La Lettera di Dora dagli USA

ottobre 18, 2008

Due giorni fa aprendo la mail del blog ho ricevuto una piacevolissima sorpresa. Ho infatti trovato una mail di Dora, una lettrice del blog che ora vive negli Usa.
La sua lettera mi ha dato una scossa e spero che possa far provare anche a voi la stessa sensazione; per questo voglio ringraziare Dora: con le sue parole ci sta dicendo che da qualche parte, se lo vogliamo, un’alternativa esiste sempre. Ma soltanto se a rimboccarsi le maniche siamo noi.

«Ciao Alex,
sono Dora dagli USA. Ci siamo già sentiti in un commento ad uno dei tuoi post. Ho appena letto il tuo post sulla fuga di Saviano dall’Italia. Mi rattrista, mi rattristano le tue riflessioni e mi rattrista la sua decisione e sai perché? Perché mi ci ritrovo perfettamente.

Io sono qui in USA perché mio marito é americano e l’ho seguito quando l’ho sposato, non è che c’era molta scelta, l’Italia non ci offriva possibilità, l’America, tanto criticata dai moralisti italiani, invece ce ne offre tante.

In Italia ci vivevo ma ero arrabbiata, arrabbiata con tutto quello che non andava, proprio come te, mi ritrovo in quasi tutto quello che leggo nei tuoi post, e mi incazzo perché non vedo via di uscita. Ma poi penso, beh, io sono qui e ne sono uscita da quella merda, ora ho un lavoro, una casa, una famiglia, sono circondata dalla legalità dalla pulizia, dalla gente che rispetta le regole, dal rispetto degli altri e dalla voglia di rispettare gli altri. Ma perché tutto questo in Italia è impossibile? Non posso dire che sia radicato nei geni degli italiani, perché vedo gli italiani che vivono qui che sanno comportarsi bene, o forse quelli che vivono qui sono quelli che non riuscivano a vivere all’italiana e sono scappati? Non so.

Ci sarà una via d’uscita a questo schifo? Lo spero, perché io la mia Italia nonostante tutto la amo e la vorrei vedere risorgere, ma al momento sembra impossibile. A volte penso che per poter risorgere debba davvero toccare il fondo. Penso che la gente debba arrivare a non poter più nemmeno permettersi il pane, solo allora si renderà conto che le cose devono cambiare, ma come cambierebbero? In meglio o in peggio?

A volte ho paura che potrebbero cambiare in peggio e che i miei connazionali potrebbero diventare ancora più egoisti ed appoggiare ancora di più l’illegalità. Non so.
Per ora sono contenta di essere qui

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Delocalizzazione oleosa dei call center San Lorenzo

giugno 12, 2007

Gira ormai da un po’ di giorni per la rete la notizia secondo la quale San Lorenzo (Imperia), l’azienda che tra le altre cose produce l’olio più amato dai bloggers, chiuderà i suoi 30 call center in Italia, trasferendoli in Romania, che ogni costo (seppur irrisorio) si porterà via. In Romania la società, creata ad hoc si chiamerà Remarc s.r.l. Piccolo problema, in questo modo rimarranno a casa 600 operatrici, che da precarie prese per il c*lo diventano semplicemente disoccupate. Si legge, nell’articolo del Secolo XIX che l’azienda avrebbe evaso “Dieci milioni di euro […], venti miliardi circa di vecchie lire tra contribuzioni e previdenze[…]. Sarebbe questa la cifra contestata da Inps e Ispettorato del lavoro alla San Lorenzo srl, l’industria alimentare imperiese che ha deciso di cancellare dall’Italia il suo call center e così licenziare in un colpo 600 persone. La mega-sanzione (interessi compresi) sarebbe risultata al termine di un’ispezione eseguita da entrambi gli organi di controllo, volta appunto ad accertare la posizione degli addetti ai vari call center, tutti inquadrati come collaboratori: invece, secondo Inps e Ispettorato, lavoratori subordinati, cioè dipendenti.”

Esattamente. La CGIL di Imperia aprirà probabilmente una vertenza nazionale, ma intanto i lavoratori sottopagati se ne rimangono a casa.

