Family Gay

maggio 12, 2007

Oggi è il giorno dell’orgoglio cristiano di non si sa cosa. Si va in piazza a difendere un concetto di famiglia naturale che nessuno bene conosce o sa spiegare (è un qualcosa istituito da qualcuno messo in questo modo direi), quando i primi a vivere in una famiglia da Dico, in una famiglia riconosciuta civilmente, e a mantenere 2-3 famiglie sono gli stessi politici scesi in piazza. Persino Barbara Romano, giornalista del quotidiano Libero, che comunista non è di certo, se ne è accorta in un articolo apparso sul quotidiano il 31/01/2007

I cattolici, quelli moderati e tolleranti, sono loro quelli liberali; quelli che vogliono imporre il loro modo di vedere le cose come 5 secoli fa e che non ammettono altre soluzioni. Loro vogliono, dicono che non è possibile che ci siano altre soluzioni, censurano altri modi di vivere. I cristiani.

Se decido di “metter su famiglia” ma non mi sposo? Non sono una famiglia, non ho messo su una famiglia ma non so…ho fatto jogging. E se non sono cristiano ma ho una famiglia? No, non è una famiglia. Ma allora che diavolo intendete con famiglia? Se chiamate una cosa famiglia e…poi dite che non lo è? Non ci capisco più niente.

La famiglia cristiana, quella dei sani valori, che ancora è il primo luogo in cui le donne subiscono la maggior parte delle violenze, difficili da denunciare perché “rovineresti la famiglia stessa e chissà poi cosa pensano gli altri“. Botte da orbi.

La famiglia cristiana, promossa da quei valori e da quella cultura secondo cui (basterebbe leggere la Bibbia) la donna è essere inferiore rispetto all’uomo; è subordinata a lui, deve fare quello che l’uomo dice. Discriminata da sempre da una delle religioni più maschiliste che ci siano, la donna sembra però felice di prostrarsi all’uomo cattolico, dai sani valori (solo lui li ha).

Siamo il paese europeo che ha avuto al Governo più cattolici di sempre: su 60 governi, 51 presidenti del consiglio erano cattolici e 9 laici. Per difendere la laicità dello stato, o forse per accaparrarsi milioni di voti di devoti cristiani. Siamo il paese che meno investe nella famiglia, nelle politiche sociali e siamo l’unico che ancora non ha l’equivalente dei Pacs; riconoscere i diritti alle coppie di fatto (non vuol dire che per forza un uomo debba sposarsi con una gallina per ereditare le sue uova)  non credo impedisca di portare avanti politiche positive per la famiglia. Anzi…sarebbe roba per paesi moderni ed evoluti socialmente. Quindi non è cosa italiana.

La famiglia, la famiglia: il tasso di natalità è il più basso, come sempre; la famiglia cristiana non fa figli. Per farne bisogna avere un lavoro stabile, non bisogna essere precari né disoccupati. Ma di questo le varie eminenze non ne parlano: preferiscono usare tutte le loro energie a criticare dico e gay, come male numero uno al mondo, piuttosto che richiedere qualche misura concreta a favore della famiglia.

Che la Cei fosse una vera e propria organizzazione politica di supporto ad alcuni partiti ce ne siamo accorti un po’ tutti. Ma che il Vaticano non abbia mai inveito contro i simpatici personaggi che siedono in parlamento che dal 1993 godono dell’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio che poi però cercano di non estendere ai cittadini stessi è una cosa un po’ strana.

Mi e vi pongo una domanda: ma tutti i politici divorziati che saranno in piazza…si porteranno tutte le loro famiglie a sfilare accanto a loro?

In questo splendida lettera di Marco Travaglio (“Caro Monsignor Ruini”) sono riassunti più o meno tutti questi concetti, con l’aggiunta di dati, nomi e tante altre belle cosucce. Buon divertimento. 

