Porco

novembre 14, 2008

Diaz.

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I registi della follia

luglio 22, 2008

Pesto alla genovese

Ieri sera mi è per sbaglio capitato, facendo zapping, di girare su La7: stavano trasmettendo “Il Seme della Follia”, film-documentario sul G8 di Genova del 2001.

Ho visto già diversi video ed altrettanti filmati sui fatti di Genova, ma ieri sera sono rimasto alquanto spiazzato da come è stato costruito questo resoconto. E’ diviso in tre parti: la distruzione della città da parte dei Black Bloc, lo scontro tra carabinieri e tute bianche sfociato nella morte di Carlo Giuliani e la carneficina della polizia nella scuola Diaz. Un brutale pestaggio, una gravissima sospensione della stato di diritto.

Lo definirei un melt in pot decisamente caotico, fatto da un montaggio video efficace per gli scopi degli autori (che se non sbaglio sono Roberto Burchielli e Mauro Parissone). Tradotto in parole povere, voglio dire che il metodo utilizzato per costruire il documentario è emblematico: non è presente nessuna voce narrante, ci sono immagini buttate li a caso, senza che seguano un particolare ordine cronologico; le uniche voci che ascoltiamo sono quelle di un certo tipo di telefonate di cittadini allarmati e/o impauriti e quelle dei poliziotti che nel frattempo menano e caricano.

Quello che rimane in testa insomma è un gran senso di confusione, non c’è un filo logico, viene fuori tutto a getto continuo, in modo quasi insensato. Spesso poi vengono alternate immagini filtrate, che sembrano rappresentare la notte e rendono il tempo e lo spazio particolarmente dilatati. Il reale succedersi degli episodi non viene mai rispettato, così come la vera trama dei fatti viene alquanto ignorata.

“Apologia dei No-Global”
Insomma il ragionamento che passa facilmente e che ormai, dopo le vergognose sentenze della scorsa settimana (sentenze che per esempio non menzionano i mandanti politici, i ministri presenti a Bolzaneto durante le torture e il ruolo di attuali ministri della Camera allora presenti in cabina di regia della questura, proprio mentre avvenivano le violenze), è diventato opinione comune, suggerisce che alla fine è, appunto, stato un gran bordello, causato da momenti in cui tutti sono stati presi dal panico. Ma così non è stato, ahinoi. Lo stesso Scajola ammise di aver dato l’ordine di sparare.

Cortei Autorizzati
Quel giorno a Genova, l’unica piazza agitata era quella dei black block; molti non sanno o si dimenticano che gli unici cortei autorizzati erano quelli delle cosiddette “tute bianche”, che ancora dovevano partire. In realtà, come si legge sul sito di La7, “i Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi”. Poi, inspiegabilmente, “il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani”.

Una morte non apprezabile
Qui apro una breve parentesi: Carlo Giuliani, secondo l’autopsia ed in base ai filmati che ne mostrano il sangue zampillante, morirà diversi minuti dopo il colpo di pistola, ma soprattutto venne investito due volte dal mezzo che era riuscito a ripartire e si allontanava dalla piazza mettendo in salvo i carabinieri. La prima volta in retromarcia, la seconda a marcia avanti. Quando, dopo circa mezz’ora, il personale medico di un’ambulanza arrivò in soccorso, Giuliani era già morto, senza aver ricevuto alcun soccorso dalle Forze dell’Ordine che immediatamente dopo la sua caduta a terra rioccuparono la piazza e lo circondarono (per la cronaca, l’autista dichiarò di non aver udito alcun colpo d’arma da fuoco e di non essersi accorto di essere passato sul corpo di Giuliani, credendo che i sobbalzi del mezzo fossero dovuti ad un “sacchetto delle immondizie”; in più, consulenti tecnici incaricati dal PM Silvio Franz affermarono che 18 quintali di Defender – con a bordo 3 persone – non avrebbero arrecato a Giuliani lesioni apprezzabili).

