Finto Progressista

giugno 13, 2007

vignetta di Mauro Biani del 2006; da scomunicazione.it

A quanto pare sono un finto progressista.

Prendetela come una seconda parte, o una risposta ad una vicenda che fa fare figuracce (questo sì) sia alla San Lorenzo che all’Italia.

Prima però vorrei far notare come da qualche anno in Italia fioriscano progetti. Contratti per progetti di ogni tipo: un contratto a progetto per lavorare in un call center, un contratto a progetto per pulire i cessi… Progetti che cambiano il futuro di un’azienda, concordati, da ultimare ogni mese. Dopo che sono riuscito a pulire i cessi dell’azienda infatti il mio progetto è concluso, il mese successivo ne avrò un altro per pulire i lavandini. E così via. Un contratto al mese toglie la tassa di torno.

Lavoro per anni nel call center della San Lorenzo? Perché allora non dovete assumermi? Mi avrete valutato, no? Perché ti faccio comodo come numero 600? Che diavolo di progetto devo ultimare? Rispondere eternamente alle domande dei clienti? Vendere i prodotti? Qualcuno si chiede perché questi contratti sarebbero da trasformare in assunzioni: vedete voi, chiedetevi cose come “vendo solo per una settimana, un mese…oppure sono li da 5 anni per ultimare un fantomatico progetto senza fine?”. E’ questa la flessibilità italiana nel lavoro? Ma per piacere.

La colpa, in primis, non è delle aziende, ma si sa. E’ lo Stato berlusconiano che ha fornito questa scappatoia per poter assumere personale avvantaggiandosi di notevoli sgravi fiscali e soprattutto per poter dire che i posti di lavoro aumentavano. E grazie al cavolo. Ovvio che tutti preferiscono usare la formula “cocopro”. Così siamo capaci tutti di assumere. Cavolo, le aziende italiane sanno proprio investire nel futuro e rischiare puntando sulla propria forza lavoro, valorizzandola. Poi leggo che (la San Lorenzo, ndr) “sposta i call center in Romania, paese dell’Unione Europea, dove lo schiavismo non è consentito, e dove, BTW, le persone, specie i giovani, conoscono 3 lingue “di default”, tanto per dire”. Ok, perché in Romania e non in Francia, Germania, Inghilterra…o Svizzera? Se stiamo scherzando ditemelo che così mi diverto anche io.

E poi…? Evadi il fisco per 10 milioni di euro (ti ha fatto comodo in tutti questi anni eh?), attenzione, non perché il sindacato ha di colpo deciso che in tutti questi anni lo hai effettivamente evaso (attenti alla sottigliezza), ma piuttosto perché non hai assunto uno straccio di lavoratore…e ti arrabbi con l’inps? Eh no miei cari. La proposta è in realtà al contrario: come promesso, dovresti assumere, o meglio, regolarizzare, un tot.numero di lavoratori subordinati (in quanto sottostanno a vincoli di orario, ordini di superiori, ecc…). Visto che entro il termine previsto non hai fatto un bel niente e te ne sei fregato, pensando solo ad incolpare stato e sindacato (e badate bene che con i sindacati ho il dente avvelenato) ti ricordo che in questo modo hai evaso il fisco per XXX anni. Quindi non è che lo Stato ti costringe a metterti d’accordo per non pagare, ma semplicemente ti viene in contro. Preferisci pagare 10 milioni di euro o pagare qualche contributo (non molto visto che lo stipendio di un operatore di call center, all’anno, credo non superi i 10-15 mila euro lordi) a molto meno che 1/3 di 600 lavoratori?

E’ ovvio, l’azienda preferisce pensare di continuare a sfruttare bellamente chi ci lavora. E’ comodo usare 600 persone precarie piuttosto che 100 tutelate da un contratto.

Anzi, è simplicissimus.

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Delocalizzazione oleosa dei call center San Lorenzo

giugno 12, 2007

Gira ormai da un po’ di giorni per la rete la notizia secondo la quale San Lorenzo (Imperia), l’azienda che tra le altre cose produce l’olio più amato dai bloggers, chiuderà i suoi 30 call center in Italia, trasferendoli in Romania, che ogni costo (seppur irrisorio) si porterà via. In Romania la società, creata ad hoc si chiamerà Remarc s.r.l. Piccolo problema, in questo modo rimarranno a casa 600 operatrici, che da precarie prese per il c*lo diventano semplicemente disoccupate. Si legge, nell’articolo del Secolo XIX che l’azienda avrebbe evaso “Dieci milioni di euro […], venti miliardi circa di vecchie lire tra contribuzioni e previdenze[…]. Sarebbe questa la cifra contestata da Inps e Ispettorato del lavoro alla San Lorenzo srl, l’industria alimentare imperiese che ha deciso di cancellare dall’Italia il suo call center e così licenziare in un colpo 600 persone. La mega-sanzione (interessi compresi) sarebbe risultata al termine di un’ispezione eseguita da entrambi gli organi di controllo, volta appunto ad accertare la posizione degli addetti ai vari call center, tutti inquadrati come collaboratori: invece, secondo Inps e Ispettorato, lavoratori subordinati, cioè dipendenti.”

