Sua Santissima Censura

ottobre 12, 2008

Abbiamo assistito soltanto pochi giorni fa, con la richiesta di risarcimento danni da parte della Carfagna alla Guzzanti, alla definitiva scomparsa del diritto di satira e di libertà di opinione nel nostro paese. Roba per cui persino Paolo Guzzanti, omonimo padre, si è alterato, sputtanando “il partito delle libertà che ancora non si vedono”.

Aprirò una parentesi su questo gravissimo fatto. Non mi limito a far notare che la causa intentata dalla Ministra è solo civile (nonostante la diffamazione sia un reato penale) e non mi limito a segnalarvi che, come si legge dal blog della Guzzanti, nell’atto è segnalato che Sabina avrebbe partecipato ad una “manifestazione antigovernativa”, come se vivessimo in un regime totalitario in cui ogni minima forma di opposizione fosse vietata.

La Guzzanti avrebbe dovuto “parlare anche delle sue capacità”, anche se nel famoso discorso era ben evidente che non fosse lei l’oggetto. Però nell’ottica delle occasioni perse, questa è stata l’ennesima testimonianza di come le donne italiane, forse distratte dalla Gelmini, non abbiano reagito. Per dire, la Santanché non si è rifatta nessuna parte del corpo per festeggiare.

Donne, per esempio si poteva parlare di un’allucinante legge sulla prostituzione che in realtà maschera un atto incivile di repressione contro le prostitute. Ce le levano dagli occhi, ignorando il problema di minorenni, giovani schiavizzate e via dicendo: occhio non vede, cuore non duole. Ah no, scusate, la legge sarebbe rivoluzionaria perché ora i clienti vengono puniti. Stronzate. Rischiano da 5 a 15 giorni. Meglio quindi mettere via i soldi per andare in Svizzera o in qualche altra struttura che offre ampia scelta di belle donne disponibili. O semplicemente diventare ministro di un governo Berlusconi, facendosi spompinare a piacimento.

Ha detto bene la Guzzanti con una fantastica battuta. “La Carfagna chiede niente popo’ che un milione di euro. Bella donna ma che tariffe!”
Peccato che dopo certe dichiarazioni fatte dalla Ministra a Matrix, sotto l’attento occhio a pi-greco mezzi di un Mentana ormai degno erede di un suo più noto e fido collega, anche Sabina potrà farle causa, con la differenza che, se i giudizi sulla Carfagna sono fondati, i suoi sulla Guzzanti “sono assolutamente gratuiti”.

Su Mentana che dire, non posso che riportare un’altra splendida battuta di Sabina Guzzanti, in forma più che mai. “Queste persone vanno considerate per quello che sono: intervalli fra blocchi pubblicitari”.
Mi preme però far notare al gentilsesso che poteva smettere per 5 minuti di stare sotto una scrivania, di stare seduto a fare la maglia o di scandalizzarsi se l’estetista costa più caro. Ecco sì donne, potevate gridare ai 4 venti che già le foto del calendario della Ministra Carfagna basterebbero come prova per affermare che una così non poteva fare il ministro delle pari opportunità.

Sto parlando di un ministro delle pari opportunità donna, che ha identificato la Guzzanti come “figlia di qualcuno” per querelarla, come se una donna di 45 anni non potesse rispondere delle proprie azioni se non ricondotte sotto l’ala tutelatrice di un padre, di un magnaccio o di chi vi pare.

La speranza è che le donne italiane, magari quelle fiere di essere di destra o addirittura fasciste, si sveglino “e colgano l’occasione per difendere la dignità calpestata da anni di incoraggiamento alla prostituzione mentale oltre che fisica propagandata dalla finivest a tutte le ore del giorno. Il ministero delle pari opportunità esiste per agevolare le donne a farsi strada nel mondo del lavoro, negli studi e nella vita privata senza dovere accettare condizioni disagiate rispetto agli uomini”, come avere stipendi più bassi.

E magari senza dovere utilizzare ad ogni costo il proprio corpo o diventare la troia personale di qualche vecchio miliardario col cazzo moscio e i capelli trapiantati. “Mettendo la Carfagna al ministero delle pari opportunità, Berlusconi ha offeso tutte le donne italiane ancora una volta e in modo definitivo”. E siccome le donne non sono Veltroni e D’Alema ma sono senza dubbio forti e coraggiose, confido in una reazione di tutte a questo scandalo.

Siete voi una delle mie personali speranze, reagite, fate da esempio. Non aspettate che qualche ometto possa svegliarsi e cominci ad aiutarvi: non succederà mai.

Poi però torno coi piedi per terra e mi accorgo per l’ennesima volta che non funziona più niente, se non al contrario, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Rifacendomi all’immagine che vedete in alto, parlo dell’episodio censorio ed intimidatorio capitato alla facoltà di lettere di Parma. Dove per un’immagine simile, un povero frustrato e represso paolotto si sente offeso nel profondo e il preside, scodinzolante, fa rimuovere tutto quanto. Rimango basito.

Sia mai che la Madonna venga giù davvero e deflori, a parole, tutte queste finte vergini immacolate.