Luca Conti intanto ha scritto una lettera aperta alla Direzione Generale della San Lorenzo; il sunto della risposta è questo: “Noi siamo un’azienda solida, giovane e desiderosa di crescere, chiediamo solo di poter lavorare”. Eh sì, poverini, loro vogliono lavorare. Però gli faceva comodo assumere un giorno si e due no operatori giovani o disperati con contratto a progetto, senza ferie o malattie a 4-5-6 euro lordi l’ora quando andava bene; è facile tenere in piedi un’azienda e fornire un servizio clienti azzerando i costi e non investendo in una forza lavoro. E’ troppo comodo. E’ anche troppo semplice giustificarsi coi costi, con le tasse italiane e tutto il resto. Perché uno lo deve mettere in conto all’inizio…non è possibile assumere o meglio, avere la possibilità di assumere 600 persone, SEICENTO PERSONE, decidendo liberamente se oggi lavorano e domani no, pagandole quando si vuole prendendosi gioco della disperazione di ognuno per poi rifarsi solo ed esclusivamente su di loro quando le cose vanno male. Mi imbestialisco quando leggo certe cose, non è possibile che esista un paese in cui la Legge Biagi duri da anni e nessuno provi a pronunciare la parola “abolizione”.

Forse in molti non hanno letto la direttiva del Ministro Damiano sui call center di questo inverno. Lavoratori inbound, subordinati che rinnovano 100 volte un contratto forse meriterebbero (cioé devono avere) un’assunzione. Se leggete da qualche parte che San Lorenzo è stata obbligata ad assumere tutte le 600 persone è un’immane stronzata; o forse ve lo hanno fatto credere apposta per giustificare altre cose. Invece di fare gli spiritosoni, che qualcuno provi a vivere mesi o anni rinnovando ogni 30 giorni, se va bene, un contratto; pensate che bello non potersi fissare scadenze o decidere del proprio futuro. I lavoratori inbound sono da assumere, non i venditori; la sanzione è arrivata per altri motivi, tipo “evadere il fisco”, cosa che né un lavoratore a progetto può fare, né tantomeno un lavoratore assunto qualsiasi. Anche volendo non ne hanno la possibilità.

Quindi che la finiscano di prenderci per il c*lo: le aziende italiane evadono il fisco per miliardi, giocano coi commercialisti, con le fatture e l’iva come cavolo vogliono. Sarebbe ora di smetterla di farla pagare solo ai lavoratori, soprattutto se molto deboli, cioé precari. Basta sentire e leggere cose che spostano il problema vero e che scaricano la colpa sul sindacato, quella volta che interviene.

E questo non è l’unico modo per garantire lavoro per le aziende; non mi risulta che in europa esista qualcosa come “The Biagi law”. Mavaffanculo! In Francia il contratto di primo impiego è stato buttato nel cesso dopo qualche giorno, con scioperi nazionali, non mi stancherò mai di dirlo. Perché negli altri paesi la gente lavora lo stesso, flessibilmente, come piace dire ai politici, ma non in condizioni di signoraggio e/o simil-schiavitù?

Perché qualcuno non prova ad entrare in un call center per rendersi conto di cosa succede dentro? Di come si lavora?

Intanto, il consiglio è quello di non comprare più prodotti dell’azienda. Questo perché non ho niente contro di loro e chiedo di lavorare anche io.

Qualche precisazione: ho scritto questo post di getto, un po’ per la fretta, un po’ perché ho letto tante assurdità (per usare una parola civile) e un po’ perché mi incazzo (l’avrete intuito) quando accadono certe cose. Non escludo quindi modifiche al linguaggio e ai contenuti. Sottolineo che non ho niente di personale contro l’azienda o le persone citate nel post. O forse tutto. Del resto, sono solo opinioni di un blogger qualunque.

 

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L’ottimismo vola

maggio 23, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa: www.amicigg.it

L’ottimismo è il profumo della vita anche per Romano Prodi. Ma a 24 ore dalla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati, la sua non mi sembra una dichiarazione molto lungimirante o sensata; anche perché i sindacati chiedono 101 euro, mentre il governo sembra voler proporre una triennalizzazione dei contratti.

Tesoretto o non tesoretto, l’impaccio, l’incapacità e la figuraccia del governo dimostrata per l’ennesima volta anche nella risposta alla questione (sollevata da una lettera spedita da 1500 cittadini) italia.it, viene così testimoniata anche in questa situazione specifica. Si preferiscono infatti sperperare quarantacinque milioni di euro per una cosa di cui nessun politico si intende (ma con cui possibilmente si riempie la bocca), finiti dalle nostre tasche al portafoglio personale di chissà chi, piuttosto che concedere 101 euro di aumento richiesti agli Statali (va bene, ok, ci sono anche tanti impiegati statali che ne approfittano e lavorano male, per non dire che non fanno una cippa visto che nessuno li controlla – vedi scuola) che nella stragrande maggioranza dei casi guadagnano davvero poco e rispondono in prima persona delle mancanze dello stato italiano, senza magari esserne direttamente colpevole.

