Come riconoscere un ritardatario cronico e come cavarsela se lo siete

gennaio 13, 2008

Come riconoscere un ritardatario cronico. È giunta l’ora di uscire allo scoperto, devo confessarlo a tutti. Sono uno schifoso ritardatario cronico e a quanto pare è addirittura una patologia. Scherzi a parte, ho notato che è una cosa molto comune oggi arrivare in ritardo; probabilmente è alquanto maleducato ma davvero, è più forte di me, la puntualità è una cosa sconosciuta.

Ho deciso quindi di insegnarvi a riconoscere un ritardatario cronico ad ogni costo, per poi raccontarvi come comportarvi (se anche voi lo siete) con determinate persone o in determinate situazioni. Insomma, sto cercando di salvare le chiappe a noi affetti da un problema di procrastinazione (se lo dice ilmiopsicologo.it non c’è da stare tranquilli).

.: I SINTOMI

Intro. “Mi raccomando Alessandro, il ritrovo per stasera è alle 21.30, non tardare”. “Ok, non c’è problema”. Chi parla sa benissimo che io arriverò non prima delle 22.15, quindi tiene conto del mio ritardo, perché io troverò sicuramente qualcosa da fare fino alle 22.12 circa, tipo twittare, leggere i feed, giocare ad hattrick o qualsiasi altra cosa inutile che fino a quel momento non mi era venuta in mente: sono patetico e vergognoso in certi casi, me ne rendo conto ed ogni volta che prendo la macchina al volo per andare ad qualsiasi appuntamento penso tra me e me “non è possibile andare avanti così, fai schifo per quanto ritardi”.

Le stringhe slacciate. Uno dei dettagli che vi portano a capire se una persona è ritardataria cronica sono le “stringhe slacciate e svolazzanti”. Nella stupida logica temporale del cervello di un ritardatario cronico, resosi conto dell’immane ritardo, ogni secondo diventa di colpo preziosissimo, quindi bisogna guadagnare tempo in ogni modo. Devo uscire di casa? Corro a prendere portafoglio, cellulare e quello che mi serve, mi infilo il giubbotto alla bell’e meglio e infine le scarpe senza allacciarle. Poi mentre sono in macchina fermo ad un semaforo o le allaccio, una scarpa per un semaforo alla volta o infilo le stringhe lateralmente, così non saltano fuori.

L’orologio avanti nel tempo. Se chiedete ad un vostro amico “che ore sono?” e lui vi risponde dicendovi l’ora con 10 o 15 minuti in più allora sì, è malato. Nell’ottica di un ritardatario, una soluzione al problema potrebbe essere quella di autoconvincersi che è già tardi guardando l’orologio e sapendo che in realtà è in anticipo dovrebbe farcela a non mancare l’obiettivo. Invece no, non sarà mai così. Perché se tu, stupido come me, sai di impostarti l’ora avanti nel tempo, ogni volta che la guarderai penserai “eh ma tanto è presto, c’è ancora tempo”, fino a quando sarà ancora una volta troppo tardi.

Il fiatone. Se qualche amico arriva ad un appuntamento col fiatone, un po’ sbrindellato o addirittura sudato…sapete perché. Certo, può capitare l’imprevisto, ma non ogni sera o se semplicemente deve attraversare la strada per venire da voi. Non avete idea di quanta velocità nella corsa possa sfoderare un ritardatario cronico sia per prendere un treno o un pullman. Per cavarsela meglio, la natura ci ha dotati di bionicità e quando la usiamo facciamo quel rumore noto e fastidioso che faceva il six million dollar man (c’è un episodio dei griffin in cui c’è un flashback geniale sull’uomo bionico).

I capelli bagnati. Se andate in palestra o fate sport lo saprete sicuramente: non avete tempo di asciugarvi quei dannati capelli o addirittura pettinarvi, come me? La soluzione sarebbe raparvi a zero, ma non a tutti piace. Io per esempio d’inverno indosso l’immancabile cappellino con pon pon. Occhio però quando lo levate, questo dipende dal tipo di capelli che vi ritrovate: potreste rischiare di trasformarvi in Disco Stu.

Porto da bere?. No, ditegli di non portare da bere se sapete che quella persona è un ritardatario. La cosa potrebbe ritorcervisi contro. Se invitate a cena uno famoso per la non puntualità questa sarà una scusa semplicissima da usare, cercate di non fornire alibi insomma. Piuttosto ditegli che offrirà lui se proprio proprio.

