Troppa pubblicità in tv, sanzione Ue

dicembre 12, 2007

Ma cavolo, in tv non l’hanno detto. “Il numero eccessivo di spot sulle tv italiane è inaccettabile” dice Martin Seylmar, portavoce del commissario Ue alle Telecomunicazioni. Un’altra portavoce, Viviane Reding, usa un tono più minaccioso: “le vostre leggi devono cambiare”. Occhio a dire ste cos, che poi qualcuno prende la palla al balzo.

Marchettari. La norma europea vuole che la durata della pubblicità sia di 12 minuti l’ora ma ovviamente non viene mai rispettata così come viene completamente ignorato l’intervallo di 20 minuti tra uno spot e l’altro. “Le televendite non sono incluse in questi 12 minuti ed inoltre l’autopromozione non viene considerata come pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli”. Vedete voi.
Ma certo. Fino a quanto tutti quanti i mezzi di comunicazione di un paese saranno in mano ad una sola persona pluri-indagata, al di sopra della legge e con fini più che loschi, tutti continueranno a fare il cavolo che vogliono.

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Red Bull ti mette le ali

dicembre 1, 2007

È vero. Infatti la Terra è piatta e tutto gira intorno ad essa.

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La pubblicità finisce sui dvd e i dvd rimarranno in negozio

novembre 29, 2007
http://www.mediashopping.it/
Sì, potreste trovare anche lui su un dvd!

L’idea di inserire pubblicità nei dvd non è sbagliata. È proprio una grande cagata. Qualcuno obietterà subito che sicuramente lo fanno per abbassare i prezzi dei dvd. Certo, come no.

Un brevetto Ibm rende possibile inserire nei dischi «consigli per gli acquisti» non interrompibili

Se prima non andavo al cinema (7.50 euro – 15 mila lire – per vedere un film mi sembra una sottile presa per i fondelli, poi fate voi) e non compravo dvd, ora ho un altro motivo per continuare a non farlo. Ma proviamo a immaginare il ragionamento di un consumatore medio di dvd originali: a) cosa faccio stasera? Mi guardo un film (porno possibilmente); b) vado a noleggiarmi un dvd (anche il noleggio con la pubblicità? Non credo proprio), anzi no, me lo compro così non sono costretto a subirmi anche tutte le fastidiose pubblicità del digitale terrestre o di mediashopping. Si perché ho già acquistato 10 utilissimi microtouch e se ne compro un altro mia mamma mi uccide; c) cavolo no, oltre al danno (il prezzo), la beffa. Sarò costretto a comprarmi i coltelli dello Chef Tony perché li ho visti anche sul dvd, proprio perché hanno interrotto la scena clou (e non sto li a spiegarvi la scena). Però il dvd l’ho pagato poco, ben 3 euro meno (se va bene). Quindi sono felicissimo. Sbagliato.
Una cosa del genere potrebbe essere lontamente giustificabile solo nel caso in cui un dvd originale venisse venduto a poco più del costo dell’acquisto di un dvd vergine. Cavolo, vuoi mettere? Compro un film che aspettavo da tempo proprio per averlo in un certo modo, per la mia collezione e devo trovarci appiccicata sopra la pubblicità? Ma per piacere. Non posso nemmeno cambiare canale, vogliono trasferire la tv in un sopporto digitale. Sarebbe questo il futuro? Il bello è che si parla anche di “gradualizzare” la pubblicità sul dvd: potrai acquistare la versione di un dvd uncut con 1 ora di pubblicità continua, e li forse ti pagano loro stessi per prenderlo o, al contrario, la versione short con poca pubblicità. Cavolo e risparmierai un 2-3 euro non di più, vedrete. Dico questo perché tra un po’ una major qualunque metterà in pratica questa trovata e lo farà non per abbassare i pressi dei vostri amati dvd ma semplicemente per aumentare i propri guadagni; non si possono far scappare questa occasione.
Ragioniamo in termini economici: compro un film per 20, 25 euro (!!!)…mettiamo che per grazia ricevuta me lo fanno pagare 10 euro; bene, devo pagare 10 euro per godermi un’ora di film con chissà quanta pubblicità?! Ma stiamo scherzando, vero? Allora sì che, a quel punto, vado al cinema a godermelo (poi però se voglio bere una coca cola e mangiarmi dei pop corn al cinema, battono cassa con la calzamaglia in testa e spendo 10 euro, ma questo è un altro discorso). E poi parliamoci chiaro, se io compro un film me lo vedrò una volta, a meno che si tratta di Zoolander e lo rivedo 40 volte alla settimana.

Insomma siamo sempre li: raramente si vuole puntare sull’innovazione o sugli utenti, magari fornendo nuove proposte legate ad internet per vendere e diffondere i contenuti digitali. Un po’ di pubblicità e via. Così le major giustificheranno altri guadagni e e così giustificheranno, mentendo, che lo fanno per contrastare la pirateria. Perché ne sono certo, il p2pcome in passato con l’home video salverà le major.

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La pubblicità ora è social

novembre 1, 2007

L’11 settembre 2007 Nick Haley ha postato su YouTube un video da lui realizzato di 30 secondi esatti che mostra le capacità del nuovo ipod touch.
Il filmato, a parte le bande grigie che compaiono è davvero costruito bene: il sottofondo musicale è «Music is my hot, hot sex», della band brasiliana Css. Le parole della canzone sono quanto mai azzeccate e cadono, giuste giuste, su alcune delle molteplici caratteristiche del nuovo ipod che ha stregato molti bloggers.
La cosa se volete rivoluzionaria è che Haley ha ricevuto un’offerta dai Jobs’s Boys e dall’agenzia pubblicitaria TBWA per lo spot stesso, che domenica scorsa è stato trasmesso negli Usa. Un’idea davvero originale, anche perché il video ovviamente è stato costruito con software Apple: quale miglior testimonianza per dimostrare la facilità di comunicare con tutto il mondo e la centralità dell’utente?

