Ici, che dici? Boh!

giugno 26, 2007

C’è poco da fare quando “una campagna di disinformazione viene orchestrata“. Ho infatti scovato nell’archivio del sito dell’Avvenire, un comunicato del 3 dicembre 2005 che recitava:

Il 6 ottobre è iniziata in Italia una incredibile campagna di stampa tesa ad accreditare l’ipotesi, del tutto infondata, che la Chiesa cattolica non pagherà più l’Ici per i suoi beni e che ciò, oltre ad essere discriminatorio nei confronti delle altre confessioni religiose, determinerà un grave danno alle finanze dei comuni. Le cose non stanno ovviamente così: le esenzioni sono applicate fin dal 1992 – ovvero quando l’Ici è stata istituita dal governo Amato – e riconosce la funziona pubblica dei beni ecclesiastici e peraltro si applica a tutte le confessioni religiose che abbiano concluso l’intesa con lo Stato. Il decreto dell’attuale governo è “interpretativo”, in quanto la Cassazione l’anno scorso aveva negato la legittimità di alcune esenzioni. Proponiamo dagli articoli di Avvenire lo sviluppo di questa orchestrata campagna di disinformazione.

Insomma, te lo dicono in faccia che pur non pagando l’Ici non sono dei privilegiati. Per di più, sulla destra sono presenti moltissimi link di approfondimento alla questione, tra cui una tabella che indica gli immobili esentati da Ici. Prodi spiegava che la allora conferma dell’esenzione dell’Ici era un’estenuante ricerca di voti da parte del governo Berlusconi, mentre un senatore della Margherita invece si impegnava a raccontarci che alla chiesa non veniva fatto mai nessun regalo.

Fino ad oggi, quando il regalo ce l’ha fatto l’Unione Europea. E ora preghiamo insieme affinché anche la chiesa tiri fuori davvero qualche euro. Al massimo un Bagnasco qualunque darà del terrorista a tutta Europa.

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Finto Progressista

giugno 13, 2007

vignetta di Mauro Biani del 2006; da scomunicazione.it

A quanto pare sono un finto progressista.

Prendetela come una seconda parte, o una risposta ad una vicenda che fa fare figuracce (questo sì) sia alla San Lorenzo che all’Italia.

Prima però vorrei far notare come da qualche anno in Italia fioriscano progetti. Contratti per progetti di ogni tipo: un contratto a progetto per lavorare in un call center, un contratto a progetto per pulire i cessi… Progetti che cambiano il futuro di un’azienda, concordati, da ultimare ogni mese. Dopo che sono riuscito a pulire i cessi dell’azienda infatti il mio progetto è concluso, il mese successivo ne avrò un altro per pulire i lavandini. E così via. Un contratto al mese toglie la tassa di torno.

Lavoro per anni nel call center della San Lorenzo? Perché allora non dovete assumermi? Mi avrete valutato, no? Perché ti faccio comodo come numero 600? Che diavolo di progetto devo ultimare? Rispondere eternamente alle domande dei clienti? Vendere i prodotti? Qualcuno si chiede perché questi contratti sarebbero da trasformare in assunzioni: vedete voi, chiedetevi cose come “vendo solo per una settimana, un mese…oppure sono li da 5 anni per ultimare un fantomatico progetto senza fine?”. E’ questa la flessibilità italiana nel lavoro? Ma per piacere.

La colpa, in primis, non è delle aziende, ma si sa. E’ lo Stato berlusconiano che ha fornito questa scappatoia per poter assumere personale avvantaggiandosi di notevoli sgravi fiscali e soprattutto per poter dire che i posti di lavoro aumentavano. E grazie al cavolo. Ovvio che tutti preferiscono usare la formula “cocopro”. Così siamo capaci tutti di assumere. Cavolo, le aziende italiane sanno proprio investire nel futuro e rischiare puntando sulla propria forza lavoro, valorizzandola. Poi leggo che (la San Lorenzo, ndr) “sposta i call center in Romania, paese dell’Unione Europea, dove lo schiavismo non è consentito, e dove, BTW, le persone, specie i giovani, conoscono 3 lingue “di default”, tanto per dire”. Ok, perché in Romania e non in Francia, Germania, Inghilterra…o Svizzera? Se stiamo scherzando ditemelo che così mi diverto anche io.

E poi…? Evadi il fisco per 10 milioni di euro (ti ha fatto comodo in tutti questi anni eh?), attenzione, non perché il sindacato ha di colpo deciso che in tutti questi anni lo hai effettivamente evaso (attenti alla sottigliezza), ma piuttosto perché non hai assunto uno straccio di lavoratore…e ti arrabbi con l’inps? Eh no miei cari. La proposta è in realtà al contrario: come promesso, dovresti assumere, o meglio, regolarizzare, un tot.numero di lavoratori subordinati (in quanto sottostanno a vincoli di orario, ordini di superiori, ecc…). Visto che entro il termine previsto non hai fatto un bel niente e te ne sei fregato, pensando solo ad incolpare stato e sindacato (e badate bene che con i sindacati ho il dente avvelenato) ti ricordo che in questo modo hai evaso il fisco per XXX anni. Quindi non è che lo Stato ti costringe a metterti d’accordo per non pagare, ma semplicemente ti viene in contro. Preferisci pagare 10 milioni di euro o pagare qualche contributo (non molto visto che lo stipendio di un operatore di call center, all’anno, credo non superi i 10-15 mila euro lordi) a molto meno che 1/3 di 600 lavoratori?

E’ ovvio, l’azienda preferisce pensare di continuare a sfruttare bellamente chi ci lavora. E’ comodo usare 600 persone precarie piuttosto che 100 tutelate da un contratto.

Anzi, è simplicissimus.

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