Le madonne che tira. Siete in attesa di una coppia di amici e non arriva? Quando arrivano lui “smadonna” letteralmente contro di lei che ci ha messo 1 ora per truccarsi il sopracciglio sinistro o, viceversa, lei lo insulta pesantemente perché ci ha messo 45 minuti per sistemarsi i capelli? Sì, sono dei canonici ritardatari e si vergognano tantissimo di esserlo, litigano ogni volta in macchina per questa cosa, spesso rovinandosi le serate ma…non c’è niente da fare, sarà sempre così. Anche se lei lo minaccerà di non dargliela fino a data da destinarsi o lui non le scalderà più i piedi ghiacciati a -40° tra i polpacci, sotto le coperte.

Le mani avanti. Prima di salutarvi il vostro amico/parente o quello che vi pare vi racconta di un episodio incredibile appena avvenuto? Tipo che non trovava il portafoglio o le chiavi di casa, tipo che il gatto gli aveva rubato le chiavi della macchina nascondendogliele nella sua lettiera? Non credetegli. Sono scuse. Credetegli invece se vi racconta che ci ha messo 15 minuti per infilarsi il giubbotto, mettersi le scarpe, il cappello e ricordarsi di prendere 10 cose tornando in casa 11 volte, perché ogni volta si dimentica qualcosa. È così, quando di colpo vi accorgete di essere in ritardo e dovete uscire, ci mettete il doppio del tempo per fare le cose più semplici: non dite che non vi è mai capitato di non riuscire ad infilarvi la manica del giubbotto o di capottarvi mentre scendevate in fretta le scale. Queste sì, sono scuse ma in un certo senso non lo sono. Questa parte però è un anticipo della prossima sezione.

.: USCIRNE CON STILE E SAVOIR-FAIRE

La fidanzata. Avete un appuntamento con lei, dovete andarla a prendere e siete in super ritardo? Non c’è problema cari i miei sbadatoni. C’è una frase apposta per ogni situazione, ma evitate le battute simpatiche tipo “ho il gomito che mi fa contatto col piede”, li capirà che siete sulla difensiva e vi farà un mazzo così. Quindi, senza remore, appena giunti sul posto, salutatela in modo deciso e fate quelli risentiti e un po’ scocciati, dicendo “cazzo, c’era traffico assurdo, poi avevo davanti dei deficienti che andavano a 50 all’ora, senza contare quei maledetti camion di emme…”. Lei vi capirà, soprattutto se le stamperete un bel bacio, accompagnato da un’ottima frase di circostanza (non buttatevi però in rischiosi “tesoro, come stai bene col nuovo taglio di capelli”, quando magari li ha tagliati 1 mese fa e voi ve ne accorgete solo ora). Ovviamente se abitate a 5 km di distanza, la cosa è poco credibile, quindi a quel punto dovete spostarvi su altri orizzonti: la chiamata imprevista dell’amico che aveva bisogno consulenza, la mamma che proprio all’ultimo momento vi manda a fare la commissione, ecc… Ricordatevi di contare il numero di semafori che intercorrono tra la vostra abitazione e la sua, così da poter citare quanti rossi vi siete beccati, proprio quando vi avvicinavate all’incrocio.

Appuntamento di lavoro. Cavolo è uno di quei casi in cui è meglio non ritardare, ma in genere le parole “tangenziale”, “tamponamento” e “coda” funzionano nel 99% dei casi. Se l’appuntamento non è così importante potreste giocarvi anche la carta dell’avevo capito che “era ad un’altra ora”. Se dovete andare ad un colloquio però, evitate assolutamente di ritardare, cavolo. Se è ancora una delle prime volte che andate in questa ditta, giocatevi anche che “non trovavate la strada”, avranno pietà di voi.

Esame universitario. Ah, qui è fin troppo facile per uno consumato come me; non avete trovato parcheggio, il treno in super-ritardo (cosa peraltro frequentissima e purtroppo vera), la metro che tarda ed è lentissima…qui il fiatone è d’obbligo, per far vedere che davvero avete fatto di tutto per arrivare (in ritardo?) in tempo… Spesso poi, se l’esame è scritto, avrete il privilegio di non sedervi in prima fila, ma dipende dal professore.

Con gli amici. Trasformate i vostri famosi ritardi in un aspetto simpatico del vostro carattere. Diventate un mito tra amici, amici di amici e tra l’altra gente del locale o del paese che frequentate abitualmente, di modo che quando la gente vi vedrà passare bisbiglierà cose leggendarie su di voi, come “Ehi, guarda! Ma quella è la famosa X, quella che una volta era talmente in ritardo che…ha partorito!” (battuta che si capisce, vero?). Insomma, fate sì che parlino dei vostri ritardi, così la cosa verrà facilmente accettata e diverrà argomento sì, per sfottervi un po’, ma anche per alleggerire le vostre colpe.

