La percezione di una realtà che non esiste

febbraio 22, 2009

statistiche sulla sicurezza in Italia

Come volevasi dimostrare, sembra proprio che l’attenzione mostrata dai media sui reati che suscitano cosiddette “reazioni di pancia”, non sia per nulla correlata alla quantità di reati commessi. Non solo perché sembrano scomparire dalle notizie dei tg, i cosiddetti reati “minori” (rapine, ecc…), a scapito di violenze e stupri, argomenti cioé che fanno audience, ma perché LaVoce.info ha pubblicato un grafico (che vedete qui sopra) tratto da un’indagine precisa sulla questione.

Ho cercato di spiegarvelo anche in questo post che non c’è nulla che viene lasciato al caso nella comunicazione professionale, tantomeno in quella politica. Sostanzialmente, nessuno di noi sa effettivamente se i reati e le violenze stiano aumentando o diminuendo. Almeno fino a che non ci troviamo davanti a certi dati. Il nostro termometro quotidiano arriva – oltre dall’influenza dei media – dalla chiacchiera da bar, che è quella che ci permette di sentirci parte della comunità e della rete sociale in cui viviamo.

statistiche sulla percezione della sicurezza in Italia

In altri termini bisognerebbe parlare di desiderabilità sociale: avete presente quando siete al bar e sentite dire “c’è un mio amico che ha sentito…”, o ancora “al giorno d’oggi non si può più girare la sera”? Ecco, parlo di quei discorsi lì, quelli che vedono sempre tutti d’accordo a prescindere. Sono questi atteggiamenti, insieme a tanti altri fattori, che influenzano la percezione della realtà.

Si tratta di un’illusione. La tv ci fornisce costantemente la presunzione e l’illusione di sapere e conoscere perfettamente qualche cosa che fino a pochi minuti prima ignoravamo. Ma non è così, è solo un sim sala bin. L’uso continuo di termini violenti come “emergenza” o “stupri”, ripetuti all’inverosimile senza che mai vengano valutate le conseguenze, ci rendono sì più sicuri nelle dissertazioni da happy-hour, ma purtroppo tendono a provocare un’insicurezza e un’odio spesso ingiustificati.

Non è un caso che il clima di opinione sia fortemente modificato dal clima politico, mediatico e via dicendo, specialmente durante una campagna elettorale: è facilmente intuibile infatti che un tema come la sicurezza possa avvantaggiare una certa parte politica.

Il consiglio che mi sento di darvi è non fidatevi. Non fidatevi di quello che sentite o che vi sembra di percepire, fate come San Tommaso per intenderci.
Non lasciate che modifichino senza motivo le nostre vite, i nostri comportamenti e i nostri stili di vita più umani, solo perché lo avete sentito dire alla tv.
La nostra libertà deve finire quando comincia quella del prossimo, non alle sei di sera.


Eutanasia all’Italia

febbraio 11, 2009

Ci ho pensato qualche giorno e alla fine ho deciso di scrivere anche io qualcosa. Un po’ perché qualcuno me l’ha chiesto, un po’ perché forse aiuterà anche me a ragionare e tentare di capire.
Non esiste una versione breve di questo post, perché non posso evitare di toccare certi tasti; nonostante io non abbia volutamente parlato dell’opposizione, in quanto completamente inesistente (mi vergogno soltanto a spiegare che cosa voterà il pd; se la democrazia se ne sta andando una grande fetta di colpa è loro), il risultato è comunque chilometrico.

.: PREMESSA

Non so bene quando ci sarà qualcuno che chiederà come sia stato possibile che l’Italia abbia accettato e in parte amato un folle che scheda i barboni, trasforma i medici in spie razziste dei migranti, si fa fare le leggi per evitare di essere processato, legalizza le ronde notturne e infine delira su una possibile gravidanza di una donna in coma da vent’anni per imporre l’accanimento terapeutico obbligatorio per legge. Del resto, dall’opposizione non ci si aspettava nulla, se non (in alcuni casi) un vergognoso voto a favore di chi il colpo di Stato, la settimana passata, l’ha effettivamente compiuto.

Mentre vi scrivo, Eluana è già morta, pace all’anima sua. Prima di arrivare all’escalation di cattiveria medievale trasposta nel XXI secolo però, vorrei parlare del contesto che ha portato a questa orribile situazione. Rendiamocene conto: qui si parla di un governo che si professa “liberale”, ma che purtroppo è ora sinonimo di Stato col suo continuo interventismo, abilissimo nel bofonchiare frasi fatte e imparate male, trasformarle in decreto e farle approvare da un Parlamento addomesticato, ricattato e influenzato dal pietismo finto cattolico-televisivo. Questo, il testo del ddl:

Art. 1.
1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
2. La presente legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Nel dettaglio, si parla di una legge che vorrebbe appropiarsi della vita dei cittadini, ordinando a tutti di prolungare senza senso il calvario di una paziente usata come pretesto. In quali casi si è mai sentito uno Stato che si impadronisce di ciò che non gli appartiene, cioé la mia vita e la vita degli altri individui, facendone quello che vuole? In quale paese un governo e la chiesa, che sul popolo italiano non dovrebbe avere né tantomeno manifestare nessuna autorità, può decidere, con una penosa superficialità da talk show, di fissare dove e come la nostra vita possa e debba finire? Quando si procede solo per sondaggi, demagogia e populismo, la “difesa della vita” può diventare il giorno dopo “un’apologia della morte”, magari di fronte al prossimo “rumeno assassino” e alla conseguente collera popolare, sbattuta lì nel tg delle 20 in barba a tutti i principi dello stato di diritto, che dovrebbe sempre e comunque garantire terzietà di fronte ai propri cittadini.

