Plis, visit her

luglio 5, 2008

La Rete per M.V. Brambilla
[il logo di Italia.it invece lo avevo già disegnato nel marzo 2007, qui]

No, Rutelli non ci bastava. Dopo la tragicomica esperienza del Rutellone nazionale (anche se Italia.it l’aveva ereditato da Stanca, e probabilmente i soldi sono in gran parte finiti in tasca ai suoi compari di IBM), torna prepotentemente in auge il portale Italia.it. Se ne occuperà una nota esperta di Rete, calze a Rete, Michela Vittoria Brambilla:

«Ho assunto io la gestione del portale Italia.It. Non ve ne posso parlare ora, la storia è complessa e ho bisogno di un pò di tempo. Ma ho istituito un comitato per le nuove tecnologie anche per dare una risposta a questi problemi»

Secondo voi quanti italiani conoscono la vera storia, i veri sprechi e le varie vicissitudini del portale Italia.it? Pochissimi. Ma il problema è un altro. Chi viene chiamato a gestire e rilanciare certi progetti non ha le competenze adatte, non conosce nessun tipo di dinamica del web.

C’è questa moda, da qualche anno a questa parte, di gestire tutto attraverso parole quali imprenditoria e soldi. Ma non si possono applicare ad ogni campo indiscriminatamente.
Perché la soluzione ce l’avrebbero sotto il naso, a portata di click, e sarebbe la più economica in assoluto: conoscere ed usufruire delle pratiche del web 2.0. Quanti blogger, quanti utenti e quante persone che ogni giorno lavorano in Internet potrebbero fare un progetto 100 volte migliore in pochissimo tempo e senza sprechi biblici? Tantissime. Cioé io non riesco a spiegarmi né ad immaginarmi come si possano spendere 45 milioni di euro per fare un sito. Per me sono tantissimi già 45 mila…!

La verità poi è anche un’altra: nessuna azienda privata pagherebbe quello che paga la pubblica amministrazione per lo sviluppo di progetti simili. I meccanismi che regolano la macchina pubblica quindi non aiutano (parlo di gare pubbliche, consulenze varie, ecc…) e i controlli sono probabilmente inesistenti. Spreco e sperpero a gogo.

Diciamo che questo portale potrebbe gioco-forza essere definito l’emblema del nostro paese: costa moltissimo e non produce nessun tipo di risultato.

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L’ottimismo vola

Mag 23, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa: www.amicigg.it

L’ottimismo è il profumo della vita anche per Romano Prodi. Ma a 24 ore dalla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati, la sua non mi sembra una dichiarazione molto lungimirante o sensata; anche perché i sindacati chiedono 101 euro, mentre il governo sembra voler proporre una triennalizzazione dei contratti.

Tesoretto o non tesoretto, l’impaccio, l’incapacità e la figuraccia del governo dimostrata per l’ennesima volta anche nella risposta alla questione (sollevata da una lettera spedita da 1500 cittadini) italia.it, viene così testimoniata anche in questa situazione specifica. Si preferiscono infatti sperperare quarantacinque milioni di euro per una cosa di cui nessun politico si intende (ma con cui possibilmente si riempie la bocca), finiti dalle nostre tasche al portafoglio personale di chissà chi, piuttosto che concedere 101 euro di aumento richiesti agli Statali (va bene, ok, ci sono anche tanti impiegati statali che ne approfittano e lavorano male, per non dire che non fanno una cippa visto che nessuno li controlla – vedi scuola) che nella stragrande maggioranza dei casi guadagnano davvero poco e rispondono in prima persona delle mancanze dello stato italiano, senza magari esserne direttamente colpevole.

Quindi spendete…spendete tutto il vostro tesoretto! E partecipate allegramente anche voi nella creazione di un’opinione pubblica rispondendo a sondaggi di questo genere.

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Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep.2] Non ci resta che piangere

marzo 24, 2007

Da piazzaaldrovandi19.org. La fonte si trova nel link dell'immagine stessa

Ora, non vorrei indurvi al suicidio di massa.

Non vorrei rovinarmi il weekend, tra una corrida, un buona domenica e l’altro.

