Cogli l’atomo fuggente

luglio 24, 2008

http://www.hobbybirra.it/mtb/giochi.htm

Nella centrale nucleare di Tricastin, in Francia, sono stati contaminati 100 operai: è la terza fuga radioattiva nelle ultime due settimane.

Come avevo già spiegato in questo post, tutti questi incidenti stanno avvenendo perché continua a venire prolungato nel tempo il periodo di attività di innumerevoli centrali nucleari francesi, con conseguenze disastrose (specialmente nel lungo periodo) in termini di vite umane. Invece di chiuderle insomma, aumentano il loro ciclo di vita di 10-20-30 anni: i rischi non sono quantificabili.

In questi casi, come risponde il Governo italiano del si deve fare a tutti i costi? Non risponde e ai tg certi argomenti non interessano. A parte una persona, Scajola, che afferma: “il nucleare è sicuro, indietro non si torna”.
E’ ovvio, se rimani contaminato, indietro non torni più.

Intanto il direttore della centrale Alain Peckre, ha parlato di incidente “non grave”, da classificare al livello 0 di una scala che arriva a 7. E ha spiegato che “un condotto è stato aperto nell’ambito delle operazioni di manutenzione e c’è stata una fuga di polvere radioattiva”. Beh, perché non parlare di livello 50 in una scala che va a 2000 allora? Diamo i numeri a caso e via, si fa prima.

In più, nella notte tra il 7 e l’8 luglio, sempre nella centrale di Tricastin (situata a 200 km dal territorio italiano), c’era stata una perdita e acqua contenente uranio si era riversata nei fiumi della zona. Pochi giorni dopo, fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi erano state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, sempre nel sud-est della Francia. Sembra infatti che le persone comincino ad apprezzare il verdino fluorescente della loro pelle, sperando di diventare presto grossi come Hulk.

A detta dei portavoce delle centrali tutte queste perdite non hanno “impatto sull’ambiente”: beh allora se non hanno impatto sull’ambiente, perché non annaffiamo gli orti con un po’ di elementi radioattivi? Magari si scopre che fanno bene, mai dire mai.

Cioé è come se fate la pipì sporcando l’asse del water con qualche schizzo e la vostra fidanzata o la vostra moglie non si incazza perché voi le spiegate che “non c’è stato impatto sul muro e sul pavimento”, e che quindi può tranquillamente sedercisi sopra.
Questo per dirvi, metaforicamente, di alzare l’asse del water, altrimenti in casa vostra si creeranno problemi ambientali.

*** EDIT: l’unica risposta che ha saputo dare il Ministro Scajola è che questi incidenti sono stati enfatizzati, quindi roba normale da mettere in conto. Chissà cosa ne pensano i contaminati.

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La Banlieu e i “cut off society”

novembre 29, 2007

Da corriere.it

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a vari scontri a Parigi tra polizia e periferia urbana. Questa volta, a differenza del 2005, tutto è nato perché due ragazzini, di 15 e 16 anni, dopo aver rubato una moto, sono morti scontrandosi nella fuga contro un auto della polizia. Basta infatti un qualsiasi evento per scatenare la rabbia contro la polizia da parte di chi, tagliato fuori fin troppo dalla società civile, non ne può più di subire sulla pelle una vita fatta di evidenti differenze sociali. Certo, non è una scusa per dare fuoco a quello che si vuole, spaccare e sparare contro la polizia.
Eventi simili potrebbero essere paragonati, un po’ forzatamente, ai nostri ultrà che fanno parlare i giornali di guerriglia urbana, anche se i tifosi lo fanno soprattutto per altri motivi, almeno in teoria. Nelle periferie francesi infatti vivono molte persone agli estremi della società vera e propria, in condizioni ai limiti della povertà e della decenza; gli immigrati francesi non fanno altro che manifestare una profonda crisi sociale in atto già da molto tempo.

Sarkozy per ora risponde reprimendo e minacciando ma, da figlio di genitori stranieri quale è, potrebbe forse cominciare a comprendere che le cause sociali della situazione nei quartieri sensibili restano comunque le stesse e la polizia non può, da sola, rispondere. Rispondere alla violenza con altra violenza non è produttivo, prendere provvedimenti a livello politico e sociale, forse sì.

