Morire Giovani

agosto 6, 2008

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Sono un fottuto pessimista. Lo so, davvero. Ma non ci posso fare niente: nel dubbio, non faccio altro che supporre o intravedere il peggio dietro l’angolo. Parlo in generale, detto per inciso. Per una volta, facciamo che la politica c’entra poco. Anche se loro lanciano costantemente un unico messaggio a noi “ragazzi”: è meglio farci morire da giovani.

Scuola, università disorganizzata, stage o non stage, l’importante è che non sia pagato; crediti formativi, laurea, poi forse lavoro; lavoro precario, guadagni poco, zero certezze, niente casa, niente libertà. E intanto gli anni passano e tu sei ancora lì, in casa con mamma e papà. Senza una pensione, senza una prospettiva o una possibilità, insomma senza futuro.

E così via, anche se in questo momento vorrei concentrarmi più sulle sensazioni e gli stati d’animo che sul viscerale vissuto del concreto quotidiano: dopo un po’ stanca anche me.
Cioé come mi viene in mente, penserete, di scrivere cose simili proprio mentre sto per partire per un viaggio? Beh, quando arrivano le ferie, vuole comunque dire che l’estate sta finendo.

Più che vivere la vita mi sembra di subirla, come se stessi guardando costantemete il mondo da dietro una finestra, osservando gli altri intenti a vivere, trascorrere il tempo e decidere ciò che vogliono della propria esistenza.

Come se fossi imprigionato in una realtà ovattata che tiene incatenata la mia voglia di libertà. Me la sento dentro che spinge forte, spesso fa a pugni con i miei pensieri: convivo con un forte senso di inquietudine generale, assieme a quella enorme sensazione di vuoto che non so come riempire.

La cosa triste, o strana se volete, è che non ho idea di che decisione possa prendere in merito a qualsiasi cosa per cambiare lo stato delle cose, in primis la Mia Vita. E’ questa passività disarmante che mi sento addosso che mi distrugge, come se non riuscissi a reagire, a rialzarmi mai.

E ho paura del Tempo, di star perdendo quantità industriali di Tempo che non tornerà mai più. Tipo che tra 10 anni mi sveglierò un giorno pensando tra me e me “ma che cacchio di diavolo ho fatto fino ad ora? Dov’era il mio cervello quando ancora tutto era una scommessa, una roulette russa di esperienze da fare?” E in quel momento – se mai arriverà – sentirò un tuffo al Cuore, lo so.

Perché sarà troppo tardi.


Diversamente Occupati

luglio 30, 2008

Ho ricevuto via mail due vignette molto carine disegnate e pensate da Arnald. Come potete vedere qui sotto, tutti i personaggi hanno un sacchetto di carta in faccia, giusto per ricordarci che non siamo degni di poterci permettere un po’ di dignità, almeno non in questo paese.

Andate a fare un giro sul suo blog, che ci sono tante strips molto divertenti ma che fanno riflettere.
Che non avete mai tempo, lo so, e piuttosto che fermarvi 5 minuti a leggere preferite guardare.


Agevolazioni e contributi per l’acquisto di un pc con contratto a progetto

luglio 29, 2008

E’ da svariati mesi che dal pannello di controllo di questo blog noto una cosa interessante: uno dei post più letti e ricercati sui motori è quello riguardante le notizie sull’aggiornamento dei contributi per l’acquisto di un pc da parte di possessori di un contratto a progetto.

Essendo il post del novembre scorso, ho deciso di ridare una spolveratina all’argomento. Nel frattempo infatti sono cambiati governi, ministri, ecc… In realtà poi poco è cambiato; evidentemente Tremonti non si è ancora accorto che i cittadini più deboli potrebbero trarre un piccolo vantaggio acquistando un computer.

Premessa: il sito di riferimento per avere notizie in merito alle agevolazioni ed ai contributi sull’acquisto di personal computer per i lavoratori con contratto a progetto rimane questo.
Qui invece trovate le categorie dei beneficiari che possono usufruire dell’iniziativa, cioé:

  • residenti in Italia ed iscritti all’Anagrafe tributaria

  • titolari, all’atto dell’acquisto del PC, di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (ai sensi dell’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165)
  • titolari di un contratto di lavoro a progetto (ai sensi dell’articolo 62 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, attuativo della legge delega 14 febbraio 2003, n. 30)
  • titolari di assegni per la collaborazione ad attività di ricerca (di cui al comma 6 dell’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni)
  • ai fini dell’iniziativa, si considerano validi anche i contratti scaduti tra il 1° gennaio 2007 e il sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto 8/6/2007 (come modificato dal Decreto 5 ottobre 2007)
  • persone che non hanno già usufruito delle precedenti iniziative “VolaconInternet” (progetto PC ai giovani) e “Un c@ppuccino per un PC”, promosse dal Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • Il limite di età dei 25 anni non esiste più, quindi basta sostanzialmente essere un lavoratore co.co.co. o a progetto. Il contributo di 200 Euro è valido per tutti coloro che soddisfano i suddetti requisiti; avete tempo fino al 31 dicembre 2008.