Questo è uno Stato che entra nel letto dei pazienti o della coppia, deve assolutamente farlo. Ovviamente “per noi”, che è sempre stato l’elemento principale per giustificare tutti gli orrori della storia e il fondamento di ogni totalitarismo. Soltanto chi si proclama “liberale”, senza evidentemente sapere cosa voglia dire il termine, in Italia può non vederlo. Ed è proprio per questo che non possiamo fermarci lì a dire “stiamo in silenzio” e basta, di fronte a questa vicenda. Perché riguarda tutti e da molto vicino: qui si difende lo Stato di diritto, ma anche il diritto di poter disporre liberamente di noi stessi, nel limite della libertà degli altri. E soprattutto, chiunque potrebbe ritrovarsi in una situazione come quella di Eluana. Per questo la domanda da farsi, dovrebbe essere “stiamo facendo abbastanza per essere liberi?”

.: MA CAPEZZONE DORME LA NOTTE?


Nella foto, genitori e prete contrattano l’inquadratura nel tg delle 20

“L’avvocato Taormina: “Li denuncio per omicidio premeditato”. L’avvocato Carlo Taormina presenterà una querela per omicidio premeditato alla Procura di Roma in merito alla morte di Eluana Englaro. “Si è consumato un omicidio vero e proprio”, ha detto il giurista.

Non so se effettivamente Capezzone riesca a dormire tranquillo la notte o a guardarsi allo specchio la mattina. Ma se ci riesce Fede dopo l’edizione straordinaria di ieri con tanto di lacrime, tutto è lecito. Come spiega Scalfari, “qui c’è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’altra i “volontari della morte”, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante?”.
Già, perché il punto non è Eluana: la questione vera è che il primo ministro che si fa scudo di una innocente per esercitare il suo potere, pensa di poter decretare a destra e a manca a prescindere. Solo in quanto Silvio Berlusconi. La povera Eluana è stata solo una scusa per tentare di arrivare ad avere poteri esecutivi maggiori.

.: IL COLPO DI STATO “MORBIDO”

Ho visto palloncini bianchi, fiaccole accese, genitori contrattare le inquadrature dei più popolari telegiornali, ho sentito cori da stadio, urla , grida, preghiere, clacson, bandiere agitate, fotografi, ma nulla mi ha turbato quanto l’applauso dei cattolici ad una famiglia che esibiva il figlio disabile con un cartello “uccidete anche me”. (via pro-fumo.net)

Ebbene no, non c’era occasione migliore per forzare la mano ed affermare di voler cambiare la Costituzione, sfidare il capo di Stato e via dicendo. Che significa giocare a carte scoperte, finalmente, per uno abituato ad andare avanti a colpi di sondaggio. A Berlusconi non è mai fregato nulla di Eluana: in 17 anni nessuno, tantomeno lui, l’aveva mai nominata, ora di colpo sì.

A lui preme affermare il principio che una sentenza definitiva possa essere ribaltata per decreto, o per legge ordinaria, o per legge costituzionale. A lui non interessa nulla della vita e della morte. Lui deve essere il salvatore, l’unico dalla parte della vita. La canonica divisione tra bene e male è una delle sue più frequenti e principali tipizzazioni. Un bipolarismo a cui riccorrerà sempre.

A lui interessa compiacere il Vaticano con un decreto impopolare ma a costo zero, fatto già sapendo che il Quirinale non lo firmerà, dunque senza pagare alcun prezzo di impopolarità. A lui non frega nulla delle questioni etiche. A lui interessa coprire il colpo di mano contro la giustizia e la civiltà: i medici trasformati in questurini e delatori contro i malati clandestini; le ronde illegali legalizzate; le intercettazioni legali proibite; gli avvocati promossi a padroni del processo, che faranno durare decenni convocando migliaia di testimoni inutili per procacciare ai clienti ricchi l’agognata prescrizione; i pm degradati ad «avvocati dell’accusa», come negli stati di polizia, dove appunto la polizia, braccio armato del governo, fa il bello e il cattivo tempo senza controlli della magistratura indipendente; dulcis in fundo, abolito l’appello del pm contro l’assoluzione o la prescrizione in primo grado, ma non quello del condannato (non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato), sempre all’insegna della «parità fra difesa e accusa». Tutte leggi incostituzionali che, dopo il no del Quirinale al decreto contra Eluanam, hanno molte possibilità in più di passare. Per giunta, inosservati. Parlare di colpo di Stato è puro eufemismo. E poi, che sarà mai un colpo di Stato? Se la Costituzione non lo prevede, si cambia la Costituzione.”

Questa concezione da salvatore, da colui che – assieme a tutti gli scagnozzi prostrati e pronti ad ogni ordine – pensa di poter fare dello Stato e del paese quello che gli pare, nel suo continuo delirio di onnipotenza, gli serve. Perché in questo modo ha cercato di portare persino Dio dalla sua parte, dimostrando una totale inadeguatezza al ruolo cui aspira, quello cioé del capo di Stato in stile putiniano con influenze sudamericane. Con tutti i poteri nelle proprie mani, una sorta di stato di polizia in cui l’unica libertà è la sua.
Cosa accadrà ora? Il ddl verrà ovviamente approvato. Non votarlo sarebbe ammettere in modo più che evidente, il gioco a cui stavano giocando, dimostrando che di Eluana non fregava niente a nessuno. Quindi sì, la approveranno e probabilmente la chiameranno “Legge Eluana”, col consenso dei media al loro libro paga, così come hanno fatto con la Legge Biagi (perché a destra piace piazzare un bel ricatto morale battezzando le leggi) e poi, probabilmente, la parte sana del paese “inizierà lentamente a farla a pezzetti, sempre che riescano a farla, perché una legge fatta male non passa facilmente al vaglio della Corte Costituzionale”.

.: DA CITTADINI A CONSUMATORI, DA CONSUMATORI A SUDDITI-TIFOSI.