Ma dopo aver letto questo articolo mi viene in mente che:

  • se il futuro dell’Italia dipende dai giovani non c’è da stare tranquilli (come ci rimproverava acidamente la prof.di lettere al Liceo per ricordare che tra qualche tempo saremo “Noi” la classe “dirigente”)
  • la popolazione invecchierà, ci saranno più vecchi che giovani e saremo sempre più ultimi nelle classifiche UE
  • il livello di scolarizzazione è uno dei più bassi nei paesi “sviluppati”
  • la disoccupazione e la precarietà italiane devastano quelle poche certezze e quelle poche conquiste ottenute con tanti sforzi (anche vite umane) dai nostri genitori (qui si manifesta se ce lo dice la tv o se una società di calcio viene mandata in serie B)
  • le competenze informatiche sono ridicole: la maggior parte dei giovani se ne fotte, è priva di interessi “concreti” che possano aiutarli anche domani e appena 55 giovani su 100 utilizzano Internet almeno una volta alla settimana (peggio di Lituania e Lettoniamanco a calcio tra poco li batteremo, c’è poco da stare allegri)

Mi sorge quindi molto spontanea una domanda, che rinnovo: ma i nostri cosiddetti politici, di che diavolo discutono in Parlamento????? Del loro presente? Evidentemente è così. L’importante è che continui ad andarci bene; ci lamentiamo e stop, non abbiamo il coraggio di fare…qualcosa. Ci si lamenta, ma quando in tv vediamo orde di asini applaudire il politico di turno ci autoconvinciamo che dopo tutto è una moda italiana lagnarsi.

E che tutto sommato va tutto bene: la nazionale l’anno scorso ha vinto i Mondiali!

Stiamo rapidamente trasformandoci in un paese allo sbando, allo sfascio e senza futuro, un posto da cui scappare e in cui chi ci governa e dovrebbe dare speranza preferisce occuparsi di un cazzo di fotografo, di destra e sinistra, di frasi elettorali…

Mi piacerebbe sapere una cosa: …ma voi che cosa ne pensate? Per lo meno ogni tanto riflettete riguardo al mondo in cui vivranno i vostri figli o…in cui vivrete voi stessi?


I “resti” del Carlini…e le sue “illusioni”

marzo 15, 2007

Oggi la blogosfera è più attiva del solito. Le discussioni vertono su questo pezzo di Franco Carlini, ma soprattutto ha suscitato un po’ di scoramento la lettura di questo passaggio:

“Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ’90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.”

D’accordo sul voto digitale e sulle folate giornalistico-retoriche scritte nelle prime righe. Ma se scrivi, battendo magari dei tasti, e poi fai pubblicare il tuo articoletto su una cosa chiamata “XXX-blog” non pretendere di aver capito tutto.

Antonio Sofi con un bel post ha delinato precisamente la questione. Ora, io capisco che sia così difficile per un reporter (possibilmente italiano) poter pensare, per istinto di conservazione, che qualcuno che non abbia un tesserino o non sia iscritto ad un ordine possa scrivere e commentare fatti d’attualità, eventi o contribuire ad aumentare la diffusione dei contenuti, ecc… Ma in realtà è proprio così, bisognerebee semplicemente prenderne atto.

Forse il mondo della comunicazione sta cambiando troppo velocemente per i nostri giornalisti italioti; forse l’invidia per questa sorta di diari colloquiali da quattro soldi, liberi di non auto-censurarsi, non permette di avere una mente troppo lucida per tentare di analizzare alcuni piccoli cambiamenti. Ma i weblog non sono una sfida ai giornalisti; un blogger non vuole competere con quotidiani on line come corriere.it o repubblica.it. Non ha il coraggio di competere con gente come Turani. Un blogger vuole scrivere, farsi leggere, informare, parlare di quello che sa. Non per essere invitato a buona domenica. Se io non conosco la fisica quantistica…mica ne parlo. Se Carlini non ha capito bene cosa sia e cosa si intenda per “blogosfera” dovrebbe informarsi; è troppo comodo parlare soltanto dei blog colorati di rosa a pallini con link che rimandano agli amici degli amici e ai siti di comunità on line di incontri tra adolescenti.

