L’odore dei cambiamenti

giugno 27, 2007

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E’ da poco terminato il discorsone di Veltroni a Torino, la capitale della sinistra italiana, sul suo partito democratico.

L’ho seguito in gran parte su Ustream.tv con la cronaca di Suz e la collaborazione di Estragon, Axell… E’ stata interessante, un po’ per gli spunti che ci offrivano i blogger-cronisti torinesi, un po’ perché nella chat connessa ci si divertiva e si rispondeva ironicamente.

A parte un po’ di excess flood da parte di alcuni cloni che non vedevo dai tempi in cui facevo il lamer su ircnet con bot e bnc, è andato tutto bene. Veltroni ha toccato i punti giusti, tra cui giovani, precariato, futuro, ecc…approfondendo correttamente, non lasciando quindi il discorso soltanto su un livello “elettorale” e di presa, cosa rivoluzionaria, non solo per la sinistra. Non è stato un comizio di quelli in cui, un minuto sì ed uno anche, il politico di turno alza la voce e fa la battutina per suscitare applausi a scena aperta: allora sì sarebbe stato un qualcosa di già visto e fine a sé stesso. Veltroni invece ha tenuto per più di un’ora moltissima gente attenta alle sue parole, nonostante in sala non ci fosse nessuna bandiera rossa o di un colore affine; ha parlato precisamente, dicendo cose come “riduciamo la pressione fiscale di un punto in 3 anni”, concetti comunque difficili ma fattibili e reali; insomma, piazzate come “abbasseremo le tasse” e “tutti avranno il ferrari” non si sono sentite; meno applausi in generale, ma più applausi nei momenti corretti, perché la gente si è accorta che per la prima volta si è parlato di riscontri concreti che possono invertire la rotta e cambiare il nostro paese. Ed è quello che volevamo e di cui abbiamo bisogno. Adirittura Veltroni ha avuto il coraggio di discorrere sulla sicurezza, tema delicato a sinistra, chiarendo subito che ci sarà tolleranza zero per chiunque sgarri.

Sicuramente avrà dato fastidio in qualche suo passaggio a qualcuno dei suoi colleghi, ma in linea di massima se ne è fregato totalmente, perché se si è candidato è perché ha deciso di andare per la sua strada. “Dobbiamo combattere la poverta’, non la ricchezza” ha spiegato: parole di un democratico moderno, forse un po’ a stelle e strisce.

E ora prepariamoci ad espressioni, a rezioni innovative e parole in generale, senza argomentazioni o riferimenti al discorso vero e proprio, come “ovvietà” e “film già visto” da parte dei pagliacci privi di cultura politica della cdl, che probabilmente senza ascoltare una sola parola avranno letto la frase scritta dal proprio portavoce. La chicca, come sempre, sarà la risposta di Berlusconi attesa in serata o al massimo domani, urbi et orbi.

Se la sinistra e i propri leader vogliono davvero cambiare, questo è il momento giusto per guardare avanti, lasciandosi alle spalle tutte le futili polemiche: se non saranno con lui perderanno, se lo limiteranno cadranno; anche se in ritardo come sempre però, questa volta si sono accorti che Veltroni può far voltare pagina alla storia della sinistra italiana.

L’impressione di uno di 23 anni come me è che questa sia una persona capace, moderna e più attenta alle dinamiche di oggi.
Qualcosa sul fondo comincia a smuoversi, e siamo solo all’inizio.

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Telecom Day [2]: aggiornamenti da Rozzano

aprile 16, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa da Repubblica.it

[click qui per condividere il video dell’intervento di Grillo]

 

Oggi abbiamo avuto uno dei pochi esempi di democrazia diretta, che viene dal basso, dai piccoli, da chi ogni tanto si ricorda cosa voglia dire fare il cittadino. Tanti piccoli azionisti si sono riuniti ed hanno preso la parola, sull’onda della super-smerdata ai danni dei vertici telecom fatta da Beppe Grillo.

Chiamatela pagliacciata, teatrino o spettacolo, come già i giornalisti stanno cercando di spiegare, l’intervento di Grillo (parte 1 e parte 2). Sono curioso ora di vedere come reagiranno le televisioni questa sera, come spiegheranno la faccenda e che parti del suo discorso (quanti secondi e quali parti) decideranno di mostrare. Chiamatela come vi pare insomma, ma io oggi ho avuto la mia soddisfazione: in Italia le cose funzionano solo tramite queste trovate, che in teoria negli altri paesi sarebbero normali interventi di piccoli azionisti. Qui non si usa; qui abbiamo la Consob, che dovrebbe vigilare, che tutela gli interessi opposti ai consumatori, a favore di chi detiene il potere e fa fallire dei monopoli. Gente che compra senza capitali aziende mantenute per decenni con soldi pubblici e poi le distrugge, vendendole.

Sono curioso anche io, come traspare da molti interventi, di sapere perché, se la società va bene e ci sono tutti i motivi per essere ottimisti, come dice Buora, chi la controlla la vuole vendere?

Ma la vergogna più grande (passatemi il termine in questo caso) è che Tronchetti Provera non abbia mai i co**ioni di presentarsi ad un’Assemblea, guardando in faccia tutti gli investitori che da anni prende in giro, per esempio vendendo miliardi di proprietà immobiliari a Pirelli Estate. Conflitti di interesse tra più società, con consiglieri che fanno parte di una e dell’altra.

E’ questo il capitalismo italiano, quello della competitività (tra stesse persone) e dell’avanguardia.

Basta, forse è giunta l’ora di cominciare a fare ri- funzionare le cose, a ri-prendercele, per lo meno a provarci. Metaforicamente il metodo blogosfera sembra dare dei primi simbolici frutti: tanti piccoli che si uniscono, segnalano, partecipano, posso arrivare ai piani alti. E farsi sentire.