Quindi spendete…spendete tutto il vostro tesoretto! E partecipate allegramente anche voi nella creazione di un’opinione pubblica rispondendo a sondaggi di questo genere.

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Family Gay

maggio 12, 2007

Oggi è il giorno dell’orgoglio cristiano di non si sa cosa. Si va in piazza a difendere un concetto di famiglia naturale che nessuno bene conosce o sa spiegare (è un qualcosa istituito da qualcuno messo in questo modo direi), quando i primi a vivere in una famiglia da Dico, in una famiglia riconosciuta civilmente, e a mantenere 2-3 famiglie sono gli stessi politici scesi in piazza. Persino Barbara Romano, giornalista del quotidiano Libero, che comunista non è di certo, se ne è accorta in un articolo apparso sul quotidiano il 31/01/2007

I cattolici, quelli moderati e tolleranti, sono loro quelli liberali; quelli che vogliono imporre il loro modo di vedere le cose come 5 secoli fa e che non ammettono altre soluzioni. Loro vogliono, dicono che non è possibile che ci siano altre soluzioni, censurano altri modi di vivere. I cristiani.

Se decido di “metter su famiglia” ma non mi sposo? Non sono una famiglia, non ho messo su una famiglia ma non so…ho fatto jogging. E se non sono cristiano ma ho una famiglia? No, non è una famiglia. Ma allora che diavolo intendete con famiglia? Se chiamate una cosa famiglia e…poi dite che non lo è? Non ci capisco più niente.

La famiglia cristiana, quella dei sani valori, che ancora è il primo luogo in cui le donne subiscono la maggior parte delle violenze, difficili da denunciare perché “rovineresti la famiglia stessa e chissà poi cosa pensano gli altri“. Botte da orbi.

La famiglia cristiana, promossa da quei valori e da quella cultura secondo cui (basterebbe leggere la Bibbia) la donna è essere inferiore rispetto all’uomo; è subordinata a lui, deve fare quello che l’uomo dice. Discriminata da sempre da una delle religioni più maschiliste che ci siano, la donna sembra però felice di prostrarsi all’uomo cattolico, dai sani valori (solo lui li ha).

Siamo il paese europeo che ha avuto al Governo più cattolici di sempre: su 60 governi, 51 presidenti del consiglio erano cattolici e 9 laici. Per difendere la laicità dello stato, o forse per accaparrarsi milioni di voti di devoti cristiani. Siamo il paese che meno investe nella famiglia, nelle politiche sociali e siamo l’unico che ancora non ha l’equivalente dei Pacs; riconoscere i diritti alle coppie di fatto (non vuol dire che per forza un uomo debba sposarsi con una gallina per ereditare le sue uova)  non credo impedisca di portare avanti politiche positive per la famiglia. Anzi…sarebbe roba per paesi moderni ed evoluti socialmente. Quindi non è cosa italiana.

La famiglia, la famiglia: il tasso di natalità è il più basso, come sempre; la famiglia cristiana non fa figli. Per farne bisogna avere un lavoro stabile, non bisogna essere precari né disoccupati. Ma di questo le varie eminenze non ne parlano: preferiscono usare tutte le loro energie a criticare dico e gay, come male numero uno al mondo, piuttosto che richiedere qualche misura concreta a favore della famiglia.

Che la Cei fosse una vera e propria organizzazione politica di supporto ad alcuni partiti ce ne siamo accorti un po’ tutti. Ma che il Vaticano non abbia mai inveito contro i simpatici personaggi che siedono in parlamento che dal 1993 godono dell’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio che poi però cercano di non estendere ai cittadini stessi è una cosa un po’ strana.

Mi e vi pongo una domanda: ma tutti i politici divorziati che saranno in piazza…si porteranno tutte le loro famiglie a sfilare accanto a loro?

In questo splendida lettera di Marco Travaglio (“Caro Monsignor Ruini”) sono riassunti più o meno tutti questi concetti, con l’aggiunta di dati, nomi e tante altre belle cosucce. Buon divertimento. 