Ad un Barcamp. Ah, qui vi viene meglio se siete una blogstar. Come si dice, i più fighi si fanno attendere, immaginate la scena: l’inizio del Barcamp è fissato alle 9? Arrivate alle 9.30, 9.45 o al massimo alle 10, quando i dibattiti sono appena iniziati e l’attenzione è ancora viva; state sicuri al 100% che quando aprirete la porta tutti si distrarranno e si volteranno verso di voi, anche chi sta parlando in quel momento…perché voi sapevate dal programma chi interveniva per primo. Di conseguenza, subito vi riconosce e quindi vi cita simpaticamente, facendovi addirittura applaudire. Sì, in quel momento tutti non pensaranno al vostro ritardo in sé, ma piuttosto “cacchio, è una blogstar, avrà sicuramente una cifra di cose da fare, ecco perché è arrivato ora!”. Sorridete e salutate, sentitevi figosi: è così che si fa una vera entrata; sentitevi qundi in dovere di arrivare tardi. Se invece siete uno come me, evitate certe cose…come avevo già raccontato.

Alla festa delle medie. No, non è la festa delle birre medie; è la festa dei (super) gggggiovani. Anche qui vale la regola dell’arrivare tardi”programmato”, come spiegato alla voce barcamp. Parlerò dei maschietti: se avete avuto la fortuna di non essere un o.g.m. a metà tra un bambino ed un adolescente (il periodo delle medie credo sia quello dove si è più brutti che in tutta la vita, sia per i vestiti che per l’aspetto fisico appunto) la figurona la fate, come se tutti erano li ad attendervi. se invece siete quello sfigato, con le toppe sulle tute comprate dalla mammina, con gli occhialoni, l’apparecchio, il taglio di capelli in stile scodella del mulino bianco allora…arrivate il prima possibile; tanto lo so che è il vostro unico appuntamento mondano e lo sanno tutti. L’aspetto positivo è che arrivando prima trovate ancora da bere e mangiare e la stanza non puzzerà di quell’odore speciale di feticcio adolescenziale in crescita. Il bello di quest’età è che la colpa del ritardo può sempre essere scaricata sul genitore che deve portarvi o sul genitore del compagno che doveva portarvi.

Concludendo, se seguirete tutti questi consigli alla lettera, riuscirete facilmente a sopravvivere nonostante la vostra vergognosa abitudine ad arrivare tardissimo sempre e comunque. Perchè i ritardatari, essendo costretti a sviluppare sempre nuove scuse, a trovare nuove soluzioni ed a cavarsela in qualsiasi momento, alla lunga diventano più furbi e più svegli. Ora che lo sapete, bullatevi in giro di questo vostro enorme ma amabile difetto.

N.B.= al massimo c’è sempre ilmiopsicologo.it che vi offre consulenza via skype(“Sig. esperto, come faccio a non arrivare più in riardo?” Risposta: “svegliati prima, pirla!”)


La parola 2.0 più odiata

giugno 25, 2007

Un sondaggio condotto dalla società inglese di ricerche YouGov per conto di Lulu Blooker Prize (che non è altro che un premio letterario) ha delineato le parole più odiate in Internet, o meglio, nella blogosfera.

Sembrerebbe che la parola più odiata sia Folksonomia, seguita a ruota da blogosfera, blog, netiquette e blook. A parte le due più note, io folksonomia e blook non le avevo mai sentite; sarò ignorante, ma credo si stia esagerando in creatività con i neologismi derivati da Internet.

Social bookmarking brings to the equation something that search engines can’t compete with – the human touch.

 

Per “blooks” non si intendono altro che quei libri derivati da un blog (o da un sito web più in genere); “folksonomia” invece è strettamente legata al nuovo concetto sociale del web ed è spiegata da corriere.it come “un’espressione che sta a indicare una modalità di categorizzazione, utilizzata da gruppi di persone al fine di organizzare in categorie le informazioni disponibili nell’Internet, attraverso l’uso di parole chiave scelte liberamente”. Praticamente la giornalista non ha fatto altro che copiare, rielaborando un attimino, la definizione di Wikipedia; in più l’articolo pompa questa parola come se fosse usata da ogni utente di Internet…in realtà, se ho capito bene, questa categorizzazione basterebbe semplicemente riassumerla coi “tag” o con la parola…categorie. Non era poi così difficile.

Tra l’altro, come ho già linkato più in alto, esiste su masternewmedia.org un’ottima analisi di insieme sul social bookmarking e su questi fenomeni derivati, una sorta di mini-guida che spiega le nuove tendenze sociali e i servizi connessi del web. Si accenna anche al Wisdom of Crowds, libro scritto da Surowiecki che spiega come ora le decisioni e le opinioni di tanti influiscano la rete sociale.

Why the Many Are Smarter Than the Few and How Collective Wisdom Shapes Business, Economies, Societies and Nations

E voi invece? Che parola usata di frequente in Internet odiate di più e perché?
Chi azzeccherà la parola più odiata dai blogger italiani vincerà la facoltà di…non usarla più nei suoi post.

Share:
Technorati icon


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.