La cura di Tremonti

marzo 3, 2009

Giovedì scorso davanti a circa 4 milioni di telespettatori, il ministro dell’economia Tremonti, ha affermato che “in questo periodo non bisogna leggere i libri di economia, ma la Bibbia”.
Tenetevi forte, quando l’ho sentito, anche io ho avuto qualche difficoltà a reggermi in piedi. Poi però ho chiesto conferma su FriendFeed pochi minuti dopo e mi sono accorto che non ero l’unico ad aver ascoltato quell’affermazione.

Meno male che la borsa a quell’ora era già chiusa. Pensate, un ministro dell’economia che dice di leggere la Bibbia per risolvere i problemi economici. E nessuno che gli dice niente mentre lo ascolta. Come minimo si rimane senza parole, perché ti sta dicendo in faccia che non ha idea di cosa fare, “si salvi chi può”, speriamo che avvenga un miracolo.

I suoi elettori però non hanno la minima idea della situazione economica in cui versa l’Italia; il ministro invece non si rende conto, è completamente in balia del caso. E dovrebbe dirigere l’economia del paese. C’è da farsela addosso, anche se è tardi. Non si tratta solo di incompetenza, ma anche di sano masochismo.

Tempi pagamenti paesi europei

Quante persone si ricordano delle cartolarizzazioni, del condono fiscale del 2002 che (incredibile!), ha fatto sì che il 20% dei condonati evadesse pure quello, della finanza creativa, della Robin Hood tax, della sua idea di protezionismo di un anno fa ora smontata da tutti e di tanto altri scempi che ci hanno condotto ad una voragine di miliardi di euro nei conti pubblici?

Poche, pochissime purtroppo. La soluzione? Leggere la Bibbia, alla faccia degli studiosi di economia e in barba a tutti gli economisti mondiali che saprebbero ridicolizzare Tremonti in 3 minuti.
Basterebbe solo mostrargli qualsiasi cosa, persino questi grafici che vedete qui, utili a far notare le usanze di pagamento delle aziende italiane. Una roba imbarazzante all’ennesima potenza, immagine dell’impotente immobilità delle aziende italiane. Lui però vi dice di leggere la Bibbia.

Non hai il lavoro? Chiedilo al tuo parroco. Potrete sempre fregare qualche monetina dal cestino delle offerte.

Pagamenti principali paesi ue

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Italia chiusa ai “giovani”

aprile 11, 2007

La fonte è presente nel link dell'immagine stessa

Un paese sempre più sigillato, vecchio ed arretrato…per i giovani che vogliono fare i cittadini, la parte attiva del domani, quella che vorrebbe partecipare. Una sorta di riflesso blogosferico. Non parolo di coloro i quali si accontentano del valore medio.

Non vorrei fare il moralista, rischiare di fare la figura di quello che si innalza e giudica. Ma ancora una volta sottolineo che i veri problemi secondo me sono anche questi: un paese vecchio, votato allo sfascio, in cui nessuno parla di soluzioni concrete, centrando i veri bisogni della società non può che avere un funesto avvenire.

«Non possono né decidere, né esprimersi. Sono considerati sempre dei motori da utilizzare, ma non capaci di produrre e di generare il nuovo. Io non penso che il mondo debba essere gestito solo dai giovani, ma c’è spazio per tutti, naturalmente bisognerebbe anche dialogare… ». Infatti, magari prima parliamone. E’ troppo facile fingere di ascoltare per una croce sulla scheda alle elezioni e poi fare il cavolo che si vuole, come sempre; è un circolo continuo che si ripete, va su quello, non fa niente e voto l’altro e così via. Secondo voi serve davvero a qualcosa un sistema come il nostro?

Ci vogliono così insomma e non facciamo altro che dargliene adito. Poche persone decidono, si circondano di organismi parassitari pronti a succhiare i succhiabile che puntano al proprio circolino molto auto-referenziale: this is il mondo politico italiano. Forse sono troppo utopico, mi direte, ma circondarsi dei migliori uomini di cultura, specializzati in ogni campo, per governare o meglio, migliorare un paese, non sarebbe male: una sorta di Tecnocrazia illuminata. Che parte dal basso magari. Così forse non avremmo un Mastella ministro della Giustizia, un creativo Tremonti (ex) ministro dell’economia o un Calderoli…punto, basta il nome.

Ma «da soli non si cambia nulla. Una sola persona non ce la può fare, la società è un sistema da educare». Sì, ma non deve essere mediaset, la Rai o la Cei a fornire il modello educativo che dovrebbe seguire la società italiana. Per lo meno non in questo modo.