Annunci

Family Déi

maggio 10, 2007

Sottotitolo, gli dei difensori della famiglia. Come ben saprete infatti, sabato ci sarà il famigerato “Family Day”, nome glamour, un po’ pubblicitario da dare ad una manifestazione un po’ comica per chi sabato non avrà le idee ben chiare e non saprà cosa fare. Con diretta su un paio di reti di livello nazionale ovviamente, i commentatori inviteranno i telespettatori a riunire la famiglia davanti al televisore e possibilmente a tenere un rosario in mano alla vista della via crucis feconda italiana.

Prepariamoci ad echi, finte polemiche prevedibili e tanto altro: lo spettacolo alla vigilia si presenta succulento.

Vorrei però ricordare a tutti, in particolare a chi ha un concetto di famiglia strano (e quindi vota cdl) che a mio modestissimo parere una famiglia, per chiamarsi tale, non deve per forza essere sposata in chiesa. Se non sono credente infatti della chiesa non mi importerà un bel niente e di conseguenza io, mia moglie ed i miei figli ci chiameremo orgogliosamente famiglia. Non conosco nessuno che ha imposto che per “famiglia” venga inteso solo un qualche cosa di cristiano.

Questo per farvi capire e rispolverare alcune cose note…ma poco conosciute. Nel parlamento italiano siedono moltissimi politici divorziati, conviventi e rispecchianti in pieno una coppia di fatto (parola che associamo ad un qualcosa di omosessuale e quindi per forza terribile), peccato che poi davanti ai microfoni…spiegano ad alta voce che i valori della famiglia cristiana sono davvero fichi. Uao!

Segue quindi un elenco illustre di nomi, con relative descrizioni dettagliate, di politici (o presunti tali nel caso dei num.5-6-15…) divorziati, conviventi e uniti civilmente. Non ci sono tutti: per l’elenco completo vi rimando a questo sito (…che è la fonte da cui ho preso la lista).

1- GIANNI ALEMANNO (AN). Ex ministro dell’Agricoltura. Separato per un periodo dalla moglie, Isabella Rauti, da cui ha avuto un figlio, non ha mai divorziato ed è poi tornato a vivere con lei.

2- SILVIO BERLUSCONI (FI). Dalla prima moglie Carla Dall’Oglio ha due figli, Marina e Piersilvio. Ha convissuto con Veronica Lario per 6 anni e l’ha sposata nel 1990 dopo la nascita di Barbara, Eleonora e Luigi. E l’ha sposata quando ancora non aveva avuto il divorzio. E’ stato bigamo.
3- PIERFERDINANDO CASINI (UDC). Vive con la compagna Azzura Caltagirone, madre della sua terza figlia. Il presidente della camera attende l’annullamento della Sacra Rota del suo primo matrimonio con Roberta Lubitch.

4- UMBERTO BOSSI (LEGA). Divorziato da Gigliola Guidali (da cui era separato dal 1982), ha sposato in seconde nozze Manuela Marrone nel 1994, dopo dieci anni di convivenza.

5- GABRIELLA CARLUCCI (FI). Deputato. Ha divorziato dall’attore Gianfranco lannuzzo, sposato nel 1985, e ha sposato nel 1996 Marco Catelli. Dall’unione è nato Matteo, 9 anni.

6- ELISABETTA GARDINI (FI). Portavoce di Forza Italia. Divorziata da Luca Fazzi, con cui ha avuto nel 1990 il figlio Pietro, convive dal 1995 con il regista Fernando Balestri.

7- PAOLO GUZZANTI (FI). Senatore ed ex presidente della commissione Mitrokin e giornalista. Dalla prima moglie Germana ha avuto tre figli: Sabina, Corrado e Caterina. Dalla seconda moglie, l’americana Gill Falcigno, ha avuto due figli Liv Liberty e lars Lincoln ed ormai deve aver avuto anche il terzo.

8- IGNAZIO LA RUSSA (AN). Capogruppo di An alla Camera, Sposato in prime nozze con Marika Cattarelli, da cui ha avuto Geronimo. Dall’attuale compagna, Laura de Cicco, ha avuto Lorenzo e Leonardo.

