Il cambiamento parte da noi

febbraio 19, 2008

Tralasciamo per un attimo i dibattiti degli ultimi giorni riguardanti Veltroni, il PD e tutte le sciocchezze elettorali del caso.
Per ora stiamo assistendo alla solita tiritera del batti e ribatti con una più grossa, col fine di venire eletti. Nessuno pensa a spiegare il “come” realizzare i punti e le promesse lanciate. Nessuno sa bene come la gente possa dimenticarsi degli ultimi 14 di anni ti totale vuoto politico, 14 anni in cui non è mai stato fatto niente per il paese, un paese che a stento e nonostante tutto riesce ancora, stancamente e con la sedia a rotelle ad andare quasi “avanti”.

Che il cambiamento delle cose lo dobbiamo volere tutti quanti nella nostra mentalità e che debba partire dal basso lo abbiamo intuito. E dovrebbe partire dalle piccole cose, quelle apparentemente più stupide. Come quando siete in coda con la macchina ad un semaforo e di colpo arriva il più furbo di tutti che si infila nella corsia per girare a destra ma poi va dritto, facendovi rischiare un incidente; come quando dovete prendere un appuntamento e riuscite ad averlo mesi prima degli altri perché conoscete il dottore o chi per lui. E così via.

Emilie, che non è italiana, mi ha scritto una mail interessante in cui parla e da un parere sui giovani italiani, prendendo spunto dall’esperienza universitaria che sta facendo. I suoi riferimenti sono piuttosto semplici, ma rendono benissimo l’idea, anche se ritengo che spesso siano un po’ dettati da alcuni luoghi comuni tutti nostri. Una prima risposta che mi sento di darle è che molti comportamenti descritti da lei infatti variano da persona a persona e spesso sono dovuti anche a cause di forza maggiore: in Italia purtroppo la cultura, la partecipazione attiva, la cooperazione tra gli studenti che può anche portare ad esperienze professionali, la stretta connessione col mondo del lavoro, ecc…non esistono. E’ ancora tutto vecchio, inquadrato, retorico e basato su precise gerarchie e tutto questo va a svantaggio nostro.

Per questo cambiare il paese vuol dire prima di tutto cambiare noi stessi e il sistema in cui viviamo.

[Clicca qui sotto per leggere la lettera di Emilie]

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Bamboccioni Pride

ottobre 7, 2007

C’è già chi ha capito tutto e si prepara al B-Day, il Bamboccioni Day del primo dicembre, vendendo magliette che…verranno recapitate in massa a TPS per essere lavate. Sì, perché ogni bamboccione che si rispetti i vestiti sporchi li fa lavare dalla mamma.

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Reality shop

maggio 26, 2007

Mi stavo giusto chiedendo quando i giornalisti la smetteranno di fare la voce grossa e raccontarci le storie di ragazzi (come se fossero solo loro a farlo), possibilmente adolescenti delle scuole medie, che riprendono qualsiasi cosa inerente al sesso col telefonino, ottenendo probabilmente l’effetto opposto. Nel senso che ti violento, ti tocco, ecc…non tanto perché voglio farlo, ma soltanto perché voglio riprenderti e diventare “famoso”, cliccato o conosciuto su…youtube o sui quotidiani on line (e grazie a studio aperto). Un continuo vendere e suggestionare di reality amatoriali per guardoni internauti e non.

Forse “la logica del branco” sta diventando digitale. Ora certi comportamenti, in questo caso portati all’estremo, si sono trasferiti metaforicamente su Internet; in molti casi anche sui media: infatti, dopo la moda dei pitbull che azzannavano un po’ tutti (come se ora nessun cane morde più), l’usanza dei vip di sniffare cocaina (come se ora nessuno più lo facesse) e che so io…gli ospedali sporchi e decadenti (di colpo sono tutti tornati a posto), i giornalisti con un tacito accordo hanno deciso di passare a narrare questa dei cellulari (che dicano anche che a 10-12 anni forse sarebbe meglio non regalare cellulari da 3-400 euro ai figli). Si accettano ora scommesse su quale sarà il prossimo scoop co.co.co, un notizione continuativo.

