Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente – sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.

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La guerra di Bush è troppo cara

gennaio 15, 2008

//pdemocratico.files.wordpress.com

Dopo 5 e passa anni di morti in Iraq Bush si accorge che l’economia mondiale ha subito varie influenze e modifiche. Pensate, si è persino sbilanciato, affermando che il prezzo del suo caro amico petrolio è un po’ troppo caro. Chissà perché, proprio ora che è fine mandato.

Dite che prima o poi noterà anche che c’è una guerra in corso?


Notizie al rogo, tg al pogo

giugno 29, 2007

Da corriere.it

Chissà quando mai potremo vedere un/una giornalista italiano/a che cerca di dare fuoco o semplicemente strappa un foglio su cui scritta c’è, per esempio, l’ennesima notizia inutile su un concorrente del grande fratello, su un nuovo reality e così via. Oppure una delle tante balle sulla politica. Provo a ipotizzare cosa potrebbe accadere in ogni tg (quel coso che fanno all’ora dei pasti in cui ci sono dei tipi strani a “mezzobusto” che parlano) nazionale, sempre nel caso della Hilton, prima di vedere il video incriminato [premetto che sarà un’analisi lunga, in un crescendo demenziale da sballo; se avrete voglia di leggerla, spero che il risultato sia per lo meno divertente].

Rai 1: dopo aver raccontato la prima notizia politica del giorno, il secondo servizio ed il terzo sono un alternarsi di commenti degli esponenti di maggioranza ed opposizione raccontati tramite la voce di un giornalista. Una palla colossale. Ma fino a qui tutto bene. Arriva la notizia su Paris Hilton. Il lettore del tg, impazzito, si tocca volgarmente nella zona del cavallo basso dei pantaloni, strappando il foglio per usarlo come tampone. Che avete capito, era incontinenza. Il tg prosegue poi senza intoppi con la sfilza dei vari fatti di cronaca da guardare con le mani sulle balle.

Rai 2: dopo la sigla e i titoli cominciano a scorrere scritte su fondo rosso nella parte bassa dello schermo. Notizie politiche o di avvenimenti esteri, è il turno di Paris Hilton. Il lettore del tg, che di solito da le notizie in piedi, al pensiero della Hilton durante la sua prima notte di nozze (che ha visionato), si incazza e gridando “viva il papa” si mangia il foglio e si fa esplodere. Pezzi di socialisti da tutte le parti.

Rai 3: dopo la triste sigla, le prime 15 notizie su ogni personaggio minimamente di sinistra e un servizio in cui si dice qualsiasi cosa contro Berlusconi è il turno della “roba leggera”. Parte il servizio sulla Hilton, in cui scorrono immagini di militanti di forza nuova che spaccano una città, incitati proprio dalla bionda sbarazzina, che per l’occasione ha su un vestito a forma di svastica che copre solamente i punti giusti; voce fuori campo di Bertinotti che critica la proprietà privata, causa di ogni male. Rientrati in studio, il giornalista colora di rosso il foglio della notizia mostrando il pugno chiuso, mentre il cameramen si fuma un cannone. Sottofondo di “bella ciao”. La “compagna” Hilton infatti si è rivelata una traditrice.

Rete 4: Fede apre il tg con un buon 15 minuti di parole incantevoli su Berlusconi, con interventi telefonici di, nell’ordine: Bondi, Guzzanti, Schifani e Casini, che fa quello imparziale che apprezza il cav. Segue un servizio sulla ciccia di Prodi, con una gigantografia inguardabile della sua faccia sullo sfondo. Infine è il turno della ricca ereditiera: battutina a doppio senso del “don giovanni Emilio” e pettegolezzo sul fatto che un tempo, la Hilton ci aveva provato con Silvio, ma “non c’era trippa pe’gatti”. Silvio infatti ne aveva già troppe intorno. Spiegazione sul fatto che Berlusconi ha avuto pietà e ha fatto sì che la Hilton uscisse dal carcere; dipingendola come ingrata, a questo punto Fede farebbe semplicemente finta di stracciare il foglio, soffiando di traverso alla carta per far sentire il rumore di uno strappo: questo perché sul foglio ha letto il nome Berlusconi e la carta non potrà mai essere riciclata o toccata, se non da usare come aspersorio.

