Chi li ha visti?

luglio 5, 2007

Mi stavo giusto chiedendo che fine hanno fatto iMille, perché nessuno nella blogosfera ne parla più.
Ok, sono d’accordo che chiunque può leggere, informarsi e proporre seguendo il loro blog (e quello degli iscritti), però a parte casi isolati non si è più saputo niente in giro.

Specifico che non sono nessuno per far notare qualcosa, però il rischio autoreferenzialità risulta alto. Non vedo l’apertura e la partecipazione adatte e promesse agli albori de iMille (non so definire cosa sia, visto che non è ancora stato specificato credo).

Fossi uno de iMille, punterei a un coinvolgimento maggiore in giro per la blogosfera, toccando tasti come laicità e svecchiamento della classe dirigente, appunto. Insomma, alzerei senza paura la voce.

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L’odore dei cambiamenti

giugno 27, 2007

//www.indicius.it/

E’ da poco terminato il discorsone di Veltroni a Torino, la capitale della sinistra italiana, sul suo partito democratico.

L’ho seguito in gran parte su Ustream.tv con la cronaca di Suz e la collaborazione di Estragon, Axell… E’ stata interessante, un po’ per gli spunti che ci offrivano i blogger-cronisti torinesi, un po’ perché nella chat connessa ci si divertiva e si rispondeva ironicamente.

A parte un po’ di excess flood da parte di alcuni cloni che non vedevo dai tempi in cui facevo il lamer su ircnet con bot e bnc, è andato tutto bene. Veltroni ha toccato i punti giusti, tra cui giovani, precariato, futuro, ecc…approfondendo correttamente, non lasciando quindi il discorso soltanto su un livello “elettorale” e di presa, cosa rivoluzionaria, non solo per la sinistra. Non è stato un comizio di quelli in cui, un minuto sì ed uno anche, il politico di turno alza la voce e fa la battutina per suscitare applausi a scena aperta: allora sì sarebbe stato un qualcosa di già visto e fine a sé stesso. Veltroni invece ha tenuto per più di un’ora moltissima gente attenta alle sue parole, nonostante in sala non ci fosse nessuna bandiera rossa o di un colore affine; ha parlato precisamente, dicendo cose come “riduciamo la pressione fiscale di un punto in 3 anni”, concetti comunque difficili ma fattibili e reali; insomma, piazzate come “abbasseremo le tasse” e “tutti avranno il ferrari” non si sono sentite; meno applausi in generale, ma più applausi nei momenti corretti, perché la gente si è accorta che per la prima volta si è parlato di riscontri concreti che possono invertire la rotta e cambiare il nostro paese. Ed è quello che volevamo e di cui abbiamo bisogno. Adirittura Veltroni ha avuto il coraggio di discorrere sulla sicurezza, tema delicato a sinistra, chiarendo subito che ci sarà tolleranza zero per chiunque sgarri.

Sicuramente avrà dato fastidio in qualche suo passaggio a qualcuno dei suoi colleghi, ma in linea di massima se ne è fregato totalmente, perché se si è candidato è perché ha deciso di andare per la sua strada. “Dobbiamo combattere la poverta’, non la ricchezza” ha spiegato: parole di un democratico moderno, forse un po’ a stelle e strisce.

E ora prepariamoci ad espressioni, a rezioni innovative e parole in generale, senza argomentazioni o riferimenti al discorso vero e proprio, come “ovvietà” e “film già visto” da parte dei pagliacci privi di cultura politica della cdl, che probabilmente senza ascoltare una sola parola avranno letto la frase scritta dal proprio portavoce. La chicca, come sempre, sarà la risposta di Berlusconi attesa in serata o al massimo domani, urbi et orbi.

Se la sinistra e i propri leader vogliono davvero cambiare, questo è il momento giusto per guardare avanti, lasciandosi alle spalle tutte le futili polemiche: se non saranno con lui perderanno, se lo limiteranno cadranno; anche se in ritardo come sempre però, questa volta si sono accorti che Veltroni può far voltare pagina alla storia della sinistra italiana.