Insomma, sono qui che aspetto il giornalista che in tre righe spiega cos’è Twitter e scrive a riguardo un pezzo in cui spiega, minuto dopo minuto, i “preparativi condivisi” di molti giovani per una sega. Che avete capito, intendevo “fare sega”.

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Generazione Y

maggio 5, 2007

Ok ci provo, me la sento. Provo a rispondere al post del Dott. Mantellini riguardo ai giovani e alla famigliarità con le nuove tecnologie.

Premessa: mi sono laureato poco tempo fa proprio con il professor Rossetti (relatore) con una tesi su blog e giornalisti; ieri avrei voluto presenziare alla conferenza, ma purtroppo per cause di forza maggiore (lutto) ho dovuto rivedere il programma della giornata e così non ho potuto né conoscere, né ringraziare Mantellini di persona per la piccola intervista che gli ho fatto (via mail) da inserire nella tesi stessa.

Quando Mantellini parla di questionario sulle abitudini tecnologiche, gli credo davvero: ne ho prova tutti i giorni con amici che mi chiedono di risolvere problemi, per loro complicati, per me che col pc (e con l’informazione in rete) ho a che fare ogni giorno invece facili o ovvi. Questo aspetto può anche essere spiegato dal fatto che nella maggior parte dei casi, nessun genitore in famiglia ha mai pensato di insegnare ad usare un computer al proprio figlio; semmai il contrario…già, ma in che modo e per saper fare cosa? Nessuno insomma ha mai abituato la mia generazione ad usare internet in un certo modo o a fare altre cose solo ed esclusivamente con il computer. Credo dipenda dalla voglia, dagli interessi e dalla passione di ognuno verso la tecnologia e altre storie note.

Per dirla in modo chiaro: per me il corso di informatica giuridica del professor Rossetti è stato il più interessante dell’intero percorso universitario che ho affrontato; per altri magari no, altri ancora l’hanno forse abbandonato a metà. Si è parlato di tante cose interessanti (p2p, diritti, licenze, open source e tanto altro…) ma nessuno ha menzionato per esempio Feed RSS o tag. Non è una colpa, ma credo che all’Università pochi spieghino o insegnino a cosa potrebbero servire i blog, i feed… Dipende sempre dalla voglia di scoprire e imparare che ha qualcuno.

Questo per far capire che in primis sono i professori (non mi riferisco al prof. Rossetti che ha un ufficio fantastico pieno di Mac) ad essere “antiquati” nel modo di insegnare o stare al passo coi tempi. Basti pensare che nella stragrande maggioranza dei casi, tengono ancora lezioni con metodi ormai vecchi (forse). Un po’ per i mezzi forniti dall’Università (italiana), certo, un po’ perché preparare delle slide è forse troppo difficile…(magari in ppt); si preferiscono quindi usare ancora chili di carta in fotocopie, libroni, ecc…anche perché molti pubblicano libri che ripropongono nei propri corsi…come potrebbero avere un ritorno, sempre nell’ottica antica delle cose (non sto li ad introdure un discorso sulle licenze creative commons)?

Insomma, se ieri fossi stato presente alla conferenza forse avrei alzato la mano in mezzo a quel vuoto disinteressato. Sì, ma io ho un blog e quindi mi interesso a feed, tag…e tutte le altre cose che conosco riguardo ai computer, ad Internet, ecc…le ho imparate da solo, sul campo, da 10 anni a questa parte, perché mi interessano e perché ritengo che domani siano fondamentali per rimanere svegli e non farsi fottere (leggi tra le righe “non me le ha insegnate nessuno”). Ok, mettiamola così: sono un auto-didatta (per dirlo in modo figoso). Molti invece ancora usano Internet solo per controllare la posta (ed è grave la cosa) a fatica; non comprendono che in questo modo possono anche avere un rapporto totalmente modificato e innovativo con i professori stessi, verso l’insegnamento stesso. Molti non sanno cos’è un blog, altri leggono i famosi “diari personali” senza sapere cos’è quell’iconcina arancio che compare ogni tanto nella barra degli indirizzi e altri ancora invece, forse come me, fanno un po’ “gli snob” e parlano di filosofia open-source, blog e rivoluzione che può cambiare le menti e ribaltare un sistema.

