Bar sport

ottobre 29, 2006

Parole, parole, parole…ma fatti? Zero. Lo scorso 26 ottobre il presidente della Repubblica Indiretta Napolitano ha lanciato un preciso monito: “Il Parlamento si occupi dei precari”. La dichiarazione è stata fatta dal Politecnico di Torino, durante l’inaugurazione del nuovo anno accademico. Il presidente si è poi augurato che questo problemuccio venga affrontato in Parlamento, “nella sede opportuna”.

Ora, premettendo che più che altro si parlava dei precari nelle Università, anche se direttamente il problema andava a toccare l’universo del precariato, vorrei far notare che probabilmente il Parlamento non è più “la sede opportuna” per discutere delle piaghe del paese, per tentare di affrontare e risolvere i problemi della realtà quotidiana di ogni singolo cittadino.

Infatti sento solo parlare di una decerebrata demente, con un Q.I. a non più di 2 cifre, che, ad un certo punto della storia, si ritrova a pisciare nel bagno con una collega che invece ha il “pipino”. Per la cronaca, si è accorta solo perché la faceva in piedi, non per altro.

Un problema incredibile: giornalisti in visibilio, notizie ai tg, interviste, e una nazione intera si dimentica persino dell’infedele e blasfema isola dei famosi; non importa se “il trans” abbia una Laurea a pieni voti e che solo pronunciando 5 parole potrebbe umiliare e deridere l’ennesima attrice-soubrette (che siede in Parlamento!!!) che compone quel grande partito-pubblicitario-televisivo-condannato-ex dc (ecc…) che è F.I. Non importa se quest’idiota le poche volte che finisce in tv a qualche patetico dibattito balbetta qualche parola leggendo fantomatici fogli, per poi venire subitamente zittita e presa in giro (spesso scatenando grasse risate) senza nemmeno rendersene conto; non importa se è un parlamentare che non sa cosa sia la CONSOB ma in teoria dovrebbe risolvere qualche questioncina con gli altri colleghi del Parlamento.

Ciò che interessa gli italiani è sapere come pisciano in Parlamento, con che intervalli, quante sgrullatine fanno i nostri ministri. Studio Aperto infatti, coadiuvato da un approfondimento di Lucignolo, trasmetterà presto un servizio intitolato “Gocce di verità”. Così poi tutti potranno fare tante chiacchiere da bar!

I problemi seri invece sono già finiti nel cesso da tempo. Ma non nel cesso pubblico, cioé il Parlamento: sono caduti nelle case degli italiani.

Metà di loro crede ancora che “loro lo facciano per noi”; invece penso che siamo Noi a doverci svegliare, cacciando a pedate questi pachidermi di vecchiume che stanno portando al fallimento non solo una nazione intera, ma anche milioni di persone.

D’ora in avanti la sede opportuna non dovrebbe più essere il Parlamento, ma l’intelligenza pubblica: la nostra testa, cioé la testa di tutti i cittadini. Dimostrando che vogliamo una vera democrazia diretta.

Una rete orizzontale, come internet, dove non ci sono apparenti gerarchie, ma solo nodi più importanti con più mezzi, non poteri.

Informazione libera, pensiero libero e conoscenza. Sono le armi di distruzione di massa più potenti che io conosca. Li possiamo smerdare tutti se solo lo vogliamo: politici, giornalisti scioperanti, opinione pubblica…

Abbiamo internet, usiamolo: loro ancora non lo sanno fare, pensano solo alla tv; divulghiamo, discutiamo, confrontiamoci, decidiamo…scavalchiamo i dinosauri, lasciamoli felici a giocare in Parlamento.

Sarebbe ora di crescere: è dal 1861 che siamo una nazione giovane…

P.S.= Martedì 14 Novembre 06 in occasione de “IL CENTENARIO DELLA CGIL”, alle ore 14.30 presso il Cinema Capitol di Via Pennati 10 (Monza MI) sarà presente G.Epifani, Segretario Generale CGIL. Mettetegli qualche pulce nell’orecchio: fatti, non pugnette. Siamo stufi delle parole, sarebbe ora di passare ai fatti.

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Il nuovo ’68…? Farsi coinvolgere? In Italia mai.

ottobre 22, 2006

Sempre più spesso mi domando se sia possibile davvero cambiare qualcosa in questo povero paese che ogni giorno torna indietro di 50 anni: la risposta è nel 90% dei casi “no”.

