La pubblicità finisce sui dvd e i dvd rimarranno in negozio

novembre 29, 2007
http://www.mediashopping.it/
Sì, potreste trovare anche lui su un dvd!

L’idea di inserire pubblicità nei dvd non è sbagliata. È proprio una grande cagata. Qualcuno obietterà subito che sicuramente lo fanno per abbassare i prezzi dei dvd. Certo, come no.

Un brevetto Ibm rende possibile inserire nei dischi «consigli per gli acquisti» non interrompibili

Se prima non andavo al cinema (7.50 euro – 15 mila lire – per vedere un film mi sembra una sottile presa per i fondelli, poi fate voi) e non compravo dvd, ora ho un altro motivo per continuare a non farlo. Ma proviamo a immaginare il ragionamento di un consumatore medio di dvd originali: a) cosa faccio stasera? Mi guardo un film (porno possibilmente); b) vado a noleggiarmi un dvd (anche il noleggio con la pubblicità? Non credo proprio), anzi no, me lo compro così non sono costretto a subirmi anche tutte le fastidiose pubblicità del digitale terrestre o di mediashopping. Si perché ho già acquistato 10 utilissimi microtouch e se ne compro un altro mia mamma mi uccide; c) cavolo no, oltre al danno (il prezzo), la beffa. Sarò costretto a comprarmi i coltelli dello Chef Tony perché li ho visti anche sul dvd, proprio perché hanno interrotto la scena clou (e non sto li a spiegarvi la scena). Però il dvd l’ho pagato poco, ben 3 euro meno (se va bene). Quindi sono felicissimo. Sbagliato.
Una cosa del genere potrebbe essere lontamente giustificabile solo nel caso in cui un dvd originale venisse venduto a poco più del costo dell’acquisto di un dvd vergine. Cavolo, vuoi mettere? Compro un film che aspettavo da tempo proprio per averlo in un certo modo, per la mia collezione e devo trovarci appiccicata sopra la pubblicità? Ma per piacere. Non posso nemmeno cambiare canale, vogliono trasferire la tv in un sopporto digitale. Sarebbe questo il futuro? Il bello è che si parla anche di “gradualizzare” la pubblicità sul dvd: potrai acquistare la versione di un dvd uncut con 1 ora di pubblicità continua, e li forse ti pagano loro stessi per prenderlo o, al contrario, la versione short con poca pubblicità. Cavolo e risparmierai un 2-3 euro non di più, vedrete. Dico questo perché tra un po’ una major qualunque metterà in pratica questa trovata e lo farà non per abbassare i pressi dei vostri amati dvd ma semplicemente per aumentare i propri guadagni; non si possono far scappare questa occasione.
Ragioniamo in termini economici: compro un film per 20, 25 euro (!!!)…mettiamo che per grazia ricevuta me lo fanno pagare 10 euro; bene, devo pagare 10 euro per godermi un’ora di film con chissà quanta pubblicità?! Ma stiamo scherzando, vero? Allora sì che, a quel punto, vado al cinema a godermelo (poi però se voglio bere una coca cola e mangiarmi dei pop corn al cinema, battono cassa con la calzamaglia in testa e spendo 10 euro, ma questo è un altro discorso). E poi parliamoci chiaro, se io compro un film me lo vedrò una volta, a meno che si tratta di Zoolander e lo rivedo 40 volte alla settimana.

Insomma siamo sempre li: raramente si vuole puntare sull’innovazione o sugli utenti, magari fornendo nuove proposte legate ad internet per vendere e diffondere i contenuti digitali. Un po’ di pubblicità e via. Così le major giustificheranno altri guadagni e e così giustificheranno, mentendo, che lo fanno per contrastare la pirateria. Perché ne sono certo, il p2pcome in passato con l’home video salverà le major.

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Peer to pirl

ottobre 6, 2007

La fonte è riportata nel link dell'immagine stessa

Dopo i vari fatti degli ultimi giorni (9.250$ di multa per ogni brano scaricato), dopo le chiusure di vari siti, forum o mirror dedicati al p2p nell’ultimo mese sorge spontanea una domanda: perché le Major sono così sicure che la strategia del terrore sia quella giusta? Perché non imparare invece a sfruttare i nuovi canali? Tanto io i cd e i dvd non li ho mai comprati, se non per qualche sporadico regalo, figuriamoci se mi metto a farlo ora. Non pagherò mai dai 20 euro in su per comprarmi un cd o un dvd che vuoto vale meno di un euro.