A questo punto sembra anche facile intuire che affermare di essere “approssimativi nei giudizi” riguardi solo Carlini: leggendo un’infinità di blog (e non solo quelli che vogliono considerare i giornalisti) si scoprono infatti miriadi di fonti nei post, di rimandi a fatti concreti, provati, che giustifichino la tesi di un blogger, la sua voglia di informare. Non si parla soltanto di aria fritta, di ciò che fa comodo all’editore di turno, come quando compriamo un quotidiano di tiratura nazionale qualsiasi. E ricordo anche che negli USA, per fare un esempio che piace, non esiste un ordine dei giornalisti: esistono giornalisti freelance e quindi equiparabili agli autori-curatori dei weblog; negli USA esistono blog che arrivano ad essere citati sui media tradizionali, e non per particolari mode o foto osé; negli States vi sono famosi columnist, giornalisti e non solo che quotidianamente scrivono nei loro blog e raccolgono migliaia di lettori, felici di poter fruire attivamente, scambiandosi allegramente feedback, un’informazione, personalizzandola e socializzandola. Ma ai giornalisti italiani no, non va giu che possa esistere una cosiddetta informazione, unita ai contenuti multimediali, che provenga “dal basso”, quasi democraticamente. Per loro non è concepibile un’informazione libera e priva di strani filtri.

Autoreferenziali? Citazione tra i soliti noti? E chissenefrega! Mi sembra una cosa ovvia; per portare un esempio spiccio, non credo che un calciatore di serie A quando parla di campioni citi il signor Mario Rossi, bomber della prima categoria. E’ il contesto che è diverso; è l’insieme che muta; è il piano della piramide della blogosfera, per citare Granieri, che è diverso. Più è basso, più è vasto, esteso a tutti. Ma a differenza dei media tradizionali, se scrivi cose interessanti, prima o poi sarai citato: è una sorta di “raccomandazione all’anglosassone”. Ti segnalo perché per me vali, altrimenti la figuraccia la faccio io.

E se a me va di leggere cosa è successo in una telefonata di Pinco Pallino lo faccio. Non per questo Pinco Pallino deve perdere di credibilità; perché il giornalismo, l’informazione e i contenuti non sono solo fatti di retorica e moralizzazioni del “Carlini di turno”. E se tu sei arrivato a leggere una certa cosa, vuol dire che per qualche motivo vale. Per tanti meccanismi che sicuramente Carlinin non può comprendere. Ma non è finita qui, c’è di meglio:

“Di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano (il famoso www.italia.it presentato da Rutelli a fine gennaio e criticato anche qui) è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dalla Ibm, quando ministro dell’innovazione era Lucio Stanca, che dalla Ibm veniva, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove Ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l’avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che «ogni uomo è un reporter» non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto.”

A parte l’uso di frasi note, come ho già fatto notare, queste righe sono semplicemente fantasmagoriche. Inarrivabili. Quando leggo “costo basso” mi vengono in mente 45 milioni di euro; quando si parla di “giornalista per bene” invece leggo un’autocitazione, un’autoreferenzialità insita in Carlini, che evidentemente ha verificato ed è quindi super-giornalista-so-tutto. Le migliaia di persone che in tutta la rete si sono prese la briga di discutere (senza usare luoghi comuni) a costo zero (il tempo è denaro) dello sperpero di soldi, dell’incapacità dei progettisti, dell’insulsità del portale che dovrebbe rappresentarci sono tutti coglioni. Passatemi il termine: webdesigner, ingegneri, esperti vari, ecc…lo fanno per il loro interesse, per la loro saccenza e per la loro voglia di cazzeggio. Sono loro gli italiani-medi sbagliati. “Quelli che” si incazzano se si accorgono di poter fare semplicemente meglio, conoscendo la propria professione, e magari in pochi giorni, una cosa fatta da cani con lo sperpero più grande di soldi pubblici. Sono loro gli approssimativi, quelli qualunquisti.

“Forse […] occorrerebbe aggiungere un ottavo rischio, quello che viene dai troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica.”

Il nono viene da chi ha la tessera dell’ordine dei giornalisti.

Stategli lontano!


Ri-Progettare

marzo 13, 2007

Qualcuno, seguendo la filosofia del BarCamp, si da da fare e prova a riprogettare il neo-nato ma già odiato italia.it discutendone, con idee e iniziative annesse.