Esagerando ovviamente.


Italia chiusa ai “giovani”

aprile 11, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Un paese sempre più sigillato, vecchio ed arretrato…per i giovani che vogliono fare i cittadini, la parte attiva del domani, quella che vorrebbe partecipare. Una sorta di riflesso blogosferico. Non parolo di coloro i quali si accontentano del valore medio.

Non vorrei fare il moralista, rischiare di fare la figura di quello che si innalza e giudica. Ma ancora una volta sottolineo che i veri problemi secondo me sono anche questi: un paese vecchio, votato allo sfascio, in cui nessuno parla di soluzioni concrete, centrando i veri bisogni della società non può che avere un funesto avvenire.

«Non possono né decidere, né esprimersi. Sono considerati sempre dei motori da utilizzare, ma non capaci di produrre e di generare il nuovo. Io non penso che il mondo debba essere gestito solo dai giovani, ma c’è spazio per tutti, naturalmente bisognerebbe anche dialogare… ». Infatti, magari prima parliamone. E’ troppo facile fingere di ascoltare per una croce sulla scheda alle elezioni e poi fare il cavolo che si vuole, come sempre; è un circolo continuo che si ripete, va su quello, non fa niente e voto l’altro e così via. Secondo voi serve davvero a qualcosa un sistema come il nostro?

Ci vogliono così insomma e non facciamo altro che dargliene adito. Poche persone decidono, si circondano di organismi parassitari pronti a succhiare i succhiabile che puntano al proprio circolino molto auto-referenziale: this is il mondo politico italiano. Forse sono troppo utopico, mi direte, ma circondarsi dei migliori uomini di cultura, specializzati in ogni campo, per governare o meglio, migliorare un paese, non sarebbe male: una sorta di Tecnocrazia illuminata. Che parte dal basso magari. Così forse non avremmo un Mastella ministro della Giustizia, un creativo Tremonti (ex) ministro dell’economia o un Calderoli…punto, basta il nome.

Ma «da soli non si cambia nulla. Una sola persona non ce la può fare, la società è un sistema da educare». Sì, ma non deve essere mediaset, la Rai o la Cei a fornire il modello educativo che dovrebbe seguire la società italiana. Per lo meno non in questo modo.


Giovani idee precarie

gennaio 4, 2007

..le ipotesi sono due: o sono disperati e non sanno più cosa inventarsi per sistemare alcune cosucce oppure provano a dare una sorta di “contentino speranzoso” ai giovani, che ancora una volta…arrivano fino a 35 anni. Giovani…

Il titolo del concorso è “Giovani idee cambiano l’Italia“, ed è coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (dal Dipartimento per le Politiche giovanili e le attività sportive). Premessa: come già annunciato, non mi va giu che facciano passare il concetto che a 35 anni si è ancora “giovani”, inteso come precari nella vita, nel lavoro, ecc… Insomma, ci vogliono far capire che è giusto a 30-35 anni essere ancora in casa in cerca di uno straccio di lavoro, senza possibilità di acquistare una casa, ecc… Negli altri paesi europei non è così e lo sappiamo bene: l’Università dura meno e i “mammoni” hanno vita breve.

Detto questo, se vi interessa, leggetevi il bando: vi sono aree tematiche specifiche ed ai vincitori, verranno assegnati contributi fino a un massimo di 35 mila euro… Le aree di interesse sembrano alquanto interessanti, quindi perché no, se non sapete cosa fare e avete qualche idea brillante potreste provarci. Oltre al “premio”, il finanziamento al progetto vincitore insomma, qualche vantaggio. Per esempio “(comma 318, “Detrazioni per i giovani creativi”) la disposizione che prevede, a beneficio di chi ha fino a 35 anni, “che per i redditi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi a esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, la riduzione a titolo di deduzione forfettaria delle spese passi dal 25% al 40%”.”

“Una sola idea per un progetto è più che sufficiente” (Castiglioni).

Un po’ di fiducia…non guasta mai. Giovani, precari…ma non tutti scemi.