Spesso ho parlato del fatto che l’anno scorso in Francia, per un contratto nettamente migliore di quello a progetto italiano (noi possiamo essere licenziati in qualsiasi momento oltre a non avere ferie e malattie pagate, mentre loro solo per due anni), sindacati, università e gente comune sono scesi in piazza per protestare, per far sentire che loro erano veramente cittadini, nello stile “cives” di una polis greca per intenderci; per far capire per una volta che la democrazia diretta può esistere.

Per la cronaca, ricorderete che il contratto di primo impiego è stato cancellato, distrutto, usato come carta igienica.

Qui invece ci si fregia ancora del fatto che sia “un contratto flessibile utile alle aziende”, “un contratto moderno”; e la gente che parla – come sempre – per sentito dire del papà, dello zio, ecc…che a loro volta hanno sentito dire dalla tv (e quindi se lo dice la tv dev’essere per forza vero, io non lo metto in dubbio..) apprende questa cosa sommariamente, come se fosse un’ottima scelta per aiutare i giovani a guardare avanti.

Sbagliato: ogni statistica, ogni studio in merito, non fa altro che mettere in luce il fatto che i giovani sono proprio i primi a pagare, le femminucce pù dei maschietti.

Per tornare all’episodio francese, i giovani hanno dimostrato di aver voglia di lavorare, farsi coinvolgere, partecipare alla ripresa di un paese: hanno tuonato ad alta voce un “Ehi, ci siamo anche noi!”.

Qui invece siamo dei fenomeni: la voce si alza solo per dire “fateci vedere l’isola dei famosi o il grande fratello”; “fateci pagare 5 euro a partita per finanziare una tecnologia superata ed inutile come il digitale terrestre”; “continuate a farci pagare l’accesso ad internet con prezzi altissimi, lasciate il monopolio e la censura e fateci pagare come unico paese i costi di ricarica del telefonino”; e così via…qui parliamo, diamo aria alla bocca per cose futili e da poco tempo tutti straparlano di politica senza conoscere fatti e sentenze, ma solo in base a quello che sentono alle tv in mano ad un editore, a quello che leggono dai giornali in mano ad un editore e a quello che vedono nelle interviste dei giornalisti fatte a personaggi feccia che in questo modo possono gridare la loro innocenza.

Qui insomma sono tutti bravi a parole, a gridare “comunista” e “fascista”, cose vecchie di mezzo secolo; ma pochi capiscono che il problema è anche dato dal fatto che chi ci governa ci vuole così: passivi, stupidi, disinformati e ignoranti. Italiani moderni insomma. Stanno cercando di tirare su intere generazioni di sudditi-consumatori, che consumano e spandono senza porsi domande e…ci stanno riuscendo.

Certo, c’è anche da dire che qui l’appoggio dei sindacati e di chi ci dovrebbe tutelare…ce lo sogniamo. Ma non è pessimismo..è soltanto un’analisi razionale credo, un raccontare la realtà dei fatti. Troppo facile criticare facendo notare sempre “eh ma sei troppo pessimista..”. Facile e superficiale.

To sum up…un appello ai miei coetanei: perché non ci uniamo, senza nessun tipo di colore politico e facciamo sentire che anche noi contiamo qualcosa e non siamo un branco di dementi decerebrati? A che vi serve altrimenti andare all’università e non fare un cazzo (per chi non lavora) se non studiare ed aprirvi il cervello (ebbene sì, l’università dovrebbe anche insegnarvi a pensare e ragionare)? Scusate la franchezza, ma un bel giorno (e sarà tardi), quando avrete finito l’università in tot.anni, senza alcuna esperienza di lavoro, preoccupandovi solo di scegliere la meta per la vacanza e che i comunisti non mangino i bambini…cosa farete?

Beh, se siete figli di papà è tutto ok, altrimenti un po’ di sane e belle facciate del tipo “benvenuto nel mondo bamboccio!”.

Io non sarei felice di farmi calpestare i piedi da quattro stronzi drogati e paraculo (e magari condannati!) seduti in parlamento che ogni minuto dispensano soluzioni per tutti e invece non sanno nemmeno pronunciare “Afghanistan”.

Se non conoscono i problemi dell’attualità come fanno a risolverli ?!?!?!?!

La soluzione potremmo essere NOI.


