Violenza, repressione e assassini

ottobre 23, 2008

Francamente devo ammettere che qualcosa si sta muovendo. E’ ancora uno strato basso, poco coordinato, ma ci sono cenni vitali. Sono felice che gli studenti, categoria a cui ancora appartengo, stiano protestando e pensino di combattere per il proprio futuro.

Lo scempio mediatico a cui stiamo assistendo e a cui siamo assuefatti da fin troppo tempo sta scricchiolando, almeno ora. Prima Berlusconi e poi oggi Cossiga arrivano ad incitare alla violenza ed alla repressione. Ma per la gente è tutto normale.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»

Queste dichiarazioni sono comparse sul Quotidiano Nazionale di oggi.
E la cosa che mi da più fastidio è “vedere tutto ciò archiviato sotto la vì di vecchiorincoglionito, invece che sotto la a di assassino“. Sì, perché “uno dei protagonisti delle più oscure pagine della Repubblica si è costituito. Ed ha raccontato, lucidissimo, come si radicalizzano i conflitti, come si manipola l’opinione pubblica, come si stupra un movimento. Come, in definitiva, si decapitano le legittime aspirazioni di una intera generazione“.

Magari è furbo e lo fa per mettere in guardia tutti quanti su come in realtà vanno le cose in questo paese. Ma non è così purtroppo. Perché il popolo italiano è un popolo senza memoria. Senza palle. E non sa che cosa sia la libertà.

Cossiga potrebbe parlarci di Gladio, Ustica, Kappler, Moro e di tutte le nefandezze di cui si è macchiato. Ma nessuno glielo chiederà mai. Sarà per questo che io provo una gran voglia di andare in piazza per coprire l’assordante silenzio del mainstream berlusconiano.

E anche se molti scioperano ancora per perdere un fottuto giorno di scuola, lavoro o quello che vi pare, bisogna farlo, tutti quanti. Dopotutto la società italiana chi favorisce? Chi sono i veri vincenti?
Un laureato o un ricercatore sono gli sfigati, un tronista o una velina sono vincenti. Insegnanti, genitori e figli.

Ma sono sicuro che questa sera uscirà il famigerato “sei” al SuperEnalotto; davvero credete che sia stato un caso che, proprio in questo periodo, avvenga una cosa simile? Eppure giocano tutti, persino dall’estero. Chissà quanto ha incassato lo Stato, nevvero?

Vedrete, questa volta qualcuno sbancherà vincendo i 100 milioni, così per l’ennesima volta, tutti si dimenticheranno di tutte le sconcerie che – da quando è salito questo governo – stanno distruggendoci lentamente.
Credo che solo chi non ha niente da perdere rischia. Ecco perché oggi tutti quanti se ne fottono.

Berlusconi: “Mai pensato alla polizia nelle scuole”. Meno male che c’è youtube.

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A lezione di francese

novembre 23, 2007

Da più di una settimana in Francia moltissimi lavoratori scioperano, si astengono dal lavoro e creano giustamente disagi. Addetti ai trasporti pubblici che portano a ripercussioni soprattutto sui lavoratori pendolari, statali, studenti ed altre categorie che si fermeranno nei prossimi giorni scendono in piazza ma non solo una mattinata o un giorno. Questa volta infatti l’hanno fatto per 9 giorni.
Bene, si lotta compatti per ottenere lo scopo o non ottenerlo, ma intanto ci provano e si fanno sentire, eccome. Protestano contro molte riforme che sta proponendo Sarkozy tra cui soprattutto quella sui regimi speciali di pensione, tanto che oggi la Sorbona di Parigi è stata chiusa.
Non c’è niente da fare, i francesi hanno bene in mente il concetto di democrazia e di lotta per mantenerla: non a caso molte rivolte sociali sono partite da loro. Ricordate la protesta per il contratto di primo impiego? Sì, il contratto che era migliore della nostra legge Maroni del contratto a progetto e che nella versione francese è stato immediatamente cancellato. Qui da noi no, si fanno manifestazioni goliardiche con le magliette, giusto per dare da mangiare a quelli di studio aperto, di sabato con la scusa di una parola, senza considerare più di tanto cosa c’è dietro a quel “bamboccioni”, coinvolgendo poi parti politiche che hanno contribuito a creare e firmare nei 5 anni precedenti la legge vergogna che ha ridotto sul lastrico intere generazioni. Tanto per fare un po’ di caciara.

Dall’altra parte delle Alpi abbiamo invece i francesi, che sono furbi ed hanno delle specie di “casse comuni” alimentate ogni mese con piccole quote dai lavoratori stessi, a cui attingono nei periodi di sciopero. In questo modo sì che lo sciopero è un’arma vera e propria, altrimenti si riduce il diritto allo sciopero e alla piazza ad una baggianata a cui si ricorre soltanto quando ce lo suggerisce la tv, magari per andare a votare in alcuni gazebo. Noi infatti non possiamo permetterci di avere sindacati che ci difendono, istituzioni giuste, lavoratori coalizzati. Questo semplicemente perché il sistema è rotto e lo sappiamo bene o male tutti ma evidentemente ci va bene così.

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