9- ENRICO LETTA (MARGHERITA). Viceprimoministro della margherita. Divorziato, si è risposato con la giornalista Gianna Fregonara, da cui ha avuto un figlio, Giacomo.

10- ROBERTO CASTELLI (LEGA). Ex ministro di Grazia e Giustizia. Divorziato. Dalla prima moglie Sara Galbiati ha avuto Gabriele. Risposato nel febbraio 2005 con Sara Fumagalli, con cui era legato dal 1997.

11- PAOLO CIRINO POMICINO (NUOVA DC). Ex ministro Dc e ora esponente della Nuova Dc. Separato dalla moglie Wanda, dalla quale ha avuto due fglie, Ilaria e Claudia. Ora ha una nuova compagna.

12- GIANFRANCO FINI (AN). Ex vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, si è.sposato nel 1988 con Daniela Di Sotto (divorziata). Da lei ha avuto, nel 1985, l’unica figlia, Giuliana.

13- GIANFRANCO MICCICHÈ (FI). Ex ministro per lo Sviluppo e la coesione territoriale. Divorziato, ha avuto una figlia da una prima compagna e due dalla moglie Elena Merra.

14- GAETANO PECORELLA (FI). Ex Presidente della Commissione Giustizia della Camera, avvocato. Divorziato dalla prima moglie, non si è mai risposato. Ma ha collezionato negli anni diverse convivenze.

15- DANIELA SANTANCHE’ (AN).Deputata, responsabile del dipartimento Pari libertà di An. Divorziata dal chirurgo plastico Paolo Santanchè, convive e ha avuto un figlio da Canio Mazzaro.

16- VITTORIO SGARBI (GRUPPO MISTO). Ex depuitato e critico d’arte, convive con l’attrice Sabrina Colle da otto anni. Ha un figlio, Carlo, avuto nel 1988 dal suo rapporto con Patrizia Brenner.

17- ROBERTO ZACCARIA (MARGHERITA). Parlamentare ed ex presidente Rai: Separato dalla moglie Barbara, sposata nel 1973, dalla quale ha due figli. Ha una nuova compagna, l’attrice Monica Guerritore.

Insomma, questa gente ci prende in giro con l’evidenza dei fatti e a me proprio non sta bene. Lo dico per chi è convinto di sapere cosa sia questa manifestazione, perché andrà in piazza e che la famiglia sia solo quella benedetta da un umano prete. E che crede veramente che questa gente abbia in testa i cosiddetti valori cristiani e bla bla bla.

In realtà vi spiego anche che “La Camera dei Deputati e il Senato già riconoscono i diritti dei Parlamentari conviventi attraverso un regolamento interno che prevede, ad esempio, l’estensione della previdenza integrativa al convivente del parlamentare. La cosa è prevista istituzionalmente tanto che all’inizio della Legislatura ogni neo-deputato e senatore deve compilare un modulo nel quale si chiede espressamente se intenda, o meno, estendere la previdenza alle persone con cui convive. Nelle intenzioni di coloro che scrissero questo regolamento oltre dieci anni fa era evidente la volontà di non discriminare tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali”. Si chiama semplicemente estensione della previdenza integrativa al convivente; in altre parole ogni politico può “lasciare al proprio partner la pensione di reversibilità, anche se tra di loro non sussiste alcun legame matrimoniale. E’ necessario un semplice stato di famiglia che dimostri almeno 2 anni di coabitazione”.

Avrete ben intuito come quindi conti, per tutta questa bella gente, la famiglia sposata in Chiesa. In più, come se non bastasse, questi personaggi fanno tutti la comunione come se niente fosse, cosa che la chiesa stessa vieta se divorziati; a meno che, in meno di un batter d’occhio la sacra rota annulli il matrimonio (roba non per gente comune).

Così sia quindi…tutti in piazza. Se poi qualcuno che deve ancora sposarsi schiatta, non si lamenti il coniuge se rimarrà per sbaglio in mezzo ad una strada con in mano…un’ostia!


Il papa racconta una barzelletta

maggio 9, 2007

…una foto del papa tra qualche anno, beato nel suo villaggio perfetto.