Diversamente Occupati

luglio 30, 2008

Ho ricevuto via mail due vignette molto carine disegnate e pensate da Arnald. Come potete vedere qui sotto, tutti i personaggi hanno un sacchetto di carta in faccia, giusto per ricordarci che non siamo degni di poterci permettere un po’ di dignità, almeno non in questo paese.

Andate a fare un giro sul suo blog, che ci sono tante strips molto divertenti ma che fanno riflettere.
Che non avete mai tempo, lo so, e piuttosto che fermarvi 5 minuti a leggere preferite guardare.


News in Pillole

luglio 13, 2008

Prende vita oggi una nuova rubricona di quelle da leccarsi le orecchie: breve, semplice e indolore, ma solo se ben lubrificati.
Ancora non so bene in cosa mi sto infilando, ma ho da tempo una mezza idea su sta cosa; se piacerà potrebbe diventare un podcastino alquanto comico, recitato a mo’ di notiziario personale.

.: Politica
Sul caso Berlusconi e Sanjust, l’avvocato Ghedini non ha dubbi: “La Sanjust non ha mai avuto frequentazioni sessuali con Berlusconi”. E’ vero, i pompini fanno parte dei preliminari.
Passa la blocca processi, ma tremate loschi potenti. Il PD si è incazzato, basta, ora passa alle maniere forti…!!! VOTERA’ NO…
Per la paura causata da questa minaccia, un anziano senatore del pdl si è seduto. Per fare la pipì. “Anche questa poltrona è il mio territorio”, ha poi spiegato ai cronisti.
– Per smorzare le polemiche, la Ministra Carfagna dovrebbe chiedere la verifica dei nastri con un giurì. E “Berlusconi smetta di confondere il Viagra con le Zigulì”, spiega l’affascinante ed avvenente componente del Governo Berlusconi, Sandro Bondi.
– Nanni Moretti sulla manifestazione di Piazza Navona: “Sporcata la storia dei girotondi”. Nah, non siamo ancora al pezzo in cui “casca il mondo”.

.: Cronaca
Una sentenza annulla la condanna ad un rasta professante la religione ‘rastafariana’ trovato in possesso di marijuana. “Questa religione era proprio uno sballo!”, sentenzia un giudice della Corte di Cassazione mentre chiede un biglietto per la metro.
Proposta della Lega a Berlusconi: “spostiamo il G8 a Milano”. “E’un ottima idea, ci pensero”, risponde il premier, che aggiunge: “comunque sia, il Grande Fratello 8 c’è già stato e in ogni caso di dice ‘GF’ “.

.: Tecnologia
Code per acquistare un iPhone, negozi in tilt. I dati raccolti durante la registrazione degli abbonati serviranno anche per censire il numero di ebeti presenti in Italia.
Ancora iPhone: panico tra gli acquirenti del nuovo telefono 3G di Apple. Sembra che il tasto “home” sia difettato. “Ho provato a schiacciarlo svariate volte, ma una casa in cui vivere non l’ho ancora trovata”, ha dichiarato un operatore di call center all’uscita da un negozio.

.: Curiosità
Un milanese passa in auto 22 giorni all’anno: beh, mi sembra che 22 giorni di ferie siano più che sufficienti.

.: Blogosfera
Playboy ha stilato una lista di 9 blogger femmine per scegliere la più bella, a cui verrà chiesto di posare nuda per l’omonima rivista. Misteriosamente nessuna italiana è presente nel sondaggio: “abbiamo pensato ad una lista di donne, non di ministre del governo”, spiega un promotore dell’iniziativa.


Lo prendo, papà?

luglio 11, 2008

Come volevasi dimostrare, la manifestazione dell’8 luglio si è trasformata in un facile assist di strumentalizzazione da parte dei media italiani.
Gli interventi tanto bistrattati di Grillo e della Guzzanti sono i capri espiatori che i mediaservi tanto attendevano: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul papa, e le critiche di Grillo a Napolitano (anche se dormire non mi pare un insulto, e che Napolitano non sia Pertini è innegabile) sono servite per montare la polemica, spostando l’attenzione dai veri temi per cui l’adunata era stata organizzata.

Avendo già ben chiaro il giochino, i promotori della manifestazione (Di Pietro, Furio Colombo, Flores, Pardi, ecc…) avrebbero dovuto essere un po’ più lungimiranti nello stabilire il confine da non superare, che in parole povere voleva dire stare attenti a chi si invitava ad arringare la folla.

Che poi lo sdoganamento dei pompini e di altre parole sia ormai un dato di fatto, non conta: la Guzzanti ha portato gravissime ingiurie al papa e ad una Ministra che in pochissimo tempo dal nulla, attraverso quella metempsicosi dell’animo lavato via attraverso copiose gittate di liquido seminale, arriva – appunto – ad essere non una Ministra a caso, ma quella delle Pari Opportunità. Ed alle donne sembra star bene così, specialmente a quelle di destra che fanno tanto le sostenute.

Ma Signori, questa è l’Italia: se da un lato c’è la Guzzanti che non attende altro che un processo ai limiti del comico, visto che ci sarà da divertirsi parecchio con la lettura delle intercettazioni, dall’altro c’è il portavoce Bocchino del Pdl che va ad esprimere solidarietà alla Carfagna. E invece il papà Guzzanti che fa? Si incazza, giustamente.