L’impressione di uno di 23 anni come me è che questa sia una persona capace, moderna e più attenta alle dinamiche di oggi.
Qualcosa sul fondo comincia a smuoversi, e siamo solo all’inizio.

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Giovani, democratici e americani

giugno 27, 2007

//www.waynedemocrats.org

Udite udite, i giovani americani diventano comunisti. Così si direbbe qui in Brianza.

In realtà, la svolta democratica a sinistra dei giovani americani è secondo me sinonimo di mutamenti della società stessa. Per sicurezza invece i ragazzi italiani vanno dalla parte opposta, cioé quella medievale della chiesa e della destra che privatizza il potere, mentre la sinistra e i suoi leader, che dovrebbero prendere la palla al balzo e accorgersi che il mondo sta cambiando velocemente, continuano imperterrito a litigare su cazzate di cui a nessuno (che non sia teledipendente) frega più un bel niente.
Come sempre, mi duole dirlo, i primi mutamenti politici nella società moderna avvengono oltreoceano; è vero sì che negli States chiunque è soggetto ad un incredibile bombardamento mediatico quotidiano, però è anche evidente che li le fonti ed il pluralismo sono tutt’altro che morti e statici.

Secondo un sondaggio condotto da New York Times, Cbs e Mtv infatti, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni voterebbe per il PD, ma non quello di Prodi. Per di più il 44% dei giovani sarebbe favorevole alle nozze per persone dello stesso sesso, alla richiesta di un sistema sanitario diffuso e sostenuto dal governo, ad una maggiore apertura ai nuovi immigrati e infine anche l’aborto dovrebbe essere permesso, seppur con determinate restrizioni.
Tutto questo va di pari passo con il fatto che il governo Bush è ai minimi storici del proprio consenso (complice il fatto che Bush non sa cosa fare in Iraq, spende milioni di dollari per la guerra e deve rispondere di continui soldati morti in agguati nemici, ecc…) proprio in un anno alquanto decisivo per la corsa alla Casa Bianca.

…Pensavate che parlassi del PD italiano eh? Invece no, aspettiamo ora di ascoltare Veltroni, vediamo cosa ci dirà. Ma un sondaggino del genere, secondo voi, non sarebbe una cosa utile per iMille?

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iDemocratici

giugno 21, 2007

Ho deciso di pronunciare anche io qualche parola, qualche pensiero e qualche dubbio sull’idea de “iMille”.

La premessa di fondo è positiva: ritengo questa de iMille un’opportunità molto stimolante, pressocé unica e un po’ rivoluzionaria, perché sento profumo di quel qualcosa che viene dal basso. Anche io infatti sono uno di quelli che ha un’idea della sinistra democratica, laica e moderna (ma non molto americana) ed ovviamente…di sinistra. Come la storia insegna, la sinistra e i suoi intellettuali sono sempre giunti in ritardo nel comprendere quando arrivava l’ora del rinnovamento, prendendone atto soltanto quando ormai la società o il paese intero era già cambiato profondamente. Il fatto di smuovere il tutto cavalcando un’idea-ideale per una volta potrebbe funzionare, mandare un input, un segnale; dalla parte opposta però, potrebbe esserci qualche reazione prevedibile, come ad esempio un rinnovato interessamento della politica ai blog (con finanziamenti e post mirati, quindi non più liberi), cosa che porterebbe a mercificare e minare la pax distaccata (forse troppo, a questo punto?) della blogosfera italiana.

