L’ultima di Fioroni

luglio 27, 2007

Il tandem d’attacco Fioroni-Mussi spara l’ultima.

Se già prima era davvero ridicolo dare un peso alto al voto di maturità, ora sarà ancora peggio. Ai test universitari infatti si presentano moltissimi candidati che arrivano da scuole private con voti gonfiatissimi, quasi dopati. Del resto è noto il giochino del “non vai bene alla scuola pubblica?” Se paga papà vai alla privata e di colpo diventi un genio con media dell’8: altrimenti che vantaggio avrei ad andare in una scuola privata? Problema risolto. E no, perché in questo modo, seppur indirettamente, vengono parificate le scuole superiori private a quelle pubbliche. E non è giusto.
Se c’è un test di ingresso per una facoltà, basta quello per misurare le capacità dei candidati. Se ora il voto pesava tra il 5 e il 15% del punteggio complessivo del test, ora sarà decisivo. Quindi a parità, tra due candidati passerà quello col voto di maturità più alto, che magari ha fatto una scuola più semplice di un liceo o, appunto, arriva da una scuola privata in cui ha bivaccato. Vi pare logico?
Di questa cosa tra gli studenti si è sempre parlato: ricordo il test di ingresso della mia facoltà in cui i candidati erano circa 1700 e i posti disponibili erano 250. Nonostante il mio voto di maturità non fosse eccelso (sono uno di quei cazzoni che al liceo scientifico si limitavano a sbattersi solo per attestarsi sulla linea della sufficienza e poco più, a parte le materie che più mi piacevano – preferivo fare altro, è evidente) e parlando con chi avevo intorno mi ritrovavo studenti con voti nettamente superiori ai miei, il test l’ho passato. E questi altri no. Sarà un caso, ma ogni anno nelle prove di ingresso accade questo. Perché conta la logica, la cultura generale, ecc… Non quanti soldi hai per pagarti un voto. È ovvio che i più bravi, se davvero sono bravi, il test lo passeranno; il mio 70 (supponiamo) magari non equivale ad un 70 di un altra scuola. E così via.

Insomma, si corre il rischio di vedere all’Università soltanto chi ha più soldi da spendere, una elite di fortunati figli di papà, insieme sì, ai super-bravi. E non è giusto, perché la conoscenza e la possibilità di riscattarsi socialmente andando all’Università deve esserci per tutti, anche per chi è più povero e magari non è uscito con 100 dalle superiori e per chi, invece di sniffare cocaina alla privata (tanto i controlli li fanno praticamente solo in quelle pubbliche) preferisce, più sobriamente ed economicamente, fumarsi una canna.

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