Sciopero!

settembre 30, 2006

…scioperano i giornalisti…precari, per farsi sentire.

Perché non scioperiamo anche noi? Sciopero io, lavoratoreaprogettoflessibile, perché non potete farlo anche voi altri lavoratori precari?

Visto che i giornalsiti scioperano ma non ci considerano, se non in caso di cataclismi probabili, potrebbe toccare a noi.

Qualche giorno senza:

  • servizi clienti
  • bonus regalati
  • schiavetti da sfruttare
  • recupero crediti
  • ecc..

Secondo voi che reazioni ci sarebbero? Qualcuno muoverebbe un dito? Pensate ad esempio senza assistenza telefonica cosa succederebbe.

Cosa dite? Ci licenziano poi?

Chissenefrega! Di lavori schifosi come quelli che facciamo, con contratto a progetto, senza ferie o malattie pagate, senza certezze e con pochi soldi in busta paga…ne troviamo quanti ne vogliamo. C’è tutto meglio di un contratto a progetto!

Quindi fatevi rispettare (avete molto poco da perdere…) e..visto che nessuno si fa sentire, perché non prendere un’iniziativa?!


Il bue che da del “cornuto” all’asino…

settembre 26, 2006

..anche loro sono precari. Che gli piaccia o meno, freelance, assunti a tempo determinato, anche loro sono precari. Tutti possiamo esserlo o diventarlo. Pensateci.

E provano a farsi sentire qualche volta protestando, come accade in questi giorni. Anche se sui giornali di questi giorni ho trovato poco spazio al problema e probabilmente in tv avrete sentito poco o niente, vorrei farvi notare una cosa.

Per il sistema Italia, il problema lavoro, fermo su una concezione vecchia di secoli probabilmente, dovrebbe essere all’ordine del giorno e al primo posto tra le “promesse da mantenere”. Almeno provarci…o forse, almeno parlarne sarebbe già qualcosa.

Ma chi dovrebbe parlarne? I politici, certo; ma in Italia la politica non esiste: esiste solo il cabaret. Detto questo, chi dovrebbe fare qualche indagine e provare a insidiarsi, mettere il dito nel mondo del precariato, della gente senza un futuro, provare a spiegare agli italiani che ci sono problemi ben più gravi di chi parteciperà al reality di turno?

Sì, i giornalisti. Quelli che dovrebbero parlarne e non ne parlano, quelli che per “paura di ripercussioni politiche” o del direttore di turno, stanno zitti.

Oppure alzano la voce solo quando fa comodo a loro? Per carità, è giusto così, ognuno pensa ai fatti suoi e nessuno regala niente a nessuno. Però potrebbero provare a fare il proprio lavoro ogni tanto e parlare di cose concrete, util al paese.

Tutti potrebbero beneficiare di un miglioramento delle condizioni di lavoro: l’Italia potrebbe crescere e guardare avanti, fare un passo verso il domani, cosa rarissima.

Il bue che da del “cornuto” all’asino: perché non cogliere l’occasione per parlare di tutti i precari e di farsi sentire fino a quando non si ha una risposta concreta? Perché parlare solo dei propri problemi una volta che si ha l’occasione? Comodo, vero?

Di certo, io non ho la soluzione, ma credo che pronunciare la parola precariato o spiegare cosa si intende veramente per “lavoratori flessibili” non sarebbe male.

E anche qui quando se ne accorgeranno…sarà tardi e dovranno sottostare alle loro condizioni.

Che ne dite? La solita lamentela del solito utopista che sa tutto o forse qualcuno che parla di qualcosa di concreto?

Ai posteri l’ardua sentenza.


MC, il vero imprenditore

luglio 29, 2006


E dopo Gegio, ecco un altro preziosissimo aiuto…ci viene dal già citato M.C., altro lottatore con “contatti loschi” col sindacato. Mi fa molto piacere avere conosciuto queste due persone, potranno fornirci tanti spunti, tante esperienze e tanti aiuti un domani. Perché no, questo spazio, che dovrà necessariamente diventare un punto di riferimento potrà anche essere usato per porre questioni, fare domande a chi dovrebbe tutelarci..noi magari non faremo alto che girarle e…avere risposte. Ed ora, inauguriamo il pezzo di spazio di MC, lasciamogli sharare la sua esperienza.