In merito a questo spinoso argomento consiglio sempre un’ottima lettura, che spiega sin dalle origini il copyright, il copyleft e tanti altri aspetti, tra cui il passato non tanto remoto in cui le Major sono state salvate dalla bancarotta perdendo un noto processo contro l’home video. Allora infatti si parlava di musicassette e videocassette, ora ovviamente di altri supporti. Le major infatti devono ringraziare l’home video ma ora dovrebbero semplicemente capire che le strade, i canali di fruizione sono cambiati, si stanno rapidamente trasformando. Le cause non sono una buona pubblicità, credetemi: con il passaparola infatti si può fare un danno maggiore.

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Il papa è per il p2p

settembre 23, 2007

Da MelaBlog

È ufficiale, il papa è a favore del peer to peer:

[…] Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti.

Se l’ha detto il papa, le major sono avvisate; Gentiloni potrebbe prendere la palla al balzo per proporre l’abolizione del decreto Urbani.
È attesa, nella prossima omelia, un discorso-guida per il settaggio del “papaMule” e una corretta configurazione del filtro ip, onde evitare server spia della RIAA.

Cristiani di tutto il mondo, condividete, siate un po’ comunisti ed open-source nella vita. E vedrete che probabilmente comincerete a smettere di diffondere intolleranza ed odio verso chi non la pensa come voi. Poi forse, in questo mondo, potrebbero anche esserci meno guerre.

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P2P: Peppermint e Techland fermate in tribunale

luglio 18, 2007

Ricordate la vicenda in cui 4 mila utenti Telecom avevano ricevuto una richiesta di 330 euro di risarcimento per aver scaricato mp3 di artisti sotto contratto con la Peppermint?
Sta volta hanno vinto i buoni, ci è andata bene. I magistrati hanno “rigettato i ricorsi presentanti congiuntamente e disgiuntamente dalle Società Peppermint e Techland, rispettivamente nei confronti della Wind e della Telecom”.
Per fortuna la privacy è stata rispettata, e nessuno potrà avere o utilizzare i nominativi di circa 4 mila utenti spiati; anche in Rete ci sono delle regole e non è giusto che una casa discografica possa monitorare e raccogliere IP a piacimento.
Fino al prossimo processo quindi siamo tranquilli. La privacy in questo caso ha protetto gli utenti da una richiesta di “spamming estorsivo” (via posta) che andava configurandosi.
Ora speriamo in una cancellazione dell’assurda Legge Urbani e in altri passi positivi verso un logico utilizzo del p2p e della condivisione dei files e della cultura, invertendo la tendenza che si sta diffondendo presso le istituzioni italiane.

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Spamming giuridico

Mag 9, 2007

Si apre un altro caso spinoso riguardante il p2p: sono circa partite 4000 raccomandate che dovrebbero raggiungere altrettanti utenti italiani che secondo alcuni discografici avrebbero violato le norme sul diritto d’autore. In questa lettera, spedita da uno studio legale realmente esistente (Mahlknecht & Rottensteiner che lavora per l’etichetta tedesca Peppermint), viene chiesto di cancellare il file stesso, di pagare 330 euro di multa per evitare incombenze penali e soprattutto…di non rifarlo mai più cattivelli… Sì perché è proprio questa la cosa strana, il modo ed il tono con cui è stata scritta questa lettera.

Leggendo sui vari forum, si dibatte su mille questioni e su altrettanti punti di vista, sul rivolgersi ad associazioni di consumatori, sul chiedere assistenza a legali prima di pagare e così via. Una delle cose che mi da da pensare è che chiunque a questo punto può richiedere un indirizzo ip, scavalcando la privacy di qualsiasi persona, e spedirti a casa una lettera. Forse l’obiettivo è creare un precedente, puntando sulla paura dell’utente di incorrere nel penale.

