Pronto Silvio, come posso esserle utile?

giugno 26, 2008

da Blogosfere.it

«In Rai sono tutti raccomandati, a partire dal direttore generale. Ci lavora solo chi si prostituisce e chi è di sinistra»

Queste le parole pronunciate da Berlusconi il 20 dicembre 2007. Ora invece è in arrivo l’ennesima ondata di cacca (ho rispetto per la merda), con le nuove intercettazioni che riguardano il Presidente del Consiglio, le raccomandazioni Rai, la corruzione, la compravendita di Senatori, Evelina Manna, ecc…

I tg Rai e Mediaset avranno il loro bel da fare stasera nel cercare di raccontar più balle del solito. Presumibilmente l’attenzione verrà spostata sul fatto che è stato intercettato, non sul contenuto, ovviamente.

Sti giudici comunisti non hanno proprio niente da fare. Tanto queste non sono priorità per gli italiani.
Infatti, sono priorità sue.

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«Gazebizzati»

dicembre 20, 2007
Non ho mai parlato di calcio su questo blog e me ne guarderò bene dal farlo visto che non è proprio il luogo adatto. Anche se in questi giorni ne avrei a valanga di cose da dire (capitemi, sono interista e di sinistra), viste le ulteriori intercettazioni e gli altri sviluppi emersi che non hanno fatto altro che dimostrare perché certa gente 2 giorni prima abbia messo le mani avanti:
Non esistendo più da tempo, in questo Paese, un’etica e neanche un’etichetta condivisa, l’intero sconquasso di Calciopoli, come già era avvenuto per la più pregnante Tangentopoli, è stato retrocesso da Scandalo Nazionale a opinabile regolamento di conti tra club rivali. Fino all’autorevole e definitiva esternazione di ieri l’altro del presidente del Milan Berlusconi, al quale per liquidare Calciopoli è bastata una mezza frasetta di scherno tra un comizio volante, una galanteria alla Canalis e un antipasto. Neanche la fatica di un’intervista o una conferenza stampa: per liquidare come una inutile buffonata la giustizia sportiva, all’uomo più ricco del Calcio e della Nazione è bastata una battuta di un secondo, lo stesso tempo e la stessa fatica che si impiega a togliersi una briciola dal bavero.
Il paese si riflette anche e soprattutto in questi casi, in queste cose. Da un po’ di tempo infatti la politca italiana è stata letteralmente “gazebizzata”; non esistono più i confronti seri, i dibattiti, le discussioni, le proposte, non esiste più la politica stessa: per la fortuna dell’Ikea esistono i gazebo, luoghi riparatori e di ritrovo per anonomasia in cui dimostrare, dare credito, firmare, appoggiare, mostrarsi alle telecamere, raccogliere voti e condurre battaglie. Per dire, il mio vicino di casa ne ha messo fuori sul marciapiede uno per raccogliere firme affinché qualcuno gli tagli il prato una volta alla settimana. È questa la modernizzazione della politica, è questo il futuro partecipativo che ci aspetta.
Come si fa a capire il confine tra lecito e illecito se, per esempio, la misura dei diritti e dei doveri è totalmente sostituita da quella dei favori e degli sgarri? Il Moggi che apparve in lacrime davanti alle telecamere nei giorni di Calciopoli, annunciando il suo ritiro dal calcio e dicendo che gli avevano “rubato l’anima”, era un evidente refuso del romanzo all’italiana. Si poteva sospettare che gravasse su di lui qualcosa di simile alla vergogna, o quanto meno al disagio. Non che ci si aspetti il harakiri, qui da noi: fortunatamente, e detto senza alcun sarcasmo, sappiamo sempre anteporre alla nostra rovina e al nostro disonore un piacere di vivere che ad altre latitudini evidentemente difetta. Però, ecco, ce ne fosse mai uno che, pur convinto in cuor suo di essere una vittima delle toghe nerazzurre, stimasse più opportuno defilarsi un attimo, cambiare aria e luoghi, rifarsi un equilibrio lontano dai riflettori.

