Un’aria di disappunto

dicembre 13, 2007

 …In prima pagina del NY Times, oggi, campeggia Beppe Grillo e l’ennesimo articolo sul nostro paese. Leggetelo.

ROME – All the world loves Italy because it is old but still glamorous. Because it eats and drinks well but is rarely fat or drunk. Because it is the place in a hyper-regulated Europe where people still debate with perfect intelligence what, really, the red in a stoplight might mean.

In questi giorni di caos scioperi, in questi giorni di figuracce internazionali grazie all’ultima moda della corruzione, in questi giorni di nulla cosmico, il mondo ci sta irridendo, una volta di più. Il fatto che Beppe Grillo sia nella home page del New York Times e l’articolo che parla di noi sia condito da una festa di luoghi comuni eterni sull’Italia e spieghi il malessere diffuso comune degli italiani, che persino gli americani e tutti i paesi esteri riescono a capire invece da molto da pensare.

Italy’s low-tech way of life may enthrall tourists, but Internet use and commerce here are among the lowest in Europe, as are wages, foreign investment and growth. Pensions, public debt and the cost of government are among the highest.The latest numbers show a nation older and poorer – to the point that Italy’s top bishop has proposed a major expansion of food packages for the poor. Worse, worry is growing that Italy’s strengths are degrading into weaknesses. Small and medium-size businesses, long the nation’s family-run backbone, are struggling in a globalized economy, particularly with low-wage competition from China.Doubt clouds the family itself: 70 percent of Italians between 20 and 30 still live at home, condemning the young to an extended and underproductive adolescence. Many of the brightest, like the poorest a century ago, leave Italy.But these days, for all the outside adoration and all of its innate strengths, Italy seems not to love itself. The word here is “malessere,” or “malaise”; it implies a collective funk – economic, political and social – summed up in a recent poll: Italians, despite their claim to have mastered the art of living, say they are the least happy people in Western Europe.

Quattro pagine di articolo per delineare il ritratto del nostro paese, bistrattato da tutti e di cui tutti si accorgono quanto sia caduto in basso. E invece dall’alto abbiamo una casta marcia dentro che tutte queste cose non le sa, non le capisce, le ignora e anzi chissà che cavolo fanno ogni giorno in parlamento, di cosa parlano. Addirittura Beppe Severgnini al NY Times arriva a dire che “to change your ways means changing your individual ways: refusing certain compromises, to start paying your taxes, don’t ask for favors when you are looking for a job, not to cheat when your child is trying to reach admission to university.” E ancora: “we have reached a point where hoping for some kind of white knight coming in saying, ‘We’ll sort you out,’ is over.”, concludendo con un poetico “We Italians have our destiny in our hands more than ever before”. Capite, siamo un paese allo sbando, senza futuro e la soluzione proposta da media italiani e politica è dare la colpa di tutto agli immigrati, ai comunisti, ai bamboccioni o ai giudici. Intanto dall’estero se la ridono.

La domanda è: perché ad esempio, Beppe Severgnini al Corriere della Sera queste cose non le dice e non le scrive? Ma è semplice (basta vedere la vergognosa home page del corriere di oggi e come da le notizie da troppo tempo ormai): per lo stesso motivo per cui il NY Times parla dell’Italia, per sempre mafia, pizza e mandolino.

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Televisiontocrazia

giugno 20, 2007

From nytimes.com

[preparatevi, sarà un’analisi lunga, vi avviso se avrete la pazienza di leggere tutto]

Notavo, dal blog di Tommaso Tessarolo che riprende un articolo del NY Times, non so ancora se fortunatamente o meno, che la televisione fa presa in stragrande maggioranza sulla parte più vecchia della popolazione. Il computer invece cresce esponenzialmente tra le nuove generazioni.

A mio modesto parere, guardando questo grafico si intuiscono molti aspetti della odierna società italiana. Secondo me se il sondaggio fosse fatto sulla popolazione italiana, i divari risulterebbero più accentuati.
Se pensiamo infatti che il nostro paese è gerontocraticamente il più vecchio ed è appunto governato proprio da personaggi che fanno parte di quella fettona dai 51 anni in su, che voglia di levarsi dalle palle non hanno, che la crescita demografica rasenta lo zero, quando va bene, portando come conseguenza il dato di fatto che presto in Italia ci saranno più vecchi che giovani e se infine colleghiamo il tutto con la presa che ha la televisione sulle masse, l’importanza che ha sulla creazione, il controllo e il mantenimento di una certa opinione pubblica, condendo il tutto con i modelli generalisti (non solo televisivi) che passano e vogliono letteralmente essere trasmessi alla popolazione più giovane (del tipo “è giusto che il tuo contratto sia a progetto, è la modernità e l’evoluzione del lavoro che ci costringe a farlo”…così come ci fanno sembrare giuste tante altre cose), abbiamo un bel ritratto impressionista, quando invece il termine più corretto per lo stato odierno in cui si trovano i cittadini sarebbe “espressionista”.