    Qui trovate invece la lista di gran parte dei rivenditori che aderiscono all’iniziativa. Per esperienza personale vi dico che molti negozi, pur aderendo, non sono presenti in lista; non è quindi escluso che il vostro negozio di computer preferito che si trova proprio sotto casa, nonostante non pubblicizzi l’iniziativa, aderisca. Chiedete al titolare o chi per lui insomma.

    Questo perché ho usufruito dell’iniziativa nel dicembre 2007 e qualche giretto nei negozi l’ho fatto; è valido sia per l’acquisto di un pc che di un notebook (ma non per apparecchi come l’Asus Eee, furbacchioni, qui trovate le caratteristiche che deve soddisfare il prodotto che volete acquistare). E sì, i 200 euro ve li stornano subito al momento dell’acquisto, devono farlo, quindi non fatevi fregare. Se per esempio il prezzo del pc è di 1.000 Euro, all’atto dell’acquisto dovete pagarne 800.

    Infine, per inciso, se proprio volete farvi un regalo e spendere un po’ di soldi, evitate di comprarvi un dannato televisore a schermo piatto, ormai diventato lo status symbol del più barbone. Scherzi a parte, se potete permettervelo, avete un’ottima occasione per comprarvi un computer. Anzi, compratevi un Mac magari, detto con tono non troppo integralista, giusto perché anche l’occhio – ma non solo – vuole la sua parte.

    Scoprirete per esempio che il mondo è ben altro che quello che vi fanno vedere quotidianamente. E che su questa Terra ci sono tantissime persone e tantissimi luoghi, anche virtuali, che vale la pena di conoscere.
    Per essere più liberi oserei dire.


    Dì qualcosa di precario

    luglio 27, 2008


    “..Me la prendi papà?” “Sì.”

    In questi giorni ci stanno pressoché spiegando che diverrà legale a tutti gli effetti essere precari.

    Ingiustizia sociale, potere nelle mani di pochi e più forti. Ah, se esistessero una sinistra o una destra vera in Parlamento… Ma come dice Silvio, è la volontà degli italiani che li guida.

    Io non sono più italiano, non sono più figlio di questo paese. Sono una persona relativamente semplice, sogno una casa e una vita normale da vivere. Ma divento pazzo nel riscontrare che nel posto in cui sono nato non mi sarà possibile aspirare ad essere davvero libero.


    “Sulla sinistra, con la chitarra in mano, un giovane laureato in ingegneria gestionale durante il lavoretto estivo”


    Non è tempo per me

    giugno 11, 2008

    Il Tempo

    Avrete notato che in questo periodo scrivo post col contagocce e rispondo in costante ritardo ai vostri commenti, ma abbiate pietà di me. Ci sono vari motivi, lo giuro.

    Oggi mi piace particolarmente usare la parola “sostanzialmente” quindi, sostanzialmente, fatico a trovare tempo per fare quello che vorrei. In parole povere, ho forse troppe cose a cui pensare, me ne sto rendendo conto e ho probabilmente cominciato ad ammetterlo anche a me stesso, silenziosamente. Però non mi devo fermare, che non va bene. Che poi comincio a pensare di essere umano come voi pezzenti (mi piace recitare la parte del radical chic, attira sempre qualche commento di insulti). Ovviamente scherzo. Nel senso che voi non siete esseri umani, ovvio.

    Dopotutto vivo in Lombardia, la Svizzera d’Italia, dove “se laùra chi, ué” (traduzione: si lavora qui…e basta!). Mettiamoci anche un “téééc”. Quindi cosa succede? Diciamo che fare gli ultimi due anni di Università lavorando quasi a tempo pieno è un bel caos cosmico. Ma in questa entropia troverò il bandolo della matassa, in genere la scampo quasi sempre.

    Non voglio lamentarmi o suscitare compassioni varie, ma vi assicuro che lavorare un giorno intero o andare all’università la mattina, poi lavorare pomeriggio e viceversa mi stanca. Lo saprete meglio di me. Perché una volta arrivato a casa, tra una corsa ad ostacoli e l’altra, ho tutte le voglie tranne che quella di studiare o mettermi li a preparare la relazione con presentazione annessa e connessa.

    E poi ci sono da sistemare un paio di siti che ho fatto, rispondi alla mail di quello, recupera il libro dall’altro, poi “sonounprecario, fai tu sto lavoro per l’uni, che sei bravo col computer”. Magari poi vorrei anche uscire con gli amici e rispolverare attimi di “vita sociale”, non sarebbe male. Nel fratempo, in 3 settimane mi sono sparato 3 esami e via; al diavolo sti maledetti parziali, che non fanno altro che farti perdere tempo, mannaggia a loro.