Nella foto, “ehi inquadrate il mio dolore per Eluana”

Quello che fino a ieri sera stava accadendo fuori dalla clinica ad Udine, era semplicemente indefinibile. I finti cattolici, quelli integralisti che rendono l’Italia una sorta di Iran cattolico, hanno saputo ancora una volta dimostrare il loro peggio nei momenti che contano, smontando – se ancora ce ne fosse bisogno – l’antica storiella della pietas, della tolleranza e del libero arbitrio.

La difesa della vita non è la battaglia che stavano conducendo e qui, chiesa e governo, hanno toppato. Perché chi si crede un vero cattolico, vuole far credere che tutti siano come lui e deve imporre ad ogni costo il suo volere? Io, laico, non ti dico mica di non andare a messa, per esempio. Quante volte avete pronunciato la frase “per fortuna che se ne è andato, finalmente ha smesso di soffrire”? Contatele. Se volete vivere come si faceva nell’alto medioevo, siete liberi di farlo, ma da un’altra parte; prendete le vostre cose, andate nello stato Vaticano e vi fate vie crucis, vi fate frustare, portate la croce, usate il cilicio, partorite con dolore, eccetera. Ma fino a quando sulla carta d’identià c’è scritto “Sstato: Italia”, siete pregati di rispettare la Costituzione e tutte le altre persone.

Eppure dovreste essere quantomeno sollevati che una persona sofferente da 17 anni si liberi delle sofferenze e muoia: perché starebbe a significare che Dio le ha appena aperto le porte del paradiso, no? Che senso ha fare cori da stadio davanti alle telecamere, trasformare ogni cosa in un match, in una competizione da vincere, manco fosse la champions legue? Possibile che tutti i temi seri in questo paese debbano subire questa sorte? Non è un gioco. E voi lo sapete bene: fino al giorno prima che il tg ve lo dicesse, Eluana non sapevate manco chi fosse.

Vi faccio una domanda: secondo voi, se Eluana fosse stata omosessuale e il padre l’avesse dichiarato apertamente, si sarebbero scatenati tutti questi paladini della vita? Secondo me l’avrebbero fatta morire senza troppo clamore. Poteva essere una tattica.

La vita è mia e non saranno né Berlusconi né tantomeno Ratzinger a decidere al posto della mia coscienza. La morte è uno dei pochi eventi naturali sul quale nessuno può intervenire. E il rispetto invece è quella cosa che dovremmo tutti dimostrare di fronte al grande uomo che è Giuseppe Englaro. La sua battaglia è la premessa che un giorno potrà condurci verso la scelta (ho detto scelta, non obbligo) di una morte un po’ migliore, probabilmente.

.: LE DONNE DELLA DESTRA BERLUSCONIANA, AKA DEI CONTENITORI


Cori da stadio, clacson, bandiere: noi non ascoltiamo nessuno, i nostri sono valori assoluti e santi

Tra tutte le stronzate che il premier italiano ha detto, questa è una delle peggiori. Non solo per la totale mancanza di rispetto verso Eluana e la famiglia, ma anche perché dimostra una volta in più la considerazione che ha Berlusconi per le donne. Dietro quella frase (Eluana può ancora rimanere incinta) c’è la cultura berlusconiana per eccellenza, secondo la quale la donna, più che una persona dovrebbe essere figa e madre, “un puro strumento di piacere e di riproduzione”. Se poi non ha coscienza chissenefrega, anzi meglio.

La femmina per lui è esclusivamente un contenitore, prima del pene – in qualsivoglia orifizio – poi del nascituro: è questo il suo ruolo, la sua funzione. “Nella maggior parte dei maschi, questa visione del mondo si estingue in adolescenza, dopo la terza partita di calcetto, quando ci si stufa delle goliardate piene di parolacce durante la doccia. In alcuni, purtroppo, prosegue per tutta la vita e perfino dopo i settant’anni”. Ma non c’è da stupirsi, è questo il compito della donna di destra-fascista-cattolica: fare figli e non rompere tanto le scatole, come vuole la chiesa. E intanto lui continua a colpirvi; che sarà mai una battuta? Non è niente, appunto, e le donne del governo sembrano confermarlo.

.: LA CULTURA DELLA MORTE: SIAMO NOI I BUONI ONNIPOTENTI

Cicchitto: “E’ stata cultura della morte” – “Avevamo già nei giorni scorsi denunciato l’accelerazione dell’operazione con il mutamento del protocollo e la sospensione totale dell’alimentazione e dell’idratazione. E’ evidente che è un’operazione tipica della cultura della morte

La violenza su Eluana sta continuando anche dopo la sua morte, in barba ad ogni tipo di sensibilità umana. Dagli esponenti della maggioranza, ma anche da molte figure ecclesiastiche, sono uscite frasi di ogni tipo, cariche di termini sempre pronti a seminare odio. Assassinio, omicidio e violenza, fino ad arrivare alla cultura della morte. Nessuno sa bene cosa voglia dire, ma l’importante è categorizzare e tipizzare: noi siamo per la vita e salviamo il mondo, chi non la pensa come noi coltiva la morte ed è un mostro. Cattolici che vogliono decidere secondo coscienza compresi.

Che tradotto in ragionamento logico, vuole dire che sono loro che dovrebbero decidere cosa fare di me, del mio corpo, della mia vita e della mia coscienza. Il che annullerebbe la mia natura umana. In realtà però il paese è ben diverso da quello che quotidianamente cercano di dipingere sui media.

.: SONO LAICO E DISPERATO: COSA FACCIO ADESSO?

