Made in Italy but not for Italy

novembre 28, 2007

In Italia ci si lamenta che la ricerca è ferma, non si va praticamente avanti. I cosiddetti cervelli scappano, felici di poter lavorare e venire valorizzati e soprattutto pagati altrove. Sì perché lo Stato italiano spende moltissimo nella formazione universitaria ma quando poi si arriva alla fine del percorso di studi, momento in cui tutto un paese può guadagnare del lavoro di una persona sola, ecco comparire l’incantesimo: lo Stato italiano infatti regala letteralmente tutti coloro che potrebbero contribuire ad un miglioramento complessivo della società a qualcun altro, gratuitamente. Insomma, non basta lo sperpero economico ci deve anche essere quello delle risorse umane vere e proprie.

I ricercatori italiani si dividono principalmente in 2 categorie: chi fa il proprio lavoro non solo per passione ma perché è masochista e non viene pagato o riceve giusto un rimborso spese e chi ha la “fortuna” di avere un contratto a tempo, con la caratteristica comune dello sfruttamento e della paga più bassa di un operaio neo-assunto (con tutto il rispetto dovuto, ovviamente). Loro hanno anche un blog e tra le tante cose, non chiedono poi così tanto. Mille euro al mese sono ancora poche, purtroppo, al giorno d’oggi…figuriamoci per un ricercatore precario.

E il bello è che non solo ci guadagnerebbero loro, i ricercatori, ma anche noi; è ovvio, perché se io posso permettermi di lavorare tranquillamente e sapendo che ho le spalle un po’ più coperte, lavoro meglio, senza troppi pensieri in testa. E se ricerco meglio, lo faccio anche e soprattutto per il mio paese.

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Peace and Love

novembre 27, 2007

Gli italiani che fanno la spesa sui viali preferiscono le prostitute dell’Est non solo perché costano meno delle italiane, ma perché con loro soddisfano il «bisogno di affetto e di comprensione». Tipico, siamo dei mammoni anche quando andiamo a pu**ane.

«Gli italiani vogliono sesso, il buon, caro, sano, vecchio sesso. E magari anche un briciolo di affetto, vero o immaginario, che non guasta mai»

Vai da una prostituta e cerchi affetto? Mi sembra un po’ strana come cosa; comprati un cane o un gatto se vuoi affetto. Ti lamenti di una donna che si prostituisce perché non ti da affetto?! Ma sei scemo?

«Con il sesso molti cercano anche affetto e un rapporto con la donna in generale, spesso l’atto vero e proprio passa in secondo piano»

Ah ok, è vero che le donne ci vogliono romantici; voi che pagate delle donne per fare sesso siete così originali, così sentimentali. Però, secondo lo studio fatto da Transcrime (nome quanto mai infelice…) emerge che a questi clienti non interessa la tragedia che spesso si nasconde dietro una prostituta “(per loro infatti «la tratta non esiste» o al massimo coinvolge poche persone e le «vittime» della prostituzione sono proprio i clienti «sfruttati a causa del naturale bisogno di sesso tipico del maschio»)”. Anzi, preferiscono le donne dell’Europa orientale o le cinesi proprio perché provengono da Paesi in cui vi è il «dovuto rispetto» per il maschio e quindi manifestano remissività anche nei confronti dei clienti italiani. Ah ecco, ora i conti cominciano a tornare…altro che affetto, secondo me è più un gioco di ruolo in cui il maschietto di turno pensa di tramutare il desiderio delle sue aspettative su una donna-oggetto che per soldi, è disposta a diventare una proiezione qualsiasi della mente di questi stessi clienti. Che dimostrano un malessere ed un’insofferenza di fondo verso le loro donne italiane, pur accampando scuse alquanto ridicole.
E veniamo quindi al dunque: parlando delle compagne o delle mogli infatti gli intervistati affermano che «ti costringono ad andare in cerca di sesso a pagamento perché quando ti sposano ti promettono che farai sesso tutte le volte che ne avrai voglia (e sennò chi si sposerebbe?), poi usano il sesso come una risorsa, un’arma, uno strumento per ottenere quello che vogliono». È vero che noi uomini abbiamo un naturale e fisiologico bisogno di fare sesso (lo so, è brutto da dire ma è così e le donne non potranno mai capirlo, lo dico ingenuamente e spassionatamente, senza voler dare colpe a nessuno) ma è altrettanto vero che da una ricerca come questa e da tantissimi altri studi, sondaggi, ecc…non fa altro che emergere un elemento: il matrimonio non è mai stato in crisi come ora e lo sarà sempre di più. Non scopro l’acqua calda e non voglio mettermi a parlare d’Amore, non è il caso, ma oltre al matrimonio è sicuramente in crisi anche la coppia normale, quella classica con le sue istituzioni e il precariato e la mancanza ulteriore di minime certezze non farà altro che accentuare tutto questo. Probabilmente è in crisi l’Amore tradizionale stesso e tutti quei princìpi che pensavamo fissi e immutabili e che in teoria contribuiscono alla durata di un rapporto stesso: si è infatti sempre parlato di fedeltà, sincerità e che è impossibile amare più di una persona contemporaneamente per esempio; forse sono tutte cazzate che appartengono ormai ad un’altra era o forse no, sta di fatto che per rimettere in moto tutto quanto e per rimettere in moto tutti quanti a tutti serve tanto Amore. Pensate come sarebbe bello vivere nel perenne stato della prima fase di un innamoramento, con usi, costumi e consumi (anche economici) derivati, diciamolo senza paura. È un’ovvietà, peggio di un pensierino di seconda elementare ma non si usa più parlare d’Amore, fateci caso.