Meglio del cordone ombelicale
[…] “Chi finirà oltre il cordone dei carabinieri verrà massacrato di botte.” In realtà furono le forze dell’ordine a rompere il cordone dei manifestanti, peraltro nella zona autorizzata; nessuno si è “organizzato”, come è stato spiegato o scritto, anche perché nessun black block ha misteriosamente subito violenze. E allora perché il costante utilizzo di questo epiteto da affiancare un po’ a tutti, disobbedienti compresi? “Disobbedienti” non è una brutta parola, vuol dire ben altro. Il problema è che sono riusciti ad inculcarci nella testa delle particolari immagini associate: è un po’ come chiedere ad un italiano medio cosa sia la controinformazione.

Quel giorno solo i normali manifestanti, quelli delle tute bianche che invece nessuno indossava a Genova, erano dispersi, con le ossa rotte, la testa sanguinante e gli occhi acciecati dai lacrimogeni. Poi sì, qualcuno reagì, ma per difendersi. Quando lo sentite raccontare da qualcuno, ve ne farete una ragione.

I pm […] riferiscono di persone costrette a stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, colpiti con schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria. Il P.M. Miniati parla dell’infermeria come un luogo di ulteriore vessazione[77].Secondo la requisitoria dei pubblici ministeri i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria aggiungendo che soltanto un criterio prudenziale impedisce di parlare di tortura, certo, alla tortura si è andati molto vicini.

Il Massaggio alla realtà
Esiste però un comunicato stampa (scritto da finquituttobene.org e sofarsogod.org) che prende decisamente le distanze da questo documentario: “diverse immagini e contenuti in “La Disobbedienza e Pulcinella” (di Samantha La Ferla) e sul G8, oltre che per il Genova Social Forum, il Comitato Verità e Giustizia e relativo dvd, sono state illegittimamente usate, inserite e mal composte in una sorta di documentario, un ibrido, dal titolo “ll seme della follia” trasmesso da La7 il 20/07/2007. Questo però è avvenuto senza alcuna comunicazione, prima durante o dopo, all’autore/produttore. Infatti l’indigesta visione è stata del tutto casuale e dolorosa”.

Un folle ordine pubblico
L’errore, voluto o meno, parte dal titolo: non si è trattata di follia. Hanno voluto che le cose andassero così, come non hanno voluto reprimere i black block, ma hanno preferito ammazzare di botte le tute bianche o manifestanti di ogni nazione che erano li con ben altri intenti. Scorrono immagini di persone a terra manganellate da 7,8,9 10 poliziotti contemporaneamente (contro una), con altri che saltano sulla schiena o tirano calci in faccia o nei reni senza pensare alle conseguenze di certe azioni.

Uno a zero per noi
Poi, accanto all’unico morto, il diffondersi voluto di notizie false su fantomatici poliziotti morti, secondo il ragionamento del pareggio di bilancio vittime (guardate questo video di un’intercettazione tra due forze dell’ordine, quelle che dovevano tutelarlo quel giorno). E ancora, musiche tragiche, continua confusione e mescolanza di cose scollegate, diverse l’una dall’altra.

Non ci sono più gli anarco-insurrezionalisti di una volta…

La destra italiana “liberale” ormai ha fatto passare le manifestazioni di Genova come follia di estremisti. Ma in realtà sappiamo tutti che Genova fu protesta di popolo, 100.000 persone con dalla loro buona parte del paese. Genova fu anche un inizio, un protesta del tutto innovativa per quegli anni pre 11 settembre, un inizio pericoloso che andava scientificamente annientato con la violenza fascista di una parte delle forze dell’ordine.

E questo ha fatto il filmato, ricostruendo il tutto in salsa caotica. Una cosa che colpisce in questo senso è l’ascoltare un numero decisamente elevato – poi ognuno la pensa come vuole, sia chiaro – di onesti e civilissimi cittadini (che non ci sono mai, ma solo quando serve ad alcuni…), che telefonano in continuazione premurandosi di indicare i tipacci sospetti e cattivi, che addirittura hanno “tatuaggi sulle braccia”. Eppure esistono, a quanto pare. Ma non sapevo che fossero così in tanti a fornire foto, video, immagini e testimonianze…

Sostanzialmente questo film-documentario è una palese sleccazzata ad una particolare parte delle forze dell’ordine, ma sin qui si sapeva.
Quindi niente conclusioni: questa volta le trarrete voi.