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Oggi il papa ha spiegato come la chiesa non faccia mai politica, rispetti la laicità e soprattutto indichi “le condizioni in cui i problemi sociali possono maturare”.

Sarà, ma io da quella parte sento solo parlare di gay, omosessuali, unioni civili… Non ho ancora sentito problemi come precarietà, fame nel mondo, aids, violenza sulle donne e i bambini… Se questo non si chiama “fare politica” spiegatemi voi che nome ha. Meglio così comunque: almeno continuano a non accorgersi come nemmeno i più cristiani confidino nella chiesa, com istituzione appunto, ma credano soltanto…in un solo Dio.

Infine preparatevi: da sabato ci aspetterà un nuovo teatrino mediatico sul family day


Metodi (e pensieri) diversi

aprile 29, 2007

C’è chi in Turchia scende in piazza per manifestare la laicità dello Stato (in Turchia, sì). In Italia invece a manifestarla c’è solo una persona (o poche), mentre tutti quanti fanno finta di non sentire.

La Chiesa è la cosa più politica che ci sia, che ormai ha pochissimo dei cosiddetti insegnamenti di Gesù, e tra le tante cose ora ci toccherà subirci il massacramento ripetitivo col famigerato “Family Day”. Non conosco molto la religione, ma posso dire che Gesù avrebbe accolto, oltre ai diseredati, ai poveri, ai malati…anche gli omosessuali, a braccia aperte. Dopotutto, se proprio vogliamo spiegare tutto con la teoria della creazione, credo sia ascrivibile a Dio anche tutto il resto (anche perché esistono molti casi di omosessualità tra gli animali, per far capire ancora una volta che in questo caso non si sceglie cosa essere, ma lo si è e basta).
Che la Chiesa spieghi veramente perché non è a favore delle unioni civili (anche etero). Perché ufficiosamente lo sappiamo tutti.


Cei-boys

aprile 5, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Un ragazzo di 16 anni a Torino si è suicidato perché i compagni di scuola lo tormentavano ogni giorno, apostrofandolo di essere “gay”. Ora, non voglio accusare i compagni, per carità…nessuno può immaginare certe conseguenze.

Il fatto è che, subdolamente e subliminalmente, ogni santo giorno i ragazzi-teledipendenti si sentono riversar dalla televisione un sacco di pattume (e fin qui nulla di strano): cardinali, cei, papa, ecclesiastici pieni d’oro vari che ordinano e spiegano, magari aiutati da Andreotti, come sia una malattia il fatto di avere altri gusti sessuali. Vengono su così i cei-boys, secondo i migliori principi di indottrinamento religiosi (vecchi volponi, li non hanno nulla da invidiare al silvio). Come se fosse una scelta essere gay o etero. Perché tutti voi avete scelto di amare femminucce o maschietti; perché tutti voi avete ascoltato la tv o i cardinali per fare sesso la prima volta. Non è stato qualcosa di naturale; parlo con chi odia gli omosessuali a prescindere, per qualche strano motivo, si professa cattolico ma fa sesso prima del matrimonio per esempio.

Prendo in prestito alcune considerazioni da un post di suzukimaruti: “[…] in che senso la creazione di unioni civili è un “attacco alla famiglia”? Cioè, a me regolarmente sposato cosa succede di spiacevole se concediamo ai cittadini di regolarizzare le unioni al di fuori del matrimonio?

Secondo dubbio:
Mettiamo caso che chi avversa i dico non voglia dare diritti alle coppie omosessuali perché avversa/odia i gay. La domanda è: cosa punta ad ottenere?
Cioè se i gay non si uniscono civilmente cosa sperano succeda? Magari che i gay, disperati per non potersi unire, si “convertono”?
E ancora: qual è l’obiettivo di fondo? Togliere diritti ai gay? Se la risposta è sì, ecco due altre domande:
1 – come si concilia tutto ciò con quel capitoletto trascurabile della costituzione che sancisce uguali diritti per i cittadini indipendentemente dal credo, colore, sesso, ecc.?
2 – qualcuno pensa che togliendo diritti ai gay prima o poi finiscano i presunti “mali” che i suddetti gay fanno alla società? E se sì, come?”.
E soprattutto quali mali?