E’ vero anche che illudersi di poter fare comunicazione soltanto dal nostro basso sarebbe una pecca da principianti. Ma forse non troppo, anche se davanti ai media finirebbero le facce di blogger già conosciuti in politica per altri motivi, che quindi verrebbero subito classificati nella marmaglia già esistente.
Sperare nel sostegno di coloro che siano già noti nella politica attuale mi pare ancora più utopico.
Un’altra cosa che ho notato è che i principali ideatori di questo progetto, in alcuni casi già parlano come quegli altri, i politici, utilizzando formule elettorali e persuasive che sanno di “discesa in campo”. Non sto dicendo che si siano montati la testa, ma credo che, onde evitare futuri scontri o ripensamenti dell’ultima ora, bisognerebbe mettere in chiaro da subito alcune cose come: che cos’è “iMille”? Un partito? Un movimento? Non si è ancora capito tra un “ni” e un “so”; davvero “nessuno sarà più importante di nessun altro”? Ripeto, ci sono nomi altisonanti e già noti al mondo politico, i collegamenti e i rimandi da parte dei giornalisti italiani sarebbero più che scontati, cosa che tradirebbe l’idea di fondo. Sappiamo che vogliono un volto, cercando di inquadrarlo il più possibile con qualcosa di esistente (non riescono a concepire una corrente così democratica da parte di cittadini comuni): come è possibile quindi non avere un volto…dovendolo avere? E infine, sicuri che nessuno di voi “iDemocratici” finirà per essere allietato da uno dei tanti partiti che però portano vantaggi…ad personam?

Paure di un pazzoide. Io, che vengo da Arcore, ho paura che anche questo progetto de iMille possa diventare in partenza “la riproduzione di un sistema di autoconservazione di un establishment”. Io, che ho quasi 24 anni, di speranze per il Mio Paese non ne ho ancora molte. Questa è una di quei casi in cui si dice “prendere o lasciare”, lo so bene. E in più, cosa significa per me laicità? E per gli altri…novecentonovantanove? Come si fa? Io sogno un partito democratico in cui non esistano dei Mastella e dei Rutelli…e voi? Come ci mettiamo d’accordo? E il problema principale, per ora sarà soltanto quello di puntare a trovare un leader per il PD con una lista di sostegno?

Un pensiero concreto. Ci credo, lo ripeto; un partito democratico con la “D” maiuscola in Italia dovrebbe affrontare infiniti ostacoli, ma oltre alla stoica sfida..sarebbe un cambio epocale, un scrivere la storia da parte di chi davvero dovrebbe farla. Noi cittadini 2.0. E’ così, alla fine ci siamo evoluti. Non tutti, ma ci stiamo provando, aiutati (ovviamente) dagli uomini noti, i Sofri, gli Scalfarotto… Spero solo che qualcuno possa chiarirmi alcuni dubbi che ho gettato li in questo post. Per il resto, io ci sono.

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Televisiontocrazia

giugno 20, 2007

From nytimes.com

[preparatevi, sarà un’analisi lunga, vi avviso se avrete la pazienza di leggere tutto]

Notavo, dal blog di Tommaso Tessarolo che riprende un articolo del NY Times, non so ancora se fortunatamente o meno, che la televisione fa presa in stragrande maggioranza sulla parte più vecchia della popolazione. Il computer invece cresce esponenzialmente tra le nuove generazioni.

A mio modesto parere, guardando questo grafico si intuiscono molti aspetti della odierna società italiana. Secondo me se il sondaggio fosse fatto sulla popolazione italiana, i divari risulterebbero più accentuati.
Se pensiamo infatti che il nostro paese è gerontocraticamente il più vecchio ed è appunto governato proprio da personaggi che fanno parte di quella fettona dai 51 anni in su, che voglia di levarsi dalle palle non hanno, che la crescita demografica rasenta lo zero, quando va bene, portando come conseguenza il dato di fatto che presto in Italia ci saranno più vecchi che giovani e se infine colleghiamo il tutto con la presa che ha la televisione sulle masse, l’importanza che ha sulla creazione, il controllo e il mantenimento di una certa opinione pubblica, condendo il tutto con i modelli generalisti (non solo televisivi) che passano e vogliono letteralmente essere trasmessi alla popolazione più giovane (del tipo “è giusto che il tuo contratto sia a progetto, è la modernità e l’evoluzione del lavoro che ci costringe a farlo”…così come ci fanno sembrare giuste tante altre cose), abbiamo un bel ritratto impressionista, quando invece il termine più corretto per lo stato odierno in cui si trovano i cittadini sarebbe “espressionista”.