Esattamente. La CGIL di Imperia aprirà probabilmente una vertenza nazionale, ma intanto i lavoratori sottopagati se ne rimangono a casa.

Luca Conti intanto ha scritto una lettera aperta alla Direzione Generale della San Lorenzo; il sunto della risposta è questo: “Noi siamo un’azienda solida, giovane e desiderosa di crescere, chiediamo solo di poter lavorare”. Eh sì, poverini, loro vogliono lavorare. Però gli faceva comodo assumere un giorno si e due no operatori giovani o disperati con contratto a progetto, senza ferie o malattie a 4-5-6 euro lordi l’ora quando andava bene; è facile tenere in piedi un’azienda e fornire un servizio clienti azzerando i costi e non investendo in una forza lavoro. E’ troppo comodo. E’ anche troppo semplice giustificarsi coi costi, con le tasse italiane e tutto il resto. Perché uno lo deve mettere in conto all’inizio…non è possibile assumere o meglio, avere la possibilità di assumere 600 persone, SEICENTO PERSONE, decidendo liberamente se oggi lavorano e domani no, pagandole quando si vuole prendendosi gioco della disperazione di ognuno per poi rifarsi solo ed esclusivamente su di loro quando le cose vanno male. Mi imbestialisco quando leggo certe cose, non è possibile che esista un paese in cui la Legge Biagi duri da anni e nessuno provi a pronunciare la parola “abolizione”.

Forse in molti non hanno letto la direttiva del Ministro Damiano sui call center di questo inverno. Lavoratori inbound, subordinati che rinnovano 100 volte un contratto forse meriterebbero (cioé devono avere) un’assunzione. Se leggete da qualche parte che San Lorenzo è stata obbligata ad assumere tutte le 600 persone è un’immane stronzata; o forse ve lo hanno fatto credere apposta per giustificare altre cose. Invece di fare gli spiritosoni, che qualcuno provi a vivere mesi o anni rinnovando ogni 30 giorni, se va bene, un contratto; pensate che bello non potersi fissare scadenze o decidere del proprio futuro. I lavoratori inbound sono da assumere, non i venditori; la sanzione è arrivata per altri motivi, tipo “evadere il fisco”, cosa che né un lavoratore a progetto può fare, né tantomeno un lavoratore assunto qualsiasi. Anche volendo non ne hanno la possibilità.

Quindi che la finiscano di prenderci per il c*lo: le aziende italiane evadono il fisco per miliardi, giocano coi commercialisti, con le fatture e l’iva come cavolo vogliono. Sarebbe ora di smetterla di farla pagare solo ai lavoratori, soprattutto se molto deboli, cioé precari. Basta sentire e leggere cose che spostano il problema vero e che scaricano la colpa sul sindacato, quella volta che interviene.

E questo non è l’unico modo per garantire lavoro per le aziende; non mi risulta che in europa esista qualcosa come “The Biagi law”. Mavaffanculo! In Francia il contratto di primo impiego è stato buttato nel cesso dopo qualche giorno, con scioperi nazionali, non mi stancherò mai di dirlo. Perché negli altri paesi la gente lavora lo stesso, flessibilmente, come piace dire ai politici, ma non in condizioni di signoraggio e/o simil-schiavitù?

Perché qualcuno non prova ad entrare in un call center per rendersi conto di cosa succede dentro? Di come si lavora?

Intanto, il consiglio è quello di non comprare più prodotti dell’azienda. Questo perché non ho niente contro di loro e chiedo di lavorare anche io.

Qualche precisazione: ho scritto questo post di getto, un po’ per la fretta, un po’ perché ho letto tante assurdità (per usare una parola civile) e un po’ perché mi incazzo (l’avrete intuito) quando accadono certe cose. Non escludo quindi modifiche al linguaggio e ai contenuti. Sottolineo che non ho niente di personale contro l’azienda o le persone citate nel post. O forse tutto. Del resto, sono solo opinioni di un blogger qualunque.

 

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