Continuate a vivere la vostra vita, sarà il tempo a darci ragione. Non solo lo spero tanto, ma ne sono convinto. Questa strana tipologia di cattolici integralisti, compare solo in certi casi, rianimata dalle luci delle telecamere; non sanno nemmeno cosa sia il rispetto. Basta leggere le scritte contro Beppino Englaro, per esempio; basta andarsi a vedere come hanno apostrofato i medici della clinica di Udine. Poi tranquilli, dopo ieri sera, si sono asciugati le finte lacrime e sono tornati a guardare il Grande Fratello.

L’accellerazione di Berlusconi per arrivare a diventare capo di Stato e impossessarsi definitivamente di tutto il paese, rendendolo poco più che un regime (già ma di che tipo?) sudamericano, oltre che spaventarci, deve servire come ennesima lezione. Per chi l’ha votato, che magari non capisce. E farci reagire, magari rimboccandoci le maniche e tornando a farci interessare della società civile, fare politica, eccetera eccetera. E’ inutile continuare a dire che i politici sono tutti uguali, che rubano, perché poi si continua a rivotare gli stessi da 20 anni.

Non so se ve ne siete accorti, ma tutto ciò che riguarda questo paese continua a peggiorare: dai sentimenti delle persone alla sua umanità, dalla qualità del modo di pensare all’appiattimento totale dei cervelli, dalla regressione culturale a quella psicologica. A molti italiani infatti non piace essere adulti responsabili. Preferiscono delegare a qualcuno, per poterlo poi trattare da capro espiatorio. E il peggioramento avviene proprio mentre il mondo, da Obama in giù, offre innumerevoli opportunità di miglioramento e progresso. Sostanzialmente potremmo fare grandi cose, invece continuiamo a farne tante piccole e orribili. Tendiamo allo zero assoluto insomma: noi potremmo davvero avvicinarci a quel valore.

.: QUINDI DOMANI MI ALZO E…?

Battetevi sempre per le cose in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Una sola potete vincerne: quella che s’ingaggia ogni mattina, quando ci si fa la barba, davanti allo specchio. Se vi ci potete guardare senza arrossire, contentatevi. [Indro Montanelli, Corriere della Sera – 20 febbraio 1996, via imod]

…Ti guardi allo specchio, fai un bell’esame di coscienza. Sì, ho scritto proprio coscienza. Come paese facciamo schifo, ma l’ho già detto e lo diciamo in tanti, forse troppe volte. Star qui ad aspettare non serve.
Che si fa? Si prende e si va via dal bel paese? Sarebbe la soluzione più semplice, da un certo punto di vista. Ma bisogna farlo davvero, poi.

Credo nel passo indietro, che questa crisi dovrà costringerci a compiere. Bisogna cambiare il modo di pensare, bisogna riflettere, rallentando un po’ magari, ma evitando di ripetere tanti errori. Interessarsi alle cose e farne meno, ma bene, il che permetterà anche di vivere più intensamente certi istanti della propria vita, attribuendole significati nuovi. Rientrare nella dimensione del “noi-stessi”, non nel senso opportunista del termine, ma per apprezzare e capire anche gli altri.

Dopo queste tristi giornate ho l’assoluta certezza che tra crisi, Berlusconismo e Italia, gran parte di noi tira fuori il proprio meglio nelle difficoltà. Ho letto ragionamenti, pensieri, sfoghi e tanto altro. E’ questo il passo indietro che dobbiamo e dovremo fare in questo 2009.
Forse il colpo di Stato dovremmo farlo noi e chiamarlo “Democrazia”.


Voglio diventare grande

gennaio 28, 2009

Cioé, capiamoci: negli Usa un ragazzo del 1981 ha l’onore di scrivere i discorsi per Barack Obama e non solo, ma per il Corriere della Sera, alla costante caccia della notiziona cliccabile, con tanto di riferimento più o meno velato a tette, figa, culo o quello che preferite, la notizia importante è che lui esce con una ex ragazza copertina (senza contare che, donne, questo pezzo vi ricorda per l’ennesima volta qual è il vostro ruolo in questo paese).

E così, bene o male, fanno gli altri giornali. Se negli altri paesi si cerca di far convergere e interagire carta stampata, internet e nuovi mezzi, magari offrendo servizi qualitativamente migliori (una delle strade forse più percorribili perché nell’interesse di tutti), la mission della classe giornalistica italiana è quella di continuare ad appiattire le menti, rendendoci degli automi totalmente inebetiti da una realtà che nemmeno in un film di fantascienza sarebbe stata così nefasta.

Qui l’interesse importante è quello del padre padrone, sempre e comunque, in ogni contesto. E non importa se da noi a 27 anni, quando va bene, al massimo hai un contratto a progetto sotto i 1.000 euro, sei in casa con i tuoi genitori e sei costretto – se hai due dita di cervello – a fare una vita di merda, di rinunce, di paranoie perché non sai che cosa cazzo sarà di te da qui a 10 minuti e questa cosa ti distrugge, ti consuma dentro, perché tu vorresti ma non puoi cazzo, non puoi. E intanto la vita se ne va, mentre tu capisci che stai perdendo una valanga di tempo che potresti dedicare a progetti, crescite personali, aziendali, della comunità in cui vivi. Ma non puoi, perché vivi in Italia e sei un italiano: il “lei” te lo danno solo perché sono educati e tu sei uno sbarbatello.

La circonvenzione di incapace qui da noi funziona benissimo coi giovani. E’ il conflitto generazionale che ci sta fregando, nessuno capisce l’importanza di questo fattore. E dobbiamo cominciare a lottare per questo. I giovani in Italia non sono rappresentati da nessuno. Non sono nei partiti, nei giornali, nei cda delle aziende, nella classe dirigente. Se ci sono è solo in quanto figli del potente di turno.
Nei fatti quindi, dei giovani non interessa niente a nessuno. Politiche pubbliche per chi ha trentacinque anni, o meno, per la maternità, per l’affitto, per la salute, per la carriera, semplicemente non esistono. Ma quali sono i problemi dell’agenda politica, invece?