    Mi ci vorrebbe una bella vacanza, possibilmente in un paradiso terrestre, tipo Maldive (e lasciatemi sognare almeno qui, occupo solo qualche bit, che fa anche rima…). Diciamo un 2-3 settimane per l’esattezza. In realtà non so dove finirò quest’anno e il rito si ripete tutti gli anni; in genere infatti decido la mia vacanza il giorno prima di partire, perché io sono gggiovane. In più oltre alla vacanza vorrei anche comprarmi sta benedetta moto che sogno da quando sono nato.

    Mi tocca in questo caso aprire una piccola parentesi: ho già la patente (A3) da qualche anno, potrei guidare anche l’M1 di Valentino Rossi per dire; guido tutte le sportive degli amici che me le fanno provare, sbavando sui loro serbatoi; sono qui che centellino i soldi e metto via il gruzzoletto da un paio d’anni; la desidero talmente tanto che per contrappasso la mia fidanzata, dal mazzo che le ho fatto, ora sa riconoscere una moto solo dal rumore dello scarico o da un infimo dettaglio, tipo una freccia. Credo di avervi trasmesso l’idea della passione che ho per le moto insomma. Capitemi.
    Poi però, cavolo, interviene la parte razionale di me che dice “ehi testa di rapa, i soldi che spenderesti per la moto e la tua personalissima libertà potrebbero aiutarti tra qualche anno per comprarti una casa; per non parlare della macchina, che non è messa benissimo…fly down, quindi”. Aiutatemi.

    Ce la farò ad andare in vacanza? E a comprarmi la moto?
    Ma soprattutto, quando verrà il Mio Tempo, il Tempo per Me?


    Quando il posto di lavoro non CePu

    maggio 16, 2008

    Il banner dei precari di Cepu

    Pubblico una lettera pervenutami da iprecaridicepu.net:

    “Ti scrivo a nome dei collaboratori a progetto di grandi scuole e cepu di Bologna, io lavoro al nidil-cgil della mia città.
    Come puoi vedere anche dal nostro sito iprecaridicepu.net, mercoledi scorso abbiamo fatto il primo sciopero della storia di questa azienda. Non è stato semplice. Il clima in azienda è duro, la paura diffusa, i contratti scadono a giugno e non è detto che a settembre vengano rinnovati. Chi osa ribellarsi, è solito che venga punito così.
    Ora però che a Bologna si è mosso qualcosa, anche in altre città qualcosa si sta muovendo.
    Entro fine giugno dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo, cioè la stabilizzazione.
    è possibile. Prima dello sciopero avevamo un obiettivo: farci dare un incontro dall’azienda, e l’abbiamo avuto. Ora occorre fare di tutto perchè si parli di questa lotta, perchè più se ne parla più saranno i lavoratori di cepu e grandi scuole che ne verranno informati, più se ne parla e più l’azienda avrà voglia di chiudere la partita.
    Per questo ti chiediamo di mettere online un nostro banner in segno di solidarietà e appoggio, lo trovi sul sito.”

    Insomma mentre in tutte le grandi città italiane campeggiano gigantografie pubblicitarie di Cepu e Grandi Scuole, con famosi testionial strapagati, c’è gente invece che rischia di non poter più lavorare, se non a condizioni disumane.

    Simone spero che facendo girare la cosa, problemi come questo arrivino ad essere discussi da chi di dovere. Conosco abbastanza bene la situazione (in decine di call center funzionano così le cose, se non peggio), quindi coraggio, tenete duro e non abbassatevi a dire sì ad ogni costo.


    Italia, il nuovo paese dell’Est: [Ep. 5] Orizzonti funebri

    aprile 30, 2008

    Per una donna la notizia di una nuova gravidanza dovrebbe essere qualche cosa di magico, una sorta di esperienza che si porterà dentrò per sempre. In molti casi purtroppo non lo è.
    Nel nostro paese stiamo rischiando che cose del genere possano accadere con frequenza sempre maggiore, anche se già avverranno senza che un Ferrara di turno osi proferire parola.

    La donna della vicenda di cui vi sto parlando è precaria e guadagna 800 euro al mese: ovviamente non è ancora “regolarizzata”. Dopo essersi quasi laureata in Scienze Politiche con 18 esami su 22, “dopo avere collaborato a un giornale con oltre cento articoli senza mai avere un centesimo e neppure la tessera di pubblicista, dopo aver fatto infiniti lavoretti che definire umilianti e sottopagati è dir poco,” si ritrova a non avere i mezzi per crescere un figlio. “Perché” – dice – “se ti manca la moneta da un euro per prendere la metropolitana non importa, ma se ti mancano i cento euro per portare il tuo bambino dal dottore importa eccome.”

