Gabibbate

ottobre 16, 2007

Non che mi interessi particolarmente, ma siamo alla solita questione di correttezza: l’altro giorno Max Schiro gira un video a Fassino mentre tenta di capottarsi con un motorino a idrogeno; striscia la notizia chiede il permesso, lo trasmette ma ovviamente…non cita la fonte. Sia mai che qualcuno pensi in tv che i blog siano qualcosa in più che un gioco per bamboccioni. Ed è proprio ai bamboccioni che vengo.
Qualche giorno fa ho scritto un post intitolato “Bamboccioni Pride”, in cui parlo di un’iniziativa simpatica accompagnata da relativa maglietta inutile, o meglio utile a chi la vende. C’è qualcuno infatti che – come sempre – prova a far soldi vendendo una maglietta celebrativa (come se ci fosse qualcosa di cui andare orgogliosi), peraltro di scarsa qualità, a ben 12 euro, sfruttando qualche povero sciocchino che, preso dall’entusiasmo, compra la maglietta orgoglioso per mostrarsi magari in tv l’1 dicembre. Non ce l’ho con chi vende le magliette perché fa benissimo: in Italia funziona così, piuttosto che parlare seriamente di un aspetto che insieme a tante altre cose sta distruggendo dal profondo più di una generazione, ci scherziamo sopra, facciamo una bella maglietta e giu in piazza a scherzare, come se la piazza da qualche tempo a questa parte fosse diventata soltanto una grande passerella in cui sfilare davanti ai media divertiti. Problema risolto, il giorno dopo torno a fare il bamboccione di cui parlava TPS; senza accorgermene lo sono e mostro di esserne fiero. Non mi addentro poi nella questione sull’appartenenza politica di questa iniziativa, perché in teoria non dovrebbe avere colore il precariato ma si sa, il mondo è bello perché è vario. Ok, vengo al dunque.

Mi ero già risentito, per non dire incazzato, riguardo allo spam che ho ricevuto nei commenti al post stesso per pubblicizzare maglietta e iniziativa; ovviamente ho subito rimosso tutto: non so chi possa essere stato ma un’idea ce l’ho. Quando ho segnalato la cosa, concludendo in modo spiritoso nel post che le magliette sarebbero state recapitate in massa a TPS per essere lavate, al sito cellulotto.org c’erano ancora pochi riferimenti e nulla di tutto questo. Tant’è che il primo blog dopo il mio nella lista a segnalare l’evento non parla di nessuna spedizione (e come lui tanti altri; il primo poi lo fa 2 giorni dopo il mio post). Credo di non sbagliarmi, poi magari non ricordo io che la cosa era già decisa. Insomma, misteriosamente compare sul sito questa idea di spedire le magliette (dopo i commenti e dopo un pingback al mio post che è rimasto praticamente l’unico per qualche giorno sul sito dell’iniziativa) al ministero dell’economia; no fonte, no party. Fantastico, ieri sul Corriere compare l’articolo sul B-Day, sull’iniziativa del sito venditore di magliette che si prende la giusta gloria con un’intervista. No fonte, no party. Non ce l’ho col corriere, per carità, ce l’ho con chi ha il brutto vizio di non citare le fonti in ogni caso, per 15 minuti di piccola popolarità.

Dico questo non perché io voglia acquistare fama in chissà quale modo per avere chissà quale fantomatico ritorno. Se proprio volete saperlo, non me ne può fregare di meno, per non essere volgari. Parlo soltanto di quella correttezza, di quel buonsenso che spessissimo viene a mancare tra noi blogger, tra noi appartenenti alla blogosfera. Fino ad ora non ho posto nessuna licenza creative common sul blog, perché pensavo di non averne bisogno: mi sbagliavo. Attribuire la paternità a certe cose è utile perché altrimenti rischi di venire catalogato come qualunquista quando parli di certe cose e chi ti legge pensa che appoggi certe iniziative. E magari poi sorgono equivoci, non sarei il primo. Voglio far sapere che non è così che la penso e sono davvero infastidito per questo. Il mio pensiero era tutta un’altra cosa; e magari citando una fonte in più anche il Corriere (insieme a TgCom, Libero News, ecc…) avrebbe potuto spiegare che nella blogosfera non tutti la pensiamo allo stesso modo su certe cose; non tutti prendiamo come scherzo alcuni temi.