“Finalmente uno spazio … finalmente un luogo dove confrontare le proprie idee ed esperienze uscendo dal “non luogo” del lavoro precario!!

In Italia è come se esistesse un “non luogo” nel quale ognuno, a prescindere, si erge ad estremo difensore dei diritti e della dignità dei lavoratori senza conoscere il disagio quotidiano di quelle persone…non sapendo neppure di cosa stia parlando!!

Il governo uscente ci aveva regalato una vera e propria disgregazione del lavoro non riconoscendone il valore sociale. Tra le altre cose aveva sostenuto giustamente di voler combattere l’abuso dei co.co.co. (esistono da decenni in italia) attraverso la legge 30 ed altri decreti legislativi visto che il nostro paese ne prolifera assai. RISULTATO?! I co.co.co. stanno rifocillando il pubblico impiego (vedi tagli e blocco assunzioni … quando si decideranno a dimezzare gli stipendi per gli incarichi di consulenza?), mentre nel privato ecco il “lavoro a progetto” … RISULTATO?! In questi due anni molte persone sono state costrette ad aprirsi la P. IVA (costa meno al padrone) ed altre sono sparite nel “lavoro nero” – certo, a parità, sei pagato di più..!.
Se conoscete un collaboratore diventato dipendente a tempo indeterminato fatemelo conoscere (si stima il 7% del totale dei collaboratori).
Persone che si svegliano alle 7 di mattina convinti di essere degli imprenditori (il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa è considerato a tutti gli effetti “LAVORO AUTONOMO”) accorgendosi solo all’ingresso nel luogo di lavoro di non avere alcuna impresase non quella per il c**o – ma di avere un “bellissimo incantatore”, che può essere anche il TL (team leader) di turno, che ti appoggia la mano sulla spalla e … avanti! Se non è il TL allora arriva il titolare che ci spalanca gli occhi dicendo: ho cominciato anch’io come voi e gurdate dove sono arrivato facendo la gavetta

Ad un certo punto della giornata, e dopo alcuni giorni se non mesi, ci si accorge che “la gavetta” consiste nel riporre la propria dignità ed i propri diritti in un cassetto…godendo di una salute di ferro perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori)… rinunciando al sacrosanto riposo perchè non lavorando non si guadagna (essendo imprenditori)…diventando una donna “diversa” dalle altre perchè il periodo di gravidanza non ha le stesse tutele che può avere una lavoratrice dipendente (essendo una imprenditrice), magari provando imbarazzo allo sportello di una banca perchè…ok essere imprenditori ma un conto è chiedere una mano per costruirsi una vita un conto è fare il Ricucci di turno…!!

L’elenco sarebbe interminabile…non ce le diciamo più…queste situazioni di sfruttamento le conosciamo bene tutti ma dobbiamo costruire dei momenti in cui denunciarle, e questo è uno, per poi uscire dal “non luogo” e raccontare la verità!

Call Center, società di servizi, privato sociale e pubblico impiego sono diventate delle sacche di precarietà… BASTA PRECARIETA’…BASTA PRECARIETA’ nella ricca – ..in cui tutti si credono imprenditori per come l’hanno imparato alla tv con anni di indottrinamento in stile “homo videns”, anche se fanno i panettieri (senza offesa) e credono a babbo natale.. – (?!) Brianza !!”

…questa è stata in questo momento ribattezzata come “la vera teoria dell’Imprenditore (di sé stesso) Flessibile (IF)”.


Share your situation

luglio 21, 2006

Il Blog, nella mia volontà, deve anche essere un punto di incontro di moltissimi lavoratori a progetto.

Il mio intento è quello di far leggere, dare spazio a tutte le esperienze negative (ma anche positive, per carità – se ce ne sono) di chi vorrà condividerle; è chiaro, qui si parla di noi precari, di quelli come me che lavorano in un call center un tot. ore al giorno, di quei lavoratori flessibili (come molti ci hanno soprannominato comodamente per giustificare ai media la sostanza e cioé che “in questo modo il datore fa quello che gli pare”) che sono tanto comodi per risparmiare e prendersi insulti gratuiti al telefono; di quelli costretti a vendere riviste, prodotti inutili e con clausole spesso troppo poco comprensibili (e a volte nemmeno spiegate ai lavoratori stessi), di modo che poi è a anche il cliente a rimetterci (infatti vorrei anche parlare di tutti i servizi, tariffe, ecc…che in qualche modo hanno una “scritta in piccolo” di cui i clienti non sono a conoscenza, giusto per fare veramente il “servizio clienti” anche qui…tanto la paga non differisce di molto… :D).

