situazioni: processi, leggine ad personam, gaffes più o meno gravi e così via. Una bella polemica, un’affermazione forte, un polverone ad arte e il risultato ottenuto è quello voluto.

Mi duole però ammettere che tecniche simili possono solo funzionare in un paese dove l’opposizione non esiste, in un un biutiful cauntri con una popolazione formata da persone non molto intelligenti, o se volete poco informate, poco interessate, ma smaniose di farcela, in qualsiasi modo, possibilmente fregando il prossimo.
Dei parassiti, ecco in cosa ci stiamo trasformando.


Il richiamo della foresta

marzo 14, 2008

Questo ottimo commento politico di Curzio Maltese dovrebbe essere stampato e distribuito in ogni angolo del paese:

Sarà la convinzione d’avere il sole della vittoria in tasca. Saranno l’età e i chilometri: alla quinta campagna elettorale il repertorio fatalmente si avvizzisce. Sarà che Berlusconi è sempre stato così, ma insomma il livello di gaffes ciniche e volgari assemblato dal Cavaliere in due settimane di campagna elettorale sembra eccessivo perfino agli amanti del genere.

Persi i grandi alibi del sogno e dell’anticomunismo, a Berlusconi sono rimaste soltanto le barzellette. L’intera sua campagna assomiglia a una barzelletta, del genere greve. L’altra sera al Tg2, a una ragazza precaria che gli poneva un problema serio (“Come si può metter su una famiglia con 600 euro al mese?”) il candidato premier del centrodestra ha consigliato di sposare Berlusconi junior o “un tipo del genere”, un figlio di miliardario. Di fronte al gelo dello studio, il grande comunicatore ha poi improvvisato una risposta seria delle sue, cioè lievemente meno cialtrona.

Non si era ancora spenta l’eco della candidatura di Ciarrapico, giustificata da Berlusconi più o meno così: d’accordo, è un fascista ma possiede giornali “che servono”. Il verbo è da intendersi in senso largo. Il passaggio logico in cui il primo editore d’Italia dava per scontato che i giornalisti siano servi dei loro padroni è sfuggito alla già rinomata categoria. Ma in molti pagheremmo una cifra, come si dice a Milano, per vedere Berlusconi ripetere il concetto ai leader del partito popolare europeo, che ieri hanno chiarito di non essere disposti ad accogliere nostalgici di Mussolini.

Poco prima il Cavaliere, per tener fede ai propositi di fair play elettorale, s’era messo a stracciare in pubblico il programma del Pd. La campagna era cominciata peraltro con una solenne presa per i fondelli dei suoi elettori, intorno alla vicenda della candidatura di Clemente Mastella. Berlusconi aveva ammesso di aver offerto la candidatura a Mastella, ai tempi in cui questi era ancora nel centrosinistra, ma d’aver poi deciso di non onorare la promessa, “perché secondo i sondaggi, ci farebbe perdere dall’otto al dieci per cento”. Anche qui è passato inosservato il passaggio logico per cui un quarto degli elettori del Pdl sarebbero tanto imbecilli da non distinguere fra un gesto politico convinto, magari dettato da scrupoli etici, e una trovata opportunistica.

Nella democrazia americana, che Berlusconi cita da una vita a modello, una qualsiasi di queste gaffes, per usare un eufemismo, avrebbe comportato l’immediata fine della carriera politica. In Italia, per fortuna sua ma non nostra, offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l’intelligenza dei propri elettori, non è considerato grave. Neppure o soprattutto dagli interessati. E’ possibile, anzi probabile, che Berlusconi non abbia perso un solo voto dei suoi, né di donne, né di giornalisti, né fra i molti antipatizzanti dell’ex Guardasigilli. Ci sono ben altri problemi, come ripete il Cavaliere. Per esempio la questione della spazzatura a Napoli, per la quale lui stesso non ha fatto nulla nei sette anni di governo.