Non esiste un cane che parli di welfare, welfare e ancora welfare. Servono decine di ammortizzatori sociali: aiuti sociali per i single e le famiglie, supporti concreti per uscire di casa, per non dipendere dalla sacra famiglia unita. Gli incentivi al digitale terrestre invece non servono a un beneamato cazzo!

E poi? Ci serve un cambiamento culturale nel nostro paese, che non è mai avvenuto e che forse non avverrà mai. Perlomeno con questi incompetenti disonesti che credono di governarci. Deve funzionare il merito al posto delle parentele, il talento al posto del leccaculismo, sdoganato ormai come una pratica di cui vantarsi (“sono amico di, quindi…”). Questa sarebbe la vera ed unica flessibilità.

Per la classe dirigente però, tutto ciò è solo fumo negli occhi: per loro vorrebbe dire essere messi in discussione. Quindi, non dobbiamo più aspettarci un bel niente.
Finchè noi giovani, precari, senza diritti, i più deboli della società in generale, non ci facciamo entrare in questa fottuta testa di arrabbiarci e pretendere seriamente che un futuro migliore possa esistere, sarà impossibile che le cose cambino.

Bisogna cominciare a crescere veramente. Ognuno si prenda le proprie responsabilità e cominci davvero ad essere e sentirsi patriota, non soltanto quando ci prendono giustamente per il culo da un qualsiasi paese estero, ma anche quando quotidianamente, chi ha ancora pochi anni da vivere, continua imperterrito a rubarci i pochi sogni che ancora abbiamo la possibilità di desiderare.


Mammà e papà, è tutta l’Italia che fa Kakà

gennaio 26, 2009

Bambini Gaza guerra
Nella foto, “No, Ricky non piangere. Appena trovo mamma, papà e sorella sotto le macerie racconterò loro la tua straziante storia”

Ansa: “Scelta di cuore”
SportMediaset: “Dicono che venerdì Ricardo abbia pianto. Dicono che sia scosso, che questa situazione sia più grande di lui e che l’abbia travolto.”
La Stampa: “Abbracci e lacrime”

IL DRAMMA.
“A ventisei anni non dovrebbe esserci nessun motivo per soffrire. A ventisei anni, il solo obiettivo di una vita dovrebbe essere quello di progettare un futuro denso di soddisfazioni, carico di aspettative liete, e magari con un bel contratto a progetto su cui far poggiare un mutuo centenario. Invece, purtroppo, talvolta capita che il destino si abbatta con drammi spietati su esistenze ancora troppo giovani per poterli affrontare.

Kakà: “Dio mi ha indicato la strada“. Dio, accetta una critica: anche noi siamo appassionati di calcio, ma con tutto quello che c’è da fare, che cazzo ti metti a perder tempo col calciomercato del Manchester City?

Ciò che è successo nelle ultime settimane a Ricardino Kakà, detto Ricky, deve spingere ad una rivalutazione in chiave relativistica di tutte le sventure che riempiono le pagine di cronaca dei settimanali. Quanto valgono le lacrime di genitori disperati, strette intorno al capezzale di figli agonizzanti o la pioggia di bombe che a Gaza ha colpito gente seduta sul water, al confronto del flagello che ha imposto a Kakà di dover valutare una maledetta offerta faraonica da 150 milioni di euro per 5 anni? No signori, come hanno spiegato i giornali tirando le somme di questa dolorosa storia: i soldi non sono tutto.
È una lezione che anche i più cinici devono ricordarsi, apprendendo la grande lezione offerta dalle lacrime ostentate di quel grande uomo di Ricardo Kakà: i soldi non sono tutto, si può vivere benissimo con 10 milioni di euro all’anno più sponsor ed essere felici. Da avversari battiamo le mani a questo esempio di piangente filantropia.”

CI SONO UN PALESTINESE, UN ISRAELIANO, UN BRASILIANO E UN ITALIANO…
Nella settimana in cui Berlusconi ha raccontato una barzelletta sugli ebrei nel lager, una fresca fresca riguardante la violenza sulle donne e il papa ha tolto la scomunica a un negazionista nazista, mi sono sentito in dovere di chiudere il cerchio ed analizzare la situazione italiana di questo primo mese di gennaio, così, per testare il famoso indice di regressione mentale, mai stato a livelli così alti.

D’altronde, cosa si può fare di fronte alle proteste di un gruppo di tifosi? Niente appunto, cedere. Perché quando protesta un gruppo di gente con le bandiere della squadra di calcio, niente può fermarli; se invece protestano mamme e bambini, studenti, lavoratori di ogni sorta, chissenefotte. Per toccare un po’ di sano populismo demagogico poi, tenderei a far notare come basti un calciatore miliardario per far scendere in piazza pressoché istantaneamente – sotto l’acqua, che di solito è un elemento che scoraggia la partecipazione – diverse decine di persone, che magari non hanno il lavoro, guadagnano pochi euro e non arrivano a fine mese.

Di storico, alla fine, è rimasto il gran rifiuto. Kakà ha detto no, ai soldi dello sceicco e al Manchester City. E il Milan, pazzo di gioia ha colto al volo l’occasione per riaccoglierlo in casa e trasformarlo nel simbolo di un altro calcio. Ha vinto anche l’amore folle ed educato dei tifosi: da sabato sera l’hanno assediato di cori e di striscioni, di affetto e di lettere struggenti. Riccardino Kakà, che non è un mercenario qualsiasi, che ha dei valori, che è uno che prega, s’è lasciato vincere dall’amore del suo popolo. E a nottefonda, prima di parlare ai microfoni con milanchannel, si è affacciato al balcone della sua casa: c’erano i tifosi sotto la pioggia che cantavano, lui li ha salutati e li ha ringraziati lanciando loro una maglia col numero 22.