 

Gli schiavi moderni

[ fonte immagine: www.beppegrillo.it ]

 

Insomma, qui c’è spazio per tutti, come già detto, qua si fa sharing delle proprie opinioni, esperienze. Dobbiamo alzare la voce, o perlomeno discuterne tra noi, cercando per una volta di pensare anche a chi verrà dopo di Noi: ok, molti di noi sono studenti, ripeto, e tra un anno, due, ecc…non lavoreranno più in un call center o luoghi di lavoro simili. Ma ci sono tante persone che ci lavorano “twenty four seven” sostanzialmente, cioé tutti i giorni, e anche dopo che noi non ci saremo più a rispondere al telefono…

Secondo voi potreste chiedere un prestito con un “lavoro flessibile” o un contratto a progetto? Forse per comprare il cellulare.

E se io avessi bisogno di comprami una macchina? Impossibile, prendo due o trecento euro al mese quando va bene..

Per non parlare del mutuo per la casa.

Per ora mi fermo qui, di tempo per ampliare e mettere i puntini su certi discorsi ne avremo… Voglio solo ricordarvi l’indirizzo email di questo blog, che spero diventi una sorta di punto di riferimento:

blogaprogetto@gmail.com

..se volete, come dicevo, fare sharing della vostra esperienza o discutere dell’ennesima assurdità di noi lavoratori a progetto, mandate una mail…potrà così diventare post di discussione.

Perché prima o poi, qualcosa deve cambiare.


E’ nato il Blog a Progetto

luglio 19, 2006

Basta, sono stufo.

Per l’ennesima volta dopo un’ora di lavoro scarsa mi sento dire “quelli dell’outbound a casa”: sono finiti i contatti da chiamare, non c’è lavoro.

Quindi stop, a casa.

Grazie alla cosiddetta “Legge Biagi”, quella dei contratti a progetto, quando gli servi vai bene. Sei economico e all’ora costi pochissimo, per non parlare dei ridicoli incentivi di pochi centesimi…
Quando invece per una sera c’è qualche problema, oppure non ci sono numeri da chiamare sono affari tuoi. Inconsciamente loro si appellano alla legge Biagi e ti mandano via, così non ti pagano: quella sera non guadagni un bel niente, ma da bravi italiani sempre a testa bassa, a casa senza porsi domande.

“Scrivete un’ora e mezza sulla time-card e consegnatela”.

E’ così che mi è venuta in mente questa idea, dopo l’ennesima e frustrante mazzata in stile “signoraggio”. Perché non scrivere di noi, di questo popolo per la gran parte molto giovane, con ZERO certezze nel futuro (preferivo le zero certezze di 10-15 anni fa..)? Perché non dare voce a noi studenti universitari che dopo aver seguito i corsi lavorano nei call-center per evitare di chiedere “la mancia” a mammina e a paparino? Perché non avere uno spazio in cui qualsiasi lavoratore a progetto possa confrontarsi con tutti gli altri?

Visto che la tv generalista-spazzatura italiana non parla dei problemi veri ma si occupa solo del calcio o pensa più che altro a dirci che tutto va bene (quella italiana è speciale nel farlo); o ancora visto che i media preferiscono dare adito a quello che il politico di turno voglia dire quel giorno e visto che i giornali di questo “piccolo” problema ne parlino veramente poco…ho deciso che questo spazio me lo prendo Io, ce lo prendiamo Noi, riferendomi al “popolo” dei traballanti precari.

Voglio sharare, fare sharing con voi, popolo di internet.
Voglio sfruttare questa rete orizzontale, dove in teoria non ci sono “più potenti”, ma dove tutti siamo dei nodi importanti per comunicare.

Qui si condivideranno esperienze, qui si condivideranno altre categorie di assurdità in questa nuova italietta tornata indietro di 100 anni.

Lavoratori a progetto, vi ho chiamato: ora non state seduti. Prendete esempio dai francesi e facciamogli vedere che anche noi siamo capaci, possiamo protestare ancora, civilmente, discutendone. Battiamoli un’altra volta.

Ma questa volta vinciamo veramente per Noi stessi.