Il tratto più sorprendente è come Berlusconi, ormai il più anziano leader in attività d’Italia e fra i più anziani del mondo, in tanti anni non abbia raggiunto un grado minimo di dimestichezza con il linguaggio democratico. Il linguaggio che accomuna in Europa e in Nord America tutti i capi di partito, conservatori o progressisti, con sporadiche eccezioni populiste, fenomeni in genere di breve durata o di limitato consenso. […]

In molti si sono accorti che Berlusconi non fa ridere, anche se si sforza di piacere per simpatia, qualità non utile per governare un paese come l’Italia. Se vuole fare il barzellettiere, che si ricicli al Bagaglino. Le parole di Curzio Maltese, il guardare Fini, il suo passato e l’ascoltare le sue frasi, la Lega Nord, ecc…, dovrebbero far vomitare ogni persona di destra di questo strano paese. Non è così, proprio perché Berlusconi considera il cervello degli italiani alla stregua di quello di uno scolaro delle scuole medie (affermazione fatta in passato).

Che poi quella ragazza precaria, abbia risposto così mi fa ribrezzo. E’ anche per questo che mi incazzo come una iena, per questo giornalismo fazioso “alla carlona”, per le migliaia di giovani come questa che chissà che cavolo hanno in testa. Secondo voi la Signorina in questione sa perché è precaria? Sa a chi deve la Legge 30 e la distruzione del mio e del nostro futuro? Dov’era fino a 2 anni fa? Probabilmente no, era li giusto per fare teatro. Perché al suo posto, io avrei risposto in altro modo e me ne sarei andato. La poveretta invece, sciogliendosi in brodo di giuggiole per un complimento – come la migliore delle oche – ricevuto dal padrone, non ci ha capito più niente: viva il culto della personalità.

Quello che infine mi chiedo e che continuerò a chiedermi è: dove diavolo eravate, elettori del PDL, tra il 2001 ed il 2006?
Ecco, vi siete risposti da soli. Perché siete voi la vergogna d’Italia.
Avrete intuito che l’incazzatura non mi è ancora passata, ma allegri: il mondo è grande, possiamo sempre andarcene.


Un’aria di disappunto

dicembre 13, 2007

 …In prima pagina del NY Times, oggi, campeggia Beppe Grillo e l’ennesimo articolo sul nostro paese. Leggetelo.

ROME – All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what, really, the red in a stoplight might mean.

In questi giorni di caos scioperi, in questi giorni di figuracce internazionali grazie all’ultima moda della corruzione, in questi giorni di nulla cosmico, il mondo ci sta irridendo, una volta di più. Il fatto che Beppe Grillo sia nella home page del New York Times e l’articolo che parla di noi sia condito da una festa di luoghi comuni eterni sull’Italia e spieghi il malessere diffuso comune degli italiani, che persino gli americani e tutti i paesi esteri riescono a capire invece da molto da pensare.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.The latest numbers show a nation older and poorer – to the point that Italy’s top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor. Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses. Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from China.Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still live at home, condemning the young to an extended and underproductive adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it implies a collective funk – economic, political and social – summed up in a recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living, say they are the least happy people in Western Europe.

Quattro pagine di articolo per delineare il ritratto del nostro paese, bistrattato da tutti e di cui tutti si accorgono quanto sia caduto in basso. E invece dall’alto abbiamo una casta marcia dentro che tutte queste cose non le sa, non le capisce, le ignora e anzi chissà che cavolo fanno ogni giorno in parlamento, di cosa parlano. Addirittura Beppe Severgnini al NY Times arriva a dire che “to change your ways means changing your individual ways: refusing certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission to university.” E ancora: “we have reached a point where hoping for some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”, concludendo con un poetico “We Italians have our destiny in our hands more than ever before”. Capite, siamo un paese allo sbando, senza futuro e la soluzione proposta da media italiani e politica è dare la colpa di tutto agli immigrati, ai comunisti, ai bamboccioni o ai giudici. Intanto dall’estero se la ridono.

La domanda è: perché ad esempio, Beppe Severgnini al Corriere della Sera queste cose non le dice e non le scrive? Ma è semplice (basta vedere la vergognosa home page del corriere di oggi e come da le notizie da troppo tempo ormai): per lo stesso motivo per cui il NY Times parla dell’Italia, per sempre mafia, pizza e mandolino.