La racconterei un po’ in questo modo: c’erano una volta un politico furbo che cercava di riprendersi un po’ di consenso, ricchi arabi, tv ridicole condite da media-servi e 200 beoti sotto l’acqua a dare sfogo alla loro creatività per costruire lo striscione più simpatico che la tv potesse riprendere. Se fosse una favola comincerebbe così.
Che bello vedere un paese dove la gente protesta per un miliardario che gioca a pallone ma se ne fotte alla grande di tutto il resto. E noi che siamo qui a discutere…ma di cosa poi? E perché? Cioé adesso parliamoci chiaro.
Io non sono come loro; va bene, sarò arrogante in questo caso e mi attirerò critiche prevedibili, ma non mi sento proprio di appartenere o assomigliare a queste persone o a queste altre, per dire. Insomma sono anche io un tifoso di calcio, ma non esageriamo per cortesia. In Italia si parla più di moviola che di ammortizzatori sociali per i giovani precari. Ma in che cazzo di paese vivo? Evidentemente state tutti bene e la crisi non si sente.

L’ESEMPIO DA SEGUIRE.
Se la guerra è «la continuazione della politica con altri mezzi», in Italia il calcio è diventato la continuazione della politica con altri mezzi. La panzana mediatica costruita ad arte da Berlusconi ed il suo entourage per guadagnare qualche punticino (ha stilato un sondaggio per sapere cosa avrebbe causato il vendere ed incassare o il contrario) ha fatto venire a galla tutta la pochezza di noi italiani, prima tifosi, consumisti e sudditi piuttosto che cittadini. Eppure sembrava fatta per quelle cifre stratosferiche (e gonfiate): però alla fine «Kaka ha deciso di restare, i soldi non sono tutto»; ricordatevi bene questa frase, la risentirete quando la crisi si farà sentire sul serio.
Per dirla tutta, la faccia è salva e i 2 punti percentuali di consenso che avrebbe perso Berlusconi sono al sicuro. Il portafoglio di Kakà anche, perché per la quinta volta in 7 anni, il suo ingaggio verrà alzato (anche se Mediaset non lo dice e a Dio gli aumenti non li chiede).

Tralasciando però l’aspetto calcistico del caso, di cui non mi occuperò qui, e tralasciando la solita questione del conflitto di interessi (“per il quale Silvio Berlusconi è capo del governo, imperatore assoluto del suo partito, proprietario di televisioni, di case editrici, di giornali – tra cui riviste da gossip con vendite da capogiro – presidente di una squadra di calcio, proprietario terriero e tanto altro ancora”), così che a seconda dei casi il nostro pres-del-cons può indossare l’abito più conveniente e profittevole nella borsa giornaliera del consenso, vorrei fare un discorso più ampio, che vada al di là del chiacchiericcio.

Cioé, abbiamo un presidente del consiglio che telefona in una trasmissione televisiva presieduta da Aldo Biscardi e che tra gli ospiti vede la presenza di Capezzone…per annunciare alla nazione che Kakà rimarrà al Milan, la sua squadra. E la gente ci crede, va in giro a raccontare della fiaba, la storia che ha sentito alla tv, quella condita dai bei sentimenti che non ci sono più – al giorno d’oggi. Quando fa comodo però ci sono: volti sorridenti, il giornalista tifoso che si sforza di piangere e di commuoversi per la gioia, ma non ci riesce e via discorrendo.

ZERO PIU’ ZERO FA SEMPRE ZERO.
Ma non è tutto: mentre Gordon Brown interveniva sulle banche per far fronte alla crisi economica, il suo collega francese Sarkozy tentava di intercedere per la guerra a Gaza ed Obama organizzava le sue proposte… Berlusconi era a colloquio con Fiorello.
Per i giornali infatti, il fatto che il Presidente del Consiglio convochi un uomo di spettaccolo per convincerlo a non passare a una televisione concorrente a quella di cui è proprietaria la sua famiglia, è una cosa normale, perché ci siamo abituati alla totale anormalità della realtà in cui viviamo.

Il problema è che la proporzione tra le scemenze che dice Berlusconi, quello che fa e le reazioni, le azioni e i pensieri dei riceventi danno sempre come risultato uno zero cosmico da retrocessione.
E il risultato sarebbe lo stesso anche se lo chiedessi a Dio. Ma se non sei miliardario, a Dio non appartieni mica: al massimo quando sei precario, ti viene voglia di imprecare.


Mariuoli isolati

gennaio 23, 2009

Dal flickr di Auro

«Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni.»

Sono passati circa 17 anni da Tangentopoli, ma niente sembra essere cambiato.
Coloro che negano ancora oggi uno dei più grandi scempi italiani, stanno lì, nei piani alti del potere politico-economico ed hanno ormai ricostruito la feccia che si era tentato di spazzare via.

Milano, assieme ai nomi illustri della politica italiana, cadde sotto i colpi del famoso pool. Corruzione, illeciti finanziari delle imprese per il finanziamento dei partiti, le dichiarazioni di innocenza perché tanto “lo facevano tutti”.

Venticinquemilaquattrocento avvisi di garanzia, millesessantanove parlamentari e uomini politici coinvolti, quattromilacinquecentoventicinque loschi personaggi assaggiarono il carcere, e dieci invece preferirono la via del suicidio piuttosto che scontare la vergogna ed affrontare l’infamia.

Oggi però gli ex socialisti e gli ex dc governano ancora, più corrotti e sporchi di prima. E la decenza non sanno nemmeno cosa sia.
E’ triste constatare che pochi italiani ormai ricordino cosa è significata “la Baggina”, coi suoi “martinitt”. Eppure Tangentopoli partì proprio da lì.