    Come si fa a darle torto? Non si può. Ecco perché ha scritto una lettera a Napolitano, disperata, intitolandola “Necrologio di un bimbo che è ancora nella pancia”. Che già leggendola suona terribile. Sì perché la donna ha scoperto di essere incinta da 4 settimane, ma con il suo stipendio sommato ai 500 euro mensili di quello di suo marito non può permettersi di averlo.

    Credo che poche persone possano capire o rendersi conto di cosa voglia dire non potersi programmare minimamente uno straccio di ritaglio di futuro, pochi possono immaginare cosa voglia dire vivere sempre alla giornata, senza potersi togliere una minima soddisfazione, ma soprattutto pochi arrivano a capire che in questo modo non si può essere liberi fino in fondo. Non è possibile continuare a vivere in questo modo: intere generazioni di giovani e di precari sono sull’orlo del burrone e molti sono già caduti giù.

    In Italia purtroppo si stanno estinguendo tutti i generi di prospettive; qui si promettono aiuti ai giovani, alle coppie giovani, soldi per la prima casa, bonus bebé. Ma alla fine si rimane a casa della mamma fino a 35-40 anni addirittura, e le donne hanno il primo figlio sempre più tardi. La situazione è tragica, perché non c’è più nulla di normale o che sappia suscitare in me un minimo di ottimismo qui: la nostra economia non crescerà, siamo gli ultimi dell’UE in ogni classifica eper di più stiamo subendo un inesorabile declino.

    Noi ragazzacci di questa generazione poi, occupiamo posizioni e ruoli sociali di molto inferiori a quelle dei nostri genitori: nessuno ha fiducia in noi, anche perché chi detiene saldamente il potere e manco ci pensa a schiodarsi da certe posizioni per il bene ed il futuro del paese è più che vecchio. Immaginate quindi che visione possa avere e che interessi possa difendere: quelli degli anziani. Che domani non ci saranno più e quindi non serviranno per far rinascere o mandare avanti il paese.
    Che lo vogliate o no, cinico o meno che sia, le cose stanno così.

    La recessione unita al vento proveniente dagli Usa nei prossimi anni si farà sentire più forte e di solito con una recessione i posti di lavoro tendono a scendere. In Italia invece l’occupazione salirà, però magia, scenderanno ulteriormente gli stipendi. E’ la moda degli ultimi anni, giusto perché a noi piace andare controcorrente.

    Tutto questo sarà possibile grazie alla legge Maroni, quella del contratto a progetto che ci sta lentamente (o velocemente?) suicidando. Sostanzialmente un lavoratore dipendente viene trasformato in un simpatico e flessibile precario. Con tanti saluti alla pensione e a tutti i valori elettorali di questo povera, poverissima nazione di provincia.

    Gli Episodi precedenti:


    Prepariamoci al peggio

    aprile 15, 2008

    Via Dario Salvelli
    l’andamento del titolo Mediaset in funzione degli exit poll, via Dario Salvelli

    La situazione è tragica. E io voglio scendere, questa non è l’Italia che voglio.
    Perché non c’è nulla per cui sorridere da ieri (una cosina c’è: Ferrara ha preso lo zero virgola), non sussiste nessun elemento per cui pensare di prenderla con filosofia (sono pur sempre interista alla fine, a certe cose mi ero abituato fino a qualche anno fa, poi però si è capito perché), per cercare una minima opzione che permetta di dire “l’unico piccolo vantaggio che avrò è questo”. Ennò cari padani, ennò cari romani ladroni, ennò cari terroni (a seconda di dove abitate, beccatevi un epiteto).

    Dati alla mano. Quasi 6 italiani su 10 hanno votato per una destra xenofoba ed estremista, non moderata manco se mi paghi. Spaventoso il seguito della Lega qui al Nord, arrivato a livelli impensabili: è ormai evidente che anche la gente che abita al di sotto del Po preferisca chi piscia sul tricolore o al massimo chi “ci si pulisce il culo”. Non ci credevo ma sì, ora sono certo di vivere in un paese alquanto retrogrado e particolarmente incivile.

    Cilicio per tutti. Veltroni è stato ampiamente sconfitto e non è stata disfatta soltanto grazie all’apporto di Tonino, che raddoppia i voti, triplicando i suoi seggi in Senato rispetto al 2006. Veltroni non ha preso altro che qualche punticino in più alla somma DS+Margherita, probabilmente rubato non al centro-centrodestra, ma alla sinistra arcobaleno, che ha ottenuto una disfatta degna di Napoletone a Uaterlu.
    Certo, a me viene da dire anche “wow, ma la Binetti e tutti i teodem-bigotti centristi ci hanno aiutato taaantiiisssiimooo a togliere voti ai cattivi”. Ecco (per esempio) un motivo per fare auto-critica e tornare subito a fare un PD laico che, con Di Pietro, faccia un’opposizione con i controcazzi. Sostanzialmente ora si va decisamente per il bipolarismo, salutiamo la sinistra, la destra e tutti gli altri partitini: in parlamento staranno in 5 (pdl-lega-pd-idv-udc). A sinistra c’è stato comunque un segnale deciso di unificazione e spostamento, a destra no, la frammentarietà c’è ancora, eccome. Che lo vogliate o no, il PD oggi è la nuova “sinistra” italiana e l’unica strada percorribile.