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A lezione di francese

novembre 23, 2007

Da più di una settimana in Francia moltissimi lavoratori scioperano, si astengono dal lavoro e creano giustamente disagi. Addetti ai trasporti pubblici che portano a ripercussioni soprattutto sui lavoratori pendolari, statali, studenti ed altre categorie che si fermeranno nei prossimi giorni scendono in piazza ma non solo una mattinata o un giorno. Questa volta infatti l’hanno fatto per 9 giorni.
Bene, si lotta compatti per ottenere lo scopo o non ottenerlo, ma intanto ci provano e si fanno sentire, eccome. Protestano contro molte riforme che sta proponendo Sarkozy tra cui soprattutto quella sui regimi speciali di pensione, tanto che oggi la Sorbona di Parigi è stata chiusa.
Non c’è niente da fare, i francesi hanno bene in mente il concetto di democrazia e di lotta per mantenerla: non a caso molte rivolte sociali sono partite da loro. Ricordate la protesta per il contratto di primo impiego? Sì, il contratto che era migliore della nostra legge Maroni del contratto a progetto e che nella versione francese è stato immediatamente cancellato. Qui da noi no, si fanno manifestazioni goliardiche con le magliette, giusto per dare da mangiare a quelli di studio aperto, di sabato con la scusa di una parola, senza considerare più di tanto cosa c’è dietro a quel “bamboccioni”, coinvolgendo poi parti politiche che hanno contribuito a creare e firmare nei 5 anni precedenti la legge vergogna che ha ridotto sul lastrico intere generazioni. Tanto per fare un po’ di caciara.

Dall’altra parte delle Alpi abbiamo invece i francesi, che sono furbi ed hanno delle specie di “casse comuni” alimentate ogni mese con piccole quote dai lavoratori stessi, a cui attingono nei periodi di sciopero. In questo modo sì che lo sciopero è un’arma vera e propria, altrimenti si riduce il diritto allo sciopero e alla piazza ad una baggianata a cui si ricorre soltanto quando ce lo suggerisce la tv, magari per andare a votare in alcuni gazebo. Noi infatti non possiamo permetterci di avere sindacati che ci difendono, istituzioni giuste, lavoratori coalizzati. Questo semplicemente perché il sistema è rotto e lo sappiamo bene o male tutti ma evidentemente ci va bene così.

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Girl Power

Mag 18, 2007

Mi stavo chiedendo quando una cosa del genere potrà accadere in Italia. E soprattutto quando non farà più notizia, perché sarebbe una cosa normale avere una donna ministro. Per avere una risposta potremmo provare a chiederlo agli open-minded del Vaticano oppure a Mastella e Casini.


La presa amara della…pastiglia

Mag 7, 2007

La Francia volta pagina, con un po’ di tensione, probabilmente dal libro sbagliato.

“Con un poco di zucchero la pillola…va giuuu…tutto brillerà di piùùù!”


All’appello i “prof” non rispondono

aprile 24, 2007

L’insegnante non c’è? E’ malato? E’ assenteista? Nessuno lo sostituisce. I presidi non hanno soldi, la scuola tanto meno; piuttosto che formare le nuove generazioni o migliorare un servizio utile a far crescere tutti (per coloro che hanno voglia) si sprecano soldi per incentivare cose come il digitale terrestre, oppure si parla di “tesoretto”, così, per giochicchiare un po’ col futuro della gente.

Sarà capitato a molti bambini o ragazzi di vedere assente il proprio insegnante (con gioia e gaudio) per qualche tempo ma non vederlo sostituito. E così i precari rimangono a casa. O, se vengono chiamati, non vengono pagati (si avete capito bene, nella scuola funziona ancora così: dopo 20 anni e passa non è cambiato niente)…e se saranno pagati, raggiungeranno questo status dopo qualche mese o anno se sei fortunato. Intanto vivi di speranze.

E i sindacati? Arricchiscono il repertorio delle barzellette italiane. Se la prendono coi presidi, che non hanno soldi, ma non sanno che molti presidi fanno già i salti mortali per mantenere in uno stato di decenza la scuola che dirigono. Non sono mica i presidi che decidono il budget di cui disporre. Che se la prendano col ministero, col Governo. No, denunciano i presidi. I sindacati italiani sono sempre originali, si distinguono da tutti gli altri, perché nessuno sa bene che cazzo servono a fare.

Quindi viva la Francia, paese da cui storicamente partono tutti i rivolgimenti sociali: avremmo molto da imparare da loro (il contratto di primo impiego è stato un esempio calzante, qui invece la legge biagi esiste ancora, anzi sta benissimo), anche ora dalle loro elezioni: guardate l’età dei candidati, ascoltate i problemi che trattano e verificate l’affluenza record francese.

Capito? Qui i sindacati minacciano i presidi. Dalle altre parti si sciopera ad oltranza, TUTTI. Non si lavora, la gente tira fuori le palle, ma non solo quando non funziona la tessera per vedere la partita su mediaset premium e allora chiami il call center per insultare l’operatore. La si va avanti fino a che non si ottiene un risultato concreto.