Perché prima di buttare 45.000.000 di euro, senza considerare gli 80.000 per il bellissimo logo che dovrebbe presentarci agli occhi del mondo e rilanciare il nostro turismo, forse era meglio parlarsi, chiarire come il web stava ed è cambiato e cosa potrebbe risultare utile nella costruzione di un portale simile. Non un css, non un feed RSS…

Italia.it è lo specchio dell’Italia reale: sperperi ingiustificati, mangia-tu-che-mangio-anche-io, soldi a palate dati in mano a persone incompetenti, che fanno sparire i propri nomi ma non hanno fatto i conti con la blogosfera, e ritardo nell’ultimazione di un progetto.

I politici non hanno ancora capito (per fortuna probabilmente), e forse dovremo aspettare ancora 3 generazioni almeno, che cosa sia il web e che forse bisognerebbe chiedere pareri a chi ogni giorno contribuisce a sviluppare Internet, dal basso. Non basta portare un camion di soldi ad uno studio per fare un portale che debba rappresentare gli italiani. Non è mica il blog burlesco di De Gregorio.

Questa è l’ennesima testimonianza che stiamo andando sempre più verso una cultura partecipativa. Ognugno da il suo piccolo contributo perché specializzato nel proprio campo; si discute, la partecipazione è libera, open-source, orizzontale.

Posso solo fare un appunto a quelli di “RItaliaCamp”: “obbiettivi” lo scriverei con una “b” in questo caso…


Analfabetismo digitale

marzo 9, 2007

L’articolo di Repubblica che riprende un sondaggio sul curioso argomento “Italiani e Tecnologie” in realtà non dice niente di nuovo.

From Gettyimages.com - La fonte è riportata nel link stesso

In pratica fa notare, senza dirlo ovviamente, che i consumi degli italiani riflettono semplicemente le pubblicità televisive che passano per i soliti canali noti. Internet e i pc, soprattutto per i più anzianotti, è ancora visto un po’ troppo come qualcosa per “maghi esperti e cervellosi”, ma soprattutto come minaccia o nido di truffe da debellare: quando infatti qualche pisquanotto viene truffato perché è talmente beone da comprare un rolex da un sito fatto bene come italia.it a prezzi più che stracciati, il ritratto fatto da striscia la notizia o dal reportage di turno diventa una sorta di mitragliata verso la “croce rossa”. Perché non si spiegano mai le cose fino in fondo, si da risalto a quello che fa comodo.

Per esempio, i giornalisti hanno spesso in bocca la parola “hacker”, hacker di qua, hacker di la… Quando cominciano a dire che “qualcuno si è intromesso nel pc di un altro” nella testa della gente scatta un meccanismo da film americano, con l’attore che batte fantomaticamente sulla tastiera come se stesse programmando in C++ la distruzione della Terra. In realtà, per esempio, potrebbero spiegare innanzitutto chi sia un “hacker”, quale sia la sua vera filosofia e che non va confuso con “cracker” (quello da mangiare, ovvio); notare che la maggior parte degli utenti ha windows, possibilmente installato male, pieno di falle, buchi neri veri e propri che permettono di inserirsi nel pc dello sventurato solo conoscendo l’ip tramite programmini di pochi kb, senza conoscere la fisica quantistica quindi; potrebbero anche ricordare che ogni tot giorni spunta un aggiornamento per tappare le falle, ecc… Potrei fare molti esempi, ma avete capito, sono sicuro.

Per lo meno qualcuno ha avuto un po’ di ritegno e si è accorto che il digitale terrestre è una sonora minchiata promossa (e incentivata) sotto il dominio dell’uomo noto, e pressoché sconosciuta (e superata) negli altri paesi. Addirittura, tra le righe dell’articolo, si scorge una sorta di presa di coscienza, chiamata “componente partecipativa trainata dai siti di condivisione dei contenuti (YouTube, Wikipedia…) e immortalata dalla copertina del Time che per il 2006 come “persona dell’anno” non ha scelto alcun soggetto in particolare, ma l’utente Internet nella sua generalità.”

Certo mi chiedo chi ancora abbia il coraggio di non avere o non volere un pc in casa.