Ma no, macché, l’anima rubata a Moggi è stata rintracciata in pochissimo tempo, in fondo riconsegnata quasi a furor di popolo da tifosi e amici, da giornali e televisioni che lo hanno recuperato socialmente, e soprattutto dall’autoassoluzione che è la risorsa nazionale più inconsumabile. Crederci innocenti e vittime eterne di torti e persecuzioni, sia come individui che come categorie, lobbies, caste e famiglie, è quanto ci rende immortali, se lo segnino bene quelli del New York Times.

Moggi in realtà è una metafora moderna (presto questa voce apparirà nell’enciclopedia). Al posto del suo nome potrebbero essercene moltissimi altri e il risultato non cambierebbe. Quindi, in una società gazebizzata e priva di alcun tipo di etica, morale o giustizia, anche delle intercettazioni, anche delle voci vere e dirette vengono facilmente strumentalizzate a piacere, dimenticate e criticate.
Ascoltare Saccà che, sfoderando un leccaculismo incredibile, fastidioso persino al triste “capo”, dire a Berlusconi che non gli ha mai chiesto niente perché è troppo civile, quando in diretta gli sta facendo dei nomi di starlette qualsiasi fa sorridere; come a sua volta ci fa fare 4 risate il buon vecchio Silvio che attacca la Rai (con la solita tattica dello sviare il polverone altrove) affermando che in Rai, appunto, lavorerebbe soltanto “chi si prostituisce o chi è di sinistra” (quindi, seguendo il ragionamento, gente come Vespa si prostituirebbe, forse ha ragione Berlusconi). Parole dette da chi, nella telefonata con Saccà, “suggerisce” il nome di alcune avvenenti attrici. Ma lui ha ed è stato «gazebizzato» (e si è anche scottato con la borsa dell’acqua calda, diamine!), quindi tutto è lecito.
E allora vuoi scandalizzarti se qualche politico milanese da 4 soldi decide di autotassarsi per comprare un calciatore? Non bastava finanziarlo col digitale terreste o con altre vie indirette, ora servono i gazebo per comprare Ronaldinho, altrimenti non vale la pena muoversi per niente. Mi dispiace quasi far notare ai politici milanesi dai faraonici stipendi che la gente fatica a comprare il pane e la pasta, a far benzina e ad andare avanti, visti i rincari; mi dispiace perché poi sembra che io scriva le stesse cose, che io faccia demagogia e che io parli di aspetti scontati. Ma questi non se ne rendono conto, perché…anche loro sono stati «gazebizzati».
Gazebizzati anche tu, a casa o con gli amici e sul tuo blog campeggerà miracolosamente la scritta «You’ve officially been gazebized!».


Come funziona la tv in Italia

novembre 22, 2007

volevo postare il video in cui Berlusconi paragona il cervello degli italiani ad alunni di scuola media non dei primi banchi ma non l’ho trovato

