Telecom Day [2]: aggiornamenti da Rozzano

aprile 16, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa da Repubblica.it

[click qui per condividere il video dell’intervento di Grillo]

 

Oggi abbiamo avuto uno dei pochi esempi di democrazia diretta, che viene dal basso, dai piccoli, da chi ogni tanto si ricorda cosa voglia dire fare il cittadino. Tanti piccoli azionisti si sono riuniti ed hanno preso la parola, sull’onda della super-smerdata ai danni dei vertici telecom fatta da Beppe Grillo.

Chiamatela pagliacciata, teatrino o spettacolo, come già i giornalisti stanno cercando di spiegare, l’intervento di Grillo (parte 1 e parte 2). Sono curioso ora di vedere come reagiranno le televisioni questa sera, come spiegheranno la faccenda e che parti del suo discorso (quanti secondi e quali parti) decideranno di mostrare. Chiamatela come vi pare insomma, ma io oggi ho avuto la mia soddisfazione: in Italia le cose funzionano solo tramite queste trovate, che in teoria negli altri paesi sarebbero normali interventi di piccoli azionisti. Qui non si usa; qui abbiamo la Consob, che dovrebbe vigilare, che tutela gli interessi opposti ai consumatori, a favore di chi detiene il potere e fa fallire dei monopoli. Gente che compra senza capitali aziende mantenute per decenni con soldi pubblici e poi le distrugge, vendendole.

Sono curioso anche io, come traspare da molti interventi, di sapere perché, se la società va bene e ci sono tutti i motivi per essere ottimisti, come dice Buora, chi la controlla la vuole vendere?

Ma la vergogna più grande (passatemi il termine in questo caso) è che Tronchetti Provera non abbia mai i co**ioni di presentarsi ad un’Assemblea, guardando in faccia tutti gli investitori che da anni prende in giro, per esempio vendendo miliardi di proprietà immobiliari a Pirelli Estate. Conflitti di interesse tra più società, con consiglieri che fanno parte di una e dell’altra.

E’ questo il capitalismo italiano, quello della competitività (tra stesse persone) e dell’avanguardia.

Basta, forse è giunta l’ora di cominciare a fare ri- funzionare le cose, a ri-prendercele, per lo meno a provarci. Metaforicamente il metodo blogosfera sembra dare dei primi simbolici frutti: tanti piccoli che si uniscono, segnalano, partecipano, posso arrivare ai piani alti. E farsi sentire.


Telecom Day

aprile 16, 2007

//www.simplicissimus.it/2006/03/oggi_ho_ucciso_telecom_italia.html  immagine tratta da simplicissimus.it

Sulla vicenda Telecom ne abbiamo sentite tante. Scatole cinesi, debiti in miliardi di euro, voci di qua e di la…ma oggi è il giorno del giudizio, il T-Day.

A Rozzano (MI) oggi c’è l’assemblea dei soci, a cui parteciperà anche Beppe Grillo, in rappresentanza di non so quanti piccoli azionisti Telecom: insomma, per dire la sua, oggi dovrebbe partire la share action. Ha già ricordato in mattinata come anche oggi (corriere.it) «Tronchetti Provera non c’è. Non è venuto neanche questa volta. Chiederò dove sono finiti i 45 miliardi espropriati ai piccoli azionisti e perché questi non possono avere una rappresentanza vera»; (Repubblica.it) “Tronchetti non c’è, non è venuto neanche questa volta, la prima fu due anni fa a Siena in cui doveva parlare di etica dell’informazione con Andreotti!”. Insomma, quando si cita Andreotti, Tronchetti ed etica dell’informazione, il Corriere evita, non riporta, preferisce stare lontano dalle cose scomode da ricordare.

Non capisco però perché ancora oggi Tronchetti Provera venga considerato uno dei migliori manager italiani; forse per riempirsi la bocca e per omologarsi all’opinione pubblica quando si parla di una cosa che non si conosce viene appellato in questo modo. O forse perchè fa comodo farlo, come possiamo immaginare. Certo è che una persona che compra società, possibilmente senza spostare capitali (in stile Benetton per comprare autostrade, roba pubblica), riuscendo a indebitare un monopolio, mandarlo pressoché in bancarotta, scorporandolo…ma dividendo gli utili tra i grandi azionisti, per me non è un grande uomo. Persino Guido Rossi si è accorto che qualcosina che non va nel capitalismo italiano c’è e si è dimesso. Non per tutti i giornalisti però; la cordata del “tutto va come deve andare” è sempre la più presente.

Non so in quali mani potrà finire Telecom: spero non straniere e spero non berlusconiane (col supporto di Colaninno…!). Ci manca solo di consegnare nelle mani di un piduista, oltre a tre televisioni propaganda-pubblicitarie della sua esistenza politica un’azienda come Telecom; senza contare che il magnate messicano (o qualsiasi altro straniero probabilmente), licenzierebbe in massa 30 mila persone.

Insomma, i precari sarebbero quelli che la pagherebbero di più, come sempre.