Spamming giuridico

maggio 9, 2007

Si apre un altro caso spinoso riguardante il p2p: sono circa partite 4000 raccomandate che dovrebbero raggiungere altrettanti utenti italiani che secondo alcuni discografici avrebbero violato le norme sul diritto d’autore. In questa lettera, spedita da uno studio legale realmente esistente (Mahlknecht & Rottensteiner che lavora per l’etichetta tedesca Peppermint), viene chiesto di cancellare il file stesso, di pagare 330 euro di multa per evitare incombenze penali e soprattutto…di non rifarlo mai più cattivelli… Sì perché è proprio questa la cosa strana, il modo ed il tono con cui è stata scritta questa lettera.

Leggendo sui vari forum, si dibatte su mille questioni e su altrettanti punti di vista, sul rivolgersi ad associazioni di consumatori, sul chiedere assistenza a legali prima di pagare e così via. Una delle cose che mi da da pensare è che chiunque a questo punto può richiedere un indirizzo ip, scavalcando la privacy di qualsiasi persona, e spedirti a casa una lettera. Forse l’obiettivo è creare un precedente, puntando sulla paura dell’utente di incorrere nel penale.

Vorrei far notare però come la cosa sia molto strana, da dimostrare: chi dice che ho scaricato io il file? E se a causa di un virus, malware, hacker, ecc…qualcuno scaricava dal mio pc? E se l’ho condiviso ma nessuno l’ha scaricato? E se il download era corrotto? E se avevo una canzone di cristina d’avena e l’ho rinominata col nome di uno degli artisti incriminati per fare uno scherzo? E se non ho più niente sull’hard disk o addirittura non ho più il computer da cui avrei scaricato? Ecc… Insomma, nella lettera non è indicato né documentato approfonditamente un bel niente, quindi inviterei per ora a mantenere la calma, cosa che la Peppermint non vuole (credo) per incassare velocemente un po’ di soldi, senza che nessuno si informi o prenda contromosse.

Sempre spulciando sui forum, gli artisti della casa discografica per cui hanno monitorato (legalmente o illegalmente?) migliaia di utenti, sarebbero questi: Carl Keaton Jr. ; Colin Rich ; Emma Lanford ; James Kakande; Mousse T.; Omar; Roachford; SO PHAT!; VD3 Beatz ; Warren G. Già si legge riguardo a boicottamenti o passaparola per non comprare più prodotti di quella casa discografica o degli artisti stessi (una pubblicità molto cattiva insomma).

Non oso poi immaginare il destino della Peppermint se perdesse tutte le cause. Per ora insomma siamo nella fase uno, il caos, forse quella a cui puntavano proprio i discografici.

P.S.= il senatore Cortiana ha scritto al garante della privacy


L’informazione è servita

gennaio 31, 2007

Oggi mi metto in linea con il livello dell’informazione made in Italy. E non posso che farlo riportando in toto il post su Wittgenstein che riassume splendidamente la questione Veronica (seconda e “troppo” liberale moglie per il marito leone evidentemente):

“Report Veronica
TG1: sesto titolo
TG2: secondo titolo
TG3: primo titolo
TG4: neanche una parola
TG5: neanche una parola
Studio Aperto: neanche una parola (ma comunque spazio a cose come “Maschera di carnevale blasfema. In un negozio di Verona è in vendita una maschera blasfema: la maschera di Gesù sulla Croce. Il vescovo della città ha protestato vivacemente”)
TG La7: primo titolo”

gazzetta dello sport (!), aggiungo io (visto che non c’entra nulla – ma che diavolo sta succedendo?!), smorza i toni. Mi sa di una frase tratta da uno spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo del genere “…è un momento, passerà”. Lui rassicura.

Ma tranquilli, il nostro eroe ha subito risposto con una bella letterina alla cara (e futura nemica per gli alimenti e il patrimonio probabilmente) mogliettina…i tg di mediaset ora sapranno come rifarsi con gli interessi.

L’informazione è servita.