Io sto dalla parte di quei teorici che vedono la tv più come uno strumento di controllo sulle masse. Forse perché mi piacciono i complotti e le storie intricate ma mi piace andare a rovistare dietro le cose e capirci qualcosa. O forse perché non c’è miglior strumento che possa tenere a bada o educare popolazioni intere come la tv. E dalle intercettazioni (e dalle reazioni previdibili di mediaset) del 2005 si possono capire facilmente moltissime cose, tantissimi aspetti di come venga fatta televisione in Italia e chi abbia saldamente in mano la gestione a piacimento dei mezzi di comunicazione, potenza di fuoco di portata incredibile, soprattutto in un paese vecchio cresciuto a pane, DC e televisione come il nostro.
Leggendo i testi delle intercettazioni non rimango stupito di nulla, anzi, ho un’altra certezza e imparo una lezione pratica che prima conoscevo solo per studiata: in tv non c’è nulla di vero o lasciato al caso. Finzione è se vi pare ma anche se non vi piace; chi ha partecipato ad una qualunque registrazione di una trasmissione tv come pubblico può capire bene e in piccolo di cosa parlo.
Non c’è da star allegri però perché la situazione italiana è un’anomalia tutta nostra e speciale a cui nessuno ancora ha avuto il coraggio di far fronte se non con slogan tutti elettorali. Parlo del famoso e bistrattato conflitto di interessi che secondo me andrebbe chiamato col nome giusto e cioé “conflitto con una qualsiasi democrazia o forma di pluralismo del mondo occidentale”, che in altro modo viene chiamato grande fratello. Siamo arrivati infatti ad un punto in cui il giorno prima ci tolgono “20” ma il giorno dopo ci ridanno “10” e quindi facciamo festa; siamo ad un punto in cui ci stupiamo quando sentiamo parlare di diffusione della droga o di cose che tutti sanno e fanno finta di non sapere. Ma è il sistema che è malato, rotto e molto più orwelliano di quanto sembri e sentire che addirittura certe persone si preoccupavano del fatto che la morte del papa avrebbe potuto aumentare l’astensione alle elezioni non è niente di speciale ma lo è agire di conseguenza sui tg e sulle modalità con cui riportare risultati elettorali, per cercare di nasconderli o ritardarli. E parliamo di elezioni regionali perse nettamente dalla cdl; se invece fossero uscite intercettazioni sulle ultime politiche staremmo parlando di colpo di Stato, perché nessuno sa bene cosa sia successo al Ministero degli Interni. Di poco ma l’abbiamo scampata. È normale nel campo della comunicazione televisiva pensare all’ordine delle notizie di un telegiornale, decidere cosa dire o non dire, ma non lo è fare trasmissioni-approfondimento pilotate soltanto da una parte e considerare tutto questo professionale come mediaset vuole far credere. Per non parlare della solita reazione di chi non ha mai chiarito il proprio passato, l’origine delle proprie fortune e tante altre cose avvalendosi della facoltà di non rispondere e della facolta di non farsi processare. E la cosa che mi da più da pensare e mi fa rabbrividire è che probabilmente la gente che provvede a fare tutto questo non ha ricevuto particolari direttive, se non ai piani alti, ma lo fa per fare bella figura col padrone; senza immaginare le catastrofiche conseguenze a cui porta avere dei mezzi di comunicazione servi di un padrone, di una persona nemica della libertà e del pluralismo.

Nei 5 anni di buio, ma anche nei 50 anni di precedente storia radio-televisiva, abbiamo avuto tanti sintomi, tante avvertenze di come andavano realmente le cose: dagli editti bulgari alle rimozioni dei direttori dei grandi quotidiani, dai telegiornali in cui le notizie spinose non venivano date o raccontate per ultime, seguite da servizi piacevoli per il pubblico, ai finti scandaletti che servivano per parlare d’altro, distogliere l’attenzione pubblica da leggi ad personam che dovevano passare, ecc… Tutto in stile P2, come loggia massonica aveva insegnato.
E chi pensa che programmi mediaset come striscia o zelig siano liberi e di sinistra è una persona disinformata; anzi, quei programmi sono i pochi esempi viventi di satira di destra, cioé quella che, facendo finta di sputtanare un personaggio, finisce per farlo apparire simpatico e buffo. Credete davvero che a mediaset passi qualcosa inosservato? Pensate che non facciano vedere quello che vogliono? Come direbbe Luttazzi, il compito della satira, dovrebbe essere quello di demolire un personaggio: si sa, la satira di Luttazzi fa male, molto male infatti, tanto da dover ricorrere ad allontanamenti. C’è qualcuno che sostiene che la differenza tra questo periodo ed il precedente sia che prima non sapevamo nulla di quello che accadeva, in tipico stile della destra che ha bisogno di controllare e censurare, mentre ora sappiamo fin troppo, in questo caso probabilmente per incapacità di gestire un rapporto diretto coi cittadini. E ripeto, venire a sapere che le trasmissioni andavano in onda a reti unificate non mi stupisce, come non stupisce che in Italia venga costantemente impedita la nascita di un terzo polo mediatico: basta andarsi a vedere le ultime leggi, passando per la Mammì, per la Gasparri, fino ad oggi, in cui nessuno ha le palle di parlare di 10 milioni di firme raccolte ai Gazebo (un quinto della popolazione italiana compresi i neonati) e di come venivano raccolte on line ad esempio. «Perché che Berlusconi sia bugiardo è considerato un fatto endemico della scena politica, un’eccentricità del suo carattere, una forzatura retorica serenamente metabolizzata. Come se dieci milioni fosse uguale a cinque o a due o a uno. Personalmente, temo molto l’assuefazione, che è l’ingrediente fondamentale del conformismo».
Ora in molti avranno capito come funziona realmente la televisione italiana e moltissimi altri continueranno a guardarla facendo finta che non sia successo niente, talmente assuefatti come sono alla verità che ritengono assoluta riversata dalla magic-box. Purtroppo però è la struttura Italia che non può più funzionare nei suoi meccanismi, superata, quel sistema il cui motto per vivacchiare è “va tutto bene, tanto tutti devono mangiare”; noi italiani infatti, piccola gente con un piccolo cervello, non abbiamo capito che il meccanismo è rotto da troppo tempo e per tirare avanti crediamo davvero che inculare il prossimo porti i suoi frutti. E che il paese intero possa andare avanti all’inifinito così. Fino a quando, il giorno dopo, non è il prossimo che incula noi. Il cerchio della vita di un italiano-medio, che vive nel sogno della favola berlusconiana.