    No, we can’t. Partirò dalla campagna elettorale: Berlusconi ha attaccato i comunisti, Veltroni no, l’ha fatto diventare Innominato (forse una volta l’ha nominato, poi però ha chiesto scusa..). Ma diavolo, in tutto il mondo le campagne elettorali si fanno ance e soprattutto all’attacco, specialmente nella tanto celebrata America; insomma, speravo che nella seconda parte della campagna Walter facesse la voce grossa attaccando, tirando fuori gli innumerevoli scheletri nell’armadio, parlando di giustizia, televisioni, conflitto di interessi… Invece no. Si è limitato passivamente a subire la demonizzazione del PD da parte del diavolaccio di Arcore, zittendo Di Pietro quando tentava di prendere posizioni nette e fondamentali per molti elettori. Infatti alla fine la vera vittoria l’hanno avuta Lega e Idv, partiti che comunque sia vanno giù pesante: guarda a caso sono state praticamente le uniche 2 forze politiche a votare contro l’indulto.
    E ancora, potrei parlare dell’errore di candidare la Finocchiaro al posto di Rita Borsellino, il simbolo dell’anti-mafia, testimoniato dall’ennesimo disastro in Sicilia, dovuto sì a tanti altri fattori storici, però…cavolo: Cuffaro è stato rieletto al Senato e il partito più clientelare e sporco, l’Udc, rimane forte in Sicilia.

    La gente vuole il gol. Ok, come dice Enrico nel suo splendido post, basta commiserarli, basta dire che “non ci hanno capito” (gli italiani). Infatti, bisognerebbe dire che non hanno proprio capito un cazzo di niente. E provano una volta di più quanto siano contenti di tifare per i cattivi, per i chierici retrogradi, salvo poi lamentarsi se le cose vanno male, anzi malissimo. Nel senso che io non sono affatto sicuro che gli italiani sappiano e abbiano capito che persona è Berlusconi, da chi sia circondato, ecc… Altrimenti “non lo voterebbero”, mi verrebbe da dire. Io sono disperato ma non voterei mai per uno come lui, per decine di motivi. Non mi dilungo che li sapete. Per me in questo paese non basta mai ricordare certe cose sino alla nausea, al vomito e alla diarrea. Perché cavolo, se come Suzukimaruti dice, gli italiani avessero ben chiaro che Berlusconi si fa i fatti suoi e probabilmente se li farà ancora, finendo il lavoro cominciato tra il 2001 e il 2006, allora sarebbero sì stupidi, disonesti e parassiti. Perché tiferebbero per il più forte, contro la giustizia (altro controsenso per chi è di destra), dimostrando di essere felici di fare i servi e ricavarci comunque qualcosa. A meno che Suz era ironico e ci ha fregato.

    Grillini ortodossi. Per inciso devo aprire una breve parentesi. I Grillo boys, scontenti, hanno arricchito di un altro 3% l’esercito astensionista: e bravi stupidi. Sì perché mi viene da ridere pensare al comico genovese che, equiparando Berlusconi e Veltroni per mesi, ha contribuito decisamente al trionfo indiscusso del pdl. Chissà se ci ha pensato ieri sera. Complimenti, imbecilli. Bravi, non votate, questi sono i risultati.

    Domani è un altro giorno, purtroppo. Come ho accennato prima, il futuro non ha niente di simpatico con questo stato delle cose. A parte i canonici scoramenti, su twitter ho registrato tantissimi pareri e desideri di scappare via da un paese che vuole continuare a rimanere in coma irreversebile. All’italiano non toccargli le ridicole certezze che ha, che poi mi va in crisi mistica.
    Ci aspetta un periodo fatto di tante ripicche, di rivincite da vigliacchi e speriamo che Berlusconi non abbia vinto per i premi promessi, tipo l’Ici e il bollo (che non cambieranno la vita di nessuno) che, vedrete, pagheremo eccome (e con gli interessi) da altre parti. Però lui l’avrà fatto.
    Se oggi la sfiducia endemica nella società italiana è a livelli altissimi, il risultato elettorale ne è lo specchio. Il ragionamento sostanzialmente sarebbe “non ho più speranze, figurati se la giustizia esiste; tanto vale votare Berlusconi”. Ebbene questo è un ragionamento tipicamente italiano: invece di lottare e credere nel cambiamento, è più facile adattarsi e allearsi al potente, anche se fa schifo ed è molto antipatico. Quindi via, stringiamo ancora di più la cinghia e prepariamoci al terremoto.