Vergogne di Stato, rigurgiti italioti

luglio 7, 2007

“Ragion di Stato”. Le frasi si commentano da sole. Si sa che polizia, carabinieri, ecc… sono, ideologicamente, corpi molto spostati a destra; chi vi entra in genere viene conformato a tale uso, anche se prima di entrarci riteneva Marx uno di estrema destra. E poi andare in giro con la maglietta della folgore è figo, così come dire che da giovane sei stato nei parà (cioé hai visto una parata militare).

//www.rivistaonline.com

“Speriamo che muoiano tutti, 1-0 per noi”. Quel giorno di quel lontano G8 c’era una strana puzza nell’aria del nostro paese. Si veniva da giorni di clima rovente, la guerriglia era già stata annunciata, fomentata dalle voci scandalistiche dei giornalisti che pompavano vogliosamente l’evento. Ricordo persone avvolte nelle bandiere della pace, associazioni cattoliche o religiose, vecchi, giovani e bambini sfilare e prendersi tante manganellate, venire “caricati” da tanti soldatini del playmobil, esaltati da un giorno più unico che raro, in cui avevano avuto liberta di picchiare a destra e a manca. Pisanu era l’allora ministro della difesa che, senza cognizione di causa, dava ordini. Chissenefrega tanto tutti quanti erano “zecche del cazzo”. Quel giorno è morta la libertà, calpestata sulla faccia di migliaia di persone da uno Stato incapace di essere, da una classe politica con responsabilità gravissime sulle spalle. Quel giorno ci scappò il morto, quel giorno molti giovani ebbero la vita rovinata dai danni cerebrali causati dalle “teste aperte” a suon di legnate, pugni e calci; in quella scuola avvenne un delirio di onnipotenza, scandito dalle suonerie dei cellulari che suonavano “faccetta nera”. Credo che sia una delle cose più atroci sentirsi impotenti ed impassibili davanti allo stato che ti si rivolta contro e ti distrugge, prima dentro e poi fisicamente, col sangue sui muri, sui pavimenti e grumi solidi di materia corporea che uscivano, a fiotti dalle teste di giovani di 17-18, 20 anni.

http://www.romacivica.net/

“Attacco il Kamchatka con 10 carroarmati“. E’ notte, i residenti si accorgono che le forze che dovrebbero mantenere l’ordine hanno attaccato la scuola Diaz. Nell’audio delle telefonate si sentono di sottofondo le grida della gente, “assassini, assassini”. La storia, destrorsa e pronta a censurare con ogni mezzo, come sempre, si ripete. “Oh ragazzi le molotov non lasciatemele qui…”; due molotov di cui la Digos voleva disfarsi che poi, si è scoperto anche questo, erano stati gli stessi poliziotti ad introdurre, quelli che poi decisero di testimoniare secondo convenienza, in accordo coi capi, per evitare che tutto lo scempio uscisse. E invece è uscito.

Vieri Dixit. Sono molto più patriota io che difendo il diritto alla pace da un Bush qualsiasi che chi, con la forza, decide di distruggere, a prescindere, persone del proprio stesso paese. “…Non è stata proprio una bella cosa quella che abbiamo fatto”. Ma l’avete fatta. E l’avete nascosta; poi però è venuto a galla tutto quanto, così come sta accadendo nel caso di Federico Aldorovandi.
L’Italia si è ricandidata per ospitare il G8 del 2009 nell’arcipelago della Maddalena. La cosa assurda è che le stesse persone, peraltro promosse, avranno lo stesso incarico di salvaguardare ed occuparsi della sicurezza in quei giorni; aspettiamoci quindi battaglie navali. Come paese non siamo in grado di ospitare un evento simile, lo Stato e la classe politica non ha in sé le capacità per gestire situazioni come il G8.
L’ennesima dimostrazione che siamo un paese di serie B: non si può non fermarsi su avvenimenti del genere, passarci sopra ed ora, a distanza di anni, rifare un processo, magari in modo sommario. Ricordo solo a tutti quelli che dopo i fatti di quel G8 si sono sentiti in dovere di insultare ogni manifestante, godendo delle botte che prendevano (attenzione non parlo di black block o di chi sfascia tutto a prescindere), di farsi un esame di coscienza, provando magari ad avere un riscontro, a parlare con qualcuno che in quei giorni, i fatti li ha vissuti sulla propria pelle.

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