Non puoi annunciare una querela indicando il querelato come figlio di qualcun altro (leggete i commenti a questo articolo, noterete quanta influenza ha la tv sul benpensare comune: la gente si scandalizza per la Guzzanti, quando poi si fa fare o fa i pompini al capo in ufficio o bestemmia tutto il giorno). Cioè sì, puoi, ma fai una figura barbina. Ma anche questo apparentemente stupido aspetto è sintomo del livello di pari opportunità che vige in Italia; perché qui stiamo parlando anche di voi, signorine donne, che – come al solito – quando serve, non ci siete mai.

Insomma alle gentildonne è consigliato chiedere il permesso al paparino, o al massimo ad un potente protettore (dicesi “pappone”) prima di esprimere la propria opinione in pubblico.
Questi ultimi saranno ovviamente ritenuti responsabili delle opinioni espresse dalle loro donne; non importa se queste ultime siano maggiorenni. Male che vada, se proprio proprio qualche donna volesse citare pensieri critici, triviali e un po’ volgarotti, dovrebbe rivolgersi al casting di un reality-trash della tv italiana o alla redazione di Lucignolo. Superfluo dire che le donne dovranno prima dimostrare le loro abilità, mostrando le capacità del proprio corpo prima di proferire anche solo una sillaba.

Donne! Dove siete? Dov’è la Prestigiacomo? Dov’è la Mussolini? E la casta Santanché? Vi sentite rappresentate dalla Carfagna? Poi sì, possiamo anche discutere del fatto che uno che definisce “coglioni” alcuni elettori, uno che al telefono parla di mignotte e fellatio, quando serve ci moralizzi. Cavolo, proprio dal Giappone, patria del bukkake. Sento già l’odore di una sceneggiatura da film porno.

E perché no, discutiamo anche delle lezioni etiche e di educazione che ci stanno imponendo le grandi firme del giornalismo italiano, quelle del sensazionalismo, della politica-gossip, dello scoop, dei titoloni a caratteri cubitali sull’orgia di Mosley, quelli delle foto segrete della Manadou, ecc… Come ha ben spiegato Mantellini, nessuno dei quotidiani italiani ha “titolo per indignarsi”.

Perché puoi anche non condividere tutto quello che ha detto la Guzzanti. Puoi non aspettarti certe uscite infelici, ma devi pensarci prima.
Doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata con tanta enfasi è una figura da incapaci. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pensare di pretendere che un Grillo o una Guzzanti si autocensurino o si trattengano: loro quell’occasione hanno, e siccome sono incazzati dicono quello che vogliono. Queste sono leggerezze pesantissime che il regime mediatico italiano non perdona.

Questa continua voglia di auto-distruzione insita a sinistra deve finire. Perché le cose o le fai bene o non le fai. Se invece le fai un autunno, quando la Giustizia è già stata sfasciata e il Lodo Alfano è già passato, e preferisci Casini a Di Pietro, proprio non vincerai mai.


Perché non voterò mai questo PD

maggio 12, 2008

Dunque, in Italia succede questo. Un presentatore fifone che si guarda sempre bene dall’uscire dalle righe o di dare fastidio sempre a qualcuno appena appena più grande di lui, invita Marco Travaglio come ospite. Scoppia il solito caos sul capro espiatorio di turno. In realtà se chiami Travaglio in trasmissione bene o male sai a che argomenti vai incontro. A meno che sei così stupido da pensare che Travaglio venga li a parlare di gossip o a limitarsi a ridere alle tue sciocche battutine che interrompono ogni ospite che intervisti.

Fabio Fazio, l’a-carismatico. Sabato sera ho guardato in diretta la trasmissione e mi ero già incazzato come una iena quando Fabio Fazio spesso interrompeva, come suo solito (secondo lo schema: domanda (spesso intelligente) > prima parte della risposta dell’ospite, che poi continua magari raccontanto un aneddoto > battuta stupida di Fazio > applausi comandati > altra domanda) e come se fosse il peggiore dei cagasotto, Travaglio che citava date, nomi e fatti, dicendogli di non parlare dei non-presenti ed ovviamente dissociandosi con frasi del tipo “io non sono d’accordo, ovviamente sai come la penso”. Ma scusate, che personaggio è uno che mette le mani avanti con ogni ospite “scomodo”? Sei una persona adulta, avrai le palle di manifestare una tua opinione?!

W l’autoreferenzialità dei blogger. Luttazzi ha spiegato più di una volta il genere a cui si ascrive Fazio. Vedere un presentatore tutto prostrato e inclinato sulla sua infima debolezza che legge una lettera di vergogna, di scuse (per paura di perdere il tranquillo angolino su rai 3) o come volete definirla è un segnale orribile, illiberale e diseducativo. Sii uomo per una volta, leggi quella dannata lettera e dissociati. Tira fuori le palle. Anche perché gli esponenti di pd e pdl che si sono affrettati a condannare l’episodio, l’hanno fatto non tanto perché non è vero, ma perché è stato fatto, appunto. Cioè ciò che li ha preoccupati maggiormente non è il fatto che Schifani possa avere o meno legami con la mafia (il suo curriculum non mente), ma il fatto che qualcuno abbia osato soltanto dire una cosa del genere in tv. Come spiega Mantellini, “in questo paese l’abitudine ad essere osservati e giudicati dalla stampa, così come avviene in tutti i paesi del mondo, è ai minimi storici. I giornalisti in Italia, nell’ottica strabica della politica o sono utili alla causa o non sono”. La stampa servirebbe anche e soprattutto a giudicare e a monitorare i profili dei politici, le loro azioni, ecc… Che cosa ce ne facciamo di un’accozzaglia di striscianti lombrichi?