    Pdl ricco, il Vaticano ci si ficca. Non vi siete dimenticati del Vaticano, vero? Avete notato che non si è fatto sentire in queste ultime settimane? La chiesa caldeggiava l’inciucio concordato tra pd e pdl, ma in questo modo avrà vita molto più facile: potrà infilarsi capillarmente nelle decisioni che ci instraderanno ancora una volta nel passato. C’è però da dire che gli italiani sono dei paraculi, nel senso che si riempiono la bocca con i fantomatici valori cristiani, ma poi scopano prima del matrimonio, tradiscono le mogli con le ragazzine, scambiano i mariti con amanti di colore che vogliono sbatter fuori dall’Italia, ecc… Perché è così. Reputando quindi come persone stranissime i gay che votano pdl, ritengo che qui ci saranno alcuni scontri: molti italiani non tollerano molto che qualcuno che non gioca al gioco, possa dettare regole precise su matrimonio, figli, ecc…
    Una cosa mi spaventa più di altre: il fatto che in questo modo l’equazione più ricco sono, più diritti ho, diventi legge. Cercate di diventare più ricchi, e in fretta, che il denaro in Italia pagherà la libertà…di essere liberi (tipo andare all’estero per abortire, avere figli, pagare per farsi curare, ecc…). Insomma, ci trasformeremo in una società molto più cinica, individualista e cattiva.

    Ora sono cazzi nostri/vostri. Sicuramente la vita diventerà ancora più dura per noi giovani, ma sarò sempre pronto a rimboccarmi le maniche – parlo per me stesso (detto fra noi a bassavoce, non sanno che se noi di sinistra decidiamo di fare sul serio, sono cazzi per loro). Santificheranno i mafiosi, terranno buoni gli italiani attraverso i media, diffondendo l’opinione pubblica concordata, riscriveranno i libri di storia. Ma il loro revisionismo non cambierà affatto la storia, che è una sola. Non potranno mai dire che i deportati Ebrei erano in villeggiatura ad Auschwitz per esempio. Ma è anche in questi casi, nelle situazioni disperate che noi sappiamo tirare fuori il meglio da noi stessi; fa niente se il merito se lo prenderà qualcun altro. Perché i buoni siamo noi, ricordatevelo.
    Quindi sì, ci toccherà diventare più cattivi e stronzi, dovremo pensare soltanto a noi stessi, ragionamento allucinante e contrario alle società moderne che si evolvono, ma a noi si sa, piace distinguerci. Mi verrebbe da dire “arrangiatevi” ai romani ladroni, “ve la siete cercata”, terroni che non siete altro. Ma non lo farò. Perché comunque vada anche io abito nel Nord produttivo, in quella vergognosa Lombardia in cui la Lega stravince. Mi vogliono cinico? Va bene. Anche se questa sconfitta mi sta aiutando a crescere e a meditare ulteriormente.
    I cazzi quindi, grattateveli voi.


    Il consorzio dei precari

    aprile 5, 2008

    Via gtalk ieri Daniele Salamina mi ha passato un articolo interessante di Giuseppe Cubasia su Punto Informatico.

    Sostanzialmente Cubasia si chiede cosa si possa fare per cambiare la realtà del lavoro in Italia, non solo nel settore dell’IT, aggiungerei io. Come uscire dal fantastico mondo degli assunti a tempo in-determinato (nel senso che oggi sei assunto e domani non si sa, cosa avevate capito?!) o dalle miserissime paghe degli 800-1000 euro (quando va bene)?

    Torniamo indietro nel tempo per un istante: quante volte ho detto che la soluzione a tutto potremmo e dovremmo essere Noi? Lo so, ormai vi avrò fatto venire la nausea ripetendolo. Ma dentro quella frase ci sono innumerevoli sfaccettature, quindi vi prego, andate oltre, scavate un po’ filosoficamente, semioticamente, ecc…tra i vari livelli del significato (faceva molto Sgarbi dirlo, quindi l’ho detto). Come “Noi” ad esempio, intendo noi insieme, uniti, roba da cambiare radicalmente la mentalità ed il pensiero comune che è uno dei più corti a livello mondiale; se potessimo misurare la lunghezza del raggio dei nostri pensieri il pi-greco per calcolarlo andrebbe rivisto verso il basso: noi italiani infatti ci limitiamo a guardare al nostro cerchiolino, al nostro spazietto che ci interessa, salvo poi lamentarsi se qualcuno con noi non usa nemmeno la vaselina.

