La storia di Erica

dicembre 3, 2007

Non servono commenti ulteriori alla storia di Erica. Narra di una favola vissuta nell’Italia moderna, una favola ai limiti dello schiavismo e del signoraggio puro, senza dimenticare le condizioni disumane in cui ha vissuto Erica; io l’ho letta tutta d’un fiato per poi rimanere senza parole: le parole di conforto infatti credo servano a poco o niente. Non credo sia una storia falsa; purtroppo ci sono troppi dettagli e troppi sentimenti che traspaiono. Questa volta quindi la storia non comincerà con un “c’era una volta”.

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Basta compenso fisso, solo “incentivi”

maggio 14, 2007

Da un paio di settimane, nel mio call center, l’azienda ha deciso (da sola, le persone che dovrebbero fare rappresentanza sindacale sono inquadrate e totalmente inutili) che non saremo più pagati 6 euro lordi fissi l’ora, ma solo con incentivi.

Le motivazioni addotte sono state, usando testuali parole: “il legislatore ci impone di metterci al pari con gli altri call center, vi dobbiamo assumere così, è legge”. Stronzate. Il legislatore infatti dovrebbe imporre di assumere i lavoratori inbound, che sono a tutti gli effetti subordinati; stop. In realtà, anche noi outbound saremmo subordinati (abbiamo un superiore, sottostiamo ad un preciso orario, ecc…) ma le cose non vengono mai dette fino in fondo.

Sta di fatto in realtà che l’azienda non ha più soldi (non sono problemi nostri, e non sono fatti nostri se ci lavorano imbecilli che non hanno le capacità per gestire l’azienda stessa ma si preoccupano soltanto se torni con qualche secondo di ritardo oppure corrono per far vedere che lavorano molto per rispondere e portare un cordless che suona al capo menomato), e la cosa viene mascherata in questo modo: ha chiuso infatti anche una sala (del 187 telecom) piena di persone (molte lasciate a casa, altre trasferite), un’altra sala in cui si lavoravano editoriali (abbonamenti vari per esempio) e nella mia sala stessa (dove si lavora per tim) sono presenti molte persone in meno

Parlando del compenso, ogni nostra chiamata sarebbe pagata tra i 19 e gli 80 centesimi (cioé 0,19 e 0,80). Diciamo che le chiamate “nella media” però si attestano tra i 20 e i 45 centesimi. Un vero e proprio sfruttamento, probabilmente illegale, schiavistico e coperto dall’azienda. Mi chiedo a questo punto dove diavolo sono e a cosa servono i sindacati. Calcoli alla mano, due ragazzi già assunti con questo contratto (il mio e quello degli altri scadrà il 31 maggio, fino a quel giorno sono “tranquillo”) guadagnano poco più della metà rispetto a quello che guadagnavano prima. Sempre al lordo. Per farvi capire quanto è la metà vi mostro l’esempio: noi operatori guadagnamo 6 euro lordi l’ora. Moltiplicati per 3 ore di lavoro serale fanno 18 euro lordi. Ok, ora fate la metà e aggiungeteci qualche centesimo. In questo modo tra l’altro l’azienda spinge ancora di più a lavorare “a cottimo” e malissimo, puntando sulla quantità e non sulla qualità. Insomma, chi ci rimetterebbe sarebbe il cliente. Non possiamo sempre e solo essere noi operatori sottopagati ad avere buonsenso…! Non avete idea della mole di chiamate che una persona dovrebbe fare per guadagnare COME prima (almeno il doppio, cosa pressoché impossibile, a meno di dire “pronto…arrivederci”!).

Abbiamo quindi intenzione di muoverci, sentire i sindacati, informandoci tra la rete sociale di nostra conoscenza… Secondo voi cosa dovre/dovremmo fare? Vi sembra una cosa sensata? Qualcuno può darci una mano?

Il signoraggio continua.

P.S.= il nome del call center incriminato è “Televoice”. Stategli il più lontano possibile.


“Zia Caterina…la fine del lavoro si avvicina!”

febbraio 8, 2007

La lotta alla “noesternalizzazionewind” va avanti; riporto un appello (da parte degli esternalizzati) che chi vorrà potrà facilmente mettere in pratica:

“Questo messaggio è rivolto a tutti gli utenti Wind.

Se il gestore telefonico si ostina a perseverare nella propria diabolica volontà d’esternalizzazione allora diventa necessario far sì che la solidarietà di tutti/e si faccia sentire forte, chiara e cattiva. Quale migliore strategia se non quella di incidere sui guadagni, continuando a colpire l’immagine dell’azienda attraverso la rabbia di voi clienti?
Ci rivolgiamo a voi , ci rivolgiamo ai 15.000.000 schedati Wind.

Aguzzate le orecchie, appizzate l’ingegno ! I 275 lavoratori e lavoratrici non devono rimanere soli di fronte all’azienda.Utilizzate tutti i canali a vostra disposizione per mostrare la vostra solidarietà.”

FONTE: http://www.chainworkers.org/?q=node/378


No Esternalizzazione Wind

gennaio 16, 2007

//noesternalizzazionewind.blogspot.com/

Segnalo e pubblico la richiesta di moltissimi lavoratori del call center Wind di Sesto Marelli (MI), nonché la spiegazione di cosa sta accadendo, per l’ennesima volta, a chi è bersaglio facile e con pochissime difese: i precari di tutta Italia.