Quello che voglio dire è che il risultato è un organismo geneticamente modificato, plasmato dagli anni 50 in poi dal rigido modello cattolico-DC, sfociato poi, diciamo dagli anni ’80 perché sono buono, nel modello berlusconiano, una sorta di prosecuzione del modello di vita iper-consumistico americano e “dell’appari ad ogni costo altrimenti non esisti”, privo però di un’effettiva concorrenza o obiettività in ogni canale televisivo nazionale. La nostra quindi non è altro che una nazione fondata sulla televisione, non sul lavoro; la Costituzione andrebbe cambiata.

Chi ora detiene il potere politico-economico-decisionale in Italia infatti ha dai 51 anni in su; se tutta questa bella gente non riesce a vivere ancora senza le stronzate che ti riversa la televisione un motivo ci sarà. Che voglia pensate abbiano questi anziani di cambiare le cose o di aprirsi alle innovazioni se la mentalità è quella del secolo precedente? Le testimonianze le abbiamo tutti i giorni, anche nel modo di fare politica, vecchio dentro.
Le nuove generazioni invece preferiscono il computer; bisognerebbe sapere però perché i giovani italiani lo usano e in che modo; poi però vai a scoprire che siamo una delle ultime nazioni europee nell’usare Internet e capisci che se programmi come “Lucignolo” fanno così tanti ascolti, i giovani italiani non sono tanto classificabili o meglio, sono ancora più arretrati negli sviluppi riguardanti l’uso dei media. Ma soprattutto, come si forma la coscienza politica e sociale generale? Non ditemi sui libri, sulla storia e le proprie idee, perché in pochi casi è così. Frasi buttate li dai genitori, televisione, chiesa…contano di più; poi però arriva Internet che mescola le carte, perché smentisce, rilancia e liberalizza nel bene e nel male.

In mezzo infine abbiamo quelli con gli enta e gli anta, gli equilibristi che vorrebbero partecipare con quelli dei piani alti ma non possono. Sono questi coloro che dovrebbero spostare gli equilibri stessi (della società) e dimostrare di esserci tirandosi dietro tutti gli altri. Ok, nessuno vi lascia spazio e vi da una possibilità, però…sicuri che bastino delle petizioni o delle proposte per farsi sentire? E’ davvero l’unica strada percorribile?

Concludendo, non vi dico che per me Internet, la Rete e il mondo a portata di click sono la soluzione e l’unico correttivo giusto per le democrazie moderne. Certo è che non avvicinerei mai alla rete o ai blog nessun politico, perché la cosa potrebbe divenire pericolosa, anche se il lavoro dei moderatori di un blog di un personaggio politico diverrebbe arduo; preferirei lasciare le cariatidi governanti al digitale terrestre. Altrimenti la blogosfera rischierebbe di diventare un cesso riempito da tutti quei personaggi abituati alla tv che si sentirebbero in dovere di partecipare al blog del politico di turno, credendo davvero che qualcuno li prenda in considerazione. La rete blogosferica si trasformerebbe in un spam elettorale 2.0 e le blogstar starebbero li a chiedersi se non dovrebbero anche loro scendere in campo, o spostarsi sulla tv, una Net Tv magari, perché alla fine si colpisce di più con le immagini piuttosto che indurre la gente a leggere e riflettere.

La mia domanda è quindi: dove stiamo andando davvero? Qualcuno ci ha capito qualcosa?

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I sondaggi sono lo specchio del paese

giugno 5, 2007

Il 52% degli italiani non usa il web (e vota per il centro-destra).

Il restante 48%…non è italiano (oppure si incazza quando sente parlare di partito democratico e probabilmente non voterà).


Il gioco dell’estate

maggio 30, 2007

Il più votato vince un tour, all inclusive (ovviamente la vacanza e/o la malattia non sono pagate), in tutti i call center e le fabbriche d’Italia.

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