Canale 5: sigla da cardiopalma, tensione che sale. Dopo i titoli letti ad alta voce si passa alla solita e noiosa pagina politica. Prima delle notizie gossip su Corona, la Canalis, Briatore, Porto Cervo, Anna Falchi o chiunque sia stato per sbaglio inquadrato in tv, è il turno di Paris. Il giornalista commenta più che altro il modo in cui è vestita, spiegando che una con quei vestiti in carcere non può andare, a meno che debba fare qualche lap dance saffica utilizzando le sbarre. Si torna in studio e c’è Cesara Bonamici, detta “bello sguardo”, con la faccia “bloccata temporaneamente” (notate gli occhi quando è inquadrata!); invidiosa della taglia della Hilton prende una copia di Panorama appena sfornata da Rossella, l’inventore del cosmetic journalism (ingredienti: una goccia di Talk, due grammi di Vanity Fair, un cucchiaino di New Yorker spruzzato di Tatler, agitare il tutto con un telefonata di Gianni Agnelli; il risultato è un rutto inedito), e gli da fuoco, gridando “perché, perché non ci sono io in copertinaaa…!”. Vola poi in aria una siringa di botox che paralizza la bocca della conduttrice che perciò scrive su un foglio “ho soltanto le labbra un po’ screpolate”, mostrandolo alle telecamere.

Italia 1: EDIZIONE STRAORDINARIA. Sigla dance-hard core con volume a cannone, prima dei titoli parte subito un servizio con musica un po’ malinconica del momento. La voce narrante è triste, scorrono immagini della Hilton felice mentre ubriaca sniffa il Monte Bianco, fa sesso con la discoteca intera (senza poi ricordarselo) ed esce da un locale trascinata via da un pappone qualunque. “La ricordavamo così”, narra Safiria Leccese, “piena di vita e di malattie veneree”. Si torna in studio, la lettrice del tg spiega che il tg stesso sarà incentrato sulla Hilton e avvisa gli inviati (che in realtà sono negli studi accanto, ma quando partiranno i servizi vedrete immagini di località remote). Parte quindi una sequenza di servizi con effetti musicali e di fotomontaggi, col rumore dello scatto di una macchina fotografica e di bella gente (il calciatore Coco infatti è sempre presente in queste immagini) con opinioni elevate del calibro di Ana Laura Ribas e Alessia Fabiani, che invitano a non imitare falsi miti e spiegano che ora stanno lavorando sodo sempre sotto le scrivanie…per preparare lo stacchetto di 1 minuto e 45 secondi che faranno a buona domenica. Tra 6 mesi. La linea passa ad un altro giornalista che controlla le Ansa, in piedi ma appoggiato col sedere alla scrivania, con dietro un po’ di monitor colorati che in realtà sono soltanto disegnati a mano libera in paint. Si torna ancora in studio per il servizio di chiusura sulla vicenda Paris, sempre di Safiria Leccese, che a voce altissima e cadenzata, quasi mono-sillabica, accompagna le immagini della bionda ereditiera che esce dal carcere, finalmente, vincente: la giustizia trionfa. Musica di riscatto tipo “Eye of the tiger”, voci su un possibile calendario che farà per pene-ficenza e immagini di lei seminuda che saltella qua e la. “Ce la ricordavamo così e così è tornata, più forte, matura e bella di prima. Dio benedica l’America”. A questo punto la Leccese, in trance agonistica, tiene la linea e con fare perentorio lancia i collegamenti con le spiagge e con faccia fiera anticipa IL CALDO RECORD per i prossimi 8 anni, spiegando che ci saranno probabilmente 15 mila black-out energetici. Piccola curiosità su un bambino che, inciampando su una pista per le biglie, si è bagnato il costumino e ha perso la paletta nuova che la mamma gli aveva comprato il giorno prima. Finalmente il tg volge al termine, ma arriva in studio un ansa degli ultimi minuti secondo cui i pitbull tornano a uccidere 40 persone al giorno. A partire da ora. Prima dei saluti una notizia minore: San Marino ha dichiarato guerra all’Italia e visto lo stato delle nostre truppe siamo fottuti.

Tornando a noi, ho comunque il sospetto che Mika Brzezinski della MNSBC non ha fatto questa cosa per caso. Sono d’accordo che dare questa notizia prima dell’Iraq è assurdo (è stupido darla e basta). Non so se questa scenetta fosse preprata o meno, però in questo modo il nome “Paris Hilton” circolerà ancora per molto tempo, sia sui media, sia sui nostri blog (per far vedere il video). Figuriamoci se questa prende in mano un accendino dal nulla e gli altri non rimangono lievemente spiazzati ma si limitano a fare gli stupidi.

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La guerra dei falsi eroi

aprile 29, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Leggendo questo articolo non si scopre di certo l’acqua calda. La cosa che mi fa sorridere è che questa doveva essere una guerra giusta, relativamente breve e facile da vincere: siamo qui che aspettiamo, come dei piccoli grandi giovani balilla. Nemmeno i telegiornali ne parlano più, a meno di qualche grave attentato. Insomma, mi meraviglio, ma la guerra non fa più notizia.