Tagliando corto: credo che chi provi odio verso qualcuno diverso da lui sia semplicemente un poveretto, un razzista, uno xenofobo con gravi problemi di demenza. E penso anche che alla lunga risulti pericoloso (il caso di Torino potrebbe essere una testimonianza) il continuo bombardamento mediatico riguardo alle dichiarazioni della cei, di Ruini, del papa…basta, sarebbe ora di finirla, ci sono problemi più importanti a cui dare spazio. Siamo nel 2007 e invece di risultare più indipendente e moderno, lo Stato torna indietro, mette in discussione l’ingerenza della religione in ogni questione politica.

Sto solo aspettando il momento in cui la cei dovrà precisare di non dover partecipare ad una manifestazione di forza italia.


Amen

marzo 28, 2007

Il papa tenta di farsi una capigliatura al passo coi tempi... - La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Per la serie “lo Stato è laico”.

Ma non è italiano.

Una vergogna senza fine che sfila ogni giorno al telegiornale: prima notizia è il cardinale di turno che detta le giuste mosse politiche al paese intero.

Tutti chiedono scusa, cercano per lo meno di ricordarsi il secolo in cui vivono ogni tanto. Contestualizzano, seppur difficilmente; altre chiese provano a slanciarsi verso i propri fedeli, perché in teoria dovrebbero volere il bene dei propri fedeli che poi (credo) è il bene di Dio.

Al Vaticano invece proprio non ce la fanno: non chiederanno mai scusa per niente.

E’ facile capire che la Chiesa non serve più a un bel niente in questa società; persino loro lo hanno compreso e stanno facendo di tutto per diventare il più intolleranti, razzisti, xenofobi e bastardi possibili per far sì che il loro potere politico sui sudditi-fedeli abbia ancora un po’ di presa.

Io però non ho ancora capito se siamo più stupidi noi che crediamo ad uno che se facciamo i cattivi ci manda all’Inferno, luogo in cui c’è uno vestito di rosso che ci punzecchia e brucia, mentre se facciamo i bravi, diamo l’8×1000 e prendiamo l’aids, finiamo in un posto dove tutto va bene, il paradiso – ma cavolo! Quello esiste già, è l’Italia! E’ qui che tutto va bene! Mi sono giunte notizie poi, da lassù, che le reti mediaset si prendono benissimo. – …oppure è più stupido chi crede che facendosi saltare in aria avrà vita eterna, possibilmente in un harem di svariate donne (ricordiamolo, veri e propri oggetti in praticamente tutte le religioni, soprattutto in quella cristiana, meglio ancora se usano il cilicio come pratica-fitness).

Se ci pensate il fine è lo stesso, sono i mezzi che cambiano. Qui ci offrono vita eterna, noi abbiamo paura della morte e in cambio di un po’ di offerte, consensi, ecc…ce la promettono (l’eternità); dall’altra parte la cosa più o meno è la stessa, ma li bisogna fare guerra (un po’ come la pensa Bush, autobenedendosi). Un po’ come durante le nostre crociate insomma.

Maledetti scudi crociati!


Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep.1] La Laurea in precariato cocopro

marzo 5, 2007

Oggi vorrei riflettere su questa notizia, citando alcuni pezzi dell’articolo. Perché se andando avanti si peggiora ma non se ne parla non va proprio bene. Se poi si pensa che viviamo in un paese doveil problema principale è dato da un cardinale ha la facoltà di “dettare l’agenda politica” (possibilmente sulle prime pagine dei giornali), mandando a farsi benedire la laicità dello Stato e tutto il resto mi viene da sorridere. Per citare ancora Mantellini, “non so, forse mi sbaglio, ma mi pare che la laicita’ dello stato (e molte altre belle cose collegate) la si potrebbe tutelare anche NON dando troppo risalto a notizie piccole e antipatiche come quella della CEI che spiega allo Stato quali leggi sia utile fare e quali no.”