Poi non lamentiamoci se i giornalisti e i media tradizionali ci ignorano, non citano le fonti e ci considerano degli eterni adolescenti se già tra di noi facciamo mancare quelle regole di base, non scritte e che tra persone sensate è giusto che non siano scritte, che dovrebbero permettere un più facile confronto e un’intelligente convivenza tra blogger.

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Io non sono un bamboccione

ottobre 5, 2007

//vistidalontano.blogosfere.it

Ho 24 anni.
Sono laureato. E non è che sono deficiente soltanto perché ho scelto di fare un test per 250 posti (su 2000 presenti) valido per una facoltà solo perché volevo buttare 3 anni, come luogo comune insegna su scienze della comunicazione. Perché ci sono università e università, facoltà e facoltà.
Durante il triennio universitario lavoravo la sera e non solo; qualsiasi cosa potessi fare l’ho fatta, a qualsiasi ora.
Ho appena cominciato la laurea magistrale, la cosa si fa ancora più seria. Qui i posti disponibili erano 110. Passato anche questo, forse davvero non sono così pirla. E lavoro anche ora, perché non sono mai stato un mammone e non voglio pesare sulle spalle di nessuno.
La macchina usata, sudata, del ’99 che ne ha sempre una (ora devo pure rifare la frizione porc…!), il biglietto del treno, il biglietto per la metropolitana, il pasto fuori casa, la benzina, uscire, spendere poco e praticamente solo il weekend, gli imprevisti, ecc… Con nemmeno 500 euro al mese. Ma scusate, dove cazzo volete che vada ad abitare? L’idea di una tenda al parco di Monza mi è già venuta, ma devo escogitare un modo per non morire assiderato tra dicembre e gennaio. Per il resto il campeggio mi piace.
Da queste party (la ipsilon è voluta, sì), un affitto a meno di 500 euro (e sono pochi, credetemi) non lo trovi; ah, se lo trovi sei stato truffato. E poi le spese condominiali, le bollette, il cibo, l’assicurazione e…l’imprevisto. Ma il bamboccione mammone giuggiolone sono io, cazzo. Va bene, parliamo dei mammoni come problema sociale, ma prima verifichiamo che cazzo stiamo dicendo, caro il mio povero TPS. Che l’attuale Governo non sapesse comunicare né tantomeno esprimersi l’avevamo capito, ma delle uscite infelici ne abbiamo abbastanza piene le palle; esigo rispetto, soprattutto verso chi non è andato in una scuola privata, non frequenta lo Iulm e l’unico problema che ha è come chiedere i soldi al papà per comprarsi la striscia di coca che si farà la sera con gli amici. Sono stufo di vedere uno spento Sircana qualunque dietro Prodi o chi per lui ripetere con la bocca, in silenzio, quello che dovrebbe dire Prodi ai giornalisti, verificando che uno, non dica troppe minchiate e due, che non si addormenti mentre gesticola.

 

//gallery.panorama.it/

Che tutele hanno i precari? Porca vacca, mi piacerebbe moltissimo potermi permettere e fare una mia vita, essere indipendente, scapparmene di casa, per vari motivi…ma fa**ulo, non posso farlo; cosa credete, che mi faccia piacere rimanere ancora alle dipendenze della mamma? E ho ancora 24 anni.
Parliamo, caro TPS, anche del fatto che non si fanno più figli, che quando si fa il primo le donne hanno più di 30 anni e i problemi legati alle malformazioni sono in aumento, così come le primipare attempateusando termine old style e benevolo – per definire quelle che hanno i figli sopra i 40 anni. TPS chiediti perché!!! Brutto vecchio con un piede nella fossa! Sì, ti chiamo come tu chiami me. E qui concordo con Veltroni.