Di conseguenza per tenere vivo questo ricordo si ricorre al vecchio espediente dei “falsi miti”, specialmente se donna. Mi sembra un po’ di rivivere, metaforicamente, il periodo del fascismo italiano in cui ogni battaglia andava non male ma malissimo, e i cronisti radiofonici, oltre che inventare letteralmente suoni e vicende belliche, parlavano di fantomatici personaggi, singole persone che con strani atti eroici avevano comunque fatto vedere il valore dell’italiano fascista. Insomma, non si parlava del disastro, ma di una persona che comunque era un eroe. I valori rinascimentali italiani…concentrati in singole persone (poche).

I valori americani…scaricati in una guerra che ha già fatto più di 700 mila morti e che ogni giorno arricchisce il macabro conto alla rovescia verso il milione. Se non è già stato raggiunto.

Intanto Bush per risolvere i problemi e sensibilizzare la gente contro la malaria in Africa, ci balla sopra. Alla prossima puntata, miei prodi, con la focosa battaglia del grano!


Uno Sky azzurro…a stelle e striscie

marzo 14, 2007

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Ieri sera su Sky è andato in onda The Path to 9/11 un documentario di propaganda lievemente di parte che fa recitare a Bush la parte dell’innocente, sollevandolo da ogni responsabilità.

Questi i personaggi di destra e di estrema destra che hanno fatto e finanziato questa grande opera giornalistica. Non è la prima volta che questa gente si diverte a screditare qualcuno o a pubblicizzare frottole, finanziati con 1.8 milioni di dollari da qualche magnate, sempre di estrema destra, venendo poi smascherati (non si trovano mica in Italia!). Se possibile si appoggia con un bel po’ di quattrini anche qualche setta religiosa contro ogni diritto civile e sociale.

Il titolo tradotto in italiano e trasmesso dalla tv di Murdoch, altro esserino pagliaccino sponsor di Bush e della sua guerra ma che almeno non fanno avvicinare a nessun parlamento, è stato “11 settembre – Una tragedia annunciata”, teso a rinforzare la tesi secondo cui la responsabilità fosse di quelli venuti prima (il solito gioco scarica-barili comune alle destre), in questo caso di Clinton. O di chi forse riforniva di armi Bin Laden quando era un caro amico.

From huffingtonpost.com

Lo scorso anno questo film comico è andato in onda su ABC (canale della Disney!), scatenando fiumi di polemiche e discussioni nella blogosfera, soprattutto quando l’ABC aveva deciso di distribuire a tutte le masse ed agli educatori, anche gratuitamente, il docudrama. Ora, sono note le voci (spesso appurate) sul Walt Disney razzista e lievemente di destra, ma qui in Italia le voci vanno solo in una direzione, si sa; negli Usa no, perché i giornalisti nella gran parte delle volte fanno i giornalisti, non gli editori-alisti.

E dire che esistono moltissimi documentari interessanti addirittura sottotitolati in italiano e facilmente trovabili su google video; ce n’è tanti, la maggior parte indipendenti e praticamente tutti con una tesi opposta. Strano che non trasmettano anche quelli.

Pagare Sky ogni mese almeno 25 euro (pacchetto base senza calcio o film) per essere presi in giro ad oltranza a me non piacerebbe. La denuncia per pubblicità ingannevole a Sky non basta.

Per una volta farebbero meglio a dire la verità.


“Pubblicità progresso” by Al Qaeda

febbraio 18, 2007

Se non sapete che dvd o videocassetta (per i nostalgici) noleggiare o comprarvi per il film della sera, date un’occhiata su IntelCenter: ordinate una bel documentario o un bel filmato in cui si vede la vita di un ragazzo prima del momento in cui si farà saltare in aria contro un convoglio USA, mentre prepara un po’ di sane bombe.

Ammirate i video promozionali, le pubblicità progresso di Al Qaeda in cui poter osservare “indomiti guerrieri” (quelli che però stanno nascosti, non affrontano a viso aperto) che ammazzano a sangue freddo soldati Usa, fanno saltare in aria convogli miltari, abbattono elicotteri. Esecuzioni comprese. Vi avviso, non è un video per chi è debole di stomaco.

Non so se agli americani piace morire così, senza un preciso motivo; non so quante migliaia di morti americane ci siano già state; non so contro chi combattono, forse contro i mulini a vento. Fatti loro, noto che solo ogni tanto ci ricordiamo di una guerra perché crepa qualche italiano…così con qualche giorno di pomposo servizio al tg, seguito da funerali di stato, il problema è risolto. “Sono morti da eroi”: certo, ma per me morire guidando un camion e saltando in aria senza accorgersene, o standosene fermi e di colpo crollare a terra con la testa scoppiata mi sembra proprio una morte del cazzo.

Inutile che ci raccontano favole. Travestite Bush da soldatino e mandatelo giu; ma non in visita, giacca e cravatta con pranzo servito, a dire due stronzate a chi poi morirà. Spedite Prodi, Berlusconi e co. in battaglia mentre magari ci convincono che è una guerra giusta.

Fate morire i veri eroi televisivi, per una volta.

EDIT: Ho inserito il video del tg2