La seconda carica dello Stato. Se ancora non avete idea di chi sia Schifani, fatevi un paio di idee. Come scrive Travaglio, “negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”. Stupisce, a prescindere da tutto, il fatto che sia ritenuto normale in Italia beccarsi un presidente del Senato con quel curriculum. Perché probabilmente in un altro paese la candidatura di un personaggio simile non sarebbe stata minimamente presa in considerazione. Perché i media avrebbero ribaltato come un calzino il personaggio in questione; è una sorta di forma di controllo che viene attuata nell’interesse dei cittadini. Qui invece si limitano a riportare il demagogico e compatto pensiero di tutta la casta. Nessun tg ha osato trattare la biografia della seconda carica dello Stato, per la serie “se è li, per forza se lo merita”.

La delusione PD. Ma veniamo al nocciolo del post: in tutto questo che cosa combina il pd di Uolter? Come reagisce? Nel peggior modo. La disastrosa (fin qui, visto il suo risultato in Sicilia) Finocchiaro ha dichiarato infatti che trova “inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”. Contraddittorio? Cioé? “Sei un mafioso!”, “no, non è vero!”? Bene o male sarebbe andata così. Perché allora, come ha detto Di Pietro, ogni volta che qualcuno parla o scrive di una rapina, bisognerebbe sentire la versione del rapinatore. Vedete? Ci ritengono stupidi. Evidentemente lo siamo se ci trattano così.

Il PD è stato umiliato alle elezioni, le ha straperse, e ancora mantiene una linea di “rispetto” dell’avversario. Non ne parla, non osa fare nomi, non ha palle. Un partito che si è rivelato completamente senza coraggio; era troppo facile capire di correre da soli: quello non è coraggio, è paraculaggine. Cioé Zoro potrebbe fare altri 1000 video, tornare a Matrix, andare da Vespa…ma non servirebbe a niente; la prova è che Veltroni, nonostante abbia ricevuto una critica notevole da gran parte del suo elettorato, non ha nemmeno dato una piccola risposta – anche simpatica – a Zoro. So che può essere un esempio sciocco, ma è lo stesso problema che tratta Zoro alla fine del video: la distanza tra loro e la gente. Sono più che certo che per un caso analogo Berlusconi avrebbe risposto, anche ironicamente (questa segnatevela, ho detto una cosa non negativa su Berlusconi). Il pd no, sta zitto e va avanti a fare figuracce. E dire che c’eravamo cascati in campagna elettorale…

Quelli non riescono davvero a comprendere i gusti dei propri elettori, infatti il risultato si è visto. Mai un po’ di carica, mai niente di niente. Alle elezioni infatti hanno preso niente meno che gli stessi voti di ds più margherita. Però la Binetti sì, lei va bene. E intanto ci si riempie la bocca con il governo ombra, quando in realtà un vero governo ombra, sapete cosa dovrebbe fare? “Il primo compito dell’opposizione non è quello di dire no o di avanzare controproposte. La funzione principale sarebbe quella del controllo sull’attività della maggioranza. Prima della magistratura e della stampa è la minoranza il vero cane da guardia del potere”. In Inghilterra ad esempio ci sono interrogazioni a sopresa, come a scuola, in cui il ministro ombra fa un massimo di sei domande orali al suo corrispondente della maggioranza, che è obbligato a rispondere a voce. Subito.

Il pd come ha risposto quindi all’alzata di toni col fine di insabbiare poi il tutto? Con un niente, appunto. Anzi, con un po’ di vergogna della Finocchiaro, che forse voleva vendicarsi di quello che scrive su di lei Travaglio. Complimenti, voi sì che rappresentate e capite i vostri elettori. Sono proprio contento di non aver votato questo pd. Davvero. Perché continua imperterrito a sbagliare e ad andare dalla parte sbagliata (basta vedere chi hanno candidato e chi sono i ministri ombra), sperando di raccattare tra 5 anni i delusi del pdl. Che in realtà è fatto dal cosiddetto “zoccolo duro”.

Il Travaglio della verità. Il concetto che sta passando in tv è che Travaglio sia stato mandato da comunisti russi con la barba lunga per infamare i grandi eroi del parlamento. I tg lo dipingono come un bugiardo e un infame, mostrando solo le opinioni del politico o le confessioni del Fazio di turno. In realtà ha semplicemente citato un libro per il quale nessuno è stato querelato. Mi verrebbe quindi da dire che certe cose in tv non si vuole proprio dirle. Insomma Travaglio non può mandare in galera nessuno con i suoi libri, saranno i giudici eventualmente a fare il loro dovere.
Per questo Travaglio, che non è così stupido da riportare certe falsità visto le persone con cui ha a che fare, ha sempre detto delle enormi verità, poi ognuno ne può trarre le proprie considerazioni. Certo, in un paese in cui si dice che Mangano è un eroe e non succede niente, le persone non si chiederanno chi sia veramente Schifani, ma piuttosto perché Travaglio si è permesso di dire certe cose.