Share:Technorati icon


I have a dream

dicembre 12, 2007

[Premessa, questo post non sarà per deboli di udito, sarò volgare ed incazzato; mi scuso in anticipo e sono disposto a perdere un po’ di credibilità ma questo post viene fatto di getto] Il fatto che Berlusconi sia stato beccato per l’ennesima volta è una cosa gravissima; è ancora più grave che abbia cercato di corrompere e comprare dei senatori per fare cadere un governo. Ma cosa pensate che interessi ad una persona che offre ad un’altra milioni di euro, poltrone e chi più ne ha più ne metta, per far cadere un governo e provocare una crisi di cui risentirebbe tutto un paese, dell’Italia? Un bel cazzo! Cari blogger destrorsi che continuate a difenderlo a spada tratta, cari giornalisti parassiti servi della merda che cammina, cosa avete ancora da dire questa volta? Se Berlusconi fosse stato capace di fare sul serio politica, avrebbe cercato altri modi per convincere esponenti dell’opposizione; se gli interessasse davvero il futuro di questo cazzo di paese non sarebbe entrato in politica; se sapesse cos’è la politica, lui e i suoi scagnozzi con la lingua marrone non ripeterebbero le stesse frasi da anni. Altro che Chile di Pinochet, vergognatevi tutti voi suoi elettori o persone che vi dichiarate di questa destra. È soprattutto colpa vostra se l’Italia è un posto schifoso in cui ogni giorno spuntano fuori scandali, intercettazioni e per farsi strada, per esempio, bisogna o fare pompini o dare il culo. Preciso: se siete donne è così. Sì, perché nello scoop compaiono anche nomi di ragazze che misteriosamente hanno avuto spazio nelle tv del padrone.

Eccola l’Italia che vuole Silvio:

“Socialmente – dice Berlusconi – mi sento come il Papa: tutti mi amano. Politicamente, mi sento uno zero… e dunque per sollevare il morale del Capo, mi devi fare un favore. Vedi se puoi aiutare…”. Il Cavaliere fa quattro nomi di candidate attrici: Elena Russo, Evelina Manna, Antonella Troise, Camilla Ferranti (secondo un testimone, il produttore di Incantesimo Guido De Angelis, è la figliola di un medico molto vicino al Cavaliere). Sai, spiega Berlusconi a Saccà, non sono tutte affar mio perché “la Evelina Manni mi è stata segnalata da un senatore del centro-sinistra che mi può essere utile per far cadere il governo”. Promette Berlusconi a Saccà: saprò ricompensarla quando lei sarà un libero imprenditore come mi auguro avvenga presto…

Questa è la notizia che campeggia sull’home page del corriere. Ma vi rendete conto di come danno la notizia? Non è incredibile? Un bel titoletto con quello che vuole dire Berlusconi, una breve descrizione di una sua frase, una stronzata detta da Bonaiuti, Randazzo che sembra fottersene e uno dei vari sondaggi sul nuovo partito preso in giro anche da Fini e Casini. Incredibile vedere a che livello sono arrivate Corriere ed RCS. Sono anche stufo di scrivere la parola vergogna. E in questo modo, uno legge senza sapere che cavolo è successo ma viene già a sapere l’opinione del diretto interessato; complimenti, pagliacci.

Randazzo è scosso da quelle proposte. […] Come d’incanto, come apparso dal nulla, si ritrova accanto un imprenditore australiano, Nick Scavi. L’uomo lo apostrofa così: “Voglio offrirti la possibilità di diventare milionario. Ti darò un assegno in bianco che potrai riempire fino a due milioni di euro”. Randazzo rifiuta l’avance. […] Come Nick Scavi, anche Berlusconi non cede dinanzi al primo rifiuto di Randazzo. Per superare le incertezze, il Cavaliere rassicura il senatore: “Caro Randazzo, le farò un vero e proprio contratto…”. […] Il senatore conferma durante l’interrogatorio: “E’ vero, Berlusconi mi chiamò e mi disse: lei ci ha pensato bene, le carte sono pronte, deve solo venirle a firmarle. Mi basta anche soltanto una piccola assenza”. Al Senato un’assenza, con l’esigua maggioranza del centro-sinistra, ha il valore di un voto contrario. “Una piccola assenza” è sufficiente perché, dice Berlusconi, “ho con me Dini e i suoi – che non dovrebbero tradire – e tre dei senatori eletti all’estero”.

