New York Times 2.0

settembre 18, 2007

Il New York Times cambia. Dalla mezzanotte di martedì, tutte le parti del famoso quotidiano americano (compresi editoriali, commenti e archivio) saranno completamente free, accessibili da tutti senza dover pagare l’abbonamento mensile di 7,95 $.

La motivazione ufficiale di questa scelta epocale è data dall’aumento esponenziale degli introiti pubblicitari, secondo l’equazione “più utenti che leggono = più pubblicità”; “più visitatori = più spazi pubblicitari da vendere”. Sinceramente non comprendo ancora se sia la cosa più giusta da fare. Certo, i contenuti prodotti dagli utenti continueranno ad aumentare e a circolare con più facilità, ma non si corre il rischio di vedersi saturati di pubblicità? Il mio dubbio è dato specialmente dal timore di vedere un rapido peggioramento della qualità delle informazioni veicolate.

Avete presente i primi anni ’80 quando c’era qualcuno che grazie ad una concessionaria antagonista della SIPRA vendeva senza limiti spazi pubblicitari agli inserzionisti trasmettendo i primi telefilm americani? Da quel momento in poi è cambiato tutto. Non sto qui a dilungarmi sulla storia radio-televisiva di quegli anni, ma è proprio da li che si è cominciato a guardare in un altro modo i dati Auditel e da li la pubblicità è stata considerata parte attiva nella creazione di un palinsesto.

Lancio quindi la domanda ai più esperti: se anche nei quotidiani – come se ciò già non accadesse abbastanza sia nella versione cartacea che in quella on line – la linea o la curva dell’attenzione si spostasse troppo verso i gusti dei fruitori delle notizie – cioé noi, gli utenti destinatari – a discapito della qualità delle informazioni, non rischiamo semplicemente di trasferire un media tradizionale in un canale nuovo, senza avere in realtà apparenti vantaggi?

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Giovani, democratici e americani

giugno 27, 2007

//www.waynedemocrats.org

Udite udite, i giovani americani diventano comunisti. Così si direbbe qui in Brianza.

In realtà, la svolta democratica a sinistra dei giovani americani è secondo me sinonimo di mutamenti della società stessa. Per sicurezza invece i ragazzi italiani vanno dalla parte opposta, cioé quella medievale della chiesa e della destra che privatizza il potere, mentre la sinistra e i suoi leader, che dovrebbero prendere la palla al balzo e accorgersi che il mondo sta cambiando velocemente, continuano imperterrito a litigare su cazzate di cui a nessuno (che non sia teledipendente) frega più un bel niente.
Come sempre, mi duole dirlo, i primi mutamenti politici nella società moderna avvengono oltreoceano; è vero sì che negli States chiunque è soggetto ad un incredibile bombardamento mediatico quotidiano, però è anche evidente che li le fonti ed il pluralismo sono tutt’altro che morti e statici.

Secondo un sondaggio condotto da New York Times, Cbs e Mtv infatti, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni voterebbe per il PD, ma non quello di Prodi. Per di più il 44% dei giovani sarebbe favorevole alle nozze per persone dello stesso sesso, alla richiesta di un sistema sanitario diffuso e sostenuto dal governo, ad una maggiore apertura ai nuovi immigrati e infine anche l’aborto dovrebbe essere permesso, seppur con determinate restrizioni.
Tutto questo va di pari passo con il fatto che il governo Bush è ai minimi storici del proprio consenso (complice il fatto che Bush non sa cosa fare in Iraq, spende milioni di dollari per la guerra e deve rispondere di continui soldati morti in agguati nemici, ecc…) proprio in un anno alquanto decisivo per la corsa alla Casa Bianca.

…Pensavate che parlassi del PD italiano eh? Invece no, aspettiamo ora di ascoltare Veltroni, vediamo cosa ci dirà. Ma un sondaggino del genere, secondo voi, non sarebbe una cosa utile per iMille?

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Televisiontocrazia

giugno 20, 2007

From nytimes.com

[preparatevi, sarà un’analisi lunga, vi avviso se avrete la pazienza di leggere tutto]

Notavo, dal blog di Tommaso Tessarolo che riprende un articolo del NY Times, non so ancora se fortunatamente o meno, che la televisione fa presa in stragrande maggioranza sulla parte più vecchia della popolazione. Il computer invece cresce esponenzialmente tra le nuove generazioni.

