Lo stipendio che svanisce

Mag 30, 2007

In teoria se sei laureato dovresti partire con qualche vantaggio nel mondo del lavoro. In teoria se ti sei fatto il mazzo per 3, 5 o un po’ di anni, magari lavorando in contemporanea, dovrebbe essere servito a qualcosa. In realtà nel mercato del lavoro italiano, in costante restringimento, crollo, caduta o come volete chiamarlo, si va in direzioni opposte.

Lo stipendio dei diplomati è ormai equivalente a quello di un laureato: infatti se al colloquio confessi di essere laureato, probabilmente l’azienda si spaventa. Gli toccherebbe assumerti con contratto a progetto e sottopagarti per un po’ di tempo; in realtà nessuno dei signori a posto più che fisso che gestiscono aziende o fanno i colloqui pensa o arriva a capire che la crescita e lo sviluppo di un’azienda va di pari passo anche con quello di un paese…e se non si investe mai nei cervelli o nei giovani sarà sempre peggio. Sarà sempre Italia.

Perché allora laurearsi e perdere (!) tempo nel nostro paese? Ecco perché sempre più giovani o neo laureati puntano all’estero, sognano di scappare dal paese in cui sono nati. Una cosa che fa riflettere e fa vergognare ma a cui nessun politico fa praticamente mai menzione.

Il colmo (nel migliore dei casi) è che qui un ingegnere (per esempio) viene assunto per fare cose non specifiche, che nella stragrande maggioranza dei casi non c’entrano nulla con la laurea o la specializzazione che si è conseguito. Quindi chi può si fa un master o un PhD, magari all’estero e poi cerca gloria altrove, dove per lo meno si ha un’opportunità, si intravede una speranza di valorizzazione personale e soprattutto, nei rapporti di lavoro quasi nessuno mostra un atteggiamento di esclusiva presa per il culo perché sei giovane. E addirittura ti pagano bene.

[…] non sono pochi i laureati che a un colloquio di lavoro hanno smesso di raccontare la verità sul percorso di studi. Meglio non dire della laurea. Le aziende quasi si spaventano […].

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