    La soluzione quindi potrebbe anche essere quella di consorziarsi, per poter avere potere decisionale e – perché no – contrattuale. Io lo chiamerei patto generazionale, quella sorta di accordo comune non scritto che proponga un fermo “no” alle paghe misere. Facciamo un esempio: un’azienda propone a Giovanni uno stage pagato 400 euro al mese e Giovanni si rifiuta; a questo punto l’azienda propone questo stage anche a Marco che si rifiuta, e così via con tutti gli altri. Poi però arriva Luca che accetta, tanto “sta bene di famiglia” e i suoi lo mantengono fino a quando vuole. Ecco, per assurdo è anche colpa nostra in questo senso, ci abbassiamo e ci siamo abbassati, abbiamo insomma accettato che facessero la legge 30 e ci sfruttassero sottopagandoci a piacimento.

    Proviamo ora ad immaginare, nel nostro ipotetico percorso, che l’azienda X non trovi più nessuno stagista che faccia sporchi lavori a 400 euro al mese, ma trova solo Giovanni, Marco e co. che ne chiedono giustamente almeno 1000-1200. “Dopotutto abbiamo studiato e ci siamo laureati, non siamo mica alla festa del pirla”, pensano. Cosa accadrebbe? Accadrebbe che tutti i giovani, “consorziati” logicamente ma magari in modo inconsapevole, avrebbero la certezza che nessuno sarebbe più disposto a svendersi abbassando il prezzo del proprio lavoro, rischiando la fame.

    Questo meccanismo accade bene o male in ogni categoria professionale (con le dovute eccezioni nate con i nuovi tipi di lavori legati ad Internet, in cui definire un compenso risulta ancora difficile per vari fattori), ma non coi giovani che anche per cause di forza maggiore, mancanza di aiuti e di tutele varie, sono spesso costretti ad accettare lavori dal compenso irrisorio: per uno che si rifiuta ce n’è altri 50 felici di farsi sfruttare.

    Se però – ipoteticamente – su un milione di giovani precari italiani, 500.000 si rifiutassero di lavorare a carte condizioni, rendendo praticamente impossibile per un’azienda trovare nella sua zona qualcuno che accetti condizioni ai limiti della schiavitù moderna, allora sì potremmo invertire i meccanismi. Perché 500.000 persone in meno significano «per le aziende progetti falliti, penali da pagare, interessi con le banche, fornitori da saldare. Insomma, si mette una ditta con le spalle al muro, esattamente come ora vivono i precari». Diciamo che comincieremmo ad avere potere di mercato, perché influenzeremmo vari equilibri nelle economie di molte città; e soprattutto non verremmo considerati soltanto come dei bambocci con cui giocare.

    Ne guadagnerebbe anche la qualità del lavoro, stimolando la cosiddetta meritocrazia tanto bistrattata in Italia. Perché facendo crescere il costo dei giovani sul mercato, «crescerà anche l’esigenza sulla qualità della stessa»: sostanzialmente l’azienda, dovendo pagare qualcuno non tanto, ma giustamente, sceglierà davvero qualcuno tra i più bravi, visto che i più economici tenderanno a sparire (il ragionamento spendo meno oggi non funziona più, chi lo fa ha perso in partenza).

    Questa cosa andrebbe spiegata a tutte le centinaia di migliaia di giovani sparsi in tutta Italia, anche se gran parte di noi se ne sbatte bellamente di tutto ciò che lo circonda, convinto che prima o poi qualcuno penserà a lui e lo sistemerà, chiedendogli semplicemente un voto. È un cane che si morde la coda, lo so, ma provarci non costa nulla.
    Certo, se esistesse anche qualcuno pronto a tutelare gli interessi delle fasce più deboli da colpire, sarebbe bello. In questo senso non ho ancora capito a cosa servano i sindacati in Italia se non a far fallire Alitalia o a tutelare gli interessi dei vecchi; se il segnale non arriva dalle istituzioni, se nessuno cancella la legge Maroni (quella del contratto a progetto, Biagi c’entra poco), tocca a noi. Svegliamoci, non solo quando dobbiamo parlare di moviola in campo.

    Se le aziende italiane sono così messe male ed incapaci da offrire soltanto un lavoro a progetto, allora esigiamo un compenso più che adeguato per la Nostra Vita.
    Perché, come ha scritto Giuseppe Cubasia nel suo articolo, «esiste una sola vita, come esiste un solo progetto importante: Noi stessi».


    Tronista a Progetto

    marzo 24, 2008

    Claudiano, da Zelig

    Settimana scorsa vi ho rotto le scatole su twitter ricordandovi che una giornalista di RAI 3 della trasmissione “Buongiorno Europa” mi avrebbe intervistato. Intendo dire che per stemperare la tensione causata dalla mia prima volta con una telecamera puntata in faccia, l’ho ripetuto svariate volte, contribuendo a riempire di twitspam la vostra preziosissima TimeLine.