Comincio seriamente a pensare che le ironiche tirate finali della Littizzetto (non confondetele con la satira, quelle fanno ridere perché lei sfotte i personaggi a cui si rivolge, sulla linea di striscia, iene e co.) siano il simbolo dell’unico paese che è privo di un tg o programma satirico coi controcazzi, nazione dove la superficialità regna sovrana: prive di contenuti ma cariche di parolacce. Che alla fin fine, a noi fanno tanto ridere.


L’Intelligente

marzo 13, 2008

Una delle cose più geniali che io abbia mai visto e che non mi stanco mai di vedere da un anno a questa parte. Sempre attuale, sempre “Intelligente”. Datemi retta, non perdetevi nemmeno un video di questi postati, ne trovate altri facilmente su youtube.
Mi raccomando, fate attenzione alle scritte in sovrimpressione ed alle immagini che accompagnano la voce narrante. Ve la farete addosso dal ridere, perché vi accorgerete che dopotutto…siamo sempre gli stessi.
Secondo voi, chi può essere davvero l’intelligente?






L’uomo dell’anno

gennaio 23, 2008

//lnx.contro-mano.net

Domenica pomeriggio mi sono guardato un film del 2006 con Robin Williams: “L’Uomo dell’anno”. Devo ammettere che non mi aspettavo che fosse così interessante quanto impegnato.

Nel senso che il film passa in fretta, complice la comicità di Williams, che nel film – appunto – è un conduttore satirico di un talk show politico. La storia è più o meno, in breve, questa e più il film andava avanti più mi impressionava una cosa. Sì perché la mia mente malata continuava a suggerirmi il paragone attualissimo con la situazione italiana: gente sfiduciata e pessimista nei confronti della politica e un comico che cavalca l’onda anomala di questo vuoto, un po’ per caso. Il problema è che per un errore, diventa presidente degli Stati Uniti, vincendo le elezioni.

Pensare ad una cosa del genere nella realtà sarebbe alquanto divertente: la scena nel film durante il “faccia a faccia” tra i candidati è eloquente, devo ammettere che ci toglieremmo qualche soddisfazione. Una cosa del genere infatti sarebbe un segnale fortissimo per un paese come il nostro, abituato ad apprendere le notizie attraverso le dichiarazioni dei vari parlamentari dai tg come se il giornalista recitasse l’elenco della spesa.

Il mio consiglio è quello di guardarlo, tanto non è pesante e non richiede troppe riflessioni. Dopo esservi ingozzati di pop-corn poi, tornate qui e ditemi se le vostre impressioni coincidono con le mie.


“Cri-cri” fanno i pecoroni italiani

gennaio 10, 2008
Ieri ho letto il post di Gilioli sul tentativo di intervista a Grillo non riuscita, in quanto il comico genovese non ha voluto rispondere ed abbassarsi ad un confronto una volta di più quindi. Ci ho ragionato su un bel po’ e dopo aver letto centinaia di deliranti commenti di Groupie di Grillo ho deciso di commentare il post di Gilioli, che tutti questi insulti non se li merita. Sarebbe bastato semplicemente leggere il suo blog per capire che alcune persone il giornalista lo sanno ancora fare, e lui è una di queste.
Per farvi capire il mio pensiero mi limiterò autobiograficamente a riportarvi il commento che ho lasciato sul suo blog; fortunatamente vedo che la mia idea è condivisa anche da tante altre persone che, evidentemente, un cervello per pensare ce l’hanno ancora e non delegano più a nessuno l’arte del decidere per conto terzi. Prendetela come una lettera aperta, se volete.

«Leggo il blog di Beppe Grillo tutti i giorni. Ho visto tutti i suoi ultimi spettacoli. Lo seguo perché a prescindere da tutto quanto, gli spunti di riflessione che può dare sono tanti. Sono anche stato al V-Day, ho fatto la coda e ho firmato. Ve lo dico perché almeno, mettendo il discorso sul vostro stesso piano, potete capire che ho la giustificazione per dirvi quello che sto per dire. Patetico, no?

Mi rattrista molto però leggere tutti questi commenti di persone che fino ad oggi (o ieri) questo blog (quello di Gilioli, ndr) non l’hanno mai letto. Perché se aveste letto il blog di Gilioli almeno una volta vi sareste accorti che è uno dei pochissimi giornalisti “dalla nostra parte” (parola brutta, ok), cioé dalla parte di chi ha un pensiero libero e senza preconcetti. Avreste potuto leggere il suo post sull’aborto, su Ferrara o i tanti altri sui vari tipi di censura, su De Gregorio, su Mastella, ma siete talmente inebetiti e pecoroni che senza manco finire di leggere il post attaccate. Guardate cosa siete diventati, totalmente rincoglioniti. Se domani Grillo vi dicesse che gli asini volano sareste qua a motivare tutto quanto, dicendo che tutti sono contro Grillo a prescindere. Non sapete più pensare con la vostra testa, come sempre – da buoni italiani di merda – delegate qualcuno per farlo al posto vostro. Quindi sì, ci meritiamo questa casta che tanto usate come motivazione per tutto al governo.

