“Stop alle telefonate”

giugno 15, 2007

Il Garante della privacy, con 5 provvedimenti, ha prescritto “una serie di misure affinché vengano rispettati la riservatezza e gli altri diritti degli utenti.”

Quindi non è che verranno subito fermate le telefonate anche perché, detto in questo modo (credetemi), non sarebbe più possibile nemmeno offrire il cosiddetto servizio clienti (quando per esempio avete un problema col cellulare e chiamate voi). Ricordo che in Tim (dove lavoravo), la prima cosa che dovevamo dire al cliente dopo il saluto iniziale era che “i dati personali forniti durante la chiamata sono soggetti al DL 196/03”; anche chi fa inbound, cioé chi riceve le chiamate appunto, è costretto a chiedere il nome e il numero a chi telefonava; se infatti non era il proprietario o chi parlava non conosceva l’intestatario o i dati stessi, per questione di privacy (poteva essere uno sconosciuto che si spacciava per il proprietario infatti)…doveva mettere giu e far chiamare il proprietario stesso.

Detto questo, gestori e call center dovranno:

interrompere l’uso indebito di numeri telefonici raccolti ed utilizzati a scopi commerciali senza il previsto consenso da parte degli interessati;
regolarizzare le banche dati informando gli utenti e ottenendo da essi lo specifico consenso all’utilizzo dei dati per scopi pubblicitari;
informare con la massima trasparenza gli utenti anche al momento del contatto sulla provenienza dei dati e sul loro uso;
registrare la volontà degli utenti di non essere più disturbati;
interrompere l’utilizzo illecito di dati per attivare servizi non richiesti (segreterie, linee internet veloci); effettuare controlli sui responsabili dei trattamenti svolti presso i diversi call center.

Esatto. In genere l’operatore richiede anche al cliente se in futuro desidera essere contattato o informato su nuove promozioni, tramite chiamata o sms; se dite sì ogni tanto vi arriverà qualche sms gratuito informativo o una chiamata promozionale. Se dite no non vi arriverà un bel niente, ma poi non lamentatevi dicendo che tim/vodafone/wind “non mi regalano mai un miliardo di euro di chiamate o un milione di messaggi gratuiti”. Ovvio, non possono contattarvi. Comunque sia, il consenso scade ogni 3 o 6 mesi di solito, quindi è possibile che ogni tot.vi richiami lo stesso qualcuno per richiedervelo, così come non ve lo chiederanno se vi contatteranno due volte entro 3 o 6 mesi.

…Vi chiedete perché vi contattano praticamente tutti i giorni? Forse dovete stare più attenti (per esempio) quando vi iscrivete, usando cartoline presenti nelle riviste, a qualche concorso, inserendo il vostro numero di casa o di cellulare e autorizzando il trattamento dei dati. Stessa cosa quando vi registrate via Internet ad un provider per crearvi una casella email, ecc… Nessuno legge le informative, ci limitiamo a flaggare il tutto per fare in fretta. Nel 99% dei casi, acconsentire al trattamento dei dati, significa anche essere soggetti a ricevere offerte commerciali.

Questo per dirvi che se un giorno avete le palle girate e vi suona il telefono, non prendetevela con l’operatore. C’è già in abbondanza chi si prende gioco dei lavoratori di call center.

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Spamming giuridico

maggio 9, 2007

Si apre un altro caso spinoso riguardante il p2p: sono circa partite 4000 raccomandate che dovrebbero raggiungere altrettanti utenti italiani che secondo alcuni discografici avrebbero violato le norme sul diritto d’autore. In questa lettera, spedita da uno studio legale realmente esistente (Mahlknecht & Rottensteiner che lavora per l’etichetta tedesca Peppermint), viene chiesto di cancellare il file stesso, di pagare 330 euro di multa per evitare incombenze penali e soprattutto…di non rifarlo mai più cattivelli… Sì perché è proprio questa la cosa strana, il modo ed il tono con cui è stata scritta questa lettera.

Leggendo sui vari forum, si dibatte su mille questioni e su altrettanti punti di vista, sul rivolgersi ad associazioni di consumatori, sul chiedere assistenza a legali prima di pagare e così via. Una delle cose che mi da da pensare è che chiunque a questo punto può richiedere un indirizzo ip, scavalcando la privacy di qualsiasi persona, e spedirti a casa una lettera. Forse l’obiettivo è creare un precedente, puntando sulla paura dell’utente di incorrere nel penale.

Vorrei far notare però come la cosa sia molto strana, da dimostrare: chi dice che ho scaricato io il file? E se a causa di un virus, malware, hacker, ecc…qualcuno scaricava dal mio pc? E se l’ho condiviso ma nessuno l’ha scaricato? E se il download era corrotto? E se avevo una canzone di cristina d’avena e l’ho rinominata col nome di uno degli artisti incriminati per fare uno scherzo? E se non ho più niente sull’hard disk o addirittura non ho più il computer da cui avrei scaricato? Ecc… Insomma, nella lettera non è indicato né documentato approfonditamente un bel niente, quindi inviterei per ora a mantenere la calma, cosa che la Peppermint non vuole (credo) per incassare velocemente un po’ di soldi, senza che nessuno si informi o prenda contromosse.

Sempre spulciando sui forum, gli artisti della casa discografica per cui hanno monitorato (legalmente o illegalmente?) migliaia di utenti, sarebbero questi: Carl Keaton Jr. ; Colin Rich ; Emma Lanford ; James Kakande; Mousse T.; Omar; Roachford; SO PHAT!; VD3 Beatz ; Warren G. Già si legge riguardo a boicottamenti o passaparola per non comprare più prodotti di quella casa discografica o degli artisti stessi (una pubblicità molto cattiva insomma).

Non oso poi immaginare il destino della Peppermint se perdesse tutte le cause. Per ora insomma siamo nella fase uno, il caos, forse quella a cui puntavano proprio i discografici.

P.S.= il senatore Cortiana ha scritto al garante della privacy