Non che mi freghi qualcosa dell’ennesima pagliacciata-piazzata mediatica credo fatta ad arte (o lui lo sapeva e l’ha fatto di proposito per parlare di altre cose – come al solito – piuttosto che altre, che so io…oppure si incazzerà un pochino con lei e…da bravo paternalista…!!! Mi sembra strano che al santo s. gli scappi una cosuccia del genere..). Ci sarebbero altre cose di cui parlare, ma non voglio moralizzarvi. Vivendo in Italia e leggendo nei blog (e non guardando la tv come sempre più persone fanno) devo attenermi al livello dei contenuti proposti, magari ironizzando insieme al resto della blogosfera d’elite su come la tv sia sempre più cattiva maestra; mi sono sentito in dovere di riportare l’ennesimo esempio che dimostra di come venga fatta, da chi venga fatta e con che metodi sia fatta l’informazione del Bel Paese.

E meno male che poi, i vari Casini, Berlusconi e co., divorziati, risposati, ecc…ci ricordano strombazzando come sia forte in loro il valore della famiglia. Perché ovviamente solo chi è come loro, di destra farlocca italiana cioé e attenzione, moderato (quelli che…le posizioni estreme e gridate in piazza!) tiene alla famiglia. A modo suo.

“Tutti froci cul c*lo degli altri insomma” per citare volgarmente un famoso detto.

Lei non poteva (o non voleva?) accompagnarlo nelle occasioni ufficiali e pubbliche, ma lui tutto poteva: non è una novità.

Non ho capito però cos’è successo ai precari d’Italia…sembra che siano spariti dall’Italia e che ora il problema sia dimenticato. E se anche loro spedissero lettere d’amore a tutti i direttori di quotidiani? Eppure c’è chi continua a lottare.

E l’uragano che forse arriva, la natura che grida vendetta, l’effetto serra, l’inquinamento…? Spariti dopo due giorni dalle notizie. Problemi risolti fino al prossimo cataclisma.

Ah, se esistesse una…tvsfera..! Inventiamola!

P.S.= ora qualcuno mi accuserà di essermi esposto “troppo politicamente”. In realtà, come farebbe notare Travaglio, bisognerebbe imparare a distinguere i fatti e i contenuti dalle opinioni, evitando le solite chiacchiere da bar. Cosa che i giornalisti hanno dimenticato da anni..


Letterina a Babbo Natale

dicembre 19, 2006

Caro Babbo Natale,

è da un po’ di tempo che non ti parlo. Però giuro, credo ancora nella tua esistenza: altrimenti non sarei qui a scriverti!

Porta via i debiti di questo paesino a forma di stivale con comportamenti da carnevale.
Togli tutte le tasse così che non siano i soliti ad arraffare a mani basse; dai pace a Napolitano che prega il cervello italiano a non scappare via dalla repubblica delle banane, con in testa bianche bandane.
Fai sì che l’italiano medio che compra ampliando il debito e facendo rate, non finisca a gambe piegate; siamo un paese che compra tutto a rate, abbiamo imprenditori che non spostano un euro, ma comprano autostrade facendo un altro debito e poi aumentando le tariffe, per il proprio profitto, senza un apparente motivo: sarebbe questo un bilancio positivo? Italiani che per non dire che non vanno in vacanza aprono mutui a destra e a manca: l’insegnamento di 50 anni del modello di vita cristiano-dc è così salvo ancora una volta. Facciamo tutti una giravolta.

Salva le grandi banche: loro pensano sempre ai nostri sogni. “Li vogliono vedere realizzati insieme agli interessi bancari.” Ho anche sentito che a Natale ogni sconto vale se paghi dopo e a rate. Anche loro fanno tutto quello che ci dicono alla televisione perché ci vogliono bene ed è bello indebitarsi insieme.

Fai che il momento di rottura in cui le finanziarie non ce la faranno e gli italiani nemmeno più a rate tutto compreranno non arrivi mai: altrimenti saranno guai!

Anche se non sei basso o pelato, a tutti i precari, dai lavoro a tempo indeterminato.

Tanti, tanti Auguri di Buon Natale anche a Te e a tutti gli italiani, felici di vedere luci nei centri commerciali dal primo novembre: servono a ricordare che prima di tutto devi essere cliente, comprare e consumare. Questo il vero spirito del Natale.

Dalla tv…tutto è festa! Strombazzano, di gran carriera le voci della pubblica opinione, sempre pronte a far in chiesa la comunione: frasi intolleranti, razziste, di vergogna e di ignoranza, dimenticando sempre la conseguenza nella testa di chi guarda.

Quindi grazie ancora, Babbo Natale; anche per quest’anno il mio problema sarà per il futuro un grave danno: ma chisseneimporta! Io vivo nel presente, non son mica deficiente.