Siete peggio dei berlusconiani quando qualcuno osa pronunciare un pensiero diverso dal loro, è incredibile: insulti, supposizioni, “eh gilioli, le tue domande erano faziose, sicuramente hai riportato certi virgolettati, sicuramente avreste censurato qui e la” o ancora “fabbrica del consenso”, “casta”… Siete allucinanti. Davanti all’evidenza rispondete usando le stesse parolone che manco conoscete, in un pessimo italiano, tra le altre cose. Ve lo ripeto, siete come i berlusconiani che parlano come il capo, come la tv gli ha insegnato: loro usano la parola “comunisti” per ricondurre ogni cosa ad un modello mentale che conoscono; certo, gli hanno insegnato così. E voi siete diventati uguali identici.

Queste erano semplicemente delle DOMANDE serie che nessuno ha mai avuto il coraggio di fargli; Grillo aveva carta bianca, poteva rispondere quel cacchio che voleva (il blog di Gilioli è un blog libero se avete intuito, altrimenti i commenti sarebbero moderati come accade sul blog di Mastella ad esempio), poteva essere un’occasione per ribadire una volta di più i suoi concetti, ma così non è stato. E vi rode dentro, quindi la colpa dev’essere di Gilioli, che scrive per l’Espresso (non per il Giornale, sveglia!!!), è uno dei pochissimi giornalisti che cura un blog serio e addirittura vi permette di commentare questo post con una miriade di cazzate. Ma guardatevi : scrivete tutti quanti le stesse cose, non vi sembra di esservi trasformati in organismi berlusconiani geneticamente modificati? Sono anche questi gli effetti del berlusconismo, al contrario (o per contrappasso se volete).

Critichiamo, giustamente, il 99% dei giornalisti che fanno informazione sui media tradizionali, però quando fanno domande più ragionate a Grillo o chi per lui vi incazzate. Incazzatevi con chi vuole rispondere (e mi ha molto deluso) con un monologo; è come se ad un esame universitario dico al professore che do il mio meglio se la domanda me la faccio da solo…! Ditemi che state scherzando, perché lo ripeto, ci meritiamo tutto questo schifo. Siete di una tristezza incredibile. Provate a pensare perché abbiamo avuto bisogno di Beppe Grillo per smuovere qualcosa: da soli non siamo capaci di fare niente, quindi se il nostro paese è una schifezza è anche (e soprattutto) colpa nostra che l’abbiamo permesso e ancora lo permettiamo.

Mi fermo qui che poi divento noioso. Ma se ancora avete un briciolo di neurone nel vostro cervello ragionate, e pensate anche a perché Grillo non risponde mai ai commenti, non si rapporta con nessuno in Rete o nella Blogosfera.
Se avete le palle, ragionateci su. Perché se Gilioli fosse stato contro il V-Day o Grillo a prescindere, su di lui non avrebbe scritto un bel niente, ignorandolo (perché sapeva a cosa andava incontro, i vostri commenti lo testimoniano).
E’ comodo tirare fuori la storia del comico quando serve. Gilioli è semplicemente deluso, come me e come tanti altri che fortunatamente e ancora un cervello per pensare (magari sbagliando, per carità) ce l’hanno.
Siete tutti uguali, per questo fate tanto schifo e me ne dispiaccio; quindi prima di giudicare una persona, magari, leggete altri post. Perché la figuraccia, cari miei pecoroni, la fate sempre e soltanto voi.
Il sistema Italia così non si cambia affatto. Perché voi usate gli stessi metodi usati da quelli che tanto critichiamo: consenso e culto della personalità oltre ogni modo e indipendentemente da tutto quanto.
Siete penosi, vergognatevi.»


Trash neo-cultural-italiano

dicembre 21, 2007
In questo momento su La7 ad “8 e mezzo” c’è Ferrara che indossa degli occhiali rossi che lampeggiano; sembra un ebete ma si comporta da simpaticone, si vede che è di buon umore. Da vero arbiter elegantiae conduce un dibattito sulla satira: il discorso è tenuto da Ilaria D’Amico, ospiti in studio Chiambretti, Boncompagni e la Mussolini.
“La satira è cambiata rispetto al passato, dobbiamo accettarlo. Ma perché la satira se la prende soltanto con la politica”? afferma la D’Amico. La Mussolini risponde, citando gli episodi di Selva e Mele, che “fare satira in Italia è difficile”, “che apprezza la satira di Zelig e che Luttazzi non l’ha mai fatta ridere” ed allora Boncompagni fa una battuta sull’ Italia, che sarebbe “il Paraguay vestito da Armani” (con tutto il rispetto per il Paraguay aggiungo io).
A questo punto Ferrara (che intanto ha levato gli occhiali da babbeo) chiede “cos’è un flop?”, mentre Ritanna Armeni continua a ripetere e riproporre le stesse domande sulla satira ad Ilaria D’Amico (perché la satira non colpisce la società ma la politica?” o qualsiasi altra cosa con il finale “ma la politica?”). Probabilmente la D’Amico si è già preparata le risposte. Ah, il titoletto che campeggia sullo schermo è “Cartoncino di Natale”.
Chiambretti quindi spiega che “la televisione non può essere migliore della società, ma ne è lo specchio”. Ecco, “la gente non ha più voglia di ridere perché va tutto male”. Ferrara infine chiude il discorso: “rischiamo di sembrare una trasmissione conformista, anche perché Chiambretti ha appena citato l’audio di una telefonata sentita su un sito Internet”.
Non vedo l’ora che siano le 23.35, così comincia Porta a Porta con la sua musichetta.