Vorrei far notare però come la cosa sia molto strana, da dimostrare: chi dice che ho scaricato io il file? E se a causa di un virus, malware, hacker, ecc…qualcuno scaricava dal mio pc? E se l’ho condiviso ma nessuno l’ha scaricato? E se il download era corrotto? E se avevo una canzone di cristina d’avena e l’ho rinominata col nome di uno degli artisti incriminati per fare uno scherzo? E se non ho più niente sull’hard disk o addirittura non ho più il computer da cui avrei scaricato? Ecc… Insomma, nella lettera non è indicato né documentato approfonditamente un bel niente, quindi inviterei per ora a mantenere la calma, cosa che la Peppermint non vuole (credo) per incassare velocemente un po’ di soldi, senza che nessuno si informi o prenda contromosse.

Sempre spulciando sui forum, gli artisti della casa discografica per cui hanno monitorato (legalmente o illegalmente?) migliaia di utenti, sarebbero questi: Carl Keaton Jr. ; Colin Rich ; Emma Lanford ; James Kakande; Mousse T.; Omar; Roachford; SO PHAT!; VD3 Beatz ; Warren G. Già si legge riguardo a boicottamenti o passaparola per non comprare più prodotti di quella casa discografica o degli artisti stessi (una pubblicità molto cattiva insomma).

Non oso poi immaginare il destino della Peppermint se perdesse tutte le cause. Per ora insomma siamo nella fase uno, il caos, forse quella a cui puntavano proprio i discografici.

P.S.= il senatore Cortiana ha scritto al garante della privacy


Emi…cadde una Apple sulla testa.

aprile 2, 2007

//www.1000bit.net/ - La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Oggi su Repubblica leggo che Emi avrebbe raggiunto un accordo con Apple per poter vendere le canzoni sullo store di iTunes senza Drm (Digital Rights Management una sorta di SIAE trasformata in lucchetti digitali). Che tradotto vuole semplicemente dire che sarà in teoria possibile copiare ed ascoltare le canzoni acquistate (da iTunes) in qualsiasi lettore mp3.

A me pare invece una sorta di compromesso (…non so ma mi è venuta in mente la terribile immagine di Bill Gates che appare su uno schermo dietro a Jobs. Forse esagero…); nel 2005 infatti le posizioni erano queste. E a febbraio di quest’anno il caro Steeve (Jobs) aveva spedito la letterina a babbo natale major bacchettandoli sulla loro ingordigia economica. Le posizioni troppo open di Jobs erano un po’ troppo fastidiose, ma senza dubbio lungimiranti (già): in più siccome si chiamano major e non siae, non sono totalmente rimbecillite (dopo un po’ di tempo hanno capito che l’home video le ha salvate dal tracollo un bel po’ di anni fa per esempio) ed ogni tanto intuiscono che forse bisognerebbe compiere qualche passetto nel verso giusto: piccolo per le major, grande per noi, almeno in teoria.

Sì, perché dietro quegli 1.29 dollari invece di 0.9 (per un mp3, ebbene sì, moltiplicatelo X 12-15 canzoni di un cd vario per esempio) mascherati da una “qualità migliore” secondo me c’è semplicemente la scusa per fare più soldi. Insomma, ti do il contentino, ma dammi qualche soldino! Questo per dire che Jobs è avanti ma…è anche furbo, giustamente: “Vendere musica digitale senza Drm è un passo obbligato per l’industria musicale – ha dichiarato il Ceo di Apple Steve Jobs – e la Emi guida ancora una volta l’industria con un’innovazione che lascerà il segno. Il catalogo reso disponibile da oggi non solo è senza Drm. Ma anche di una qualità superiore. Penso che gli utenti di iTunes saranno contenti di pagare appena 30 centesimi in più per le loro canzoni. Ovviamente, sarà sempre possibile acquistare le stesse canzoni, ma di qualità inferiore, con i Drm. Vogliamo dare alla gente possibilità di scegliere. Questa è la libertà digitale”. No, la libertà digitale per me non è questa.

Apprezzo il piccolo sforzo e comunque sia…continuo ad avere fiducia nel lavoro..di Jobs (questo nuovo iRack è proprio una pacchia!).