Forza, Italia.

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Ciao Enzo

novembre 6, 2007

Da Corriere.it

Se ne va Enzo Biagi, classe 1920, ultimo della scuola di quei giornalisti obiettivi, veri, posati, professionali. Dopo Montanelli se ne va un grande uomo, forse l’ultimo che ne ha viste e raccontate di tutti i colori, che ne ha vissute tante in prima persona, in prima fila, attenendosi ai fatti.
Enzo Biagi era una di quelle persone che ascolteresti per ore, un uomo mai stanco degli allontanamenti, delle dimissioni forzate e degli editti bulgari nonostante facesse interviste e programmi sempre scottanti, e per questo veri.
Credo che il modo migliore per salutare Enzo Biagi sia mantenere il livello di sobrietà che da sempre l’ha caratterizzato, anche nei suoi innumerevoli aforismi:

Nella storia dell’umanità non cala mai il sipario. Se solo ci si potesse allontanare dal teatro prima della fine dello spettacolo

E ora lasciamo che tutti i giornalisti paraculi della carta stampata sviolinino pomposamente l’addio ad Enzo Biagi, senza che nessuno sia degno di pronunciare giudizio su di lui oggi, probabilmente nemmeno io; nessuno infatti, proprio nessuno si è ricordato di lui negli anni seguenti all’ultimo allontanamento forzato dalla Rai, nessuno ha osato rompere il silenzio nei 5 anni di buio.

Ciao Enzo, voglio solo ringraziarti per aver sempre raccontato la verità, bella o brutta che fosse. Ci mancherai.

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…ma liberaci dal Vaticano, Amen.

maggio 19, 2007

Vignetta di Vauro da Bispensiero.it

Qualche aggiornamento e/o materiale di supporto in merito alla vicenda “preti pedofili”. Nell’ultima puntata di “Anno Zero” infatti, Santoro ha promesso che si batterà per convincere la RAI a trattare i diritti per poter trasmettere il documentario della BBC del 1 ottobre 2006 “Sex crimes and the Vatican” che ormai su Internet è diffusissimo.

Per inciso sono venuto a conoscenza sempre dalla trasmissione di Santoro di giovedì scorso (il tema era la casa) che in Italia il 22% degli immobili è di proprietà del Vaticano (1 su 5 insomma) mentre a Roma 4 case su 10 sono di proprietà della chiesa. Ricordo anche che la chiesa, a differenza di ogni italiano che non evade le tasse, non paga imposte dovute e ha enormi sovvenzioni statali. Alla faccia dei pensionati, di chi non riesce a mettere su famiglia o a comprare una casa, di chi fa fatica a mantenerla…insomma, il Family day è stato proprio azzeccato, hanno centrato i temi giusti per incentivare e rinforzare la famiglia. Se per esempio fossero partiti dai precari che una famiglia la vorrebbero anche costruire sarebbe stato più intelligente; oppure che so io, finanziamo asili nido, costruiamone di nuovi, diamo bonus per i nuovi bebé visto che gli italiani non fanno più figli (riescono a fatica a badare a sé stessi; siamo ultimi nel tasso di natalità tra gli stati europei), diamo sostegni veri alle famiglie così come funziona normalmente nei paesi civili. Leviamoci dalle scatole l’8×1000 che arriva subdolamente e segretamente alla chiesa che riceve i nostri soldi anche se nessuno voleva darglieli, oppure utilizziamolo per altre cose. Cominciamo a verificare come funzionano le cose alla famosa Banca Vaticana, un tempo fortemente connessa alla loggia massonica P2 e ora…chissà, parliamo della vera storia di quel papa che è durato 33 giorni