Grassi che colano

dicembre 11, 2007

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Quando leggo certi pezzi firmati da gente che solo quando fa comodo si ricorda di certe altre persone sorrido. Sorrido e mi incazzo. Sì, perché se ne stanno dicendo e sentendo di tutti i colori su Luttazzi e La7 e molti forse tralasciano vari aspetti che probabilmente andrebbero considerati. Ad esempio Grasso, «prima inizia facendo il deluso, comoda retorica per non sembrare cattivi. Poi fa una breve storia della carriera di Daniele, in cui dimostra di conoscerlo e prende la spinta per poter dire le scemenze finali. Addirittura arriva a dare ragione a Berlusconi e alla frase “uso criminoso” mediante la quale ha praticamente ammazzato la carriera di alcuni tra cui Enzo Biagi».

Gusti d’elite. In giro si sentono cose come “a me la battuta non ha fatto ridere”, “era una cosa di cattivo gusto, volgare”, ecc…magari da gente che fino a l’altro ieri Luttazzi non l’aveva mai guardato o forse non l’aveva mai seguito nei suoi spettacoli teatrali o ancora non conosce i suoi pensieri riguardo alla satira. I gusti di qualcuno non giustificano in nessun modo la chiusura di un programma che registrava il sabato sera, a mezzanotte, punte di 2 milioni e 700 mila spettatori. Probabilmente troppi anni di bagaglino, di Zelig (che spesso guardo e mi fa ridere, lo ammetto tranquillamente) e di Reality Show vari hanno distrutto le poche capacità intellettive rimaste nei cervelli della gens italica; tutto è lecito infatti se Vespa viene considerato un grande giornalista, se Mastella è alla giustizia e se Tremonti (uno che voleva vendere le spiagge!!!) è stato ministro dell’economia. Perché la satira vera è quella di Luttazzi, un purista, non quella di Striscia la Notizia, e se a me non piace la coprolalia delle sue battute cambio canale; se a Ferrara non è andata giu una battuta peraltro già fatta altre volte e riprodotta in replica lo dice pubblicamente o al massimo querela Luttazzi; se a Dall’Orto è venuto il quarto d’ora doveva pensarci prima di ingaggiare Luttazzi, prima di aver promesso libertà assoluta all’ora in cui i bambini fanno la nanna e nessuno rompe le scatole più di tanto. Cosa vuol dire dare carta bianca e promettere al pubblico per poi chiudere baracca e bottega in questo modo? La satira non deve chiedere ed esigere rispetto se è libera. E soprattutto un autore come Luttazzi non può risparmiare nessuno.

Cacca, puzza, pipì, popò, merda. Detto questo, la frase pronunciata da Luttazzi era composta da 2 parti: una vera, tragicamente vera, sulla guerra in Iraq e una seconda immaginaria ed alquanto fantasiosa, probabilmente di cattivo gusto che però secondo me è meno disgustosa rispetto alle bombe al fosforo. Immaginarmi circa 60 milioni di italiani scandalizzati per una battuta su pupù e pipì mi fa sorridere, pensando a quello cui sono soliti guardare sui canali RaiSet. Personalmente, per fare un esempio, ritengo più scandaloso e di cattivo gusto sentire il papa che dice di salvare i bambini dopo che proprio lui e la sua chiesa hanno protetto e lasciato liberi di fare i loro porci comodi chissà quanti preti pedofili, mandandoli nelle zone più povere del pianeta, salvo poi rimborsare i parenti delle vittime con un bel po’ di dollaroni. Non ne sono sicuro, ma forse per scandalizzarsi ed inibirsi bastava guardare altri programmi su La7; ad esempio nella trasmissione di Daria Bignardi (“Le invasioni barbariche”) in cui Fabio Volo era ospite si è parlato di merda per lunghi periodi, con piccole divagazioni in cui si parlava di vibratori “a uovo” telecomandati dal proprio uomo da inserire nella vagina.