Quello che voglio dire è che il risultato è un organismo geneticamente modificato, plasmato dagli anni 50 in poi dal rigido modello cattolico-DC, sfociato poi, diciamo dagli anni ’80 perché sono buono, nel modello berlusconiano, una sorta di prosecuzione del modello di vita iper-consumistico americano e “dell’appari ad ogni costo altrimenti non esisti”, privo però di un’effettiva concorrenza o obiettività in ogni canale televisivo nazionale. La nostra quindi non è altro che una nazione fondata sulla televisione, non sul lavoro; la Costituzione andrebbe cambiata.

Chi ora detiene il potere politico-economico-decisionale in Italia infatti ha dai 51 anni in su; se tutta questa bella gente non riesce a vivere ancora senza le stronzate che ti riversa la televisione un motivo ci sarà. Che voglia pensate abbiano questi anziani di cambiare le cose o di aprirsi alle innovazioni se la mentalità è quella del secolo precedente? Le testimonianze le abbiamo tutti i giorni, anche nel modo di fare politica, vecchio dentro.
Le nuove generazioni invece preferiscono il computer; bisognerebbe sapere però perché i giovani italiani lo usano e in che modo; poi però vai a scoprire che siamo una delle ultime nazioni europee nell’usare Internet e capisci che se programmi come “Lucignolo” fanno così tanti ascolti, i giovani italiani non sono tanto classificabili o meglio, sono ancora più arretrati negli sviluppi riguardanti l’uso dei media. Ma soprattutto, come si forma la coscienza politica e sociale generale? Non ditemi sui libri, sulla storia e le proprie idee, perché in pochi casi è così. Frasi buttate li dai genitori, televisione, chiesa…contano di più; poi però arriva Internet che mescola le carte, perché smentisce, rilancia e liberalizza nel bene e nel male.

In mezzo infine abbiamo quelli con gli enta e gli anta, gli equilibristi che vorrebbero partecipare con quelli dei piani alti ma non possono. Sono questi coloro che dovrebbero spostare gli equilibri stessi (della società) e dimostrare di esserci tirandosi dietro tutti gli altri. Ok, nessuno vi lascia spazio e vi da una possibilità, però…sicuri che bastino delle petizioni o delle proposte per farsi sentire? E’ davvero l’unica strada percorribile?

Concludendo, non vi dico che per me Internet, la Rete e il mondo a portata di click sono la soluzione e l’unico correttivo giusto per le democrazie moderne. Certo è che non avvicinerei mai alla rete o ai blog nessun politico, perché la cosa potrebbe divenire pericolosa, anche se il lavoro dei moderatori di un blog di un personaggio politico diverrebbe arduo; preferirei lasciare le cariatidi governanti al digitale terrestre. Altrimenti la blogosfera rischierebbe di diventare un cesso riempito da tutti quei personaggi abituati alla tv che si sentirebbero in dovere di partecipare al blog del politico di turno, credendo davvero che qualcuno li prenda in considerazione. La rete blogosferica si trasformerebbe in un spam elettorale 2.0 e le blogstar starebbero li a chiedersi se non dovrebbero anche loro scendere in campo, o spostarsi sulla tv, una Net Tv magari, perché alla fine si colpisce di più con le immagini piuttosto che indurre la gente a leggere e riflettere.

La mia domanda è quindi: dove stiamo andando davvero? Qualcuno ci ha capito qualcosa?

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Times 2.0

aprile 9, 2007

Se anche il Times prossimamente darà spazio ai contenuti che vengono dal basso, se anche il Times darà spazio alla blogosfera, se anche il Times comprende l’importanza della socializzazione e della futura diffusione dei contenuti attraverso i blog allora è proprio vero: negli Usa queste cose le capiscono prima. E questa cosa mi fa arrabbiare.

Secondo voi quando Repubblica.it (che comunque comincia ad offrire qualche blog ai propri giornalisti, spesso con risultati un po’ discutibili), Corriere.it, ecc…si accorgeranno che qualcosa sta cambiando?

Quando capiranno che i blog sono uno strumento incredibile per capire i gusti (ma non solo) dei lettori (attivi, che vorranno partecipare sempre di più nei processi informativi) del futuro?

Forse quando aboliranno l’Ordine (negli Usa i giornalisti sono freelance, quindi equiparabili a blogger). Intanto, tenete d’occhio tutti questi esperimenti illuminati.