Da Bispensiero.it

Tornando a cose più recenti, arrivare a parlare del patrimonio della chiesa cattolica mi sembra troppo noioso, così come tornare a parlare della fortissima ingerenza sulla politica. Mi limito però a citare un Matteo 19,21:

[…] Va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi […].

In alcuni casi rispettare le scritture non sarebbe male: così come noi (e i politici in teoria) siamo tenuti a rispettare la Costituzione, le alte cariche vaticane dovrebbero rispettare le scritture, metaforicamente equiparabili a leggi. Perché nel caso del Crimen Sollicitationis, si può fare riferimento ad un comandamento che recita “non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” che credo verrebbe pesantemente violato.

Spero che un altro spicchio di pubblico (oltre a quello di Internet) possa avere la possibilità di visionare il filmato della BBC sulla RAI, visto che l’altra sera ho anche scoperto che paghiamo il canone solamente per trasmissioni o reality di livello davvero offensivo alla specie umana. Tempo fa a “Le Iene” su italia1 era andato in onda un servizio intitolato “Libera Nos a Malo” che trattava di preti pedofili e menzionava gli scandali avvenuti negli Stati Uniti proprio in seguito alla scoperta di un’abitudine così diffusa nella chiesa (centinaia di preti coinvolti e risarcimenti che hanno superato il miliardo di euro alle famiglie; la storia ha fatto il giro del mondo, saltando l’Italia ovviamente). La cosa però non era stata presa in considerazione da nessuno: non c’era infatti nessun politico con il naso impolverato…


Italia chiusa ai “giovani”

aprile 11, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Un paese sempre più sigillato, vecchio ed arretrato…per i giovani che vogliono fare i cittadini, la parte attiva del domani, quella che vorrebbe partecipare. Una sorta di riflesso blogosferico. Non parolo di coloro i quali si accontentano del valore medio.

Non vorrei fare il moralista, rischiare di fare la figura di quello che si innalza e giudica. Ma ancora una volta sottolineo che i veri problemi secondo me sono anche questi: un paese vecchio, votato allo sfascio, in cui nessuno parla di soluzioni concrete, centrando i veri bisogni della società non può che avere un funesto avvenire.

«Non possono né decidere, né esprimersi. Sono considerati sempre dei motori da utilizzare, ma non capaci di produrre e di generare il nuovo. Io non penso che il mondo debba essere gestito solo dai giovani, ma c’è spazio per tutti, naturalmente bisognerebbe anche dialogare… ». Infatti, magari prima parliamone. E’ troppo facile fingere di ascoltare per una croce sulla scheda alle elezioni e poi fare il cavolo che si vuole, come sempre; è un circolo continuo che si ripete, va su quello, non fa niente e voto l’altro e così via. Secondo voi serve davvero a qualcosa un sistema come il nostro?

Ci vogliono così insomma e non facciamo altro che dargliene adito. Poche persone decidono, si circondano di organismi parassitari pronti a succhiare i succhiabile che puntano al proprio circolino molto auto-referenziale: this is il mondo politico italiano. Forse sono troppo utopico, mi direte, ma circondarsi dei migliori uomini di cultura, specializzati in ogni campo, per governare o meglio, migliorare un paese, non sarebbe male: una sorta di Tecnocrazia illuminata. Che parte dal basso magari. Così forse non avremmo un Mastella ministro della Giustizia, un creativo Tremonti (ex) ministro dell’economia o un Calderoli…punto, basta il nome.

Ma «da soli non si cambia nulla. Una sola persona non ce la può fare, la società è un sistema da educare». Sì, ma non deve essere mediaset, la Rai o la Cei a fornire il modello educativo che dovrebbe seguire la società italiana. Per lo meno non in questo modo.