Spe’..si salvi chi può. E ancora, siamo sicuri che la trasmissione sia stata chiusa per questa battuta? La puntata infatti è andata in onda per ben due volte senza che nessuno si accorgesse di nulla (ora invece tutti hanno ben in testa la fantastica scena nella vasca) ma soltanto sabato è stata interrotta durante la registrazione della puntata riguardante l’ultima enciclica del papa, la Spe’ Salvi. Ora, non vorrei insinuare niente, però il metodo dei funzionari in stile Fahrenheit 451 è alquanto strano e inconcepibile, perché la stragrande maggioranza delle censure è per me ingiustificabile. E nel frattempo Giuliano Ferrara scrive una lettera a Repubblica, ma prima di arrivare a lui aprirò una parentesi; in giro leggo di gente che si chiede perché nella blogosfera non si parli d’altro che di Luttazzi nel giorno degli operai morti. A parte che non è vero, ma la libertà d’espressione è un argomento che dovrebbe riguardare tutti quanti, specialmente noi blogger, sempre all’erta dopo aver assistito a particolari proposte di legge dell’ultimo minuto. Oggi Luttazzi, Biagi, Santoro, domani il tuo blog, dopodomani Internet.

No Luttazziani, no party. No, non sono d’accordo né con Sofri né con Suzukimaruti su molti aspetti: «Cioè se domani il tizio che legge le previsioni del tempo su La7 lo fa ruttando, la rete ha tutto il diritto di prenderlo da parte e dirgli due paroline». Ma infatti Daniele Luttazzi non ha fatto nulla di tutto questo ma anzi, a me ha fatto molto ridere perché apprezzo questo tipo di satira; ripeto, se non ti piace vai a letto, cambi canale o ti fai una scopata, per dirla alla Luttazzi. E poi si arriva a citare Pasolini, quel Pasolini che fece scandalo anche nel 1971 con il film Decameron, appunto; certo, lui si batteva per la non-omologazione della società ad un modello unico passato dai mass-media, lottava per la liberalizzazione dei costumi sessuali degli italiani; e che attori usava Pasolini? Gente comune, presa dalla strada, dai ceti più bassi, facce a cui la gente non era abituata, che suggerivano un’idea sporca, volgare e a volte ripugnante, come se a Pasolini piacesse mostrare il brutto e il repellente, proiettati – in questo caso – nel sesso. E Luttazzi per cosa si batte? Ha sempre parlato di verità e giustizia, non ha mai fatto populismo, ed anche lui lotta contro questa società italiana e così come Pasolini rivela un forte senso di colpa derivante dalla componente religiosa, da una rigida educazione cattolica ricevuta, che spesso non manca di ricordare. Ma Luttazzi non è Pasolini perché non c’è spazio per un Pasolini nella società (italiana) di oggi, non avrebbe molto senso; per questo forse, ai molti, le sue scene risultano soltanto di un livello demenziale o vengono esclusivamente ridotte ad un attacco alla destra che lo ha “epurato”. In realtà non è così ma il pensiero comune diffuso è questo, cioé “Luttazzi vs. Berlusconi” in ogni modo, anche se poi in pochi si accorgono degli attacchi a D’Alema, Fassino, Mastella, ecc…

Le religioni dei nostri tempi. Insomma, abbiamo scomodato quel Pasolini (per chiudere la parentesti ed arrivare al Giulianone) che nel 1992 Giuliano Ferrara andò a ripescare per la trasmissione “Lezioni D’Amore”, fatta insieme alla moglie, incentrata sul sesso ed ispirata, appunto, a “Comizi d’Amore” di Pasolini che altro non era che un documentario in cui, girando per l’Italia, faceva agli italiani domande sul sesso, delineando un ritratto a dir poco sconcertante ed arretrato riguardo all’idea che avevano gli italiani sulla sessualità. Per la cronaca, la trasmissione venne chiusa su pressione di alcuni deputati democristiani. Ma Ferrara nel tempo è stranamente cambiato: dal PCI al PSI di Craxi, da Forza Italia al Foglio e ora invece si diverte facendo crociate contro l’uso del preservativo per esempio, che secondo lui riduce la cosa più bella ad un “amore con l’air bag”, un “amore con la gomma”, ad un “sesso tecnico”, attribuendo al preservativo stupri, solitudine, violenza e indifferenza di “queste donne moderne sull’orlo di una crisi di coscienza” [che sia invidia? “Di certo, nel partito torinese la vita privata di Giuliano è fonte di qualche malizioso pettegolezzo, dovuto al fatto che non lo si vede mai in compagnia femminile” (Pino Nicotri “L’arcitaliano Ferrara Giuliano” – pag 49 a proposito del decennio torinese: 1973-83)].

Un po’ di qualunquismo. Un paese che ha paura di una battuta mal riuscita ma se ne fotte di un presidente della Repubblica che richiama contro intercettazioni pubblicate in maniera del tutto legale sulla casta e sta zitto nel giorno della strage degli operai, una nazione che permette ad una persona di controllare tutti i mezzi di comunicazione e in cui la gente è disposta a scendere in piazza perché la squadra viene retrocessa, ma quando si tratta di chiedere maggiori norme sulla sicurezza nel lavoro magari sta a casa perché su “Matrix” o a “Porta a Porta” fanno l’ennesimo speciale su Cogne beh, non è un paese credibile e quindi non ha la facoltà di pronunciarsi sulla libertà d’espressione e sulla satira che gli italiani, in primis, non hanno mai voluto difendere.
Il problema più grande è che in quella vasca non c’è Giuliano Ferrara, ma semplicemente questo paese di merda.

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