From Gettyimages.com

Anticipo anche, ancora una volta, il mio appello alle signorine: loro sono ancora più svantaggiate nella ricerca del lavoro. Sapete, prima o poi partoriranno… Evidentemente anche al gentil sesso sta bene così: “le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini. A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini.”

E poi ancora: “Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi”. Già, considerando anche il pesante clientelismo vecchio come il Medioevo che ancora colpisce l’Italia. Assumo mia cugina, sua sorella, l’amante, lo zio del cugino, che magari non è qualificato, piuttosto che puntare sulla qualità.

Il colmo: “sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto guadagnava cinque anni fa il fratello maggiore”. Così imparano a fare i secchioni!

Il valore della laurea triennale invece è questo: “I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati “triennali” (erano il 52 per cento l’anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999”. E’ stata quindi utilissima l’introduzione del 3+2: più laureati, sì, con più soldi e in molto più tempo. Giusto per mantenere intatto l’ultimo posto nelle classifiche europee.

E poila classe politica ci tutela: “la ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dalle università che continuano a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata. Il loro infatti non è solo un problema occupazionale, ma anche di esclusione dalla rappresentanza e dalla classe dirigente. Chi ha dai 25 ai 39 anni rappresenta il 30% della popolazione, ma è rappresentato da meno del 10% dei parlamentari”. A parte che si parla di una fantomatica ripresa economica, ma fa riflettere il fatto che siamo una società vecchia, dove tra non molto ci saranno più anziani che giovani, dove chi ci governa è li da 60 anni, tipo Andreotti, e ancora ha un ruolo cardine. Ma che diavolo di paese continuiamo a diventare???

La certezza di fare centro, domani: “C’è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l’anno scorso”. Non so di che periodo post-assunzione si parli, ma so che nei primi mesi, se non anno per lo meno, o non guadagni niente, oppure sei sottopagato, mascherato come stagista a tempo indeterminato. Il modo migliore per valorizzare le persone e far crescere la qualità del lavoro italiano insomma.

I soliti noti: “senza dire che l’Italia vanta il minoro numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l’86,4 per cento contro una media europea pari all’89 per cento)”. Eccola qua la flessibilità del lavoro tutta italiana, marchiata pizza-spaghetti-mandolino; per la maggior parte delle aziende, flessibilità = sfruttare al massimo un neo assunto, sottopagarlo e successivamente cacciarlo prendendo un altro stagista. E ricomincio daccapo.

La solita conclusione è: “non c’è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All’estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati”. E non è poco direi; valorizzati, incentivati, stimolati continuamente nella crescita personale e nella propria professione: ovvio che si cerca di andare all’estero. Almeno non mi prendono in giro.

E’ inutile che mi parlano di crescita, ripresa, ecc…quando leggendo questi dati e informandosi un attimino sulla situazione generale si scopre che i prodotti migliori che possono far crescere la produzione e il lavoro, che potrebbero migliorare la qualità del lavoro vengono ripudiati e allontanati volutamente dall’Italia. Ma che razza di posto sarà tra 20 anni l’Italia? Un paese dell’Est? Senza dubbio. Se i cervelli, la gente preparata e specializzata non viene considerata si rimarà nella stagnazione e nel lamento eterno. E si andrà avanti ogni giorno con i bisticci infantili tra un Prodi a 101 anni e un Berlusconi col bastone a 107 anni. Che ancora parleranno di comunisti e fascisti; di dico e nucleare. Quando gli altri avranno le macchine volanti, le astronavi per i trasporti pubblici e l’energia solare ad alimentarci, oltre che la rete gratis per tutti, senza più compagnie telefoniche, ma solo skype, ecc… E’ un po’ una mia utopia forzata, ma rende l’idea.

Comunque ho capito perché c’è il 3+2 nelle Univesità italiane: serve per tenere lontano il più possibile i giovani dal mondo del lavoro. Un bel paradosso.

Potremo sempre venirci in vacanza in Italia: che problema c’è!