A mio modesto parere, guardando questo grafico si intuiscono molti aspetti della odierna società italiana. Secondo me se il sondaggio fosse fatto sulla popolazione italiana, i divari risulterebbero più accentuati.
Se pensiamo infatti che il nostro paese è gerontocraticamente il più vecchio ed è appunto governato proprio da personaggi che fanno parte di quella fettona dai 51 anni in su, che voglia di levarsi dalle palle non hanno, che la crescita demografica rasenta lo zero, quando va bene, portando come conseguenza il dato di fatto che presto in Italia ci saranno più vecchi che giovani e se infine colleghiamo il tutto con la presa che ha la televisione sulle masse, l’importanza che ha sulla creazione, il controllo e il mantenimento di una certa opinione pubblica, condendo il tutto con i modelli generalisti (non solo televisivi) che passano e vogliono letteralmente essere trasmessi alla popolazione più giovane (del tipo “è giusto che il tuo contratto sia a progetto, è la modernità e l’evoluzione del lavoro che ci costringe a farlo”…così come ci fanno sembrare giuste tante altre cose), abbiamo un bel ritratto impressionista, quando invece il termine più corretto per lo stato odierno in cui si trovano i cittadini sarebbe “espressionista”.

Quello che voglio dire è che il risultato è un organismo geneticamente modificato, plasmato dagli anni 50 in poi dal rigido modello cattolico-DC, sfociato poi, diciamo dagli anni ’80 perché sono buono, nel modello berlusconiano, una sorta di prosecuzione del modello di vita iper-consumistico americano e “dell’appari ad ogni costo altrimenti non esisti”, privo però di un’effettiva concorrenza o obiettività in ogni canale televisivo nazionale. La nostra quindi non è altro che una nazione fondata sulla televisione, non sul lavoro; la Costituzione andrebbe cambiata.

Chi ora detiene il potere politico-economico-decisionale in Italia infatti ha dai 51 anni in su; se tutta questa bella gente non riesce a vivere ancora senza le stronzate che ti riversa la televisione un motivo ci sarà. Che voglia pensate abbiano questi anziani di cambiare le cose o di aprirsi alle innovazioni se la mentalità è quella del secolo precedente? Le testimonianze le abbiamo tutti i giorni, anche nel modo di fare politica, vecchio dentro.
Le nuove generazioni invece preferiscono il computer; bisognerebbe sapere però perché i giovani italiani lo usano e in che modo; poi però vai a scoprire che siamo una delle ultime nazioni europee nell’usare Internet e capisci che se programmi come “Lucignolo” fanno così tanti ascolti, i giovani italiani non sono tanto classificabili o meglio, sono ancora più arretrati negli sviluppi riguardanti l’uso dei media. Ma soprattutto, come si forma la coscienza politica e sociale generale? Non ditemi sui libri, sulla storia e le proprie idee, perché in pochi casi è così. Frasi buttate li dai genitori, televisione, chiesa…contano di più; poi però arriva Internet che mescola le carte, perché smentisce, rilancia e liberalizza nel bene e nel male.

In mezzo infine abbiamo quelli con gli enta e gli anta, gli equilibristi che vorrebbero partecipare con quelli dei piani alti ma non possono. Sono questi coloro che dovrebbero spostare gli equilibri stessi (della società) e dimostrare di esserci tirandosi dietro tutti gli altri. Ok, nessuno vi lascia spazio e vi da una possibilità, però…sicuri che bastino delle petizioni o delle proposte per farsi sentire? E’ davvero l’unica strada percorribile?

Concludendo, non vi dico che per me Internet, la Rete e il mondo a portata di click sono la soluzione e l’unico correttivo giusto per le democrazie moderne. Certo è che non avvicinerei mai alla rete o ai blog nessun politico, perché la cosa potrebbe divenire pericolosa, anche se il lavoro dei moderatori di un blog di un personaggio politico diverrebbe arduo; preferirei lasciare le cariatidi governanti al digitale terrestre. Altrimenti la blogosfera rischierebbe di diventare un cesso riempito da tutti quei personaggi abituati alla tv che si sentirebbero in dovere di partecipare al blog del politico di turno, credendo davvero che qualcuno li prenda in considerazione. La rete blogosferica si trasformerebbe in un spam elettorale 2.0 e le blogstar starebbero li a chiedersi se non dovrebbero anche loro scendere in campo, o spostarsi sulla tv, una Net Tv magari, perché alla fine si colpisce di più con le immagini piuttosto che indurre la gente a leggere e riflettere.

La mia domanda è quindi: dove stiamo andando davvero? Qualcuno ci ha capito qualcosa?

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