“Salve a tutti, volevamo segnalare l’ennesimo caso di violazione della tutela del lavoratore a seguito della comodità di terziarizzare in out-sourcing il lavoro in Italia.

Infatti, presso l’Azienda Wind (ex Enel) venduta circa 1 anno fa a un industriale egiziano Naguib Sawiris, si sta procedendo a una graduale cessione di alcuni Call Center diretti dell’Area del nord Italia (Milano/Sesto San Giovanni) costituiti solo da lavoratori a tempo indeterminato con anzianità lavorativa oscillante tra i 7 e i 10 anni, molte donne, mamme quasi tutte oltre i trent’anni, ragazzi che avevano trovato il coraggio di lasciare la casa di mamma e papà per la ricerca della propria indipendenza.

Ancora una volta la logica del profitto vince su quella della qualità della vita così con l’intento di trasferire il rischio d’impresa ad altri soggetti economici di non eguale affidabilità, si fa vacillare la certezza di un posto di lavoro, la possibilità di pagarsi un mutuo per la propria casa e la realizzabilità di una famiglia.

Pertanto, chiediamo:
– che venga fatta luce sull’accaduto richiamando l’attenzione mediatica e politica al fine di ottenere un tavolo di trattative in grado di tutelare il contratto a tempo indeterminato, quale prerogativa della professionalità dei lavoratori di Sesto San Giovanni;
– di garantire i livelli occupazionali in Wind e di contrastare le ormai note cessioni di ramo di Azienda, utilizzate per celare licenziamenti di massa;
– la possibilità di una ricollocazione dei dipendenti Wind di Sesto San Giovanni all’interno dell’azienda stessa.”

Qui trovate il sito internet ufficiale dove potervi tenere aggiornati sui fatti e avere (si spera) notizie in merito alla mobilitazione generale. Altri riferimenti: TEL. 02-2311.2502; FAX. 02.2311.2713.

Teneteci aggiornato sull’evolversi dei fatti anche qui sul blog: cercherò di darvi il massimo spazio possibile, perché è l’ennesimo esempio di signoraggio ma non solo…

Provo una rabbia e una vergogna indescrivibili, soprattutto dopo quello che è accaduto ieri ed oggi nel mio call center. Ma ci sarà spazio anche per questo, probabilmente inaugurando lo spazio delle interviste a lavoratori precari stessi, vera vita e voce di ciò che accade nel mondo del lavoro vero al di fuori della scatoletta rumorosa chiamata “televisione”.


Mamma licenziata per 30 minuti “flessibili”

dicembre 20, 2006

L’opposto, l’iperbolico, il ridicolo. Sullo stesso piano.

Leggo questo articolo e rimango sconcertato, ma solo perché siamo sotto Natale. Ovvio.

Una mamma ha chiesto e poi implorato di avere “mezz’ora di lavoro flessibile”, 30 schifosi minuti di non-lavoro; se sei precario o assunto a progetto questi 30 minuti non sarebbero pagati ed io “ti farei il favore di avvertirti che non ci sono per questa mezz’ora”. In questo caso posso farlo. Senza poi ovviamente potersi sottrarre alle sibilline ripicche e azioni in stile mobbing che spesso portano al licenziamento.
La “mamma” aveva bisogno di questi dannati 30 minuti “per poter riprendere la figlia da scuola” (non per partecipare alle selezioni del grande fratello, che sarebbero state accettate come ottima scusa), ma l’azienda per cui lavorava, la Ipc Faip di Vaiano Cremasco (Cremona), ha deciso di recitare la parte del brutto e cattivo; la parte di chi se ne fotte, e che ritiene vitali 30 minuti di una madre (tra l’altro tolti da una pausa pranzo che in precedenza era di un’ora, per un accordo preso da non so chi che ha un po’ dell’assurdo..); la parte di chi si diverte a fare il bello ed il cattivo tempo (con questa legge può farlo purtroppo), giocando con il destino (per chi ci crede), il futuro e la flessibilità di una persona. Ma come…questa flessibilità nel lavoro viene sponsorizzata così tanto! Cosa può interessare a qualcuno se tu perdi il lavoro per motivi demenziali? Che forse sia stata una scusa? O l’ennesima presa per il c**o di un ennesimo esempio di signoraggio? Insomma, l’hanno licenziata.

“Raffaella, operaia di 40 anni, aveva fatto domanda per poter avere trenta minuti di flessibilità da utilizzare per accudire la sua bambina” e per questo è stata cacciata in malo modo manco fosse un evasore fiscale...(no, questi non la pagano mai, che stupido!)

“Fino a qualche settimana fa la donna, divorziata e senza altri redditi se non la sua paga di mille euro, per prelevare la figlia a scuola aveva sempre usato la pausa pranzo. Recentemente un accordo sindacale l’ha accorciata però di mezz’ora. La signora aveva chiesto quindi una deroga, con la disponibilità a recuperare la mezzora o a perdere la retribuzione.” Ma non c’è stato verso: solidarietà da parte dei lavoratori, scioperi di mezzora indetti dalla Flm Uniti-Cub per dare speranza alla signora Raffaella non sono serviti a niente.

La criminale è stata cacciata: il male è stato estirpato alla radice. Problemi dell’azienda (e per l’azienda) risolti.

Ma questa volta ci sarà un’udienza davanti al pretore del lavoro, fissata per il 9 gennaio a Crema.

Chissà mai che per una volta, vincano i buoni