Quante belle cose che sono venute fuori da quando al governo non c’è più Berlusconi, da una parte e dall’altra; quante cose sono uscite dei sistemi su cui è solito basarsi questo paese. Quanto è bello essere italiani.

Share:
Technorati icon


Io c’ero e ci sarò

settembre 10, 2007

Io sabato c’ero a Milano, in Piazza Cairoli. E con me amici e tante altre persone in coda. Certo, quando hanno visto dal mio documento d’identità che ero di Arcore hanno pensato che io fossi una spia, non potevano crederci.

In tv non si è visto praticamente niente, come volevasi dimostrare. Sono riusciti ad ignorare tutto anche questa volta, ma non importa; nessun tg ne ha parlato e come spiega Stefano Quintarelli: “Mi ha dato l’impressione del “non possiamo non parlarne, allora minimizziamo” […]. Non una parola sui contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare. Temo che sara’ improbabile che venga calendarizzata. Non immagino come si possa superare a breve questo distacco tra la societa’ e una sfera politica che mi pare piu’ votata alla autoconservazione ed al confronto al suo interno che al sostegno dello sviluppo e, in particolare, dell’innovazione”. Quando ne hanno parlato infatti hanno cercato di minimizzare, che è la cosa peggiore: l’ignorante popolo ancora schiavo della televisione è quindi tranquillo.
Tra le altre cose, nessun politico ha voluto o ha un Q.I. tale da poter rispondere ai temi lanciati come sassi. Meglio criticare o fare come quel b…di Casini che dal nulla si inventa una polemica per evitare di sentirsi dire in faccia come stanno realmente le cose per una volta. E tutto per un video che purtroppo dipinge la realtà, perché il signor Casini non ha mai provato ad essere assunto a 4 euro lordi l’ora e a venire licenziato dopo qualche settimana. E sono stufo di sentire dei deficenti che siccome non vogliono rispondere, ci moralizzano sull’insulto a Marco Biagi. Che ce lo venga a dire in faccia, a tutti noi assunti a progetto. Ecco i paraculo veri, quelli che difendono i valori italiani.

Qualunquismo? Io voglio una politica nuova e diversa. Se qualunquismo vuol dire partecipare e fare una coda di più di un’ora per una firma allora sì, sono qualunquista. Forse alcuni non vedendo bandiere di un certo colore o bandiere più in generale (non c’erano colori, ma solo voglia di esserci e partecipare) sono rimasti un po’ spiazzati.

Insomma, sempre meglio che stare a casa a rosicare, criticando come da tradizione della sinistra più antiquata che ci sia, senza poi porre un rimedio concreto a quello che si dice (magari in ritardo). Perché chi ragiona così è semplicemente come loro, le cariatidi che ci prendono per il culo ogni santo giorno in parlamento. E come loro vuole che niente cambi, credendo ancora che, votando 4 stronzi a cui dell’Italia e degli italiani non importa niente, possa davvero mutare qualcosa. Qual è la vostra soluzione? Andare a votare Veltroni e gli stessi di 20 anni fa e di oggi versando un laico euro? Ma per piacere. E poi vi lamentate che un comico faccia pagare ai propri spettacoli, suvvia. Persino Rosy Bindi si è accorta che il malcontento è bello forte e sentito in vari strati sociali. E gli altri dove diavolo sono? Io non voglio assistere all’incoronazione di Michela Brambilla come prossimo ministro supremo dell’industria del prossimo regime berlusconiano; davvero, non resisterei. Preferisco nutrire qualche speranza in “derive populiste e qualunquiste”.

La soluzione (ma quante volte l’ho detto?) siamo Noi, e dall’altro ieri un comico (ebbene sì, è questo che da tanto fastidio), a tanti italiani, ha riacceso una piccola speranza: per un giorno ci ha fatto credere di essere cittadini e io comunque sia lo ringrazio. Ringrazio anche le tv che non ne hanno parlato, prova del nove di tutto un sistema marcio da decenni.