Quindi perché stupirsi se un ex-socialista come Berlusconi, arriva a donare 500 mila euro al Pio Albergo Trivulzio, la capitale oscura, il simbolo nefasto di un’era. Tanto che un reparto ora è dedicato alla madre del presidente del consiglio. Un gesto magnanimo, direbbe Bettino Craxi, a cui Berlusconi dovrà sempre gran parte delle sue fortune.

Siamo giunti ad un punto in cui al nome Mario Chiesa, pochi eviterebbero una faccia perplessa.
Ma tra qualche tempo, al nome Mamma Rosa, tutti sorrideranno, identificandola come la nonna buona di tutti i simpatici e guasconi “mariuoli” italiani.


Fa freddo e nevica, quindi il riscaldamento globale non esiste: il cambiamento climatico e il giornalismo all’italiana

gennaio 14, 2009


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Sinceramente provo una vergogna immensa per coloro che scrivono certe cose per il Giornale e Libero. La copertina del Giornale e gli articoli apparsi anche su Libero versione cartacea, hanno infatti dell’incredibile. Certo, la crociata da parte dei due quotidiani va avanti da antica data, ma tant’è.
Mi riferisco agli incredibili e falsi pezzi sul clima di settimana scorsa (comparsi l’8 gennaio).

Se ne è parlato anche qualche sera fa su Friend Feed, in toni piuttosto accesi. Ebbene, ho definito questi giornalisti dei cialtroni, in quanto partono dal presupposto che parlare del tempo metereologico e di 30 cm di neve a Milano equivalga a parlare di clima e cambiamento climatico. La realtà purtroppo è un’altra.
Perché il 2008 è stato il settimo anno più caldo degli ultimi 200.

.: Previsioni de noantri

Ma non solo. Mentre in Italia qualche giorno di nevicate trasformava la meteorologia in politica, il Worldwatch Institute, uno dei più prestigiosi istituti di ricerca americani, stava stampando lo State of the world 2009, interamente dedicato al caos climatico e alla sua cura. E i risultati sono semplicemente disastrosi, alla faccia dei commenti dell’uomo della strada, giusto per definire il livello giornalistico di quei pezzi; insomma il meccanismo è piuttosto semplice: vedono la neve fuori e dicono, “ecco qua, dove sarebbe il famoso riscaldamento globale?” Ed ovviamente ragionare in questo modo è una puttanata colossale, passatemi il termine.

.: Le conseguenze sono misurabili

Per quanto riguarda le emissioni infatti, si è passati dai 22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica del 1990 ai 31 miliardi del 2007: +37%. A cui vanno aggiunti i 6,5 miliardi di tonnellate che derivano dalla deforestazione. E se il livello dei mari continua ad innalzarsi, spostando a volte le misurazioni annue da centimetri a metri (!), a preoccupare sono i cosiddetti tipping points e cioé i punti di non ritorno, momenti in cui il processo di cambiamento del clima compie un salto brusco e irreversibile nella scala temporale che interessa l’umanità. Un esempio riguarda la corrente del Golfo: l’afflusso massiccio di acqua dolce derivante dalla perdita dei ghiacci artici potrebbe bloccare o rallentare questa corrente causando un’ondata fredda sulla Gran Bretagna e sulla Scandinavia; un altro deriva dall’acidificazione degli oceani, che minaccia molte delle forme di vita marine. Male che vada ci mangeremo i pesci già conditi col limone insomma.


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.: Il problemino delle fonti

Ma torniamo agli incredibili articoli dei due grandi quotidiani: c’è una prova semplicissima che li smaschera e fa crollare miseramente tutte le loro fandonie contro l’umanità, e cioé la prova delle fonti. Nessuno dei nomi che riportano è conosciuto dalla comunità scientifica internazionale e non esistono riferimenti a fonti, dati, prove empiriche di quello che dicono. Quindi è inconcepibile che divulghino certe assurdità con una tale leggerezza. Ma non solo, il bello haddavenì.

Greenreport (leggete, viene anche spiegata la storiella dell’aumento dei ghiacci al polo Sud!) ha infatti scoperto che dietro alla notizia non c’erano nuove pubblicazioni di centri di ricerca, ma solo alcune dichiarazioni di Bill Chapman, ricercatore dell’istituto citato, sul blog di Michael Asher, un giornalista USA noto per appartenere al partito di chi non crede al riscaldamento globale (i cosiddetti “climate skeptics”), che aveva in seguito scritto un articolo apparso il primo gennaio su “Daily tech”, “in cui si lanciava nel paragone tra l’estensione ghiacciata ai poli del 1979 e quelli del 2008”.

.: Una bufala colossale

Quelli di Greenreport, armati di matita elettronica, sono andati a controllare i dati relativi alla famigerata banchisa, monitorati a livello di comunità scientifica accreditata proprio dall’Arctic climate research center, fin dal 1979, anno di inizio delle misurazioni satellitari. E sorpresa, all’atto pratico, l’estensione massima della banchisa nel 2008 è pressoché identica a quella minima del 1979. Quindi dire che l’estensione (quasi) minima del 1979 è uguale a quella (quasi) massima del 2008 è una cosa, dire che “i ghiacci sono tornati ai livelli del 1979” è tutt’altra cosa; così come affermare che la notizia è stata diffusa dall’Università dell’Illinois (vedi più in alto).

Tra l’altro, se proprio volete farvi due risate, a seguito di queste baggianate, persino l’Arctic Climate Research dell’Università dell’Illinois si è sentito in dovere di spiegare in un commento, che l’indicatore utilizzato – l’area globale marina coperta da ghiacciai – non è il più rilevante per misurare differenze tra il 1979 ed il 2008. Questo perché “quasi tutti i modelli climatici prevedono una diminuzione dell’area marina coperta dal ghiaccio nell’emisfero Settentrionale, mentre per l’emisfero Sud le previsioni sono più incerte. Alcuni studi recenti arrivano ad affermare che l’area marina ghiacciata nell’antartide possa inizialmente aumentare come risposta al riscaldamento atmosferico: l’aumento dell’evaporazione provocherebbe un aumento delle precipitazioni nevose sul Polo Sud”.

