La carta d’identità del “Telefoninux”

luglio 10, 2007

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Da lunedì scorso è cominciata la vendita del primo telefono open-source che come sistema operativo utilizzerà Linux.

Nome. Il suo nome è Neo 1973 ed è il primo smartphone che utilizzerà “OpenMoko”, piattaforma basata appunto su Linux. Caratteristica principale del telefono è ovviamente l’essere aperto a qualsiasi modifica, sia a livello hardware che software. Geek e nerds di tutto il mondo scatenatevi.

Stato civile. Sembra che il costo oscillerà tra i 300 dollari della versione tranquilla e i 450 dollari della versione “hacker” advanced, cioé quella in cui ti spediscono a casa una valigetta con tutto l’occorrente per esplorare hardware e software (siamo tra i 220 e i 330 euro); certo, non toccherete solo con dito unto ma anche con pennino (non panino!), e soprattutto si potrà smanettare ed installare software di terze parti. Già da molti è stato infatti ribattezzato come diretto concorrente dell’iPhone (sulle funzioni non c’è paragone, lo dico ai fan di Apple ad ogni costo, nonostante la prima versione dell’iPhone sia un po’ una ciofeca), specialmente perché la filosofia del telefono, così come viene espressa dal progetto stesso, è quella di hackerare, cioè andare contro tutte quelle piattaforme chiuse e sigillate che non permettono nemmeno un minimo di personalizzazione (mi sembra una bella presa in giro dire di essere 2.0 mettendoci un servizio integrato per youtube e ciaopep).

Professione. Di certo questo prodotto non potrà diffondersi facilmente sul mercato; all’inizio, a mio modesto parere, sarà acquistato ed usato da una piccola nicchia di smanettoni e geeks curiosoni. I punti forti del suo operare stanno alla base: la filosofia open-source e la completa e più estrema personalizzazione che permetterà ad ogni utente di avere “il suo telefono”, un Neo 1973 uguale, ma diverso da ogni altro.

Connotati. Le caratteristiche del Neo Base sono visibili qui, mentre quelle del Neo Advanced qui. Interessanti la scelta di un processore a basso consumo, i due accelleratori 3D che consentono al’interfaccia di cambiare automaticamente a seconda di come viene orientato il dispositivo e la presenza di uno slot USB 1.1 client e host che permette tra le altre cose l’installazione di periferiche e la gestione delle stesse dal dispositivo.

Segni Particolari. Open-source; non mi stancherò mai di dirlo. Ad ottobre probabilmente verrà messa in commercio una versione avanzata che fara drizzare le orecchie agli hackers (802.11 b/g WiFi, Samsung 2442 SoC, SMedia 3362 Graphics Accelerator, 2 3D Accelerometers, 256MB Flash…): e allora, giu tutti a cercare hot spots o reti wifi in cui infiltrarsi, magari solamente per twitterare.

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Il pinguino che rompe le finestre

maggio 19, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

E dopo l’accusa di Microsoft, lanciata da Steve Ballmer, secondo cui Linux violerebbe 243 licenze (e quindi proprietà intellettuali), giunge finalmente la risposta di Linus Torvalds che ricorda un po’ a Bill e co. come funzionino realmente le cose.


Ecco perché si chiamano Micro (Soft)

maggio 15, 2007

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Finalmente giunge una bella minaccia lanciata direttamente da Microsoft contro i software open-source. Parola di Steve Ballmer, Ceo della Microsoft.

Risate a crepapelle. Insomma, probabilmente hanno capito che possono competere solo minacciando, dall’alto dei loro fantastilioni, in puro stile guerra fredda, con l’obiettivo di partecipare economicamente con le aziende (che sono sempre di più) che lavorano utilizzando Linux. Sì, perché molte grandi aziende per abbattere i costi ed elevare la qualità e l’efficienza delle proprie macchine si sono affidate e si affidano ogni giorno al pinguino. Basti citare nomi come Wal-Mart, Goldman Sachs e Google, for exemple.

Insomma, chi non vuole avere a che fare con le famose schermate blu e ha bisogno di sistemi affidabili e sicuri non cerca di certo microsoft. Anche perché, come ben sappiamo, il sistema che ci viene offerto, anche non a livello professionale, risulta poco personalizzabile e con Vista ha cominciato ad introdurre una serie di limitazioni notevoli.

A Microsoft infatti da fastidio che in tanti se ne accorgano e che sempre più società firmino contratti con il famoso pinguino (sì, arriva un pinguino e vi porge un contratto). Quindi utilizzano la tattica del più forte, del più ricco e dello spaccone a cui hai osato pestare i piedi; ed ora che ci sono i repubblicani, il gioco probabilmente è più facile.

Come scusa vengono tipicamente usati i brevetti; a me sembra però paradossale. E’ come se Steve Jobs chiedesse a Bill Gates di rispettare quelli di Apple, visto che (per chi non conosce la storia esiste un ottimo film in merito) il caro Gates non ha fatto altro che modificare il sistema di Jobs degli albori. Per fare un altro esempio stupido, è come se Henry Ford (vivo) chiedesse a tutti i produttori di macchine di non costruirle più perché lo hanno copiato; in effetti tutti (o quasi) fanno auto belle con 4 ruote. E così via, ci sono centinaia di esempi simili.


“Pesci” editoriali

aprile 1, 2007

[…]Montezemolo ha sottolineato come “la sfida del futuro sarà tra componente umana e non umana, giornalisti contro software”, denunciando il fatto che i tanto temuti motori di ricerca sono in fondo “attori che pretendono senza dare” e assomigliano a delle “piante parassite che per crescere usano le strutture costruite da altri”[…].

Come al solito i nostri amici-eroi giornalisti hanno capito tutto, meno di prima.

Per questo hanno invitato Montezemolo, uno che con l’editoria moderna ci casca proprio a fagiuolo. Meglio vendere tutto ciò che sta intorno all’informazione (gadget, inserti, ecc…) che tornare a concentrarsi sul soggetto principale, l’informazione, quella vera, l’unica cosa che bisognerebbe vendere ai cittadini. Questo il processo preferito e più comodo della stampa italiana.

Non so se i giornalisti smetteranno prima o poi di odiare i blog e di vederli solo come un acerrimo nemico da combattere. Sarebbe bello che un po’ tutti cominciassero ad usarli come strumento di supporto (come già fanno in segreto, incrociandolo magari con altre fonti), magari per capire un po’ di più i gusti di questi lettori che stanno cambiando, che vogliono partecipare ai processi di creazione delle informazioni (abbiamo migliaia di esempi ogni giorno, e negli Usa se ne accorgono perché in queste cose sono lievemente avanti) e che (soprattutto i più giovani) non sono tanto abituati a concepire un’informazione a pagamento (ok, studio aperto non è informazione).

Come se Bill Gates ammettesse pubblicamente di usare Linux caricato su un iMac insomma.