Circa 300.000 persone hanno fatto code di ore, in piedi, per una ca…cchio di firma, per non avere in parlamento dei condannati, per ora. Dopo chissà, intanto qualcosa si è mosso. 300.000 persone unite dalla Rete. Senza televisione, non è poco per l’Italia. Ed è stato bello vedere vigili e forze dell’ordine più in generale firmare insieme a me.
“Vaffanculo” quindi a chi, pur partecipando ogni giorno alla continua crescita della Rete sociale, tramite Internet ed un blog per esempio, si è limitato a tacciare di qualunquismo tutto questo. Sapete dire soltanto “qualunquismo”? E sentiamo le vostre idee per cambiare l’Italia! Al diavolo, è la prima volta che migliaia di persone si riuniscono soltanto tramite Internet. Mi sembra che vi state dimenticando tutto questo. E come ho già spiegato, anche Dario Bonacina afferma che questo è un “evento di rilevanza politica, ma anche sociale. La mia impressione è che il V-day abbia raccolto molte adesioni proprio perché – senza l’appoggio dei media tradizionali – si è diffuso tramite Internet in modo trasversale, e questo è sicuramente l’inizio di un modo nuovo di raccogliere il consenso della popolazione su temi di interesse comune (dovrebbe essere il compito di chi ci rappresenta in Parlamento, no?), la partecipazione ha coinvolto persone di tutti i colori politici, che si sono mosse contro un certo tipo di politica.”

Sono loro i qualunquisti veri, che pensano di rivoluzionare il mondo con le stesse persone che non comprendono (o fingono di non comprendere) che esiste, ed è diffuso, un malessere comune provocato proprio dalla politica condotta dalla classe dirigente di oggi.

Share:
Technorati icon


Toghe rosse

marzo 28, 2007

Foto tratta da investireoggi.it; fonte: repubblica.it

Quasi tutti se lo saranno dimenticati, per carità.

Settimana scorsa però qualcuno ha richiesto l’ennesima condanna dell’uomo noto, quello piduista che non si fa mai processare, ma si fa volentieri prescrivere.

Bene, il 26 marzo ho avuto il coraggio (leggi tra le righe “ho avuto le palle”) di guardare il tg5 e i titoli di altri tg. Ricordo come notiziona d’apertura questa, come mi sembra giusto che sia. Molto più importante di una notizia come la richiesta di condanna per 5 anni per corruzione in atti giudiziari.

Dopo altre varie notizie, tra cui un servizio del tg2 su D’Alema (che credo rimarrà sempre nel centro destra…sì, sono ironico) che si è trasformato in un servizio in cui Berlusconi ha parlato per circa un minuto da un convegno del suo partito dicendo quello che voleva, ho ancora in mente la faccia della Parodi (da Verissimo al tg5, Rossella rulez!) mentre con voce rassicurante lancia, verso la fine tg, il servizio sulla richiesta di condanna da parte del procuratore: il significato era qualcosa come “non preoccupatevi, è un attacco politico”. Parte il servizio e come al solito quali illustri testimonianze e commenti riceviamo? Nell’ordine: Berlusconi che afferma di essere vittima politica; Bondi, famoso parassita delle piante grasse che più o meno da la colpa a Prodi (boh!); l’avvocato di Berlusconi che rimanda all’ennesimo attacco da parte delle toghe rosse, così rosse da fare “AUG grande capo” e per ultimo il sigillo finale di Casini che afferma simpaticamente come anche gli italiani si saranno accorti che contro Berlusconi è di continuo in atto una campagna di antipatia.

Si sa, le immagini sono più forti delle parole; ma ancora una volta, come sempre, nessuna tv ha osato mostrare un giudice che spieghi perché Berlusconi è accusato, cosa avrebbe fatto, quando, in che modo. Meglio affidarsi all’infallibile tecnica delle toghe rosse (detta “dell’abbaglio”, per usare un termine di Travaglio – o meglio, alza il polverone e svia il tutto che è meglio).

Il cav. sarà anche innocente (si faccia processare allora per una volta!), ma a me dopotutto per la vicenda SME…non mi hanno ancora accusato.