    Perché proprio io. Essere precari ha i suoi discreti vantaggi: ok, non ne ha. Però questa volta la gentile Silvia, la giornalista di RAI 3, navigando per la rete in cerca di disperati da raccontare, ha trovato proprio il mio blog, leggendo alcune simpaticissime vicissitudini che mi porto sul groppone. Quindi, cosa c’era di meglio da far vedere in tv se non la brutta faccia di un baldo giovane di 24 anni laureato nella tanta bistrattata scienze della comunicazione? Quale miglior aggravante se non quella di abitare ad Arcore? Ecco, quindi dopo avermi contattato via mail e via cel, che sono gggiovane, mi sono detto: perché no, alla fine non ho niente da perdere a parte la faccia, la reputazione, ecc… Ma quando c’è da far figure, sono sempre li in prima fila.

    Sticazzi precà. Sicuramente tu che mi stai leggendo sarai gelosissimo del fatto che uno con meno di 100 abbonati ai Feed possa essere finito in tv. In realtà non è vero, anzi, non vedi l’ora di vedere la figura barbina che sicuramente avrò fatto nel media che tutti gli italiani amano. Ok, ma “di cosa avete parlato”, vorrai sapere: col cavolo che te lo dico, bello. Ti guarderai la puntata domenica 30 marzo alle 11 di mattina su Rai 3 (lo ammetto, al massimo on line le puntate le trovi sempre sul sito della trasmissione) e fa niente se hai fatto le 5 perché sei andato in discoteca hai passato la notte su pornotube a guardare tutti gli amatoriali da pagina 1 a pagina 34. Ennò mio caro, fai il piacere di svegliarti e farmi fare un po’ di share, che magari la prossima volta finisco da Fazio o a Ballarò di fianco a Bondi e in un modo o nell’altro vi linko tutti (ti piacerebbe eh?).

    Indizi compromettenti. Vabbé dai, vi posso dire che il tema della puntata sarà “i giovani e il precariato” (wow che fantasia, direte) con dei bei confronti con giovani di altri paesi europei e no, non ho smarchettato a destra e a manca, perché alla fine a “quelli della tv” non frega un cacchio di niente di blog, blogosfera, contenuti e dinamiche varie, però davvero…per una volta fate lo sforzo di guardarmi in tv anche se non ho fatto linguacce o corna. Mi sono vestito da rockstar apposta per l’occasione dopotutto. Comunque sia prometto che, se mai ricapiterà di finire per sbaglio in tv per qualche strano motivo, vi linkerò in modo subliminale; per farvi qualche esempio, mi metterò la parrucca coi capelli di Catepol, indosserò una delle polo mono-colore di Suz, ecc… Così tutti i tele-spettatori sicuramente capiranno come risalire ai vostri blog.

    Nego-centrismo. Dove ho fatto l’intervista? Ma ovvio, a Milano, davanti alla stazione di Cadorna, dove c’è quella bella fontana, un pomeriggio assolato con tanta bella gente. Avevo il mio microfonino nascosto nel maglione e nella tasca posteriore avevo le sue batterie, quella scatoletta da cui puoi regolare frequenze, volume, ecc… Roba da Grande Fratello. Devo ammettere che è divertente osservare come ti guardano le persone quando hai una telecamera puntata, chiedendosi chi diavolo sia questo beota coi capelli lunghi; ma no, “gli autografi non ve li faccio” ho sentenziato io con voce decisa mentre un taxi ed un pullman coprivano la mia voce con clacsonate e insulti da scaricatori di porto, con tutto rispetto per il porto.

    Bravo, bravo Alessandriano.Ho parlato davanti alla telecamera, ho parlato camminando verso la telecamera…ma il massimo dell’imbarazzo e del trash l’ho raggiunto quando mi hanno ripreso mentre camminavo in mezzo alla strada tra la gente, inquadrato davanti e dietro. Perché? Ma è ovvio, è qui la chiave del titolo; giustamente c’erano molti ragazzi e molte ragazzine in giro che vedendo la telecamera mi osservavano curiosi, ridendo e interrogandosi sempre su chi cavolo potessi essere. “Nessuno, pappappero” dicevo io. Secondo me avranno pensato che io fossi il nuovo tronista della De Filippi; mancava la musichetta con stacchetto annesso ed ero a posto.

    Salutame assorate. Ormai sono talmente digitale, così 2.0 che invece che dire “saluto tutti quelli che mi conoscono” o salutare direttamente facendo i nomi, ho detto “saluto it.blogbabel.com”, così in un colpo solo ho salutato tutti quanti.
    Da buon vip quale ormai sono ovviamente diventato, montandomi anche la testa, non posso che darvi appuntamento al 30 marzo, giorno in cui sarà andato in onda. Giusto per discutere un po’ quello che ho detto, che non ho detto per motivi di tempo e che non mi hanno fatto dire perché nel montaggio han tagliato. Così potrò anche fare un post complottistico in cui parlo di censura, ecc…
    Poi non stupitevi se un pomeriggio accendendo la tv su Canale 5 mi vedrete seduto su una sedia rossa con la camicia aperta fino all’ombelico: io vi avevo avvisato.