Mamma licenziata per 30 minuti “flessibili”

dicembre 20, 2006

L’opposto, l’iperbolico, il ridicolo. Sullo stesso piano.

Leggo questo articolo e rimango sconcertato, ma solo perché siamo sotto Natale. Ovvio.

Una mamma ha chiesto e poi implorato di avere “mezz’ora di lavoro flessibile”, 30 schifosi minuti di non-lavoro; se sei precario o assunto a progetto questi 30 minuti non sarebbero pagati ed io “ti farei il favore di avvertirti che non ci sono per questa mezz’ora”. In questo caso posso farlo. Senza poi ovviamente potersi sottrarre alle sibilline ripicche e azioni in stile mobbing che spesso portano al licenziamento.
La “mamma” aveva bisogno di questi dannati 30 minuti “per poter riprendere la figlia da scuola” (non per partecipare alle selezioni del grande fratello, che sarebbero state accettate come ottima scusa), ma l’azienda per cui lavorava, la Ipc Faip di Vaiano Cremasco (Cremona), ha deciso di recitare la parte del brutto e cattivo; la parte di chi se ne fotte, e che ritiene vitali 30 minuti di una madre (tra l’altro tolti da una pausa pranzo che in precedenza era di un’ora, per un accordo preso da non so chi che ha un po’ dell’assurdo..); la parte di chi si diverte a fare il bello ed il cattivo tempo (con questa legge può farlo purtroppo), giocando con il destino (per chi ci crede), il futuro e la flessibilità di una persona. Ma come…questa flessibilità nel lavoro viene sponsorizzata così tanto! Cosa può interessare a qualcuno se tu perdi il lavoro per motivi demenziali? Che forse sia stata una scusa? O l’ennesima presa per il c**o di un ennesimo esempio di signoraggio? Insomma, l’hanno licenziata.

“Raffaella, operaia di 40 anni, aveva fatto domanda per poter avere trenta minuti di flessibilità da utilizzare per accudire la sua bambina” e per questo è stata cacciata in malo modo manco fosse un evasore fiscale...(no, questi non la pagano mai, che stupido!)

“Fino a qualche settimana fa la donna, divorziata e senza altri redditi se non la sua paga di mille euro, per prelevare la figlia a scuola aveva sempre usato la pausa pranzo. Recentemente un accordo sindacale l’ha accorciata però di mezz’ora. La signora aveva chiesto quindi una deroga, con la disponibilità a recuperare la mezzora o a perdere la retribuzione.” Ma non c’è stato verso: solidarietà da parte dei lavoratori, scioperi di mezzora indetti dalla Flm Uniti-Cub per dare speranza alla signora Raffaella non sono serviti a niente.

La criminale è stata cacciata: il male è stato estirpato alla radice. Problemi dell’azienda (e per l’azienda) risolti.

Ma questa volta ci sarà un’udienza davanti al pretore del lavoro, fissata per il 9 gennaio a Crema.

Chissà mai che per una volta, vincano i buoni

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