L’abbiamo visto anche in questi giorni con le caramelle Valda: grazie ai social media è l’utente il nuovo protagonista, sia nella creazione che nella diffusione dei contenuti.

 

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Pubblicità = progresso?

ottobre 10, 2007

Questo è un post per intenditori, per amanti del genere. Si parla della pubblicità in sé, un pochino di arte, un pochino di me, di voi, della società. Se volete leggerlo tutto (ahivoi sarà lungo, quasi in stile suzuki_consuma_pixel_maruti…ma con piacevoli visioni…!) cliccate sotto. Un consiglio, guardatevi i video tra un paragrafetto e l’altro!

Gli anni ’80, gli anni ’90. Quanti ricordi. L’altro giorno, girovagando per youtube, sono per caso incappato sul video di questa pubblicità; ve la ricordate? Dovrebbe essere del 1990 se non sbaglio. Avevo 7 anni ed ogni volta che vedevo quelle persone circondate da un’aura viola mi sentivo intimorito, un po’ per la musica inquietante, un po’ perché non capivo bene che cavolo avessero di male questi “alieni”; mi spaventavo, perché capivo che l’AIDS era un qualcosa di brutto che associavo alle siringhe, ai drogati di cui parlava la televisione. Del sesso non sapevo ancora un bel niente, non capivo cosa fossero quei rapporti occasionali, quel coso alla fine della pubblicità di forma strana. Ma stavo attento (poi i “drogati”, non di siringhe ovvio, sono diventati miei amici più avanti) perché questa reclam catturava la mia attenzione.


Spot AIDS 1990

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New York Times 2.0

settembre 18, 2007

Il New York Times cambia. Dalla mezzanotte di martedì, tutte le parti del famoso quotidiano americano (compresi editoriali, commenti e archivio) saranno completamente free, accessibili da tutti senza dover pagare l’abbonamento mensile di 7,95 $.

La motivazione ufficiale di questa scelta epocale è data dall’aumento esponenziale degli introiti pubblicitari, secondo l’equazione “più utenti che leggono = più pubblicità”; “più visitatori = più spazi pubblicitari da vendere”. Sinceramente non comprendo ancora se sia la cosa più giusta da fare. Certo, i contenuti prodotti dagli utenti continueranno ad aumentare e a circolare con più facilità, ma non si corre il rischio di vedersi saturati di pubblicità? Il mio dubbio è dato specialmente dal timore di vedere un rapido peggioramento della qualità delle informazioni veicolate.

Avete presente i primi anni ’80 quando c’era qualcuno che grazie ad una concessionaria antagonista della SIPRA vendeva senza limiti spazi pubblicitari agli inserzionisti trasmettendo i primi telefilm americani? Da quel momento in poi è cambiato tutto. Non sto qui a dilungarmi sulla storia radio-televisiva di quegli anni, ma è proprio da li che si è cominciato a guardare in un altro modo i dati Auditel e da li la pubblicità è stata considerata parte attiva nella creazione di un palinsesto.

Lancio quindi la domanda ai più esperti: se anche nei quotidiani – come se ciò già non accadesse abbastanza sia nella versione cartacea che in quella on line – la linea o la curva dell’attenzione si spostasse troppo verso i gusti dei fruitori delle notizie – cioé noi, gli utenti destinatari – a discapito della qualità delle informazioni, non rischiamo semplicemente di trasferire un media tradizionale in un canale nuovo, senza avere in realtà apparenti vantaggi?

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Cambiamenti impercettibili

agosto 28, 2007

Da Corriere.it

La catena neozelandese “Hell Pizza”(Pizza Inferno) ha avuto la brillante idea di pubblicizzare le proprie pizze con cartelloni pubblicitari su cui era impressa l’immagine di Hitler. Sul cartellone compariva il fuhrer che eseguiva il saluto nazista con una fetta di pizza, reclamizzando il prodotto con queste simpatiche parole: «È possibile far credere alle persone che il paradiso sia l’inferno». Subito giu polemiche.
Il giochino di fare campagne così forti e provocatorie è sì pericoloso, ma intanto in tutto il mondo parleranno di te, anche se il rischio di farsi una cattiva immagine è molto alto. Ma non è la prima volta che la catena “Hell Pizza” fa cose di questo genere: negli anni passati ha infatti prodotto sette diverse pizze chiamate come i sette peccati capitali; la campagna più hard era però legata alla pizza del peccato della lussuria: la Hell Pizza spedì ai potenziali acquirenti dei preservativi (che non servivano a condire la pizza).
Così il buon vecchio Hitler è stato immediatamente sostituito dall’immagine di Benedetto XVI. Era fin troppo scontato; dopotutto il ragionamento logico, il collegamento tra i due non fa una grinza. Nella nuova pubblicità si vede il Sommo Pontefice con un pezzo di pizza in mano che dice: «L’inferno è reale ed eterno». Come dargli torto? È da poco infatti che il papa ha abolito il limbo, diamogli tempo per arrivare anche all’Inferno.

Alla Hell Pizza sono furbi, hanno fregato tutti quanti tenendo lo stesso messaggio con una trovata comprensibile non a tutti.
Secondo voi quindi, cosa cambia tra i due cartelloni? Secondo me niente.

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