Peace and love, beli beli.

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Se potessi avere 1000 euro al mese…

gennaio 7, 2007

Si legge, ogni tanto, qui e qui, su qualche quotidiano on line, ma come al solito non fa breccia; una veloce lettura all’articolo, qualche lieve lamento…ma il dibattito vero non scatta mai.

E così, tra i 6 e il 7 gennaio 2007, qualche giornalista di Repubblica.it e Corriere.it scopre che in Italia ci sono orde, schiere di precari, ricercatori sottopagati e in condizioni, non solo di vita ma anche di lavoro, pietose. Il lavoro occupa gran parte delle giornate: spesso si arriva a 45 ore settimanali (9 al giorno insomma quando va bene) senza accorgersene; senza un “arrivederci e grazie”, senza un “perfavore”; nessuno ti chiede se “hai voglia di fare straordinari non pagati e che di fatto non sono straordinari”. Un po’ come in molti centri commerciali quando il personale si trova l’orario già fatto, senza aver dato nessuna disponibilità, comprendente: domenica, giorno di festa, ecc… Signoraggio? No, benvenuti nel mondo del lavoro. E magari uno lo fa per sperarein un posto fisso, in una gratificazione professionale che non c’è mai, per un fin, uno scopo di ricerca che può salvare vite, che può essere vitale per migliaia di persone. No, perché “uno su 4 ha più di 35 anni”, e visto che a 35 anni non si è più così tanto giovani come ci vogliono far credere ma qualche certezza in tasca si vorrebbe avere, evidentemente il sistema ricerca-precari-Italia funziona bene: come sempre al contrario.

Di questo passo, tra una decina d’anni, si leggerà di “un campione di giovani fino a 40 anni”. E i giornalisti? Ma che giornalisti abbiamo nella Repubblica delle Banane? Voi dite che non si fanno domande? Pensano solo a compiacere il proprio editore? Probabilmente sì; voglio sperare che almeno molte cose se le chiedano.

E poi perché da un articolo, come spessissimo accade in altri paesi, non nasce un dibattito parlamentare? Perché nessuno ne parla mai??? Si parla più volentieri di cambiare la legge elettorale (ma che cavolo di problema è adesso, scusate?!?!?! Ennesima prova che il problema è “essere rieletti od eletti” e riattaccarsi alla poltroncina, coi soliti canali tv che tromboneggiano a destra e a manca). Come avevo già suggerito, la soluzione siamo noi, cittadini, non le cariatidi parlamentari, che i problemi nemmeno conoscono. Loro parlano di default, in modalità random, sul problema – in politichese teatrale – settimanale estratto dal cilindro: tutto il resto è dimenticato.

E ora via con la moda-inchiesta sugli ospedali sporchi. Un bel problema sì, ci mancherebbe: ma evitiamo di far vedere i corridoi dei sotterranei coi tubi sul soffitto dicendo che sono reparti ospedalieri. Inomms, si fa vedere quello che fa comodo e che si ha voglia far vedere. Questo la gente, lo spettatore medio, non lo comprende. Prende per oro colato tutto quello che sente dalla tv, insegnamento vecchio come la DC. E’ lo stesso motivo per cui il nano portatore di democrazia avrà sempre presa sulle masse: lui esiste solo grazie alla tv, e lo sa bene; senza la tv, non esisterebbe. Probabilmente sarebbe in un monolocale con le sbarre alle finestre.

Chi fa televisione quindi dovrebbe pensare specialmente alle conseguenze: non solo allo scoop in stile “studio aperto”. Ora l’ipotesi di Karl Popper sul fatto che per fare televisione ci voglia “una patente”, l’ho compresa più a fondo: non era un’idea stupida.

Resta il fatto che senza una ricerca con le palle, nessun paese può andare avanti: si continuerà quindi a parlare di carbone da una parte e di nucleare dall’altra confondendoli con le vere energie alternative; si parlerà del mutamento del clima, del riscaldamento della temperatura che porterà allo scoglimento dei ghiacci..ma si farà qualcosa? O dopo il servizio alla tv tutto viene dimenticato? E poi perché se ne parla? Per l’aspetto economico, perché si perderebbero miliardi di dollari in turismo. Non per altro, tipo la salute delle persone e del posto in cui si vive. Di fronte al capitalismo, ai soldi, al potere economico, qualche vita può benissimo essere sacrificata.

Panta rei: dolcemente e candidamente si parlerà del passato e quindi si continuerà a tornare indietro nel tempo.

Questo il miracolo italiano.