L’unica verità purtroppo è che tra il 1979 ed il 2008 si è registrata una diminuzione dell’area coperta dai ghiacci al Polo Nord di un milione di chilometri quadrati, solo parzialmente compensata dall’aumento dell’area coperta dai ghiacci al Polo Sud (0,5 milioni di Km quadrati).

.: Interessi politici ed economici

Come spiegava Gilioli qualche tempo fa, più o meno tutti nel mondo si sono accorti che il baraccone industriale messo in piedi negli ultimi 200 anni ammazza il pianeta e i suoi abitanti se continua a marciare solo con combustibili fossili ed energie non rinnovabili: se n’è accorto Sarkozy, se n’è accorta la Merkel, se n’è accorto Mc Cain. Figuriamoci Obama, che ha proposto le fonti alternative come una delle vie per uscire dalla crisi. Questi invece cercano di fare pressioni con lobbying di basso livello e advocacy da 4 soldi, così da permettere ai furbetti di continuare a fare porcate.

E’ davvero semplice percepire l’interesse politico-economico (che tradotto significa “continuare ad inquinare a spese umane per guadagnare soldi”) di chi vuole negare il global warming. Molto meno percepibile invece è l’interesse di chi il global warming lo ha postulato. Vanz, su FF, ha detto la frase giusta: “è più probabile che il 97% degli scienziati di tutto il mondo sia pagato dalle multinazionali del petrolio per mentire, o che il mondo scientifico ritenga in modo virtualmente unanime che il riscaldamento globale è causato dall’uomo?”.

.: Le cose non si sistemano da sole!
Lasciamo perdere per un istante questi pseudo-giornalisti che partono dal presupposto che il global-worming sia una sciocchezza senza citare nessuna fonte. Mi preme ricordarvi però che tutto non si aggiusta da solo come vogliono farci credere.
Quelle dei nemici dell’ambiente (e per inciso della nostra e della loro stessa salute!) sono argomentazioni Ikea, perché smontabili quante volte volete: gli effetti previsti dal riscaldamento sono infatti progressivi e l’aumento della temperatura si misura sulle serie di anni e decenni, non sui “primi 11 mesi del 2008”.

Quindi che dovremmo fare? Apparentemente le soluzioni le abbiamo sotto gli occhi e sono facili da capire. Per esempio consumare meno e in modo più intelligente, convertirci alle fonti rinnovabili e alternative (tra queste il nucleare non è contemplato, leggete qua), cominciare finalmente a costruire secondo le regole dell’autosufficienza termica, eccetera.

Voglio concludere questo post chilometrico dandovi un consiglio. Se credete che una settimana di neve possa risolvere anni o decenni di disastri fate pure, non c’è problema. Se volete continuare a camminare per i viali delle grandi città respirando di tutto, fate pure. Se volete mettere al mondo bambini sapendo che avranno un’alta probabilità di morire giovani per tumori alle vie respiratorie, un po’ come noi, siete liberissimi di farlo. Però lasciate anche la libertà di scelta a chi preferisce vivere in modo più eco-sostenibile (non è una brutta parola, anche se alla tv ve lo fanno credere), offrendo maggiori possibilità e incentivi (per dire, questo Governo infatti ha cancellato le sovvenzioni per chi convertiva al solare, perché noi siamo l’Italia).

Chi scrive certe oscenità (sto ancora ridendo per l’equazione tempo metereologico = clima…) galattiche per me è un cialtrone, sì; e il quotidiano per cui le scrive non è altro che un’aggravante.
Perché il fine è evidente. E in questo modo, tutti quanti finiremmo per perdere l’unica cosa che davvero ci accomuna: la vita.


Nemmeno nei primi banchi?

gennaio 12, 2009

Finalmente ho trovato un filmato che cercavo da diverso tempo.
Risale al 9 dicembre del 2004, quando Berlusconi si trovava con Vespa a presentare uno dei suoi libri, “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi”. Titolo azzeccato, quantomeno nella contiguità storico-politica, seppur con modalità differenti.

Ma non sto scrivendo questo post per far notare come un dipendente della tv pubblica – Vespa – ad ogni uscita editoriale per la casa editrice scippata dal padrone, sia lì a farsi pubblicizzare da uno che, appunto, oltre a “fare l’editore”, fa anche il presidente del consiglio. Ebbene no.

So anche che vi starete chiedendo come sia possibile rispettare il diritto di informazione per i cittadini da parte di uno che lavora in Rai ma scrive libri e confeziona trasmissioni su misura per il padrone; comunque sia, per questa volta, gliela faremo passare liscia.

Tornando al video, Berlusconi non fa altro che ammettere ingenuamente una delle sue tante verità. Ci sta dicendo quello che pensa di gran parte degli italiani, come ci tratta e a che stregua considera i suoi elettori (lo zoccolo duro, la casalinga di Voghera, eccetera eccetera). Poi dite che esagero:

Uno studio corrente dice che la media del pubblico italiano rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzo che fa la seconda media…e che non sta nemmeno seduto nei primi banchi.

Ovviamente Bruno Vespa non può che annuire accanto a lui. Perché lui scrive proprio per questo pubblico.
Quando vi dico che a loro un popolo – che poi proprio un popolo vero e proprio non è – come quello italiano gli fa comodo, anzi comodissimo, e che la riforma scolastica che hanno attuato punta ancora di più ad appiattire le menti e a spingere i futuri cittadini a delegare ogni singola decisione alla figura del padre autoritario, non credo di essere così lontano dalla realtà.

Anche se questa volta, un po’ d’accordo con Berlusconi (nonostante sia lui una delle cause principali di questa regressione) potrei proprio esserlo.