 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio quali sono i grandi incentivi a cui si riferisce TPS:

Il governo ha introdotto in Finanziaria la possibilità per i giovani, in un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, di usufruire di detrazioni fiscali sugli affitti, sempre che la casa non sia l’abitazione principale dei genitori. La nuova detrazione varia dai 495,8 euro in tre anni se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non i 30.987,41 euro, ai 991,6 euro (sempre in tre anni) se il reddito non supera i 15.493,71 euro.

Ehi, ma è grandioso! In 3 anni avrò la detrazione, nota bene, sull’affitto, di ben 495,8 euro o 991,6 euro se sono ai limiti della povertà (badate che si ragiona sempre in lordo); sei un genio TPS, meno male che ci hai pensato tu! Ho un affitto di 600 euro mensili e tu mi detrai facciamo…l’80% di una mensilità in 3 anni! Ma non ti vergogni? Ti preferivo quando parlavi di tasse.

Poi verficia quest’altra cosa. In tutta Europa, le persone si laureano soltanto una volta, in 4 anni; E BASTA! Se poi vogliono andare avanti a fare dottorati, master, ecc…possono farlo, ma dopo i famigerati 4 anni sono a posto, hanno finito. Insomma, tra i 22 e i 24 anni in media sono già liberi di cercarsi un lavoro e vivere, visto che di vita ne abbiamo soltanto una. Noi italiani no invece, siamo sempre diversi, siamo stati creati per soffrire. Qui si pensava brillantemente che 3+2 facesse sempre 4. Ma ahinoi, non era così: ora se ti va di culo ti laurei in 3 anni giusti, se riesci a trovare un professore che non debba seguire altre 8 mila tesi e se riesci a districarsi nella disorganizzazione universitaria italiana. Altrimenti ti laurei in ritardo. Per fortuna io ho ritardato solo di 3 mesi, avendo finito gli esami ben prima, attendendo l’appello di laurea successivo e non dovendo pagare nessuna tassa in più. Ok, facciamo che in media uno si laurei in 4 anni (è così), dopo di che va a fare la laurea magistrale. Al diavolo, devo laurearmi 2 volte?! Ma per che cosa??? In questo dannato paese fai fatica ad avere un colloquio o ad essere pagato umanamente! Sì, però devi farti un altro percorso di studi, e poi metterci almeno 6-8 mesi (di principio) per la tesi, perché –dicono i professori– «è così e basta». Tutto questo per 10 minuti di spiegazione davanti ad una commissione che manco ti ascolta. Se va bene hai 26 anni e magari non hai mai avuto esperienze concrete di lavoro, se non fare uno stage non pagato di qualche mese dove hai imparato a fare delle bellissime fotocopie e a mandare i fax bene come nessun altro. Fantastico. Come questo pezzo femminista-delirante a tratti, di cui vifornisco solo un breve estratto:

Ora vediamo come andrà. Se le agevolazioni ci saranno poi, funzioneranno, qui da noi, più che per bisogno di autonomia per il richiamo degli ormoni. Per capirlo basta sentire i racconti dei giovani dell’hinterland milanese sul loro San Valentino. Si mettono a migliaia in auto e in coda (spesso coi panini) fuori dai motel intorno alla Tangenziale per fare sesso tranquilli, in una feriale notte degli innamorati, almeno per due ore. Ragazzi, così è tristissimo. Vediamo se ce la farà il ministro, se si potrà finalmente vivere «da grandi», liberi di fare quel che si vuole e pazienza se la casa non è lustra. È molto meglio quello, francamente, di una macchina o di un motel. 

E ci sono tantissimi altri aspetti e/o fattori che non ho considerato. Come ad esempio l’incompetenza e l’arroganza dimostrata ogni santo giorno di questa schifosa e vergognosa classe politica.

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